Addio allapostrofo dimenticato

Un curioso articolo da repubblica.it:

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In GB e Stati Uniti i puristi ne difendono l’uso corretto. In Italia è uno scempio: utilizzato a sproposito o confuso con l’accento

Errori, troppi sms e nuovi linguaggi: dice addio l’apostrofo dimenticato

La Crusca discute dei casi dubbi. Ma per la maggior parte delle fattispecie la spiegazione è una sola: ignoranza
di STEFANO BARTEZZAGHI

Errori, troppi sms e nuovi linguaggi dice addio l’apostrofo dimenticato
A VOI l’apostrofo parrà una questione da poco: ma, anche trascurando i cinquantatré gruppi italiani variamente intitolati a esso su Facebook, assai meno effimeri e sfaccendati sono due sodalizi britannici che all’apostrofo si dedicano attivamente. In Gran Bretagna molti fruttivendoli pakistani espongono cartelli con la scritta “banana’s” anziché il corretto “bananas”. Di questo e di casi analoghi si occupa, come racconta Le Monde, l’AAAA (Association for the Annihilation of the Aberrant Apostrophe), che trova aberrante e desidera annichilire l’apostrofo clandestino che fa sembrare “Banana’s” un genitivo anglosassone. Una preziosa specialità della lingua locale, quest’ultima: ma nel contesto ortofrutticolo dato non ha alcun senso. Protesta anche l’APS (Apostrophe Protection Society), fondata già nel 2001 dal giornalista in pensione John Richards: l’apostrofo che compare nelle banane britanniche, infatti, sparisce dai cartelli stradali. Le vie di Birmingham sono state epurate di tutti gli apostrofi. “Saint Paul’s Square” è diventata “Saint Pauls Square”; niente apostrofo neppure sul cartello che indica le toilette pubbliche del centro commerciale di “Kings Heath”, già “King’s Heath”. “Il luogo non è più del re dal 1803, quindi il possessivo non serve più”, ha argomentato un consigliere comunale. Anche James Joyce, del resto, in Finnegans Wake ha tolto un apostrofo al titolo della canzone popolare The Finnegan’s Wake (La veglia di Finnegan), rendendolo più impersonale e indeterminato. Certo, Joyce non era un purista.

Le due tendenze britanniche all’aberrazione apostrofica sono presenti anche negli Stati Uniti, dove Bryan Garner le ha additate con severità dalle pagine del suo prestigioso dizionario dell’uso linguistico contemporaneo: “L’unica cura possibile è migliorare l’alfabetizzazione”. Se controversie del genere possono interessare anche in Italia è perché anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo una questione di apostrofi. I media di scrittura hanno in antipatia tutto ciò che esorbita dal carattere alfabetico, e così sms, e. mail e indirizzi di siti web pullulano di “cè” anziché “c’è”; di “pò” anziché “po’”; di “mo vengo” o “a mo di…” anziché “mò vengo” e “a mo’ di”; di “non centra niente” anziché “non c’entra niente”. I vari “dì qualcosa, fà presto, stà zitto e và via”, spesso del tutto normalizzati con “di qualcosa, sta zitto, fa presto e va via”. In ognuno di questi esempi l’accento è sempre sbagliato, il caso nudo e crudo non è più considerato scorretto ma l’apostrofo ci vorrebbe per segnalare che all’imperativo è caduta la sillaba finale. Meno macroscopiche e più controverse le fattispecie di “buon amica” anziché il corretto “buon’amica” o “pover uomo” anziché “pover’uomo”: su questi anche la Crusca discute. Anche da noi è presente la controtendenza che aggiunge apostrofi dove non ci vogliono. Pittoresco, per la sua diffusione, il caso di “qual’è”; ma si leggono anche dei “c’è n’è abbastanza”.

Spessissimo poi, a causa della mancata collaborazione delle tastiere e dei programmi di scrittura, si è costretti a usare l’apostrofo in luogo del segno di accento: “Là non c’e'”. È infine inqualificabile l’usanza di trascrivere i discorsivi “ci hai sonno?” e “ci avevo fame” come “c’hai sonno?” o addirittura “ch’avevo fame”. È che l’apostrofo, oggi, è un po’ come le quattro frecce dell’automobile: si mette e si toglie quando non si sa bene cosa dobbiamo segnalare al prossimo, e come. L’apostrofo è insomma un bacio rosa fra le parole “c’entro (qualcosa) o non centro (la soluzione giusta)? “.

(19 febbraio 2009)

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Per approfondimenti, segnaliamo qualche interessante link sul sito dell’Accademia della Crusca:

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