Globish: la Dante vs Londra

Per raccontare quanto accaduto basta riportare i testi delle newsletter della Dante Alighieri.

Tutto inizia l’8 settembre scorso:

PAROLE STRANIERE INOPPORTUNE: GLI ITALIANI UNITI CONTRO IL WEEKEND…!

Lo rivela il sondaggio proposto dal sito Internet della Società Dante Alighieri, www.ladante.it . A un passo dalla vetta della classifica si trovano OK e Welfare

Chi l’avrebbe mai detto. Gli italiani protestano contro il weekend! Troppo breve? No, semplicemente troppo poco…italiano. A rivelarlo è il sondaggio proposto dal sito Internet della Società Dante Alighieri, www.ladante.it, che in quasi quattro mesi di permanenza on line ha chiesto ai propri visitatori, di cui circa il 70% italiani, quale fosse a loro parere la parola straniera più inopportuna nell’uso quotidiano della lingua italiana, scritta o parlata. Evidentemente non si riesce proprio ad accettare la sostituzione di un’espressione così lineare come fine settimana con un sinonimo in lingua inglese di certo elegante ma senza dubbio superfluo e, appunto, inopportuno.
Ad un passo dalla vetta (rappresentata comunque da uno scarso 11%, testimonianza del grande equilibrio nelle scelte degli utenti), troviamo OK con il 10%, altro termine “leggero” e poco professionale.
Dal terzo posto in poi iniziano i vocaboli più “impegnativi”: si comincia con Welfare (8%) e si prosegue con Briefing (5%), Mission (4%), Location, Bookshop e Devolution (3%). Viaggiando verso le posizioni più basse si incontrano con il 2% addirittura Computer, Know how, Privacy e Shopping. Non sono mancate, come prevedibile, le segnalazioni per Question time, Meeting, Premier, Election day, Authority, Leadership e Bipartisan. Insomma: è chiaro che gli italiani chiedono più rispetto e più tutela per la propria lingua, soprattutto quando debba essere rimpiazzata da vocaboli stranieri solo per presunta eleganza e non per concreta efficienza, in ambito istituzionale, politico e commerciale ma anche nelle conversazioni e nei discorsi di tutti i giorni, a partire dall’augurio di un buon fine settimana fino al va bene, sono d’accordo. E alla fine poco importa se “Un tranquillo weekend di paura” perda un po’ di fascino o se affermare «domani ci sarà una riunione» sia nella forma forse meno “professionale” di «domani tutti convocati al briefing».
Tra i Paesi con il maggior numero di votanti, Italia esclusa: Argentina, Brasile, Messico, Uruguay, Svizzera, Francia, Grecia e Germania. La graduatoria totale è sempre visibile sul portale della “Dante”, che offre anche l’opportunità di consultare i risultati finali di tutti i sondaggi precedenti.
Il nuovo sondaggio proposto al sito della Società Dante Alighieri è incentrato sulla battaglia in difesa dell’italiano nell’UE e sul dibattito sorto in seguito all’editoriale di Enrico Romagna-Manoja, Direttore del settimanale “Il Mondo”, “Berlusconi rinunci all’italiano in Europa”. I visitatori saranno chiamati a dichiararsi favorevoli o contrari all’esclusione della lingua italiana dall’Unione Europea e all’applicazione di un unico idioma.

La seconda puntata va on line l’11 settembre e riporta l’irritazione inglese:

IL SONDAGGIO DELLA SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI “IRRITA” GLI INGLESI

Il Telegraph e la BBC, commentando gli esiti del sondaggio pubblicato dalla Società Dante Alighieri (www.ladante.it) sulle parole straniere meno amate dagli italiani, si lasciano andare a considerazioni ironiche sull’inutile tentativo di arginare il fenomeno dell’inserimento gratuito di termini stranieri nella lingua di Dante.
Il Segretario Generale della “DanteAlighieri”, Alessandro Masi, ha replicato con una lettera “aperta” che verrà pubblicata sul quotidiano “Italia Oggi”.

