INDAGINE ESPLORATIVA DELLA SITUAZIONE DELL’OFFERTA FORMATIVA PER INSEGNANTI DI ITALIANO L2 IN ITALIA

 

 

Ecco la relazione che presentero’ il 20 giugno alla riunione del COBAS SCUOLA – GRUPPO INSEGNANTI DI ITALIANO L2 riguardante le qualifiche minime per essere considerato un competente insegnante di italiano l2. Mi scuso preliminarmente per i refusi e per lo stile pesante dello scritto, ma preferisco pubblicare subito prima della riunione in modo che tutti possano leggere prima di intervenire, piu’ che editare il testo per renderlo piu’ leggibile. Seguo insomma un criterio di opportunita’ pratica costretta dal poco tempo a disposizione.

Prego tutti di criticare le cose con cui non siete d’accordo o gli errori di merito che riscontrerete nel testo.

 

Premessa

 

I risultati che qui presento non possono in alcun modo considerarsi definitivi. Sono, come il titolo di questa relazione chiaramente denuncia, il risultato di una prima indagine esplorativa in merito alle variegata offerta formativa che oggi esiste nel nostro paese per chi voglia formarsi come insegnante di italiano l2.

La peculiarità di questa offerta formativa è caratterizzata non solo dalla mancanza di una classe di concorso per la scuola secondarie, ma anche dall’assenza di un qualsiasi riconoscimento della figura professionale specifica dell’insegnante di italiano l2. Questo ha determinato il proliferare di master, corsi teorico/pratici, corsi di perfezionamento specifici che sono stati offerti da istituzioni pubbliche e private dopo essere stati elaborati in autonomia, senza precise direttive curricolari da parte del MIUR, come invece avviene in modo abbastanza stringente per quanto riguarda i titoli di laurea che hanno valore legale.

In un paese come l’Italia, ormai da due decenni ricettore di consistenti flussi migratori, si determina in modo sempre più urgente l’esigenza di alfabetizzazione dei nuovi residenti. Inoltre, i forti interscambi universitari che si verificano ormai da quasi 15 anni hanno mutato profondamente l’insegnamento linguistico al livello universitario. Mentre venti anni fa erano pochi gli atenei che disponevano di centri linguistici costantemente impegnati in insegnamento di italiano come lingua due, oggi tali centri sono una realtà che coinvolge quasi tutte le università italiane.

Come purtroppo si è verificato in molti casi nella storia della nostra nazione, anche nel nostro settore i mutamenti sospinti dai movimenti sociali, economici e culturali sono stati quasi del tutto ignorati dalle istituzioni amministrative e dagli esponenti politici che le governano. Quando ciò avviene sempre si determinano storture. Alcune delle storture più grandi che noi verifichiamo nel campo dell’insegnamento dell’italiano a non nativi sono le seguenti:

- nei CTP o nei corsi a qualsiasi titolo attivati nelle strutture afferenti alla scuola pubblica, non vengono prese in considerazione preferenziale esperienza e titoli specifici per l’insegnamento della lingua italiana a parlanti non nativi. Su di esse fa sempre aggio l’abilitazione all’insegnamento a studenti parlanti nativi;

- nelle graduatorie per l’insegnamento dei corsi di lingua italiana finanziati dal MAE a vario titolo, chi ha esperienza e titoli specifici non viene preso in considerazione preliminarmente rispetto a chi ha titoli non direttamente pertinenti, tuttavia invece riconosciuti amministrativamente ormai trenta o quaranta anni fa quando l’insegnamento linguistico non aveva ancora diffuso nella pratica quotidiana d’insegnamento le rivoluzioni didattiche degli approcci comunicativi;

- i molti finanziamenti provenienti da diverse fonti, che vengono messi a bando per l’insegnamento della lingua italiana a stranieri, raramente definiscono e richiedono precisi standard di qualità degli insegnanti assunti dagli enti vincitori dei bandi.

Potrei, ed anzi potremmo, mettendo in fila tutte le molte esperienze personali dei molti colleghi, continuare con queste critiche.

