Il TLIL

Già da un po’ di tempo ormai si parla molto del CLIL (Content Language Integrated Learning), cioè di apprendimento integrato di lingua e contenuti in riferimento all’insegnamento di qualunque materia non linguistica per mezzo di una lingua seconda o straniera (L2). Nel CLIL il contenuto disciplinare non linguistico viene acquisito attraverso la L2 e la L2 si sviluppa attraverso il contenuto disciplinare non linguistico.
Da questa esperienza metodologica nasce il TLIL, ovvero Theatre and Language Integrated Learning.
Per capire in cosa consista il TLIL, più che testi teorici, consiglio vivamente di seguire la descrizione che Melissa Aldi dell’Università di Urbino sta fornendo in progress di un laboratorio di TLIL.
Scrive Melissa: “Nel TLIL (theatre and language integrated learning) per theatre si intende per lo più drammatizzazione e format (si veda T. Taeschner e il suo format narrativo), cioè drammatizzazioni di storie, format appunto, che lo studente deve saper drammatizzare sia verbalmente che attraverso una serie di gesti mirati alla miglior comprensione della storia stessa”.
Il laboratorio (di francese, con 8 studenti, 20 ore per 10 incontri da 2 ore ciascuno) viene descritto in modo dettagliato, vi lascio qui sotto l’inizio (che è in verità un’introduzione) e vi rimando al forum “Teatro e apprendimento linguistico” di insegnare-italiano.it, il portale per insegnanti di italiano a stranieri sul quale settimanalmente Melissa inserisce i suoi aggiornamenti.

I miei studenti “si lamentano del fatto che a livello universitario non si parli più la lingua straniera ma la si studia solamente da un punto di vista formale…
tutti gli incontri alternano due momenti distinti ma che convivono in maniera sinergica: il primo è quello degli esercizi propedeuti al lavoro teatrale vero e proprio, quindi esercizi di rilassamento, di percezione dello spazio, esercizi di coppia senza e con contatto fisico, di improvvisazioni mimate e parlate, per lo sviluppo della fiducia negli altri, di risonanza della voce…..si inizia gradualmente, dapprima concentrando l’attenzione sul singolo e poi sulla relazione con gli altri (il contatto fisico); successivamente ci si concentra sulla percezione dello spazio, quindi il singolo e lo spazio e poi il gruppo e lo spazio; anche per le improvvisazioni è la stessa cosa, prima quelle mimate e poi quelle parlate…..in ultimo vi sarà la vera interpretazione”.

Alcuni link di questo articolo purtroppo sono andati persi.

Peccato…

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