Per consultare gli articoli delle due testate britanniche:

http://news.bbc.co.uk:80/2/hi/europe/7608860.stm

http://www.telegraph.co.uk/news/2712197/Italians-vote-for-ugliest-English-words.html

Nella terza puntata, la lettera del direttore della Dante:

GLI INGLESISMI NON PIACCIONO AGLI ITALIANI. E LONDRA SI DIFENDE

“Italia Oggi” venerdì 12 settembre 2008

La Sede Centrale della Società Dante Alighieri La invita a leggere l’articolo del Segretario Generale Alessandro Masi, “Gli inglesismi non piacciono agli italiani. E Londra si difende”, pubblicato su “Italia Oggi” venerdì 12 settembre 2008.

Mio commento: mah…

4 pensieri su “Globish: la Dante vs Londra

  1. Sono d’accordo che si tratti di colonizzazione l’inguistica, in quanto in passato i termini stranieri venivano in aiuto della nostra lingua qualora non vi fossero presenti i corrispettivi in italiano. Ora si assiste ad un fenomeno più aggressivo che tende ad usurpare campi semantici già coperti da parole della nostra lingua. Io ne parlo un po’ nel mioblog:
    http://wwwtraduttoretecnico.blogspot.com

  2. Posso dire di essere compiaciuto dalla costatazione di non essere poi così tanto isolato?
    La questione che più mi coinvolge è il perchè si ricorra all’uso delle parole straniere: soggezione culturale, sentirsi “più”, riempirsi la bocca, pigrizia, sciatteria?

  3. Trovo la questione oziosa.
    Non il sondaggio della Dante, che è interessante e… carino. Anche per me ci sono parole e forme “brutte”, soprattutto quelle dell’ultima ora atte a dare un’idea di modernità a becere idee reazionarie come “family day” o tese a voler togliere, ma solo nominalmente, uno strato di polvere a concetti che forse una volta avevano un significato più profondo come “welfare” o lo stesso “premier”.
    Quello che trovo ozioso è passare da questa analisi soggettiva a un’istanza di oggettività: la parola straniera è il male e dobbiamo difendere la nostra bella lingua (non ho mai sopportato la dicitura, anche se devo ammettere di esserci cascato anch’io qualche volta).
    Perché ozioso? Perché inutile. Perché non con i proclami o gli editti si modifica la lingua, ma con le persone e le parole che pronunciano. Con la moda e la televisione, con i gerghi e i giovanilismi, con i grandi fratelli e le isole degli pseudo famosi di passaggio.
    E con le parole che usiamo noi, certo, fra gli altri.
    Allora credo che sia bene che ognuno parli la lingua che più gli piace. Poi la Lingua con la L… quella continuerà a modificarsi. Magari tra 100 anni avremo più parole arabe che inglesi, o forse spagnole o, chissà, Hindi o cinesi.
    Chi vivrà (non io) vedrà.

  4. Dire mah… non è un pò poco? La lingua è fondamentale per l’identità di una cultura, al punto che possiamo affermare che coincide con l’identità stessa; non è un caso se la proibizione di parlarla e insegnarla va di pari passo con altre forme di “pulizia etnica”.
    E d’altro canto, quando nascono continuamente marchi e loghi per proteggere olii, vini e formaggi vari, perché dovremmo considerare secondaria e provinciale la difesa della lingua?
    I forestierismi hanno sempre arricchito il lessico anche perché quasi sempre la lingua ricevente li assorbe trasformandoli parzialmente, almeno nella pronuncia; tuttavia io ho l’impressione che oggi si possa parlare, più che di prestiti o calchi, di autentica colonizzazione linguistica; questa non è certo attuata da invasori linguistici, stavolta l’Inghilterra è innocente semmai colpevole è il provincialismo di certi ambienti (i media anzitutto che hanno diffuso parole ridicole come Premier e question time, ridicole soltanto quando si riferiscono alla vita politica italiana ovviamente). MGrazia

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