Insegnare italiano negli Stati Uniti, parte 2

In questa seconda parte cercheremo di capire meglio in cosa consiste il lavoro di un insegnante di italiano.

I corsi di lingua

(Queste affermazioni sono abbastanza arbitrarie. La situazione è complessa, per cui ho scelto di dare una versione abbastanza realistica, ma non esaustiva).

Nella maggior parte delle università i corsi di lingua sono di circa 40 ore a semestre, distribuiti su 3 incontri settimanali da 50 minuti (per i primi due livelli questo monte ore sale a 50). Gli studenti spesso devono studiare una lingua per quattro semestri. I primi due semestri, ottengono 4 crediti per corso, perché ci sono tre incontri settimanali (2×75’ e 1×50’). Gli ultimi due semestri i crediti scendono a 3 (come per qualsiasi altro corso che frequenteranno) e le lezioni passano a 2×75’.

Gli studenti devono essere esaminati spesso. Bisogna produrre voti che quantifichino il progresso e portino a un risultato numerico. Il voto finale è molto importante, per cui pur cercando di essere obiettivi, si cerca sempre di indorare la pillola.

Diciamo che lo studente più scarso ottiene una C (75/100), la maggioranza si attesta sulla B, ma ho anche avuto molti studenti da A. Di norma, i quiz sono brevi e riguardano il vocabolario studiato a lezione. I test sono più lunghi, trattano la grammatica e c’è sempre anche una comprensione scritta e una composizione (una lotta contro il tempo!). I corsi di lingua e letteratura oltre il quarto semestre vengono definiti “upper level”, perché permettono di cumulare crediti per il minor o il major. Il minor consiste nel fare 6 corsi tra lingua e letteratura. Il major significa che di corsi se ne fanno 11 e ci si laurea in quella lingua (o disciplina). In generale gli studenti hanno un major e un minor, alcuni un doppio major  o un major e un doppio minor. Ma i minor o i major in italiano sono pochini, la maggior parte degli studenti che abbiamo è obbligata a studiare una lingua e fortunatamente sceglie l’italiano.

I libri di testo

I libri adottati dalla stragrande maggioranza delle università sono prodotti da case editrici americane. Titoli come Ciao!, Avanti! o Prego! sono circolati anche da me, fino a quando non abbiamo deciso di optare per una casa editrice Italiana, la Alma Edizioni, della quale abbiamo adottato Italian Espresso 1 (per i primi due semestri di lingua) ed Espresso 2 (per gli ultimi due semestri).

La tendenza dei manuali americani è quella di seguire un approccio deduttivo. Spesso i verbi o il lessico importante sono evidenziati in neretto. Immancabile è la lista di parole all’interno dell’unità e a fine unità.

Negli ultimi anni, però, le case editrici hanno investito molte risorse per fornire i manuali di una parte online accattivante, che fornisce una specie di supporto tecnologico a quello cartaceo. Il famoso Ciao! ha una parte online molto interessante, con dei video che accompagnano ogni unità, dove protagonista è un giovane e affabile italiano che vive varie avventure in giro per l’Italia d’estate. Se non ricordo male il video è fornito di sottotitoli in italiano e in inglese e ovviamente di attività che precedono la visione e anche di comprensione. Cliccate qui per vedere quanto costerà l’ottava edizione prevista per il 2014. Visti gli alti costi, sta prendendo piede l’opzione di “affittare” il libro (si può fare online, sul sito della casa editrice, ma anche presso la libreria dell’università).

Un altro libro innovativo in questo senso è “Sentieri” della Vista Higher Learning, una casa editrice che si è inventata l’escamotage del codice per l’accesso alla parte online, consegnato al momento dell’acquisto e che blocca qualsiasi possibilità di rivendere il libro (la libreria dell’università ha una sezione dell’usato, ovviamente, oltre a Amazon e ad altri siti). Senza quel codice non si può accedere alla parte online, il codice non è venduto separatamente. Come dicevo Sentieri offre un fotoromanzo, disponibile anche in versione video (quindi più lungo e completo).

Le parti online di un libro, però, sono molto altro, sono proprio un altro mondo. Intanto online sono presenti gli ascolti. Alcuni brani, presenti sul libro, sono letti da un attore dalla bella voce e si trovano online. Online ci sono i cortometraggi (forniti però anche in dvd all’insegnante). Online c’è il libro degli esercizi (ma esiste anche la versione cartacea) con possibilità di autocorrezione (l’insegnante può settare questa parte permettendo o meno vari tentativi di risposta). Alcune case editrici offrono la possibilità agli studenti di registrare la propria voce, recapitando la registrazione al prof. Inoltre, le case editrici offrono quiz e test già pronti. Spesso queste parti online possono sostituirsi alla black board, ne avete mai sentito parlare? E’ l’ambiente, il portale, tramite il quale l’insegnante e gli studenti comunicano (io ci scrivo i compiti e quello che ho fatto a lezione, carico files, mando email e scrivo annunci che rimangono in vista e vengono inoltrati agli studenti). Alla mia BB non rinuncerò mai… MAI, per un wimba qualsiasi (wimba è il nome comune dato a queste piattaforme online).

Se avete notato, questi manuali oltre che costosi sono pesantissimi, perché vanno oltre le 500 pagine. Piacciono, infatti, solo se, in 12 unità, coprono tutti i contenuti grammaticali di una lingua. Questo avviene con Sentieri, che però per il livello intermedio lascia il posto a Immagina, che qui da me è stato adottato per tre semestri, prima di passare ad una editrice italiana.

