Esco a fare un passeggino…

Lo sappiamo, succede.

I nostri studenti dicono delle cose della cui genialità, curiosità, ilarità non sono consci. Le dicono così, senza rendersi conto. E’ la loro interlingua a crearle così… meravigliose e sorprendenti.

Una collega ne ha raccolte alcune nel suo blog. Mappi si chiama, si fa chiamare, la chiameremo. I suoi studenti sono un po’ anche i nostri.

Gliene rubo alcune, ma andatevele a leggere sul suo blog e postate nei commenti quelle delle vostre classi. Se poi ne avete una raccolta, mandatele a ildueblog@gmail.com, faremo una sezione apposita…

Insegnante: Com’era la mostra dell’artigianato?
Kyoko: Era molto economica, però non tanto economica.
Insegnante: Scusa, non ho capito, era molto economica o poco economica?
Kyoko: Sì.

***
A volte bisogna flemmaticamente sorvolare e cambiare direzione, o si va avanti una settimana senza sapere di che si parla.

Insegnante: E tu, Hiroko, che cosa hai fatto ieri?
Hiroko: Niente di speciale. Sono uscita e ho fatto un passeggino.

***
Mica tutti ci riescono, però.

Insegnante: Quando sei arrivata a Firenze, Angela?
Angela: Ieri pomeriggio.
Insegnante: Ho capito, e come sei venuta? in treno? in macchina…?
Angela: No, con l’aeroporto.

***
Addirittura!

Insegnante: Ti ricordi tutto, Helga?
Helga: No, non mi ricordo tutto, per questo ho scritto tutto sulla figlia.

***
Uff, foglio, figlio, figlia, foglia, pignolerie della lingua italiana…
Insegnante: Qual è la cosa più carina che hai fatto ieri, Kyoko?
Kyoko: Ieri sera ho cucinato e ho mangiato la mia padrona di casa, Chiara, che ti manda tanti saluti.
***
L’importanza delle preposizioni.

10 pensieri su “Esco a fare un passeggino…

  1. AHha, bei tempi quando si era studenti e non c’era il problema del testfreaks tutti i giorni!! Mi piacerebbe trovare questo libro, qualcuno sa consigliarmi dove posso trovarlo??

  2. Pingback: il due blog» Archivi Blog » Ri-esco a fare un passeggino…

  3. ma come!?!?!
    ma…..
    una volta che G. ha capito che “vi siete divertiti”-> divertirsi, significa “to have fun”, mi ha voluto rispondere che si è divertita, ma ha solo saputo dire prima in turco “evet”, poi in inglese “yes”ed infine “sì”

    🙁

  4. chicca appena sfornata. esami orali del secondo livello.

    Gözde mi parla della sua vacanza al mare con gli amici e io le chiedo:
    ll: allora Gözde vi siete divertiti?
    G: …
    ll: vi siete divertiti….

    Nessuna reazione, alla richesta d’aiuto, rispondo in inglese (non fucilatemi!)
    ll: divertirsi=to have fun
    G: Ah! Evet, yes, sì!

  5. Cari Colleghi,

    eccovi alcune delle “perle” migliori pronunciate dai miei studenti più creativi:

    I gusti sono gusti:

    Insegnante: Cosa hai fatto quest’estate?

    Studentessa: Sono stata in Italia e ho fatto la ragazza alla pera.

    ***********

    Qualsiasi titolo la rovinerebbe:

    Insegnante: Come stai oggi?

    Studente: Bene, ma ho ancora un naso corrente.

    ********
    A date is a date

    Insegnante: Che fai oggi?

    Studente: Oggi ho un dattero importante.

    *********
    Quando un’ora = 60 minuti

    Insegnante: Che lezioni hai avuto?

    Studente: Lezione di francese. È lunga un’ora.

    Ma perché non ne facciamo un libro?

    Ciao a tutti dalla sempre piovosa Inghilterra,

    Clelia Boscolo

  6. Ciao. Anche i miei alunni hanno scritto qualche frase simpatica. Ve ne cito alcune:

    Ho fatto un lotto di lavoro (da ‘a lot of work’)
    Io e i miei amici abbiamo volato a New York (we flied to New York)
    Il nonno ha lottato nella guerra della moda due. (seconda guerra mondiale)

    Per non dire di frequenti frasi con superlativo ulteriormente superlativizzato, che ormai quasi uso anch’io:

    I dolci sono molto buonissimi.
    Gli italiani sono molto bellissimi. (qua perdoniamo in virtù del complimento).

    Ciao, Roberta Barazza
    barazzaroberta@hotmail.com
    rbarazza.blogspot.com

  7. Insomma, poi oltre alla lusinga, ci sono anche l’interesse e la curiosità.
    Così sul mio mappi-blog ho messo un link al vostro, ché secondo me sarà interessantissimo tornare spesso a leggervi.

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