Il teatro a lezione di italiano secondo il Plida (2016)

Il titolo del XXXIV corso Plida di aggiornamento docenti, che senza un reale motivo o giustificazione concepibile, non appare sull’attestato di frequenza, ve lo svelo subito: “Così è (se vi pare)” Il teatro in classe: realtà e finzione nell’aula di italiano. 18-20 novembre 2016.

Ebbene sì, ho partecipato a questo corso di aggiornamento, durante il quale ho conosciuto tanti bei colleghi che hanno anche voluto condividere qui la propria esperienza. La mia opinione sul corso è tuttora fluttuante. Mi sarei aspettata di uscire dal corso con più consapevolezza; mi rimane un’infarinatura, che spero di riuscire a far fruttare prima o poi (studia ladylink, studia!). Detto questo, vi illustro brevemente il programma del corso e vi lascio alle opinioni dei miei compagni di avventura. La mia è in calce e nel finale lascia il posto a una bibliografia per i più curiosi e ardimentosi.

La parte teorico-laboratoriale:
– Laboratorio didattico: Dal cinema al teatro per la classe, Chiara Sandri, ALMA Edizioni (2h)
– La scelta dei testi. Dall’analisi dei bisogni degli allievi-attori alla proposta del testo teatrale da mettere in scena, Silvia Giugni, Responsabile del PLIDA e Aurora Tomasi, PLIDA (2h)
– La pratica teatrale per lo sviluppo delle competenze interculturali, Barbara D’Annunzio, Responsabile progetto ADA (1h45)
– La glottodidattica teatrale. 10 proposte per una didattica dell’italiano L2/LS, Donatella Danzi, Direttrice del Congresso Internazionale di Glottodidattica Teatrale, docente presso la Escuela Superior de Canto, Presidente del Comitato di Madrid (2h)
– Attenti al lupo! Laboratorio interattivo di glottodidattica teatrale, Donatella Danzi, Direttrice del Congresso Internazionale di Glottodidattica Teatrale, docente presso la Escuela Superior de Canto, Presidente del Comitato di Madrid. (2h)

– Il teatro in classe, Maurizio Masella, Progetto Glottodrama, docente della scuola secondaria, Università di Roma TRE (3h).

Le opinioni dei corsisti in ordine cronologico (di ricezione).

Stefania:
Partendo dal presupposto che il teatro è un territorio vastissimo e che da qualunque parte lo si affronti se ne avrà sempre una visione mai completa, mi sento di dire che nel seminario “La scelta dei testi” è mancata la proposta di didattizzazione del testo teatrale, vale a dire un esempio di impiego  di testi teatrali come fonte per imparare l’italiano nel pieno rispetto delle loro peculiarità (didascalie, indicazione dell’autore, analisi dei personaggi…). L’attività,  a gruppi o a coppie, poteva essere svolta anche con  la creazione di unità di apprendimento o attività didattiche sui testi presentati: non si deve dimenticare infatti che i seminari sono una straordinaria opportunità di confronto fra colleghi e, in fondo, credo che fossimo  tutti lì  per questo motivo, cioè per ricevere stimoli e idee.

Un’altra riflessione:  il teatro (qui inteso come recitazione) è essenzialmente voce e postura. Nella mia esperienza di insegnante  di italiano L2  ho dovuto constatare che anche ai livelli più avanzati manca talvolta una buona pronuncia, una corretta intonazione, i giusti legamenti fra le parole, gli accenti sono opzionali e il linguaggio del corpo spesso contraddice il messaggio verbale. Ogni lingua ha la sua lunghezza d’onda che dipende dall’uso del diaframma e dell’apparato fonatorio e dalla respirazione.  Il teatro  è, dunque, uno strumento straordinario per permettere agli studenti di acquisire  le tecniche corrette con cui esprimersi nel modo più simile al madrelingua. Devo dire che questo argomento secondo me non è stato affrontato o è stato fatto in modo parziale.