A noi sembra sia giunto il momento di creare un riconoscimento ufficiale della professionalità di insegnante di italiano l2. Uno sforzo di sistematizzazione e omogeneizzazione di questa professione ci pare essenziale, soprattutto per evitare che l’estrema confusione e disinformazione spinga giovani ingnoranti della situazione del mercato del lavoro ad investire soldi e tempo senza avere un quadro chiaro di possibili sbocchi lavorativi.

Per questo ci sembra opportuno affrontare la questione di quale sia la formazione minima richiesta per potersi dire in grado di ideare e condurre un corso di italiano per non parlanti nativi secondo scienza e coscienza. Questa questione è precipuamente lo scopo di questa relazione e deve essere intesa come nodo preliminare da sciogliere in vista del momento in cui avanzeremo richieste precise al MIUR al fine appunto di ottenere un ufficiale riconoscimento delle nostre qualifiche.

 

Quadro dell’offerta formativa in italia per insegnanti di italiano l2

Per prima cosa dichiarerò il criterio che seguo. È un criterio basato su punti di formazione. Faccio base 100 come punteggio minimo per ottenere la qualifica di insegnante di italiano come lingua due.

In base alle offerte formative sviluppatesi nell’ultimo quindicennio è presente il seguente quadro:

 

A) Corsi di formazione teorico/pratici.

Esistono alcune scuole afferenti all’ASILS (Associazione Scuole di Italiano come Seconda Lingua) che offrono corsi di formazione. I corsi sono in genere propedeutici per l’inserimento nell’organico della stessa scuola, anche se sono offerti a pagamento e a chiunque. Sono quindi spendibili anche in istituzioni differenti da quella organizzatrice. È una realtà assai eterogenea, in cui esistono punti di assoluta eccellenza e punti di assai dubbia qualità. Un riconoscimento di questi corsi nel curricolo formativo dell’insegnante di italiano l2 credo possa e debba essere preso in considerazione . Purché siano riconosciuti come enti formatori accreditati presso il MIUR. Circa le modalità di valutazione, credo che possano essere valutati in termini di punteggio come moduli di tirocinio. In questi corsi infatti l’attività formativa viene tutta mirata alla conduzione della lezione in classe. Si tratta quindi per la maggior parte di preparazione di attività e conseguenti lezioni di prova supervisionate e discusse dal formatore. La formazione teorica e l’analisi delle teorie glottodidattiche sono ridotte al minimo. Per questo credo che tali tipi di formazione possano essere considerate come tirocini.

 

B) Certificazioni delle competenze (DITALS e CEDILS)

Queste certificazioni sono nate per “un pubblico già formato nella didattica a stranieri o che già oprea in questo settore e vuole vedersi riconosciute delle competenze già acquisiti in vario modo sul campo” come recita una pagina web della Università per Stranieri di Siena. Si tratta quindi di attestazioni che nascono dalla constatazione che molti professionisti hanno aquisito negli anni capacita’ e conoscenze in assenza di un percorso formativo universitario specifico. Si valuta per l’ammissione a sostenere l’esame quindi sopratutto l’esperienza e l’auto-formazione. Mi sono occupato soprattutto del DITALS di cui ne esistono due versioni. Per il primo livello non si richiede che chi vuole sostenere l’esame sia laureato. Il secondo livello invece richiede una laurea specifica. Per quello che riguarda il primo livello si afferma che esso “indica il possesso di una competenza di base per l’insegnamento della lingua italiana a stranieri” (http://ditals.unistrasi.it/file/5/14/file/notiziario_ditals__2012.pdf). Mi atterrei alla sapienza scientifica di chi ha definito la bibliografia e la struttura dell’esame e quindi credo opportuno calcolare che chi ha il DITALS I livello debba essere considerato accreditato di 100 punti di formazione, ossia della qualifica di insegnante di italiano l2. Stesso dicasi per il CEDILS.

