In ricordo di Katerin Katerinov

kat4

Foto di Silvia Capponi

A pochi giorni dalla morte di Katerin Katerinov pubblichiamo un sentito e commovente ricordo di Silvia Capponi che condivide con noi aspetti meno noti del famoso linguista.

Cogliamo l’occasione per ringraziare Silvia per la sua testimonianza anche fotografica.

Per me era IL PROF, quello vero! Quello che mostra e che non ha la pretesa di insegnare, quello che mi ha sempre aperto la sua casa, prima da studentessa e poi da insegnante. Una persona umile e amica dei giovani, pronto ad ascoltare e ad aiutare il prossimo, bistrattato dall’Istituzione che aveva reso famosa in tutto il mondo.

Grazie e “per colpa” sua ho deciso di diventare Insegnante di italiano per stranieri e lui si è sempre sentito responsabile per questa mia scelta che si è rivelata poi così difficile. Il primo ad alzare il telefono per sapere come darci la voce in questo eterno precariato in cui ci troviamo, il primo a sostenerci in ogni nostra piccola battaglia.

Mi chiamava “la meteorina” sostenendo che avrei avuto una carriera migliore se avessi scelto di dare le previsioni del tempo a rete quattro piuttosto che cercare di lavorare all’Università per Stranieri.

Mi ricordo di un giorno al bar in cui, riferendosi proprio alla trasmissione televisiva, mi chiese: “Allora… l’hai vinto il concorso?”. E i vari professori che popolavano allora il bar si girarono incuriositi senza proferire parola pensando che fossi entrata in chissà quale Università. Ridevamo molto, parlavamo tanto ed era una spalla sulla quale appoggiarsi sempre.

Mi mancherà caro Prof., mi mancherà pensare di passare in Corso Garibaldi e non incontrarla, non poter più parlare di gatti e dei suoi tanti progetti di ricerca, sempre in viaggio e sempre presente.

Buon viaggio Prof.

La meteorina

kat2

Foto di Silvia Capponi

Questo è il post che ho scritto di getto il 15 luglio, dopo aver appreso della morte del Professor Katerin Katerinov tra le pagine di facebook in un articolo scritto e postato da Natale Fioretto, docente dell’Università per stranieri di Perugia.

Non ricordo quando ho conosciuto Katerinov, è sempre stato nella mia vita. Mio padre fino a pochissimi anni fa era il proprietario di un bar a Perugia, in Piazza Grimana di fronte all’Università per stranieri. Da bambina mio padre mi parlava di lui come di colui che aveva rivoluzionato la grammatica italiana e io mi immaginavo questo professore straniero che nel suo studio scovava regole grammaticali che noi italiani ignoravamo. Non era poi così lontano dalla realtà, negli anni settanta è stato il predecessore della glottodidattica che poi negli anni avrei studiato con tanta passione.

Avevo un certo timore reverenziale nei confronti di questa figura sempre elegante, con le sue inconfondibili camicie e gilet, che veniva a fare colazione tutti i giorni chiedendo sempre (come ha ricordato in un post una delle ragazze che lavora nel bar non più mio) un caffè lungo e una bustina di zucchero di canna. Ma il timore è stato subito sostituito dalla confidenza perché Katerinof trattava tutti alla pari e amava intrattenersi a parlare con le persone più disparate, preferendo sempre le persone umili, dal pensionato al muratore macedone, ma soprattutto amava i suoi studenti, persone di tutto il mondo che lo hanno sempre ricordato negli anni con enorme affetto e stima.

Mi ricordo quando, da ragazzina, andavo a portargli il caffè nel suo studio in Corso Garibaldi, a due passi dall’Università. Io e mio fratello chiamavamo quel luogo “la casa di Batman”, dietro un grande portone, a piano terra, ci si apriva un mondo meraviglioso e misterioso: lunghi corridoi in penombra, con librerie ricolme di libri e documenti e tante postazioni con computer, in un periodo in cui il computer per me era ancora un oggetto tanto desiderato quanto ignoto. Katerinov era sempre un passo avanti agli altri e già progettava cd rom da abbinare ai suoi libri, negli anni in cui il materiale utilizzato consisteva perlopiù in mazzi di fotocopie di esercizi strutturali battuti a macchina. Questo luogo era sempre aperto ai suoi studenti che lo vivevano e lo animavano come se fosse una succursale dell’Università, una biblioteca libera dove parlare, studiare e confrontarsi.

Sin da allora sognavo di diventare un’insegnante, ignoravo che negli anni a seguire avrei intrapreso proprio i suoi stessi studi, ma per me rappresentava già un modello.

Nel 2008, terminati ormai da tempo i suoi anni felici presso l’Università, ho avuto l’onore di fare le foto e di essere presente alla presentazione del libro in suo onore “Linguistica e glottodidattica” curato dai professori R. Dolci, A. Mollica e M. Pichiassi. In quell’occasione ho potuto partecipare alla commozione e alle lacrime sincere del Professor Mauro Pichiassi, suo eterno amico e prescelto dal Professor Katerinov come erede ideale. Dopo quella serata più volte ho scherzato con Katerin dicendogli che mi aveva permesso di cenare insieme ai principali nomi presenti nella mia libreria.

L’uscita del fine intellettuale dall’Università, così eclettico e controcorrente, è stata un’uscita in punta di piedi, così come lo è stato il suo commiato dal mondo. Non amava gli addii, preferiva esserci sempre e per me, così come per tutte le persone che lo hanno conosciuto, ci sarà sempre.

Silvia Capponi

 

P. S. Ringrazio ladylink per avermi chiesto di mettere nero su bianco i miei ricordi dell’uomo più che dell’intellettuale (spero che a questo penseranno le Istituzioni che hanno avuto la fortuna di ospitarlo nelle proprie aule in questi anni) e rinnovo il mio affetto per la moglie, la professoressa Maria Clotilde Boriosi, che ha saputo sorreggerlo e accompagnarlo sempre, per la figlia Ilaria e per Matteo, mio amico e compagno di foto.

 

 

 

2 pensieri su “In ricordo di Katerin Katerinov

  1. Un grazie sentito a Silvia Capponi che ha saputo ricordare con sincero affetto ma con grande rigore l’uomo Katerin Katerinov senza dimenticare la sua professionalità e la sua verve sempre creativa. Sono Elena Boriosi, cognata di Katerin Katerinov. Ho seguito tutta la sua carriera universitaria, ma anche la instancabile creatività che, incoraggiata e sorretta sempre da sua moglie, mia sorella Maria Clotilde, ha prodotto tanti libri conosciuti e usati in tanti Paesi di tutto il mondo.

Rispondi