Veronica: Penso che il corso sia stato stimolante per avermi permesso di provare in prima persona le tecniche teatrali e aver abbattuto il preconcetto che non si possa affrontare nulla di tutto ciò in una classe di alunni stranieri. Mi ha colpito molto non solo sperimentare, ma, soprattutto, calarmi in un diverso approccio comunicativo e interculturale che faciliti la comunicazione e non la ostacoli. Inoltre, lo stimolo aggiunto è venuto dall’eterogeneità dei nostri gruppi di appartenenza e dalle nostre esperienze; il confronto che ne è nato, è stato nella maggior parte dei casi molto produttivo. Sicuramente ho visto dei limiti nell’utilizzo delle tecniche teatrali in classi di livello troppo elementare (con il quale si può avere il mimo o i momenti di presentazione di sé), ma sicuramente dal B1 sono, a mio avviso, da usare. Si crea maggiore dinamismo nella classe e il messaggio grammaticale si veicola con originalità, ma soprattutto, si dà importanza all’aspetto espressivo e di intonazione che sono alla base di una comunicazione efficace. Insomma: valutazione positiva. Si è peccato un po’ sull’organizzazione, ma i contenuti del corso sono all’avanguardia e i temi cercavano di avere una loro continuità: presentazione teorica di Balboni (che ho volutamente non citato, perché voglio che si rifletta su quello su cui ci siamo cimentati, sulla pratica. N.d.r.) valutazione per livelli, approccio interculturale, sperimentazione teatrale e, in ultimo, tecniche teatrali vere e proprie.

Valentina: Il corso di aggiornamento per docenti è  stato motivante, personalmente ho provato le  tecniche teatrali in classe per livelli a1 e b1, risultato? molto positivo!! anche le persone un pochino più timide/riservate alla fine non volevano più concludere
l’attività. Purtroppo “il tempo” è sempre un po’ limitato.
Utilissimo aver provato anche noi insegnanti a stare dalla parte dello studente, ci siamo calati nel ruolo di attori e di pubblico. L’azione, l’approccio, la sperimentazione è stata il punto fondamentale del nostro apprendimento. Il mio pensiero? tecniche teatrali da utilizzare!!
La valutazione del corso ovviamente molto positiva da ripetre.
Migliorando i seguenti aspetti: più tempo a disposizione; reperire il materiale didattico e come utilizzare il teatro per i vari livelli.

Sicuramente non è stato semplice e non lo sarà, ma alla fine tutto è teatro!!

Massimo: Anche io – se saperlo vi può essere di una qualche utilità, ho provato ad applicare quanto studiato al seminario.
In questo periodo ho una classe un po’ speciale (un gruppo Marco Polo-Turandot, immagino sappiate di cosa parlo… Comunque si tratta di una classe formata interamente da cinesi) siccome non ho tempi strettissimi ho provato a dedicare più tempo di quanto potrei fare normalmente a queste simpatiche attività che abbiamo sperimentato al nostro ameno seminario. I risultati sono stati decisamente evidenti: mi propongo di continuare a sperimentare ancora, approfittando della particolare situazione di cui sopra.
Anche per me il problema maggiore è la scelta e la preparazione del materiale adatto.
Vorrei che piacesse sia a me che a loro… che fosse utile ai fini dell’esame B2 che devono sostenere… che fosse utile nella vita quotidiana.. etc
Ci sto lavorando insomma…
Comunque, tornando ai risultati..
Dico una banalità ma tant’è…
È come se l’uso del corpo e la partecipazione emotiva avesse l’effetto di un’esperienza di vita reale e li costringesse a modificare la loro visione della realtà, come tutte le
esperienze di vita…
Insomma, dopo erano un po’ più sicuri, coraggiosi…
Per quanto mi riguarda, con un po’ di fantasia e tempo confido di poterlo inserire, in una qualche misura, anche in una classe “normale”, perché quelle competenze che acquisiscono e di cui parlate mi sembrano essenziali all’apprendimento di una lingua.  Fantasia E tempo…
In realtà ho già fatto qualche prova in classe. Vogliamo più teatro in classe, insomma…
E poi giochi musica e danza…
Performing arts…
 Ci sono studi che ne dimostrano l’efficacia.E perché no dunque?

 Vogliamo altri seminari!!