 

C) Master I e II livello (60 CFU)

I master in questione sono corsi di specializzazione che già oggi vengono spesso valutati nelle graduatorie della scuola pubblica con 3 punti. Si tratta di percorsi formativi articolati, che durano almeno 1500 ore, in alcuni casi basati sull’insegnamento a distanza misto ad sessioni in presenza. I master sono strutturati in I e II livello. Questa struttura è figlia della riforma universitaria che ha accolto il sistema 3+2 di origine anglosassone (laurea triennale + specializzazione biennale). I master di I livello sono aperti anche ha chi ha solo una laurea triennale, mentre quelli di II livello sono riservati a chi ha una laurea magistrale (tuttavia sono sempre possibili meccanismi di compensazione, spesso a pagamento). Come per le certificazioni, mentre i primi danno una formazione di base, i secondi presuppongono che la formazione di base sia già acquisita e hanno curricula strutturati per l’approfondimento e raffinazione di essa. A mio avviso quindi, anche in questo caso, chi ha un master di primo livello dovrebbe vedersi accreditati 100 punti di formazione di base e cioè la qualifica di insegante di italiano l2.

 

D) Scuole di specializzazione e SISS (120 CFU)

Si tratta dei percorsi più completi e approfonditi per l’insegnamento dell’italiano l2. La prima esiste ancora solo all’Università per Stranieri di Siena, mentre l’omologa dell’Università per Stranieri di Perugia è cessata. La SISS è nata morta, ossia fu avviata prima che la classe di concorso venisse approvata amministrativamente. Fu in sostanza una specie di speculazione “di borsa” fatta da alcuni autorevoli accademici italiani di Ca’ Foscari sulla base di qualcosa di molto assimilabile all’insider trading. Tuttavia esistono persone che l’hanno frequentata e che hanno guadagnato i 120 punti. In questo caso i 100 punti di base mi paiono più che accreditabili.

 

E) Formazione universitaria area linguistica (L-LIN)

In base alla riforma universitaria l’area degli insegnamenti di linguistica e lingue straniere (L-LIN) prevede alcuni insegnamenti del tutto pertinenti all’insegnamento delle lingue moderne. Nella ottica di questa relazione, si tratta di stabilire quali siano tali insegnamenti e poi calcolare un numero minimo di CFU che entro tali insegnamenti debba essere raggiunto. A mio avviso, i requisiti che di per sé dovrebbero concedere 100 punti formativi e quindi la qualifica di insegnante di italiano l2 possono riassumersi nella tesi finale in DIDATTICA DELLE LINGUE MODERNE, unita ad un congro numero di CFU in LINGUISTICA GENERALE ed in LINGUISTICA ITALIANA.

 

E) Esperienza

È ovvio che la sola formazione teorica non può bastare per considerarsi un insegnante qualificato. Quanto pratica è richiesta per essere in grado di avere una minima capacità di gestione della classe, ausculto di essa e conseguente rimodulazione del sillabo? Nei master di I livello di cui ho visto il documento di presentazione, viene richiesto un tirocinio di 150 ore. Ancora una volta mi pare opportuno affidarsi alla sapienza scientifica di chi ha strutturato i curricola di quei percorsi di studio e quindi 150 ore di pratica andrebbero considerate il requisito minimo a mio parere.

 

