Classi ponte per bambini

Ci risiamo, qualcuno (ri)propone le classi ponte. Ma stavolta in grande. Anzi in piccolo… per bambini.

La lega nord ha presentato infatti a Bergamo la proposta di istituire delle classi ponte in cui i bambini non italofoni potrebbero imparare la lingua italiana nella certezza che l’insegnamento della lingua italiana sia uno degli strumenti prioritari per l’integrazione.

Sembrerebbero belle parole. Ma sono invece oscene. Stavo per scrivere un articoletto in proposito quando ho letto sul profilo facebook questo scritto di Farfagliuso de Farfagliusi che, previa autorizzazione, non posso che riportare qui e fare mio.

La Lega: “Bambini immigrati a squola solo se conoscono la lingua italiana”.

La mia frase ironizzava solo sul fatto che a occuparsi di scuola fossero le persone più rozze e ignoranti della nostra classe dirigente. Poi, se proprio vogliamo andare nel dettaglio della questione (sulla quale magari siamo in parecchi ad avere più competenze di politici leghisti come Cota e Bricolo, già messi in ridicolo per la stessa proposta dalla Presidente dell’Accademia della Crusca Nicoletta Maraschio), vale forse la pena dire almeno qualche cosetta.
1. Parliamo di bambini: che i bambini imparino una lingua più dai loro simili che da un corso, sia pure didatticamente “perfetto”, è cosa stranota e sotto gli occhi di chiunque abbia un minimo di esperienza. Frequentare una scuola di calcio per tre mesi, con coetanei italiani, dà a un bambino indiano tutto il bagaglio linguistico necessario per cavarsela in Italia.
2. Parliamo di fatti: nella stragrande maggioranza dei casi i bambini stranieri che frequentano le scuole elementari italiane sono nati in Italia e come i loro coetanei figli di italiani parlano un pessimo italiano (“Ao’, che te decide?”, ho sentito dire giorni fa da un ragazzetto cinese all’interlocutore somalo).
3. Parliamo di fantasia: se di un supporto linguistico hanno bisogno i bambini (e non ne sono per niente convinto) ben vengano corsi, corsetti, primine e altre cazzatelle che danno prestigio e soldi all’istituzione che li gestisce. Ma vivo da anni in mezzo agli stranieri e mi pare proprio che il problema linguistico dei bambini sia inconsistente (non pochi immigrati adulti vengono a studiare italiano da me perché “i miei figli mi prendono in giro per come parlo l’italiano”)
4. Parliamo di storia: negli anni Ottanta credo di essere stato tra i primi a fare corsi di formazione per insegnanti della scuola pubblica che si ritrovavano in classe i figli dei primi immigrati. Già allora i problemi si risolvevano dando ai ragazzini un minimo di possibilità di integrarsi. Integrarsi! E comunque dopo un anno in una classe di scuola elementare più o meno tutti se la cavavano. Siamo famosi al mondo per l’integrazione dei bambini con ritardo mentale inseriti nelle classi “normali”. Figuriamoci se è un problema un ragazzino che deve solo imparare una lingua!
5. Parliamo di idee: valorizzare la lingua madre degli immigrati mi pare una splendida idea. E probabilmente ce ne sono altre e tutte le sperimentazioni mi sembrano interessanti. Tutte, escluso quelle preistorico-dilettantistiche-razziste come far sostenere a un bambino di 7 anni un test per la verifica della competenza linguistica!
6. Parliamo di politica: il problema è che in questo paese va di moda creare ostacoli fintamente meritocratici (della serie bisogna che tutto cambi perché tutto resti uguale), per fini propagandistici, elettorali, economici e sempre per il mantenimento del potere: l’esame per l’ottenimento del visto di lavoro gestito esclusivamente per quttrini e per potere appunto ne è un bell’esempio (i cinesi che gestiscono il bar sotto casa mia non l’hanno superato. Ma parlano cinese, italiano, romanesco e giocano a scopa con gli indigeni, spesso sfanculandosi senza problema di pronuncia di R).
7. Parliamo della questione originale: incompetenti semi-analfabeti o analfabeti di ritorno che parlano di scuola, infermiere che fanno il Ministro della Sanità (aspetto la proposta gemella a quella sulla scuola: “Per entrare negli ospedali bisogna essere sani!”), mandrie di iniziative fini a se stesse per il finanziamento di corsi di formazione, di formazione di formatori, di rilascio certificati, di formazione per certificatori, di certificati per formatori, di tasse sul nulla.
8. Parliamo di noi: Se c’è una cosa che amo del popolo italiano è che nonostante tutto questo i bambini a scuola imparano e giocano, i cinesi gestiscono i bar, la Roma ha vinto, e se ne sono andati i barbari, se ne sono andati i Lanzichenecchi, se ne sono andati i nazisti… se ne andranno anche questi politici di merda.
9. Parliamo di me: … lunghetto eh?

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