Raffaella: Dunque….sono una insegnante di l2 che ha operato nei settori più vari. Dai cpia ( ex ctp) alle università  (seppur come tirocinante!). Ho una laurea ad indirizzo teatrale e per questo motivo il corso a me è risultato facilitato. A mio avviso il grande pregio di questo corso è stato la capacità di mostrare fattivamente che si può fare glottoteatro a tutti i livelli, senza timore. Abbiamo sperimentato in prima persona alcune pratiche teatrali e posso dire che sono risultate molto efficaci. Se un corso del genere è riuscito a far recitare me che  non canto neanche sotto la doccia, vuol dire che qualcosa di positivo ha trasmesso!
L’ intervento di Balboni è stato fondamentale, la sezione della Giugni la parte migliore dal punto di vista della didattica propriamente legata alla l2, la danzi e Masella ottimi veicolati e trascinatori nella pratica del teatro. A me questo corso è piaciuto. Se dovessi trovare dei difetti direi che è stato troppo breve per poter approfondire qualsiasi argomento affrontato, il materiale lasciatoci è stato decisamente poco e non ha soffisfatto a pieno alcuni quesiti posti a cui non è stata data soluzione o strada verso la soluzione. Poche sono state le indicazioni per poter poi lavorare in autonomia.

…. …. …..

Se mi trovassi in un pub con una birrozza fresca davanti, vi direi che a distanza di un mese del corso mi è rimasto ben poco in mente. Ma sto scrivendo in un blog di un certo tenore, in cui ho invitato dei colleghi seri, per cui devo dimostrarmi all’altezza della situazione.

Ero già convinta che le tecniche teatrali si potessero e dovessero applicare alla lezione di italiano, non avevo bisogno di questo corso per convincermene e per questo motivo il neologismo di Raffaella “glottoteatro” mi piace assai. Purtroppo la mia opinione si discosta un po’ dalle precedenti, perché sebbene abbia affrontato il corso con entusiasmo, in realtà credo che sia stata troppo trascurata la parte pratica che speravo ci avrebbe davvero fornito degli strumenti per portare in classe un testo didattizzato specifico per i nostri studenti e non solamente delle tecniche da sperimentare in un momento della lezione. Certamente, riconosco che un unico corso di formazione non possa trasformarci in luminari del glottoteatro e che si proceda per tentativi e fasi, in cui prima di tutto ci mettiamo in discussione noi stessi alle prese con questo nuovo ruolo. Però, nonostante queste considerazioni, ho lasciato Piazza Firenze un po’ perplessa rispetto alle attività con cui mi ero cimentata.

Ancora una volta il laboratorio tenuto da Chiara Sandri della Alma Edizioni ha rappresentato la parte migliore della due giorni e per questo motivo rosico, e tanto (Porfido sa perché).
Sandri ha saputo introdurre in modo teorico e pratico l’importanza di una fase di riscaldamento e come proporla con degli stimoli crescenti (e di volta in volta più coinvolgenti ed impegnativi), del lasciarsi andare, dell’immedesimazione ed interpretazione di un ruolo e di come, quando si porta il teatro a lezione, ci sia spazio per tutti gli studenti e per i loro caratteri ed attitudini, perché ci sono ruoli per tutti: il regista, lo scenografo, lo sceneggiatore, il suggeritore: non esistono solo gli attori più disinvolti, c’è spazio per chiunque, anche per i più timidi. E per ognuna delle fasi di lavoro sono state previste attività che ci coinvolgessero prima di tutto come persone, poi come insegnanti, per renderci conto di cosa possa provare uno studente e di quanto ogni singola fase sia importante per il successo dell’attività nel suo insieme.

Il laboratorio di Chiara Sandri era basato su una scena del film “Il Marchese del Grillo” con Alberto Sordi. Abbiamo lavorato con un un testo scritto e con un video, passando dalla fase globale alla analitica, fino ad arrivare alla ricostruzione di un dialogo e alla drammatizzazione dello stesso.

I successivi laboratori, purtroppo, a causa di una imprudente gestione del tempo, sono rimasti incompleti e a risentirne è stata la parte teorica, che ha rubato spazio a quella pratica, lasciando all’immaginazione o visto il tema, all’improvvisazione, il riuso di questi materiali con i nostri studenti.

Per quanto il ragionamento sui testi condotta da Silvia Giugni sia stato interessante (perché ci ha aiutato a capire come affrontare la lettura di un testo, per determinare se è adatto o meno al livello dei nostri studenti, staccandoci dalla mera analisi grammaticale e sintattica), in realtà è rimasto un lavoro incompleto, poiché è totalmente saltata la parte della didattizzazione, che in questo caso sarebbe stata fondamentale. Eravamo alle prese con dei testi teatrali autentici e avremmo voluto capire su quali parti del testo soffermarci, a cosa dare più attenzione, come lavorarci con gli studenti. Insomma, si trattava di andare ad approfondire tutto quello che il laboratorio precedente non aveva trattato, poiché la sezione de “Il Marchese del Grillo” era già stata selezionata per noi.

