La bufera dell’IIC di Bruxelles

Quello che sta succedendo all’Istituto di Cultura di Bruxelles sembra essere una cartina al tornasole della situazione dell’Italia. Una cartolina che ci espone al pubblico ludibrio internazionale per almeno due motivi: la gestione della cultura di questo Paese nel mondo da parte del Mae e la mancanza di chiarezza e trasparenza tutta italiota che accompagna la vicenda, con accuse incrociate, denunce e omertà.

Tutto nasce da una denuncia del Fatto quotidiano, che rivela i conti della fallimentare gestione dell’Istituto negli anni scorsi, con pranzi di gala e insegnanti pagati in nero. A far esplodere il caso è il braccio di ferro tra l’attuale direttrice Federiga Bindi (non rinnovata dopo due anni di incarico a seguito di un’ispezione del Mef che ha rilevato presunte irregolarità nella gestione dell’Istituto) e il MAE. La Bindi aveva trovato una situazione devastata e le va dato il merito di aver tentato di regolarizzare la posizione degli insegnanti, ma questo ha provocato le ire del MAE, che ha avuto negli anni varie cause per illeciti contrattuali in diversi istituti nel mondo.

Il Fatto ha spiegato con dovizia di dati l’accaduto in un articolo del 17 marzo, tornando poi pochi giorni dopo con una seconda analisi che ha evidenziato le responsabilità di Roma.

E’ infine di ieri un accorato corsivo (e il video che abbiamo messo in testa) in cui un insegnante dell’Istituto racconta come gli insegnanti siano sempre stati pagati in nero, senza contratti o contributi: “sapevano tutti della situazione, sia in Belgio che a Roma. Lo dimostrano le numerose lettere mandate ai più alti livelli del ministero degli Esteri”.

Molti i commenti sull’argomento nel gruppo facebook ITALIANO PER STRANIERI, con interventi anche della direttrice Bindi.

Il gruppo di insegnanti che si è organizzato intorno alla sigla RICONOSCIMENTO L2/LS ha preso a cuore la questione, che riguarda non solo questo istituto, ma in generale la situazione degli IIC nel mondo. Da quando infatti sono stati tagliati i fondi per queste importanti istituzioni, i corsi di italiano sono diventate le prime fonti di sostentamento. Fonti che però dovevano (e devono) costare il meno possibile. A rimetterci in primis ovviamente gli insegnanti, con bandi fantasma e sistemi di reclutamento a dir poco discutibili, paghe da fame, contratti improvvisati o addirittura assenti, gestione del personale superficiale e verticistica.

Ci auguriamo che questa sia l’occasione per portare alla luce la situazione di quelli che dovrebbero essere portati su un palmo di mano da questo Paese: gli insegnanti che divulgano la lingua italiana nel mondo!

5 pensieri su “La bufera dell’IIC di Bruxelles

  1. ottimo analisi ciro. quel “Dio solo lo sa” è una mazzata: una scarsa presa di responsabilità. un usciere ma non ambasciatore non può dare una risposta di questo tipo.

  2. L’ambasciatore, con la camicia a righe larghe, i gemelli al polsino, la cravatta a scacchi, il fazzoletto nel taschino e le sue movenze eleganti è l’immagine grottesca del nostro governo, che per mantenere stipendi da favola a una piccola minoranza di privilegiati, imboscati, comandati, ecc. schiavizza il resto dei cittadini. Il culmine dello sfacelo della amministrazione italiana è rappresentato dalla risposta “Dio solo lo sa”, che sugella l’impotenza senza vergogna della burocrazia italiana.

  3. dopo aver tentato vie pseudo-sindacali, riunioni, iscrizioni a liste e associazioni più o meno carbonare, ammetto di aver avvertito una certa sfinitezza. Niente è cambiato, mi pare, ma ciò non toglie che dobbiamo continuare a cercare vie d’uscita. Per evitare l’acidità radicale, ho scritto (in versi) di questa nostra condizione di precariato immanente – e ne ho fatto alcune letture sceniche. Si chiama “Lavoro e anti-lavoro. Sogno del’insegnante errante”. Testo di cui trovate alcuni brani e un piccolo video nella pagina: http://annaritazacchi.wordpress.com/le-raccolte/lavoro-e-antilavoro/
    … la poesia comunque, si sa, non cambia il mondo.

  4. Io ho passato oltre sette anni in un IIC e la situazione era perfettamente identica, un direttore ci propose anche lui di fondare una sorta di associazione culturale fra noi insegnanti, perché così la spada di Damocle avrebbe oscillato forse con meno forza, ma tanti colleghi ebbero ugualmente timore (ce ne sono alcuni lì almeno da 15 anni…). Niente ferie, niente malattie, se in caso fosse avvenuto le avremmo pagate di tasca nostra. Ovviamente nessuno ti garantisce la mole d’ore sufficienti per vivere dignitosamente da semestre a semestre, tutto varia da un momento all’altro, perfino la chiusura dei corsi… sono anni che mi batto perché venga alla lunce una cosa che da più parti e più tempo è nota. Io ero all’inizio in nero e col visto turistico, così me ne sono andata alla frontiera per mettere un timbro al mio passaporto…. non è qualcosa che mette davvero paura?

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