Costruisci una torre e ripassa il vocabolario: un’idea di attività con Jenga

 

Con molto piacere condividiamo l’articolo di Silvia Maneschi, una collega molto preparata, disponibile e generosa che oggi ci descrive una nuova attività di produzione scritta sperimentata su suggerimento diretto dei suoi studenti. Grazie ancora Silvia per aver condiviso questa tua esperienza e benvenuta tra gli autori de Ildueblog.

I nuovi approcci glottodidattici invitano il docente a fare un passo indietro a favore di una didattica che metta al centro lo studente come protagonista attivo del suo processo di apprendimento. Come insegnante di italiano LS/L2, questo principio per me equivale anche ad accettare le proposte che arrivano dagli studenti, a prescindere dalla loro età. Ascoltare ed assecondare le loro idee, seguire il flusso propositivo che arriva dal gruppo classe, nella mia pratica quotidiana di docente, significa declinare in chiave pratica quegli approcci che teorizzano un ruolo di docente “capovolto”, che scende dal suo piedistallo e si apre alla collaborazione con i suoi studenti. Ecco allora che spesso lascio che siano gli alunni a proporre attività, ad inventare, sempre e quando ci sia in gioco un uso/riuso della lingua target.

Recentemente mi è capitato di imbattermi in Jenga, un gioco da tavola molto in voga negli Stati Uniti, reperibile anche in Italia. Ho avuto modo di conoscerlo e di giocarci in una scuola americana che lo aveva in dotazione.

Come funziona? Ci sono 54 blocchi di legno che, in fase di preparazione, vengono disposti su dei piani a formare una torre, tre blocchi per piano. I giocatori a turno sottraggono un blocco di legno a loro scelta dalla torre e, con una mano o due, lo posizionano sulla sommità della stessa. Durante il gioco, la torre diventa sempre più instabile, così quando uno dei giocatori sottrae il pezzo che la fa crollare questo giocatore ha perso. Il vincitore del gioco è quello che ha giocato prima del perdente.

Per molto tempo ho avuto questo gioco in aula, durante le mie lezioni a un gruppo di preadolescenti di varie nazionalità.  Gli studenti ci giocavano spesso durante la pausa, ma non avevo mai pensato di usarlo per scopi didattici.  Un giorno, a seguito delle continue richieste di giocarci anche durante le ore di lezione, l’idea è arrivata proprio da una studentessa: “Ms. Silvia, perché non giochiamo a Jenga in italiano?”.  Un po’ titubante, ho chiesto loro di fare un brainstorming su come avremmo potuto usarlo e sono stati proprio i miei studenti a propormi questa idea di attività.

Scopo del gioco è scrivere una storia a partire da una lista di parole. Ogni volta che uno studente sottrae un blocco dalla torre, deve dire una parola italiana, scriverla su un post-it e attaccarlo alla parete in modo visibile, per evitare la ripetizione. Quando la torre crolla e il gioco finisce, gli studenti, divisi in due squadre o insieme come gruppo classe, scrivono una storia usando le parole emerse durante il gioco. L’idea mi è piaciuta e allora per prima cosa abbiamo disposto i banchi vicino alla parete per avere a disposizione lo spazio per attaccare i post- it. Poi ci siamo posizionati di fronte ai banchi e abbiamo cominciato a giocare (il mio ruolo è stato quello di arbitro/supervisore del gioco).

Sono rimasta piacevolmente colpita dalla partecipazione e dalla motivazione che ha contraddistinto questo momento della lezione e ho osservato i vantaggi dell’attività in termini glottodidattici. Al termine di una o più unità didattiche, la si può proporre per il ripasso del vocabolario appreso e in tal senso può essere utile per rinforzare una categoria lessicale particolare, sulla base del livello della nostra classe (verbi, nomi di vestiti, cibo, ecc.). Contestualmente, permette di controllare la competenza ortografica, nel momento in cui si chiede agli studenti di scrivere la parola sul post-it. La fase conclusiva lavora sulla competenza testuale e sulla capacità dei nostri alunni di progettare un testo, proponendo una rielaborazione in termini creativi del lessico.

A volte per un’attività didattica efficace non servono ore e ore di progettazione con conseguenti mal di testa: basta chiedere ai nostri studenti di idearla, a partire da ciò che abbiamo a disposizione in aula e senza un ingente dispendio economico (Jenga si acquista online per pochi euro). Specie se si lavora con ragazzi di età tra gli 11 e i 18 anni, lo spazio per la loro libertà creativa, a mio parere, dovrebbe essere molto ampio durante lo svolgimento delle lezioni. Condividendo questa esperienza con voi, spero di avervi dato nuovi spunti per creare un clima collaborativo con i vostri studenti; se poi vorrete anche provare questa attività, aspetterò con piacere i vostri feedback.

 

Conosciamo meglio l’autrice dell’articolo! 

Silvia Maneschi
Silvia Maneschi insegna italiano LS/L2 ed è formatrice di docenti. Dopo la laurea in Lettere Moderne e la DITALS II, parte alla volta della Repubblica Dominicana per sei mesi, diventati poi sei anni. A Santo Domingo, insegna alla Dante Alighieri, all’università iberoamericana UNIBE e privatamente. Appassionata di ricerca qualitativa (si era laureata con una tesi di ricerca sulle pari opportunità, svolta in Svezia), conclude il Master ITALS II con una ricerca azione su Nuove Tecnologie e didattica dell’italiano LS. E’ responsabile della certificazione di italiano CILS per la sede di Santo Domingo. Attualmente vive in Italia, ma collabora con una scuola americana in Svizzera. Da vari anni insegna italiano via Skype e organizza un corso online per docenti di italiano LS/L2 interessati a questa modalità di insegnamento.  Su Facebook, amministra il gruppo Insegnare italiano online – Tecnologie al servizio della glottodidattica.

 

 

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