A malincuore, mi tocca sottolineare che durante le prime due ore di presentazione di Donatella Danzi, le 10 proposte non sono pervenute: è stato un parlare senza canovaccio, un’occasione persa, che ha tolto del tempo prezioso proprio alla preparazione e alla messa in scena, che è stata la parte più divertente e difficile in assoluto per me: difficile accordarsi sulla storia, sui protagonisti e sui ruoli, la negoziazione, l’apprendimento cooperativo, la risoluzione dei problemi, aiuto! Fortunatamente la seconda parte del laboratorio (quella davvero creativa) è stata una vera e propria sfida, quindi vi propongo il video del nostro lavoro che consisteva nel reinventare la storia di Cappuccetto Rosso come se fossimo un gruppo di studenti A1. I protagonisti del nostro video sono: il narratore, Cappuccetto Rosso/Pinocchio, la mamma di Cappuccetto Rosso e la focaccia, Bianca Neve e il Lupo.

Come accennato, per me la parte più difficile -che ci ha fatto consumare molto del tempo a disposizione- è stata organizzare la trama, ragionare con il vocabolario di uno studente A1, scegliere una delle tante idee che ci sono venute in mente ed in ultimo provare per fare in modo che le nostre battute incomplete avessero senso e soprattutto glorificare quelle prove davanti ad un pubblico di colleghi che tra l’altro aveva prodotto delle scenette memorabili! Ce l’abbiamo fatta? Ce l’abbiamo fatta!

Maurizio Masella. Con lui si è concluso il corso di aggiornamento. Devo, però, ancora riflettere su quello a cui ho assistito: a fine laboratorio non credo di aver ancora ben capito cosa sia questo Glottodrama e ahime, le sue potenzialità (studia ladylink, studia!).
Per quanto il lavoro di drammatizzazione sul testo (tre proposte, una da mettere in scena) abbia prodotto delle “scenette” ben interpretate da professori principianit ed estremamente godibili, in realtà ci siamo trovati a dover interpretare un brano a scelta senza avere la benché minima guida o idea di cosa (ci) potessimo fare.
Al termine delle “recite” Masella ci ha spiegato quali aspetti di quel particolare testo, in quella particolare recita, erano stati affrontati bene o sarebbero dovuti essere più curati o evitati o su quali frasi/espressioni avremmo dovuto puntare, affinché la rappresentazione facesse tesoro della ricchezza del testo e viceversa. Sicuramente ha anche apprezzato alcune interpretazioni, nate più dalla fantasia che da uno studio ragionato, insomma c’è chi in assenza di tempo sa dare il meglio di sé e chi come me si divincola tra una battuta e un chissà se.

Mi rimangono tanti dubbi: in primis come lavorare sulla lingua, visto che anche Maurizio Masella ci ricordava quanto fosse importante il discorso della pronuncia, dell’intonazione <<anche se ad un livello più basso può anche essere importante che arrivi l’intenzione comunicativa della battuta, se non proprio o del tutto la battuta in sé (cit.)>>.
Alcune tecniche di riscaldamento per livelli più avanzati mi hanno letteralmente spiazzata e ok, sentirmi spaesata o incredula mentre faccio un’attività di riscaldamento è importante, perché devo capire che è poi quello che chiederò di fare ai miei studenti e si sentiranno anche loro spiazzati qualche volta, ma se sono convinta di quello che porto a lezione ce la possiamo fare.
Devo continuare a ripetermi che quello spaesamento e quei dubbi sono quanto di meglio mi potesse capitare, perché sono sensazioni che potrebbe avere un mio studente anche durante attività di minore coinvolgimento o difficoltà.

E infatti continuo a ripetermi che quello spaesamento e quei dubbi sono quanto di meglio mi sia potuto capitare, perché sono sensazioni che potrebbe avere un mio studente anche durante attività di minore coinvolgimento o difficoltà.

