"ildue chiacchiere con…" – Lorenzo Rocca, Università per gli Stranieri di Perugia

All’Università per Stranieri di Perugia si possono contattare molte persone interessanti, diverse da noi per nazionalità, madrelingua ma anche semplicemente per i contesti di lavoro. Tra queste Lorenzo Rocca, uno degli insegnanti che, nella parte a distanza del Master in Didattica dell’Italiano lingua non materna, è stato maggiormente apprezzato. Conoscere di persona e poter dialogare con chi a distanza abbiamo condiviso un percorso non sempre facile, è un grande piacere. Lorenzo, che a 34 anni ha già maturato diverse esperienze nell’ambito della didattica dell’italiano L2, si è dimostrato molto disponibile allo scambio ed ildueblog è felice di inaugurare con lui gli appuntamenti de “ildue chiacchiere con…”.
La prima curiosità (sapere come Lorenzo fosse arrivato al Master) ha subito rivelato un particolare decisamente importante: come primo lavoro, nonché principale fonte di guadagni, Lorenzo non insegna, ma fa il consulente per un’importante gruppo bancario italiano: Ho famiglia dice (due splendidi bambini di 4 e 2 anni N.d.R.). Ma ha ovviamente anche lui un passato da studente presso la Stranieri: nel 2000 infatti si è iscritto alla Scuola di Specializzazione (che dal 2004 si è trasformata nel Master di cui sopra) e che gli ha permesso di iniziare una collaborazione continuata come insegnante: < < Finita la Scuola di Specializzazione ho iniziato a collaborare con l’Università per Stranieri regolarmente, all’inizio con i corsi estivi, quelli trimestrali, poi con quelli intensivi invernali. E visto le mie competenze, mi sono stati affidati i corsi di microlingua giuridica ed economica per gli studenti Erasmus >>
Chiacchierando scopro che nel 2003 ha vinto un assegno di ricerca per approfondire la tematica dell’e-learning, che è stato il trampolino di lancio verso il tutoraggio nella parte a distanza del Master. E’ entusiasta quando ne parliamo, concordiamo sul fatto che i moduli in e-learning siano stati faticosi sia come studente sia come insegnante: < < Sentivo regolarmente Adriana attraverso Skype (Adriana è la Tutor che insieme a Lorenzo si è occupata del modulo “Interazione in classe”, ognuno aveva il suo gruppo di studenti N.d.R.). Cercavamo di condurre il lavoro parallelamente, ci siamo spesso consultati, ci è piaciuto molto il confronto tra colleghi e con voi ragazzi, avete lavorato sodo >>.
Attualmente è alle prese con un progetto molto interessante: ha appena vinto un assegno di ricerca, che gli permetterà di occuparsi di un progetto per l’elaborazione della descrizione del livello A1 del Quadro Comune di Riferimento Europeo. In Italia, infatti, è possibile certificarlo solamente presso l’Università di Siena, con l’esame PRE-CILS. < < La CELI parte dal livello A2 e abbiamo avvertito anche noi la necessità di certificare il livello A1, che è diventato sempre più necessario sotto il profilo lavorativo per gli immigrati, vista l’ondata di extracomunitari che arrivano nel nostro paese >>. Quando gli chiedo cosa attesti il livello A1, mi risponde chiarendo che < < (…) il livello A1 non certifica il raggiungimento di un livello, quanto l’inizio di un percorso di scolarizzazione. E’una certificazione che ha più che altro una spendibilità sociale e che può compensare delle carenze che uno studente ha nella sua madrelingua >>.

Prima di lasciare Lorenzo, che ho sottratto dal congresso “Un mondo di italiano” in svolgimento alla Stranieri, gli ho chiesto dei consigli per noi corsisti ancora alle prese con i moduli in presenza: < < Osservare i colleghi in classe, variando i livelli e gli insegnanti, conoscere e testare vari manuali e cercare di crearsi una propria linea di insegnamento, sempre in evoluzione, a seconda degli studenti, del livello e degli obiettivi del corso >>.

Se ripensa a quando ha iniziato a lavorare, si sente di consigliare alle future leve, e non solo, di imparare dai nostri errori: < <(…) evitare di parlare troppo, di essere noi i protagonisti delle lezioni, ma di cercare di coinvolgere la classe. Quando si insegna non si deve mai dare nulla di scontato, la ridondanza può sembrarci fuori luogo e noiosa ed invece è un modo per far arrivare i contenuti agli studenti. (…) >>.
Ecco appunto, parliamo di studenti: voglio sapere quali sono i luoghi comuni più frequenti che ha riscontrato tra gli stranieri su noi italiani: < < Pensano che gli italiani siano pigri, svogliati e che sia, più che altro, un atteggiamento calcolato >>.
Cerco di carpirgli qualche dritta sul lavoro e riesco a strappargli qualche suggerimento per portare un po’ di materiale autentico in classe: Fiorella Mannoia e Enzo Jannacci. < < Una scena di Caruso Pascoschi per l’imperativo informale, quello con il TU >>.

La conversazione è stata piuttosto interessante e volge alla fine; insieme torniamo verso l’Università. Lorenzo ha esperienza ed umiltà e lo ho ascoltato volentieri. Mi ha colpita molto il fatto che nonostante la sua passione e dedizione, non svolga questo lavoro come attività principale: non riuscirebbe a vivere solo con l’insegnamento, con una famiglia da mantenere. Inoltre aggiunge: < < In questo campo bisogna subito avere le idee chiare: bisogna capire se si è votati per la ricerca o per l’ insegnamento>>.

Eppure lui mi sembra riuscire bene in entrambi!

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