COBAS

 

Martedì scorso sono andato a parlare con Anna Grazia Stammati, dell’esecutivo nazionale COBAS SCUOLA.

Le ho presentato la nostra situazione e ho richiesto suggerimenti su cosa fare per vedere riconosciuta dalla PA la nostra professionalità specifica.

Ho trovato una persona ed un ambiente molto disponibili, la chiaccherata è durata più di un’ora.

Sulla scorta delle prime informazioni da me fornitele, elaborate in base alla sua esperienza e all’opinione dei colleghi con cui si è consultata, la Stammati disegna il seguente quadro:

– la creazione di una nuova classe di concorso sembra un’eventualità quasi impossibile da realizzare, visto che essa significherebbe nuove assunzioni e siamo in un periodo di fortissimi tagli e accorpamenti nella scuola pubblica;

– chi ha profili professionali come il nostro, soprattutto chi ha più di un decennio di esperienza e formazione specializzata sulle spalle, entra in diretta concorrenza con chi ha già un’abilitazione all’insegnamento e lavora da precario nella scuola, più precisamente gli abilitati all’insegnamento primario, abilitati in materie umanistiche, abilitati all’insegnamento di una lingua straniera. Questo crea problemi perché (come spesso è stato ripetuto su questo blog) per evidenti ragioni di oppurtunità politica la PA tende naturalmente a trattare con chi si trova in posizione precaria ed ha già un rapporto di lavoro con essa;

– nonostante il limitato spazio a disposizione si possono individuare dei percorsi che riescano a far riconoscere in qualche modo gli studi e l’esperienza accumulate. Tale riconoscimento avrebbe la natura amministrativa di una posizione intermedia fra la mancanza totale di qualsiasi certificazione pubblica e l’abilitazione all’insegnamento. Gli scopi pratici, la cui realizzabilità sarebbe tutta da verificare al momento di un confronto con la PA , sarebbero a) essere presi in considerazione dai CTP al momento dell’affidamento degli incarichi di insegnamento; b) essere considerati preliminarmente da istituzioni che a vario titolo (IIC, università pubbliche, recettori di fondi pubblici di vario genere) si occupano di insegnare e diffondere la lingua italiana; c) il riconoscimento di crediti formativi all’interno di percorsi abilitanti.

 

Come vedete si tratta di obiettivi minimi, ed è ovvio che sia così perché la nostra professione si trova in una posizione del tutto marginale in un ambito, la formazione pubblica, che viene sempre più marginalizzato nelle grosse linee di tendenza di politica nazionale e non solo nazionale. A mio parere tuttavia cercare di sfruttare questi spiragli vale la pena, in primo luogo perché se non riusciamo in qualche modo a riunirici e quantomeno a fare sapere che esistiamo nel caso si decida qualcosa nel nostro ambito verremo del tutto sorpassati da chi invece ha già strutture ben organizzate e rodate per la difesa dei propri legittimi interessi. A quel punto cambiare lavoro non sarà più una scelta, ma un obbligo.

 

La mia proposta è quella di riunirci all’interno della struttura dei COBAS. Si tratta di un tipo di sindacalismo partecipativo, quindi pochissimo burocratico: chi decide di unirsi in un Comitato di Base dà la propria disponibilità a partecipare attivamente scegliendo di dedicare il proprio tempo all’attività associativa invece che ad altre attività.

Chi è interessato può contattarmi tramite l’indirizzo mail del blog.

11 pensieri su “COBAS

  1. Ragazzi, io lavoro per la PA e vi assicuro che per quanto abbia fatto per creare un albo/elenco/gruppetto, chiamiamolo come vogliamo, di facilitatori linguistici qualificati da mandare almeno nelle strutture scolastiche private del territorio o nelle pubbliche quando c sono corsi regionali in cui non devono essere coinvolte necessariamente le graduatorie, alla fine il risultato è che spesso le scuole preferiscono chiamare chi è MENO formato per.. pagarlo di meno !!

  2. Grazie a tutti per i commenti che avete voluto fare. Sarebbe bello che si potesse organizzare un gruppetto di persone che possano lavorare a questi temi e comnciare a dialogare con la Pubblica Amministrazione. Ripeto l’invito, io sono a Roma, se avete voglia di fare qualcosa contattatemi tramite la mail del blog e cominciamo ad incontrarci.