Dubbi ladylinkiani a parte, vi lascio con un minimo di bibliografia con cui potrete addentrarvi in questo policromo mondo del glottoteatro:

– È disponibile online e gratuito il Manuale pratico del Glottodrama, traduzione italiana di un manuale pubblicato originariamente in inglese. La versione italiana nasce sotto l’egida di Adam: <<una vetrina a disposizione dei promotori Leonardo da Vinci per disseminare i loro progetti, ed a disposizione di chiunque desideri prendere visione del lavoro innovativo dei progetti finanziati dal Programma Leonardo da Vinci>>;

– Info sul Glottodrama si trovano sul sito apposito;

– Imprescindibile è un recente articolo -uscito su E-journall- su una esperienza di process drama e glottodrama a lezione in un college americano. L’autore è Dario SponchiadoCronaca di una lezione annunciata: process drama e glottodrama tra passato e sperimentazioni odierne. Vi consiglio, inoltre, di spulciarvi la sua lunga e dettagliata bibliografia e, in caso, di contattarlo. Non ho avuto il piacere di conoscere Dario di persona, ma sono sicura che gli farebbe piacere ricevere una vostra email;

– Un’altra esperienza teatrale meno recente, ma sempre attuale è quella di Daniela Bertocci che appare in due parti sul Bollettino Itals: parte I e II;

– Suggerito da Dario Sponchiado:  PROCESS DRAMA INSEGNARE UNA LINGUA FACENDO TEATRO; 

 new! In questo Pdf ci sono tre articoli sono apparsi in anni diversi sulla rivista online Italiano LinduaDue del Master Promoitals dell’Università degli Studi di Milano:

Erika Piazzoli: Didattica process drama: principi di base, estetica e coinvolgimento (n. 1. 2011 );

Sara Faggiano: Lingua e teatro, un dramma? (n. 2. 2010);

Manuela Ottaviani: Biancaneve a Marrakesh. Teatro, italiano lingua seconda e intercultura. (n. 1. 2013);

P.S. i tre articoli sono consultabili anche online (il pdf lo dovete, invece, scaricare)

 new! Giorgia Ginelli: Lingua e teatro: due facce della stessa medaglia, ( Lingua Nostra e Oltre, la rivista del Master di Padova); 

 new! Caterina Cangià: La rappresentazione teatrale, (modulo 4, Uniurb);

 new! Il teatro mimico(modulo 3, Uniurb).

In ingleseFrancesca Savoia: Teaching Italian Language, Literature, and Culture through Performance: The ItalianTheatrical Workshop, (Italica, Vol. 77, No. 4, Linguistics and Pedagogy (Winter, 2000), pp. 509-522).

I link seguenti sono stati recuperati da una mia vecchia cartella che avevo creato quando alla James Madison University avevo creato il corso Strategies for oral communication e le attività di riscaldamento all’inizio del corso erano fondamentali. Alcuni non esistono più, altri invece sono ancora disponibili e con piacere li condivido con voi:

Videoclipgiochi di teatro” di Roberto Gandini e Gianluca Rame;

– 22 giochi per l’animazione teatrale a cura di C. Contessa;

Alfabeti teatrali: appunti di lavoro per i laboratori teatrali nel contesto educativo di Carlo Presotto (da pagina 12);

Mario Mirelli: teatro.it; 

– esercizi proposti durante un corso di teatro del CRT Centro Ricerche Teatrali della Scuola Civica di Teatro, Musica, Arti Visive e Animazione, Comune di Fagnano Olona (VA);

– qui ci sono delle attività simili ad alcune fatte durante la sessione del Glottodrama;

– 100 giochi teatrali raggruppati in tre sezioni: 1 – espressione gestuale, 2 – oggetti per azioni teatrali 3 – espressione verbale;

 new! Il linguaggio verbale: è un pdf di cui ignoro l’autore. Offre una parte teorica e degli esercizi per la parte pratica, poche ma utili pagine;

 new! LEZIONE TIPO LABORATORIO TEATRALE: vari esercizi dal riscaldamento ed espressività corporea, passando per esercizi sulla voce, presenza scenica di Pietro La Barbera.

 new! I seguenti link sono stati suggeriti da Stefania:
IMPARARE L’ITALIANO L2/LS CON TESTI TEATRALI di Erminia Ardissino (Master Promoitals, V. 2, N. 1, 2010);
Apprendere con il teatro (Officina, rivista Alma Edizioni, n°17, dicembre 2011);
– Inglese: DRAMA in ENGLISH LANGUAGE TEACHING: A WHOLE-PERSON LEARNING APPROACH dal blog Teacher Talking Time;
C. Cangià, L’ altra glottodidattica. Bambini e lingua straniera fra teatro e computer Giunti Editore, 1998;
Maley A. – A. Duff, Drama techniques. A resource book of communication activities for language teachers, Cambridge, Cambridge University Press, 2005.

