Il due chiacchiere con: Carmen Rosa Mendieta

limaprigione

Lima è una metropoli complicata di otto milioni di abitanti. Ed il Perù è un Paese ancora segnato dalla sua storia recente, fatta di terrorismi, bombe, colpi di stato, corruzione, una storia che questo meraviglioso paese vuole lasciarsi alle spalle per raggiungere quella rinascita culturale ed economica che merita.

Nonostante quello che si potrebbe pensare, l’italiano in Perù è una lingua molto popolare: e l’Istituto Italiano di Cultura di Lima è quello con più studenti al mondo. E oltre all’Istituto ci sono anche importanti scuole private, una su tutte la Raimondi, fiore all’occhiello tra le scuole italiane all’estero.

L’insegnante della nostra chiacchierata è Carmen Rosa Mendieta, un’insegnante di italiano a Lima presso l’IIC che ha voluto portare la sua esperienza in un luogo controverso, un carcere di massima sicurezza di Lima dove sono imprigionati i rivoluzionari dell’MRTA e i terroristi di Sendero Luminoso, il gruppo che per oltre un decennio, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, tenne in scacco l’intera nazione e che venne a suo tempo definito dalla CIA “il gruppo terroristico più letale e sanguinario del mondo”.

“Il carcere di massima sicurezza “Castro Castro” – ci dice Carmen Rosa – si trova sulle montagne desertiche di Lima ed è 4 volte più affollato della sua capienza. La nascita dei corsi di italiano si deve al detenuto Emilio Villalobos Alva, che inizia a studiare l’italiano con una grammatica, un piccolo vocabolario, articoli di giornale e qualche libro. All’inizio era difficile far entrare libri e riviste, ma piano piano è stato fatto molto. Io stessa ho portato nel tempo vecchi libri e giornali, che sono apprezzatissimi dai detenuti”.

Il rapporto tra Carmen Rosa e il carcere ha radici profonde. Negli anni ’70 Lima fu colpita da una forte terremoto e la sua scuola fu ridotta in macerie. Il padre, insegnante e presidente dell’associazione di genitori della scuola, organizzò le famiglie per la ricostruzione. “All’epoca era insegnante presso la stessa scuola padre Hubert Lanssiers, un sacerdote belga che aiutò moltissimo nella ricostruzione. Fu grazie a lui si iniziò l’opera nelle carceri peruviane. Una delle piccole grandi cose che riuscì ad ottenere fu convincere l’ambasciatore dell’Olanda a donare un forno per la produzione di ceramica al carcere di Castro Castro che sarebbe servito come fonte di lavoro per i detenuti. Coinvolse inoltre  l’Alliance Francaise di Lima per invogliare i detenuti a studiare il francese e ottenere una certificazione ufficiale e la possibilità di trovare lavoro una volta scontata la pena. Forse i Italia possono sembrare piccole cose, ma in un paese come il Perù, che negli anni ’90 ha avuto uno dei sistemi carcerari più duri al mondo, sono grandi vittorie, anche culturali.

Grazie ai forni per la cottura della ceramica, Castro Castro è diventato, nel corso degli anni, un vero e proprio centro artistico. Alcuni detenuti mantengono la famiglia con questo lavoro e altri hanno scoperto una vena artistica che non sapevano di possedere, come nel caso di Jaime Castillo Petruzzi (qui sotto una foto di alcune sue produzioni)”.

Jaime Castillo Petruzzi (clicca per ingrandire)

Il coinvolgimento di Carmen Rosa e dell’Istituto Italiano di Cultura con Castro Castro si deve a Carlos Alvarez, che dopo la morte di Lanssiers avvenuta tre anni fa, ne ha continuato l’opera.

“Durante una visita ad una mostra delle opere in ceramica dei detenuti, Alvarez mi chiese di entrare in contatto con il direttore dell’Istituto. Io sapevo bene che avrei dovuto mettere l’Istituto di fronte al fatto compiuto, dando all’istituzione un ruolo di rappresentanza e liberandola da ogni incombenza . Così organizzai il tutto facendomi carico delle lezioni, del coordinamento, degli esami e di tutte le spese. Tutto questo per un mio personale desiderio di trasmettere l’italiano (lo considero un regalo che va condiviso) e di partecipare ad un’opera di cui conosco i particolari e riconosco il valore sociale e culturale. Dopo tante fatiche finalmente venne firmato l’accordo tra  l’Istituto Italiano di Cultura, l’Istituto Nacional Penitenciario e l’ONG Dignidad Humana y Solidariedad.

Da quell’incontro in poi vado in carcere per tenere le lezioni e sottoporre a esami gli alunni. Nonostante io sia autorizzata, entrare è sempre molto complicato (anche per il fatto che sono donna!), ma una volta dentro, gli alunni del Taller de italiano dimostrano tanto desiderio di avere contatto con la lingua che si cancella ogni difficoltà.

Molti mi chiedono come faccio a non avere paura in mezzo a tutti quei delinquenti. In verità però con me sono educatissimi e cordiali. Tutti”.

L’anno scorso si è tenuto il primo concorso di composizione in italiano ed è stato un grande successo. Il 27 ottobre 2008 Carmen Rosa, insieme al Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Lima, Renato Poma, è andata al carcere di Castro Castro per portare materiale didattico e consegnare dei premi ai detenuti vincitori del concorso. “Un momento indimenticabile, anche perché ha rappresentato l’ufficializzazione della partecipazione  dell’Istituto in questa avventura, agli occhi dei detenuti . Devo ringraziare il direttore Poma per la sua disponibilità. E anche per aver atteso diverse ore in macchina fuori dal carcere in attesa delle autorizzazioni per entrare”.