  3. Ciao a tutti,
    mi chiamo Paolo ed è la prima volta che intervengo sul vostro blog (ma, in realtà, lo seguo da anni e conosco anche alcuni dei suoi fondatori – ti ricordi di me, Ladylink?).
    Scrivo per dire la mia perchè anch’io, come credo tutti voi, non ne posso di fatto più.
    Il cambiamento deve essere fatto a livello di sistema, un lavoro non riconosciuto ufficialmente fa fatica ad esistere, almeno nel nostro Paese.
    1. Scuole private: siamo nell’anarchia e nella truffa contrattuale più feroce; di fatto essere considerati collaboratori occasionali o a progetto per anni, consecutivamente e con un orario fisso di lavoro è cosa irregolare, queste condizioni sono da contratto di subordinazione vero e proprio. Mi pare che solo l’ASILS ne abbia uno, scritto con un sindacato di cui non ricordo il nome, ma non credo che venga effettivamente applicato ai lavoratori. Nel campo scuole private bisognerebbe provare ad avere una rappresentanza sindacale o una qualche forma di controllo sui contratti erogati.
    2. Scuola pubblica: concordo con le opinioni precedenti, va creato un binario preferenziale per chi ha seguito e ottenuto certificazioni specifiche per l’italiano L2/LS. Far valere queste certificazioni assieme alla laurea per poter partecipare, ad esempio, a degli ipotetici concorsi per lavorare nei CTP, nei centri per l’educazione degli adulti, nelle scuole civiche dei comuni che fanno corsi di lingua e per i lettorati di scambio o IIC sarebbe necessariamente il primo (sicuramente non semplice) passo.
    Qui però vedo un’altra criticità: come equiparare il DITALS al CEDILS, ad esempio? I master di primo e secondo livello? Le università hanno moltiplicato all’ennesima potenza i vari master e le varie certificazioni e noi, oggi, siamo in possesso di molti titoli, tutti culturali, molto diversi fra loro. Bisognerebbe capire bene come fare a mettere ordine a questo marasma ormai incontrollato.
    3. Le Università: sono, di fatto, le uniche istituzioni che, ogni tanto, danno valore ai titoli specializzandi. Certo, succedono bizzarrie come a un’ultima selezione di Siena Stranieri dove nel bando veniva dato più valore ai titoli acquisiti presso quella università e non presso un’altra. E poi chi insegna italiano L2 in università in Italia è pressochè sempre inquadrato come “collaboratore occasionale” o come “co.co.pro” e la cosa è, ovviamente, nei fatti non corrispondente alla realtà (subordinazione). Quindi anche qui ci vorrebbero più controlli interni e le sigle sindacali universitarie dovrebbero accorgersi che ci siamo anche noi, nelle Università.
    In ogni caso, è un’ottima cosa che ci sia ora un interesse sindacale e dovremmo seguire molto da vicino e con attenzione l’iniziativa di Ciro.
    Ciao e scusate per il lungo post!
    Paolo

  4. Sono perfettamente d’accordo con porfido e cecilia. Siamo tutti iper specializzati e ci vediamo superati nel reclutamento dai maestri delle scuole elementari (uso un vecchio gergo che però forse dà piu l’idea, almeno alle vecchie generazioni come me !!).
    Commesse dell’eurospin e simpatiche baby sitter che, per il solo fatto di avere accesso a quella graduatoria, insegnano italiano ai migranti senza saperne nulla e con esperienza precedente zero.
    Allora, perchè non partire dall’assurda norma che nei CTP, centri EDA (educazione agli adulti) ad insegnare L2 ai migranti siano maestre/i dei bambini ???
    Dopo 2 lauree, 2 master e alcune varie specializzazioni, mi è stato chiesto, pochi giorni fa: ma perchè non ti prendi la laurea magistrale?! così poi ti metti in fila con gli altri!
    Vi lascio immaginare la mia risposta.. Che cambi il sistema, questa è la soluzione. Noi abbiamo già dato!
    saluti a tutti. resistere
    sara

  5. CTP, scuole italiane all’estero, lettorati di vario genere del MAE: questi a mio giudizio i punti di partenza, per i quali servirebbe veramente che le nostre super qualifiche venissero considerate.
    Questi incarichi sono spesso considerati degli imboscamenti da parte di insegnanti stanchi che hanno voglia di un po’ di aria frizzante, e questa pratica sarebbe veramente da scardinare.
    Capisco Annagrazia quando dice che un corso abilitante creerebbe uno spartiacque, ma capisco anche i colleghi che dicono basta.
    Più che un corso ci sarebbe bisogno di un concorso per titoli, esperienza ed esame, una cosa seria e trasparente, con seri criteri di valutazione, cosa non semplice.