Il lavoro dell’insegnante con i libri di testo

Non esiste il manuale perfetto, quindi noi qui negli US facciamo come tutti i professori del mondo: i salti mortali. Cerchiamo di rispettare il programma, di modo che i professori che erediteranno i nostri studenti si trovino una situazione il più omogenea possibile (hmmm). Molte università hanno quiz e test standardizzati, cioè pronti, solo da somministrare. Il che può anche non piacere, ma facilita la vita dell’insegnante, dà un obiettivo certo da raggiungere a fine corso e permette di tenere sotto controllo l’insegnamento di un livello che spesso ha molte sezioni e molti insegnanti con stili d’insegnamento disparati. Questi quiz e test comuni noi non li abbiamo. In quanto coordinatrice dei livelli 100-200, sono riuscita a raggiungere “solo” l’esame finale comune nei livelli 100, non senza difficoltà e la standardizzazione è lungi dall’essere completa.

 Onori e oneri dell’insegnante.

Come insegnanti le responsabilità variano a seconda del tipo di contratto che si ha. In quanto full-time insegno tre corsi a semestre, corsi di vario tipo. Spesso insegno due corsi upper-level e solo uno dei livelli che coordino (il semestre passato avevo solo un upper level, il prossimo due). Ma da me i corsi “upper level” sono insegnanti anche da colleghi part-time, quindi il programma di italiano ha una estrema necessità di questi colleghi, a cui però, contrattualmente, non sono riconosciuti alcuni “benefit” di cui io beneficio (l’assicurazione e i versamenti per la pensione per dirne due).

Da me i part-time lo sono solo di nome; di fatto hanno tantissimi corsi e si fanno un mazzo tanto. Hanno in teoria meno oneri ed una paga che varia dal numero di corsi e dalla loro formazione (più titoli hai e più vieni pagato). D’estate non tutti lavorano.

Una responsabilità che condividiamo è quella della preparazione del sillabo in cui sono esplicitati i contenuti del corso, il programma settimanale e quanto valgono, in percentuale, le varie parti del corso (per esempio: 15% quiz, 25% test, 20% esame finale scritto). Last but not least, tutte le “policy” del corso: in caso di assenza, in caso di chiusura per brutto tempo, il codice di onore (nel caso siano colti a copiare). Questo sillabo è un compromesso e ci permette di avere il coltello dalla parte del manico, perché è un patto sottoscritto da loro e da noi.

Concludo questa seconda parte con una nota personale da annoverare tra gli onori. P1200318Questo semestre tengo il corso Modern Italian Literature (XX secolo), che mi ha permesso di portare a lezione Sibilla Aleramo, una mia eroina! una musa ispiratrice! un mito! scegliete voi. L’onere era quello di preparare un intervento degli studenti per la conferenza di marzo del mio Dipartimento (è una conferenza annuale che si tiene sempre a marzo) che quest’anno aveva il seguente titolo “Emancipazione: la lotta per l’uguaglianza e per la libertà”. Noi di italiano facciamo sempre partecipare gli studenti, che prepareranno un paper (un saggio, scusate) in inglese. Il titolo della conferenza di questo anno ci era stato comunicato molti mesi prima, proprio per permetterci di adattare un minimo il programma del corso in vista della conferenza. P1200325Per farla breve i miei studenti hanno preparato più che un saggio una lettura del libro autobiografico “Una donna”. Hanno riassunto i capitoli letti e hanno selezionato delle parti da citare durante la lettura pubblica. Forse (forse?) è stata una lettura un po’ troppo lunga, durata 30 minuti pieni, ma tutto il processo di preparazione ci ha arricchiti, tanto. Tra stanchezza e stress miei (vedevo il completamento del saggio sempre più lontano), il loro impegno e interesse, l’eccitazione il pomeriggio precedente (mentre leggevano il paper per la prima volta tutti insieme coordinandosi), le loro osservazioni su un’autrice (donna) così diversa da quelli (uomini) studiati fino a pochi giorni prima.

Il giorno della conferenza ero molto emozionata e nervosa, più di loro, perché il sangue freddo mi abbandona quando devo parlare in inglese davanti a un pubblico di persone che non conosco (la sala era strapiena). Ho indossato un vestito “semaforile”nonostante il freddo, ho fatto coraggio a loro e a me, ho moderato l’intervento di Mary (proprio lei, quella dei progetti alternativi che si laureerà a maggio) e quindi quello dei miei sgarrafoni.

Quindi, come potete notare, gli studenti all’università si abituano a parlare e a leggere in pubblico, a vestirsi in modo adeguato (Mary questa volta era molto casual, ma lei può!) e dominare l’ansia (fanno proprio dei corsi, che rientrano tra quelli di “general education”, cioè obbligatori per tutti e che vanno fatti quando sono freshman (cioè al primo anno di corso), per imparare a parlare in pubblico.

 

Nella parte 3: la licensure per insegnare nelle scuole e un confronto tra Il Common European Framework e i National Standards for Foreing Language Education e tanto altro!

3 pensieri su “Insegnare italiano negli Stati Uniti, parte 2

  1. Sei davvero troppo gentile! Ti scrivo presto con maggiori informazioni sui master che ho trovato. 🙂

  2. Cara Ladylink, ho appena finito di leggere il tuo nuovo post e come sempre, l’ho trovato molto interessante e pieno di notizie utili. Volevo chiederti una cosa a proposito dei master per l’insegnamento di una lingua straniera negli Stati Uniti. Nelle ultime settimane, dopo aver fatto qualche ricerca sul web, ho visto che diverse universita’ americane offrono master dedicati all’insegnamento di una lingua straniera, e in particolare alla lingua italiana… Secondo te potrebbero essere utili per prepararsi ad un eventuale carriera nelle scuole americane? Un abbraccio, Lia.

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