Carmen Rosa aggiunge che anche quest’anno si è svolto il 2° concorso, con grande successo. “Ci sono stati 12 participanti, due primi premi, due secondi premi e molti premi al merito”.

Purtroppo però non è ancora riuscita a portare i premi. Da alcuni mesi infatti è cambiata la direzione del carcere e questo ha improvvisamente interrotto i corsi. L’espressione di Carmen Rosa nel raccontare lo stato attuale delle cose si fa scura: “io non conosco le ragioni politiche della questione. Io solo vedo che un’opera di tanti anni, tanto sforzo, tante persone coinvolte, con la finalità di recupero sociale, viene bloccata. È un peccato! Oltre al cambio di direzione c’è anche una nuova legge che cancella i benefici di riduzione della pena per lavoro e studio (Per ogni ora di lezione i miei studenti avevano uno sconto di pena pari a 5 ore). Eravamo arrivati ad avere 70 alunni, che arrivavano al padiglione 6, dove si tenevano le lezioni, da tutto il carcere. C’erano, e sono ancora lì, una TV, un DVD, un lettore CD, c’è una piccola biblioteca e un computer. Tutto fermo. Inoltre il detenuto-insegnante da cui è nato tutto e che era il principale insegnante di lingua nel carcere, Emilio Villalobos Alva, un mese fa è stato trasferito a Piedras Gordas (carcere di  massima sicurezza) insieme ad altri 30 carcerati per terrorismo. Fortunatamente il suo migliore allievo, Sandro Meléndez, da 5 mesi è in libertà e frequenta il corso di formazione per insegnanti di italiano tenuto dal Prof. Maurizio Leva presso l’Università Cattolica Sede Sapientae, corso che anch’io sto frequentando”.

Ringraziamo Carmen Rosa nella speranza che i corsi riprendano al più presto e che la ragione possa prevalere sulle restrizioni per dare a queste persone la possibilità di trovare un’altra ragione di vita una volta fuori dalle carceri. È grazie a persone speciali come lei se la fiammella della speranza è ancora accesa, perché sappiamo che, se ci sarà occasione, lei si metterà a disposizione.

Grazie ancora.

Intervista di Carlo Guastalla

4 pensieri su “Il due chiacchiere con: Carmen Rosa Mendieta

  1. Carissima Carmen Rosa, io sono un italiano cugino di Jaime Castillo Petruzzi, essendo suo nonno materno (Francesco) fratello di mio nonno (Vincenzo), ti mando questo messaggio sperando di poter dare un saluto fraterno al mio caro parente che ho conosciuto indirettamente tramite suo zio Rocco, il quale finche’ ha vissuto mi aggiornava costantemente sulla sua INGIUSTISSIMA CONDANNA comminatagli da uno ………. giapponese (FuJimori) per un crimine contro la patria ( il Perù) pur essendo un cileno. Ti ringrazio e spero che potrò grazie a te comunicare via mail con Jaime. Oppido Lucano lì 01.03.2011

  2. Sono molto grata alla prof. Carmen Rosa, (che ho conosciuto a proposito dei corsi d’italiano del taller “Papà Cervi” nel penal “Castro Castro”), per il suo impegno a favore dei detenuti. Apprezzo il direttor Poma per aver aderito a questa iniziativa e il sig. Carlos Alvarez per appoggiare varie attività all’interno del carcere.
    Esprimo il mio rammarico per il trasferimento immotivato dei prigionieri, che, grazie alla costanza ed alla tenacia di Emilio Villalobos, da soli, con grande impegno e serietà, fra mille difficoltà, hanno creato ed organizzato per tanto tempo il taller e hanno dato vita alla biblioteca “Javier Heraud”. Il tutto è stato reso possibile dalla solidarietà di amici italiani e peruviani e, da qualche anno, anche da donazioni delle autorità, dell’Istituto Italiano e della professoressa.
    Credo necessario il riconoscimento dell’errore da parte delle autorità, che debbono favorire la ripresa dell’attività di Emilio Villalobos e dei suoi compagni: essi hanno dimostrato notevoli capacità organizzative ed intellettuali, spirito di collaborazione e vivi interessi culturali.
    Vorrei ricordare che nel “Taller Papà Cervi”hanno imparato la lingua italiana anche i vincitori del concorso letterario premiati nel 2008 nell’Auditorium di Petroperù, Alberto Galvez Olaechea e Juan Alonso Aranda Company. Come è stato detto da un giurato alla premiazione, grandi capolavori del passato sono stati scritti in carcere ed ora fanno parte del patrimonio culturale di tutti.
    I laboratori formativi dovrebbero essere incentivati (e non aboliti) nelle carceri, per raggiungere lo scopo primario della pena: rieducazione e reinserimento nella società, secondo quanto affermato a suo tempo dal mio connazionale Cesare Beccaria e come è dichiarato nell’ordinamento carcerario peruviano.

  3. Con queste poche righe volevo esprimere la mia stima verso Carmen Rosa per il suo importante lavoro nell’insegnamento della lingua italiana alle persone incarcerate, un esempio di condivisone e di aiuto verso chi è in una condizione drammatica. Sono molto addolorato del cambiamento del regolamento, speriamo che chi possa cambiare le cose lo faccia, questo per dare una grande speranza e opportunità a chi sembra non averne più.
    Grazie Carmen Rosa per il suo racconto e per il suo grande coraggio e cuore.

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