La classe ad abilità differenziate

Il convegno dell’ILSA mi stimola a recensire il libro “Insegnare italiano nella classe ad abilità differenziate” (Guerra edizioni 2006), curato da Fabio Caon , membro del Laboratorio Itals di Ca’ Foscari e già autore di interessanti pubblicazioni sempre attente alla dimensione motivazionale e agli aspetti affettivi dell’insegnamento/apprendimento.

Questo libro, scritto a più mani da autori appartenenti ai vari gruppi di ricerca legati in qualche modo al Laboratorio Itals, si addentra in un campo minato, quello della trasformazione della scuola italiana da luogo di apprendimento monolingue e monoetnico ad ambiente plurilingue e plurietnico. Una trasformazione che per alcune realtà è in fieri, per altre è in atto, per altre ancora è già avvenuta da diverso tempo. Obiettivo principe del libro è delineare le coordinate per connotare l’ambiente della classe ad abilità differenziate (CAD) come una risorsa all’apprendimento di tutti gli studenti e non come problema che ne causa il rallentamento.

Il libro è diviso in tre sezioni denominate rispettivamente “coordinate”, “metodologie” e “percorsi sperimentali”.

Le “coordinate” pongono le basi teoriche di riferimento per la CAD e passano attraverso temi dell’insegnamento linguistico (e non) da cui la CAD non può prescindere: le intelligenze multiple, le differenze individuali in classe, gli stili di apprendimento, la motivazione, ecc. Punto d’arrivo è la realizzazione di un modello operativo per la CAD: l’Unità Stratificata e Differenziata (USD).

La seconda parte specifica le metodologie più utili ad una classe ad abilità differenziate, primo tra tutti l’approccio cooperativo.

La sezione dei “percorsi sperimentali” infine, si addentra nella proposta di modelli operativi di USD, realizzati e sperimentati per la scuola primaria e per quella secondaria.

Il principale merito del libro è quello di giungere a riflessioni assolutamente pratiche, con proposte didattiche operative, da spendere nella quotidianità della quotidiana didassi.

Altro merito è da ricercarsi nel fatto che il libro fa proprio, come principio di base di ogni sua riflessione, un concetto che proviene dalla glottodidattica ma che illumina la classe multietnica con una luce nuova: la maggioranza dei fattori di differenza che palesano la natura della classe ad abilità differenziata prescindono dalla presenza di stranieri. Cioè: la classe di per sé, anche composta solo da italiani, è già da considerarsi una CAD. Fare i conti con questo principio significa accettare che nella classe non esistono bravi e somari, buoni e cattivi, ma personalità differenti, intelligenze diverse, attitudini, motivazioni allo studio eterogenee, sviluppi cognitivi disomogenei, stili di apprendimento e cognitivi personali e unici.

Pensare in termini di CAD costringe l’insegnante a guardare ogni studente in quest’ottica, gli fornisce diverse lenti per capirlo e per capire i suoi modi di essere, di apprendere, di vivere la classe.

Pensare in termini di CAD significa essere pronti all’arrivo in classe del primo studente straniero, una persona che avrà le sue peculiarità come tutti gli italiani più altre particolarità che lo rendono unico (anche) in quanto straniero nell’ambiente di apprendimento: avrà infatti una lingua madre e una cultura di appartenenza più o meno lontane da quelle della classe, avrà probabilmente delle motivazioni allo studio diverse da quelle che potrebbe avere un italiano, avrà concezioni del sapere, della relazione educativa, del proprio modo di apprendere, influenzati dalla propria cultura e dalla propria storia nel suo paese. Eccetera.

Per concludere, la collana in cui è inserito il libro recita “Risorse per docenti di italiano come L2 e LS”. Ma io ne consiglierei la lettura anche all’insegnante di matematica e di educazione fisica.

recensione di Carlo Guastalla

2 pensieri su “La classe ad abilità differenziate

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