2 pensieri su “Il teatro a lezione di italiano secondo il Plida (2016)

  1. Cara Lady Link
    ho letto con curiosità le reazioni suscitate dall’interessante corso d’aggiornamento organizzato a Roma dal PLIDA.
    Sapendo che un nostro tutor (Maurizio Masella) era stato coinvolto nel seminario, sono passato personalmente per un saluto ed ho ricavato l’impressione che il gruppo fosse molto motivato ed assetato soprattutto di spunti pratici…
    Tutto ciò premesso, non mi meraviglia un certo senso di spaesamento di fronte a questi approcci “glotto-teatrali” abbastanza insoliti in Italia. Quando circa 10 anni fa formulai la prima versione del Metodo Glottodrama e il mio partenariato internazionale iniziò quel lungo percorso di ricerca e sperimentazione finanziato dalla Commissione Europea e culminato nella validazione scientifica del metodo, non avrei mai immaginato che il Glottodrama fosse destinato, almeno nel breve periodo, ad avere più fortuna all’estero che in Italia.
    Infatti scegliemmo l’italiano LS/L2 come prima lingua bersaglio sperando che ciò favorisse una diffusione del Metodo innanzitutto in Italia. Ma le cose non sono andate esattamente come previsto…le successive sperimentazioni condotte con altre otto lingue europee ne hanno consolidato i risultati e promosso la conoscenza soprattutto all’estero.
    Come mai?
    Ci sono almeno un paio di plausibili spiegazioni, una di ordine istituzionale ed un’altra di natura più squisitamente culturale. Quella, per così dire, istituzionale si riferisce al fatto che i docenti italiani in questi anni non hanno potuto partecipare ai nostri corsi di formazione con il sostegno di borse di studio europee come i loro colleghi stranieri. E’ la stranezza delle borse di mobilità…pertanto tra gli oltre 400 docenti che abbiamo formato nel Metodo Glottodrama gli italiani sono una minoranza. Tra questi anche Dario Spochiandio che ha scritto l’interessante articolo da te citato.
    La seconda ragione, mi duole dirlo, ha a che fare con l’estrema lontananza del teatro, inteso come pratica teatrale e non come letteratura teatrale, dal curriculum studiorum tipico dei nostri docenti di lingue in generale.
    E purtroppo il Glottodrama, a differenza delle esperienze di “teatro in lingua” e delle tecniche di role-play, role-taking e role-making ormai enucleate da molti approcci, è un metodo “totally drama based” che richiede competenze specifiche di natura drammaturgica ed attoriale. E’ un laboratorio teatrale orientato all’apprendimento linguistico e non un corso di lingua tradizionale vivacizzato “comunicativamente” con l’inserzione di qualche attività para-teatrale. Non a caso per molti anni l’organizzazione dei corsi Glottodrama è stata basata sull’impiego di due figure, l’insegnante di lingua e quello di recitazione al fine di non degradare ad un livello amatoriale il lavoro sugli aspetti teatrali. In molti casi questo binomio ha dato luogo a felici forme di osmosi professionale o, addirittura, a forme felicissime come in occasione della sperimentazione effettuata con attori professionisti, cioè con i diplomati dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma (2014) capaci di produrre un pièce originale in inglese. Tuttavia solo da poco tempo stiamo cercando di superare questa difficoltà applicativa legata alla compresenza di 2 docenti. E il nodo cruciale riguarda proprio le competenze teatrali di un ipotetico docente unico di “glottodidattica teatrale”.
    Insegnanti che abbiano incrociato nel proprio curriculum questo duplice percorso formativo sono ancora mosche bianche…ma, come suggerisce anche Dario nel suo articolo e come ricorda Erika Piazzoli, forse è arrivato il momento di fare una riflessione più generale sulle competenze irrinunciabili di un docente di lingua straniera intesa latamente quale strumento di comunicazione. Possono mancare tra queste competenze quelle relative all’espressione corporale e drammatica citate da Sara Faggiano? Temo proprio di no…tanto che l’affermazione di queste innovazioni metodologiche non può prescindere da una retroazione sui percorsi di formazione dei docenti. Chi volesse saperne di più sulla storia e sullo sviluppo del Metodo Glottodrama può consultare il nostro sito istituzionale: http://www.glottodrama.eu . Qui troverà una “Guida al Metodo Glottodrama” del 2009 e presto anche una nuova e più aggiornata pubblicazione.

    Carlo Nofri
    Coordinatore del Progetto Glottodrama

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