Nota finale: comparazione con la classe di concorso

Molti di noi hanno investito molto tempo ed energie per acquisire titoli formativi che in termini di punteggio hanno un valore riconosciuto molto più basso rispetto alle abilitazioni in classi di concorso. L’abilitazione all’insegnamento, sia essa stata acquisita mediante concorso (l’ultimo del 1999) o mediante SISS (le ultime tenute credo nel 2006) vale 30 punti. Il master vale 3 punti, ossia dieci volte di meno. La domanda da porsi quindi è: “Cosa manca ad un master in italiano L2 che vale 60 CFU rispetto ad una SISS in insegnamento di lingue straniere che vale 120 CFU, ossia il doppio del master, ma dieci volte di più in termini di punteggio in graduatoria?” Si tratta di fare un confronto accurato fra i curricola di questi due percorsi formativi per verificare cosa manca ad un master universitario. Non ci sono ancora riuscito, perché non sono riuscito a reperire gli ordini degli studi delle SISS. Tuttavia questa questione non è di secondaria importanza. I curricola delle SISS infatti furono strutturati in prospettiva precipua di un insegnamento nella scuola secondaria, ossia rivolto ad adolescenti nella scuola dell’obbligo. I master, le scuole di specializzazione, le certificazioni, i corsi di scuole di lingua non sono stati strutturati per un pubblico specifico, quindi non tengono in considerazione quegli aspetti particolari che sorgono in base all’età degli studenti e alla loro collocazione all’interno del percorso di istruzione obbligatorio di un paese. Se ne deduce che a questi ultimi manca tutta quella parte che riguarda gli aspetti peculiari dell’insegnamento ad adolescenti nella scuola dell’obbligo. Se questo da una parte può sembrare uno svantaggio, dall’altra però comporta che chi ha una qualifica come insegnante di italiano l2 acquisita con un percorso formativo specifico dovrebbe essere considerato preliminarmente gia’ da oggi rispetto a chi ha un’abilitazione almeno per quanto riguarda tutte quelle offerte di lavoro per cui non sono necessarie le competenze specifiche relative ad adolescenti nella scuola dell’obbligo. Quindi, per esempio: 1) agli adulti nei CTP; 2) nei corsi di alfabetizzazione rivolti ad adulti, finanziati con i vari fondi europei e gestiti da associazioni private; 3) nei corsi finanziati dal MAE a vario titolo rivolti a studenti al di fuori dei curricola scolastici formali. In tutti questi casi a noi dovrebbe essere riconosciuto un vantaggio così come è giusto che a noi venga riconosciuto uno svantaggio in tutti quei casi che riguardano l’insegnamento ad adolescenti nella scuola dell’obbligo.

Senza tuttavia dimenticare, che, se dopo un’attento confronto fra, per esempio, master ITALS e una SISS per l’insegnamento di lingua straniera, vengano individuati dei debiti formativi del primo rispetto alla seconda, nell’eventualità della formazione di una classe di concorso di italiano l2 o di qualsiasi figura professionale creata per l’insegnamento dell’italiano l2 agli adolescenti stranieri all’intero del sistema scolastico italiano dell’obbligo, a chi ha un master per italiano l2 o una qualsiasi altra formazione specifica per italiano l2 venga offerta una corsia preferenziale per poter colmare quei debiti formativi. Così come, sono sicuro, verrebbe offerta la possibilità di colmare i propri debiti formativi a chi ha già un’abilitazione ma non ha una formazione specifica nell’insegamento linguistico.

 

Quanti siamo?

Domanda cruciale quando si voglia richiedere un riconoscimento alla Pubblica Amministrazione. Il caro amico  Paulo dos Torre Santa che mi ha aiutato nelle stime, mi ha fatto notare che solo considerando le universita’ piu’ dinamiche nel settore, Venezia, Siena e Perugia, dovremmo essere fra le 2000 e le 2200 persone che hanno una delle qualifiche sopramenzionate, senza contare i laureati in discipline linguistiche. Con questi ultimi, considerando tutti i dipartimenti di Italia, dovremmo arrivare intorno ai 2500/2600, facendo una stima approssimativa e per difetto. Non siamo pochi, anche solo riuscendo a muoverci in metà.

Autore articolo: Ciro

13 pensieri su “INDAGINE ESPLORATIVA DELLA SITUAZIONE DELL’OFFERTA FORMATIVA PER INSEGNANTI DI ITALIANO L2 IN ITALIA

  1. SISS / Master: da quello che ricordo, la SISS di Ca’ Foscari aveva in grandissima parte gli stessi contenuti del Master (non c’era ancora quello di secondo livello allora, o stava appena iniziando): stessi insegnanti, stesse tematiche. Te lo potranno confermare le persone che l’hanno frequentato.
    Ma è anche ovvio e corretto, mi pare: noi che ci occupiamo di Italiano come lingua non materna da anni sappiamo cosa significa la materia.

  2. GRazie Porfido. Sono in attesa di comunicazioni al riguardo che mi dovrebbero arrivare a luglio. Sospetto che tu abbia ragione, e che quindi se debito formativo esiste, sarebbe comunque minimo.

