Apprendere con le canzoni

 

E’ uscito il nuovo numero della rivista on line di ALMA Edizioni Officina.it.

Il titolo di questo numero è “Apprendere con le canzoni”. I contenuti sono a cura di Paolo Torresan.

Qui sotto l’editoriale.

Quante volte gli studenti ci hanno supplicato che portassimo in classe quella tal canzone e noi ci siamo chiesti, a nostra volta, se fossero i loro o i nostri desideri a dover essere assecondati?

Pausini o Vasco? I Lunapop o Cristicchi? Baglioni o Ramazzotti? Musica commerciale, magari di oggi, o canzone d’autore, ricca e forte in passato? Canzone di protesta o canzone d’amore? Il virtuosismo di Bersani, oscurissimo, o la francescana semplicità di Jovanotti? Le acrobazie vocali di Tiziano Ferro o i versi sommessi di Guccini, con cui si è pur raccontata parte della nostra storia? La goliardica spensieratezza di Branduardi o le note graffianti di Ligabue?

E se fossimo pur liberi di scegliere, e la scelta ricadesse appunto solo su di noi, altri dubbi non ci darebbero tregua: va data preminenza al ritmo, alle parole, alla grammatica, al testo o al contesto? E come tener desta poi l’attenzione, se i vocaboli sono troppo ricercati o ci sono giochi di parole che sfidano pure il madrelingua o, ancora, se ci accorgiamo che a parlar troppo di grammatica l’attenzione di chi ci segue viene meno?

Come fare in modo, insomma, che l’ascolto di una canzone sia un evento memorabile?

Come coniugare ascolto e produzione, comprensione e sensibilità, indagine del testo con condivisione di saperi e di esperienze?

Sono dubbi che ci possono assalire, anche se non sempre ci è data l’occasione di condividerli. Come in una reazione a catena, tali perplessità possono addirittura indurci a desistere dall’impresa di portare testi musicati in classe.

A volte, invece, superato lo scoglio della scelta e della didattizzazione, persiste una sensazione di inadeguatezza. Cosa avremmo potuto offrire – ci interroghiamo scrupolosi – oltre al classico “completate il testo” di un cloze mirato (a lessico, funzioni o strutture) o al “cantiamo tutti insieme”, non sempre così catartico per la classe intera, come invece alcuni colleghi vorrebbero?

Quanto illustrato dagli autori che hanno preso parte a questo numero viene in soccorso a chi intende indagare la complessità della didattica della canzone e si pone quesiti simili a quelli appena elencati. Protagonisti di ampie sperimentazioni circa l’uso della canzone nell’aula di italiano, i tre hanno avuto modo di raccogliere le loro idee, in gran parte integrabili le une con le altre. Sosteniamo la motivazione, già di per sé alta, mediante percorsi articolati, sfidanti, che spingano a comunicare e non solo ad ascoltare: questo è in sintesi il loro appello.

Ad una canzone ben presentata, si sa, lo studente risponde doppiamente soddisfatto: apprezza un prodotto culturale e, al tempo stesso, il lavoro di scoperta allestito con cura dal docente.

Una canzone è un abbinamento di codici: musicale e linguistico. Ma che succede in classe se rendiamo il contesto semiotico ancor più ricco, prevedendo il ricorso alle immagini e al movimento? Ce lo spiega, nell’intervista, Rita Pasqui.

Parole e musica sono veicoli per la fantasia e la voglia di comunicare e di condividere. Questo è il leitmotiv dell’articolo redatto da Beatrice Giudice.

A firma di Beatrice Giudice è anche il bel percorso che ruota attorno alla canzone Ti sposerò di Jovanotti, presentato nella sezione didattica.

È una summa metodologica, per quanto rapidissima, quella sviluppata da Cristina Oddone nella rubrica extra. Chi legge ha modo di farsi un’idea di quante attività si possano sviluppare a partire da una canzone per esercitare diverse abilità e competenze.

Buona lettura.

 

2 pensieri su “Apprendere con le canzoni

  1. Ricordo che quando insegnavo in corsi intensivo per 4 ore al giorno chiudevo tutte le lezioni, gli ultimi 15 minuti, cantando una canzone insieme agli studenti. Mi riunivo anche con una classe di una collega che aveva lo stesso livello (B1) e ogni settimana presentavamo un autore: Battisti, Battiato, Lucio Dalla… che momenti!

  2. Grande Paulo! Anche io mi diverto molto con le canzoni in classe, ed e’ praticamente l’unico momento in cui canto. Con questo commento vorrei proporre un nuovo tipo di uso della canzone, ossia l’uso catarchico del brano musicale, per il momento di fine corso. Ecco una mia vecchia proposta in tal senso, da cantare a squarciagola, gli studenti rivolti verso l’insegnante e viceversa. http://www.ildueblog.it/?p=2011

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