Flash mob virtuale

Succede nel gruppo ITALIANO PER STRANIERI su Facebook. Per tutti quelli che non hanno Facebook, potete aderire anche qui, scrivendo un commento. Vi terremo aggiornati sull’evoluzione sempre nei commenti di questo post. Nel momento in cui scrivo, sono state raggiunte 57 adesioni.

Proposta per tutti i “carbonari” che vogliono fare qualcosa per la nostra bistrattata categoria:
propongo una sorta di flash mob virtuale. Ognuno di noi scrive una lettera per un giornale in cui in una pagina racconta la propria esperienza e quello che significa fare questo lavoro e a quali condizioni.
Poi, quando un bel numero di noi (direi che almeno un centinaio sarebbe ottimale) è pronto, ognuno di noi invia la propria lettera allo stesso giornale (che abbiamo deciso in precedenza), in modo da bombardare la redazione. Oppure a più giornali contemporaneamente. 
Discutiamone sul gruppo, ma intanto diamo la nostra adesione qui e cominciamo a scrivere la nostra pagina (non serve condividerla, ognuno scriverà e manderà quello che vuole) in modo che in qualsiasi momento possiamo procedere all’invio.
Nella data come termine metto il 27 maggio, ma possiamo decidere di anticipare o posticipare.
Diffondete l’invito anche a chi non è iscritto a facebook, fatevi voi stessi terminali di piccoli gruppi.
E’ solo una piccola azione, vediamo a cosa porterà.

 

10 pensieri su “Flash mob virtuale

  1. http://escuolaweb.provincia.brescia.it/web/?action=report&params%5Bpage%5D=main

    conosco solo le statistiche della provincia di BS -orizzonte limitato, ma interessante-nella maschera si possono inserire criteri di ricerca vari x verificare x esempio il ritardo o le bocciature degli studenti stranieri ,nonchè la presenza solo in alcuni tipi di scuole ecc.

    lascio a voi l’analisi ed il cfr. con altre province.

    resta valida la mia teoria: si pensa di risparmaire non finanziando corsi di supporto agli alunni non italofoni,senza rendersi conto che la loro permanenza x + anni nel sistema scuola è un costo aggiuntivo.SOTTOLINEO OVVIAMENTE SOLO L’ASPETTO ECONOMICO XHE’ PRTRP E’ L’UNICO CHE FA PRESA NELLA TESTA DI GOVERNANTI (nazionali e locali)

  2. Grazie Silprivia, grande commento. Il punto su cui battere e’ proprio questo, e cioe’ che un residente che non e’ in grado di interagire nella comunita’ nazionale in cui vive alla fine costa di piu’ dei corsi di alfabetizzazione. Senza contare poi i costi indiretti forse anche piu’ onerosi: intoppi burocratici, padrinaggio della criminalita’ organizzata su chi non e’ indipendente linguisticamente, incidenti sul lavoro. NOn a caso paesi piu’ lungimiranti del nostro richiedono almeno il b1 prima di anche solo vagliare la domanda di permesso di soggiorno. Se quando escono queste statistiche ti capitano fra le mani o se sai dove possiamo andarle a cercare, ti preghiamo di comunicarcele.

  3. credo che nelle prossime settimane il tema INSEGNAMENTO DI ITALIANO AGLI ALUNNI STRANIERI NELLE SCUOLE potrebbe tornare attuale.Con gli scrutini di fine anno ci saranno statistiche sul numero di studenti non italofoni bocciati o rimandati. Questo tocca il portafolgio (=es. i fondi stanziati x i corsi estivi di recupero alle superiori)Forse in questa occasione si riesce a far capire che laboratori mirati di alfabetizzazione e di sostegno nell’italstudio produrrebbero risultati diversi. HOPE

  4. E perché ti scoraggi, Porfido? Stai andando bene! hai avuto l’ottima idea di chiedere in giro, ascoltare diverse campane e prendere in considerazione altre strade. L’impulsività non porta niente di buono 🙂 La ricerca continua e intanto qualche altra persona si aggiunge.

  5. Davvero quello che scrive Susanna sui 10 euro lordiall’Accademia di Belle Arti mi sembra giusto. Anche perche’ e’ la stessa paga che viene data ai borsisti dalla stessa istituzione. E’ semplicemente assurdo, non si riesce ad immaginare quale criterio gestionale Romiti e i suoi collaboratori abbiano adottato equiparando la paga lorda di un lavoratore a quella di uno studente borsista. Quando le rette pagate sono di circa 2000 euro a studente per un numero di circa 140 studenti. A questo si potrebbe aggiungere un’intervistina al preside della scuola secondaria pubblica (!) di Monselice che ha fatto un bando che prevedeva l’assegnazione di punti in modo inversamente proporzionale al compenso richiesto. Ho conosciuto chi ha vinto: un simpatico ragazzotto alla sua prima esperienza di inseganmento, privo di qualsiasi formazione che tutto orgoglioso m’ha detto: “Ho richiesto 10 euro l’ora e sono riuscito a vincerlo!”.

  6. Mi sono scoraggiato.
    Ho sentito un paio di giornalisti che mi hanno detto che l’idea è una scemenza e un fastidio.
    Manca un elemento fondamentale: la “curiosità”.
    In questo “bombardamento” non c’è notizia, non c’è appiglio per un articolo.
    Rinunciamo.
    E pensiamo a qualcos’altro. Parlando con uno di questi giornalisti è uscita l’idea di un flash mob vero, di insegnanti in carne e ossa, che magari si ritrovano al centro di Roma, e danno lezioni gratuite di italiano ai passanti stranieri.
    Questa idea mi balena da tanto tempo, ma serve davvero un po’ d iimpegno, più dello scrivere una letterina di 100 parole.
    Aspetto commenti.

  7. La seconda cosa che mi viene in mente: qual è lo scopo? Ok, il mezzo sono le testimonianze inviate ad una redazione (e se invece di un blocco di 100 lettere, che potrebbe essere scambiato per spam/falso-terrorismo, se ne sgocciolassero 3 al giorno regolarmente per un mese, mi chiedo che effetto farebbe)

    Credo che avere un obiettivo chiaro sia importante per capire come muoversi e anche per motivare le persone che vogliono partecipare. Il mezzo sono le lettere personali, ma qual è l’obiettivo dichiarato di questa azione?

  8. Stiamo facendo numero, e già è qualcosa.
    Io mi sto guardando intorno per capire come è meglio muoverci, in che direzione.
    Terrò tutti aggiornati.
    Ma statemi intorno con suggerimenti, idee e tutto, non fatemi sentire solo e stupido altrimenti crolla tutto.

  9. Ciao porfido, sono contenta di vedere un po’ di attività. Non so cosa ne pensi: io credo che anche le piccole azioni hanno valore, bellezza e speranza di riuscita, ma solo se sono mirate e organizzate.

    Ad esempio, il tono e forse anche il contenuto di una lettera si possono un minimo adattare al destinatario (non ci credo alla storia che basta la quantità per colpire). Perché non sceglierne uno prima di mobilitare 100 e più mittenti?

    Questa scelta potrebbe anche essere cruciale: ci sono destinatari più adatti di altri, e ce ne sono alcuni che – direi a naso, magari sbaglio – non andrebbero a cestinare l’intero pacco di missive senza dargli un’occhiata intelligente. Sarebbe un peccato sprecare questa opportunità solo per aver mirato nella direzione sbagliata.

    Queste sono le prime cose che mi vengono in mente, così a caldo.

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