  6. Certamente le Specializzazioni, i master, il servizio accumulato negli anni dovrebbe essere riconosciuto anche nella Scuola Pubblica, nei CTP ad esempio. Le Specializzazioni sono riconosciute, non è che non lo siano in generale. Tuttavia, come già sottolineato da Ciro, la Scuola Pubblica non ne tiene conto per reclutare il personale insegnate di italiano l2. Come Lei sottolinea, occorre che ci sia una volontà politica (aggiungo io) di far valere questi titoli e questo servizio.
    Da dove si può cominciare?

    Saluti, Cecilia

  7. Gent.ma Cecilia,
    ho solo risposto a quanto richiestomi da Ciro sulla vostra specifica situazione. Da quanto ho apppreso vorreste la definizione di una classe di concorso, cosa per la quale mi sembra( almeno da quello che mi è stato riferito da Ciro) che alcuni di voi abbiano seguito un corso SISS, creato appositamente nella speranza di ottenerla, ma che poi, nonostante quanto dettovi, sia tutto sfumato nel nulla. ‘Sic stantibus rebus’ la richiesta di riconoscimento di una specifica classe di concorso non mi sembra plausibile, ma visto che avete tutti specializzazioni non riconosciute ( come tu stessa affermi), a mio parere il passo iniziale è proprio quello di far valere queste specializzazioni. Modalità e termini sono tutte cose da discutere.
    Un saluto
    Anna Grazia Stammati

  8. Gent. Anna Grazia
    vorrei precisare che tutti noi che facciamo da anni gli insegnati di italiano L2 siamo in possesso di almeno una specializzazione in italiano L2 (alcuni anche due o tre …) e sinceramente l’idea di farci seguire un corso specializzante non mi sembra affatto buona. Direi che siamo iperspecializzati e con anni e anni di esperienza. Non credo che dobbiamo ancora dare tempo e denaro per prendere ulteriori pezzi di carta… la famosa “raccolta punti della Miralanza” senza avere un premio finale però 😉
    Scherzo un po’ per non arrabbiarmi troppo…
    Grazie Ciro per le informazioni
    e buon primo maggio a tutti
    Cecilia

  9. Ricevo una precisazione di Anna Grazia Stammati che riporto qui sotto.

    Gent. Ciro,
    ti ringrazio per quanto hai scritto e spero vivamente che decidiate di riunirvi per formare un gruppo attivo e partecipativo.
    Credo però che manchi un punto a quelli da elencati come possibiliti e raggiungibili obiettivi., o meglio, il punto c nel quale evidenzi la possibilità di avere il riconoscimento di crediti formativi all’interno dei percorsi abilitanti, non è esattamente quello che intendevo.
    Per me, infatti, non si tatta di semplici crediti formativi, ma di uana vera e propria specializzazione in L2, che in prima applicazione potrebbe essere frequentata solo da voi, in quanto gli unici, ad oggi, in possesso dei requisiti per l’ammissione al corso. In seguito potrebbe esere frequentata come una specializzazione simile a quella del sostegno, anche se più ristretta come classi di concorso che possono afferirvi ( a partire dalla propria classe di concorso-lettere-lingue etc), ma questo è tutto da vedere.
    In ogni caso mercoledì alle 17 ci vediamo in sede con i precari del sostegno, per un’assemblea contro il tentativo del governo di riconvertire gli esuberi degli insegnanti tecnoco pratici , con u corso di 400 ore ( di cui 200 on line) sul sostegno, togliendo ai precari di sostegno alcune migliaia di posti.
    Credo che potrebbe interessarvi.
    Un saluto
    e buon 1° maggio anche a te.
    Anna Grazia

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