  3. http://archivio.pubblica.istruzione.it/news/2006/allegati/cm24_06all.pdf

    ho casualmente trovato questo documento, purtroppo “datato”, se ho ben capito del 2006. Chissà se il Ministero ne ha emanati altri sullo stesso argomento. Se avete pazienza di leggerlo in particolare da pag 11 a 13.
    Per Ciro: si parla a fine pag 12 inizio 13 di “laboratori linguistici”
    Purtroppo il problema è che è un documento vecchio…non so se può esserci utile.
    Saluti
    cecilia

  4. Non per fare quella che puntualizza, ma temo che il personale con almeno uno dei titoli menzionati sia ben più di quello che indichi.
    Consideriamo solo un anno, il 2010: all’Università Stranieri di Siena c’erano circa 900 persone tra iscritte a corsi di laurea in didattica, master, specializzazione, etc. (Fonte http://www.unistrasi.it/95/617/Dati_statistici.htm ) Non contiamo inoltre che ogni anno ci sono sessioni per sostenere il DITALS, almeno sette date l’anno, tra 1 e 2 livello. Non consideriamo almeno una ventina (e so di essere molto in difetto) di esaminandi a sessione?
    Per quanto riguarda l’Università Stranieri di Perugia, sempre per l’anno 2009/2010 abbiamo circa 2000 tra iscritti ai corsi di laurea e master. Certo, dobbiamo togliere gli “stranieri” (circa il 33% a Perugia) ma visto che non hai menzionato la nazionalità, in realtà anche loro, se laureati nelle discipline apposite sono diretti concorrenti.
    (Fonte:http://www.unistrapg.it/sites/www.unistrapg.it/files/ateneo/110914-ateneo-cifre.pdf )
    Per quanto riguarda Venezia, non sono in grado di recuperare dati certi, visto che il Dipartimento che si occupa di glottodidattica è solo una parte di una più ampia università, ma basti pensare che finora sono stati attivati dieci cicli di master, (fonte: http://venus.unive.it/itals/postmaster/index.php?name=EZCMS&page_id=6 ), se contiamo almeno trenta iscritti per ognuno, sono circa trecento.
    E questo solo per parlare delle Università più “prestigiose” in questo ambito, ma master sulla glottodidattica dell’italiano vengono erogati anche dalle università di Padova, Urbino, Catania, Milano, etc etc (non le ricordo a memoria, scusatemi!), contiamo anche per loro almeno una ventina di iscritti ogni anno.
    Questo per dire quanto sia necessario fare chiarezza subito su cosa qualifica un insegnante di italiano L2, perché di quelli veramente qualificati in Italia temo siamo attorno ai 10.000.
    Grazie per farti voce di quanti operano nel settore e non vogliono imbrogliare su un lavoro bello ma che non c’è.
    (Scusa e scusate la lunghezza!!!)

  5. forse ho perso qualche post nelle vacanze,ma non trovo aggiornamenti o reazioni alla relazione presentata ai COBAS.
    grazie

  6. Ciao Silvia, purtroppo no, non hai perso nessun nuovo post. C’e’ stata una riunione il 20 giugno e poi e’ inizialto un periodo di lavoro delirante per me. A presto un nuovo post con le decisioni prese il 20 giugno e un modo per riunirsi e per cominicare a chiedere incontri con qualche dirigente del MIUR. Sono desolato.

  7. Buongiorno,

    leggo solo ora questo contributo. Non ho facebook ma vorrei postarlo su twitter. E’ possibile? Al termine della lettura, commenterò. Si dovrebbe aprire un blog dedicato a questo argomento. Anzi, si dovrebbe fare rete. Attrezziamoci, io ci sono: non buttiamo via le nostre competenze!
    Ombretta

  8. Ciao LadyLink,

    quasi quasi mi apro un account facebook. Il mio twitter è bassani ombretta, prova a cercarmi, oppure dammi pure il tuo. Sono nuova di twitter, ma ci proviamo!
    D’accordissimo, bisogna muoversi. Con testimonianze, certificati e quant’altro…
    A presto, e tenetemi aggiornata please!

Rispondi