La cinepresa che parla

Ieri, mentre cercavo un video per inaugurare la sezione “il due – video laterale” nella barra qui a destra, mi sono imbattuto, su youtube, in questa chicca.

Chiss , forse la prof ripresa da questo discolo a Perugia segue il blog, ma qualcosa mi dice di no.

Io voglio, almeno inizialmente, astenermi dai commenti, li lascio tutti a voi.

Scatenatevi!

6 pensieri su “La cinepresa che parla

  1. Per me la cosa più interessante è nel fatto che la prof non si renda conto della mancanza di efficacia di quello che dice e che fa nel corso della sua lezione. In classe c’è chi è attento (ed è chi ha meno bisogno di lei), chi si fa i propri affari, chi fa le riprese, chi si fa riprendere… molto indicativo di quello che succede in una didattica centrata sull’insegnante.
    Sia ben chiaro: Carl avrebbe tirato fuori la telecamera e fatto il suo show in qualsiasi classe perché l’aveva programmato e voleva farlo, e infatti quello che mi pare interessante è il prima. Prima che venga “scoperto”.

    Mi ha molto colpito invece il fatto che la prof desse del Lei a Carl.

  2. ciao! Non mi riesco a trattenere oltre…
    Io potrei addirittura affermare di essere stata in quell’aula e di conoscere quel libro…brrrrrrrrrrrividi!!!! 🙂
    D’accordissimo con Paolo, però ecco….
    Io comunque nonostante tenga il “monitor” attivo e durante e dopo la lezione mi faccia una sorta di esamino di coscienza, in realtà poi ricado sugli stessi errori, se si può “ricadere” negli errori.
    La collega quanto meno non sta dietro la cattedra, ma è vicina agli studenti. La lezione dallo stile frontale-comodo, con voce “al rallenty” è noiosa e sicuramente non produttiva, visto che i pronomi diretti con il passato prossimo sono uno shock per gli studenti: il mito del participio passato con l’ausiliare avere che non si declina, crolla, e diventa un rompicapo 🙂
    Anche il proiettore acceso ma senza lucidi fa molto “sfondo ad una trama alla Carlo Lucarelli” 🙂
    Però se usi quel manuale, con lo specchietto dei verbi in neretto (anzi in rossetto), a meno che non abbia preparato tu del materiale, non puoi che proporlo in quel modo…
    La voce della collega è rassicurante, tutto sommato l’atmosfera è così rilassata, (magari non proprio interessata), che uno studente si può permettere di riprendere la lezione ed addirittura alzarsi. Alla fine comunque la collega ha reagito facendo capire che non stava facendo una cosa appropriata (questo lo sapevano tutti) e la classe ha applaudito all’osservazione della prof. (diciamo che gli studenti stavano dalla parte di entrambi, va). Il suo candore secondo me intenerisce gli studenti, ma fa anche sentire gli studenti autorizzati a prendere delle iniziative non consone…
    Ho ammirato la sua calma… o forse è proprio questo essere accomodante che non va. Conscia della noia della lezione, forse anche lei ha gradito lo stop, autorizzando quindi quelle riprese, non direi prendendole come una scusa per uno stop… Ecco, la sua reazione e le riprese che continuavano mi hanno molto colpita…
    Io non ho saputo mantenere la calma recentemente, quando durante l’ultima lezionedi un corso di cultura generale, mentre una studentessa presentava alla classe il suo lavoro finale, due persone hanno iniziato a girare video e farsi foto, distraendo quasi tutta la classeche ridacchiava e rovinando quella che PER ME era una bella atmosfera ed un bel momento (quel corso, svolto in inglese, mi aveva fatto patire non poco, ma stavo raccogliendo dei bei frutti). Ho reagito quasi come una belva, e proprio non ho mandato gù che QUEI DUE, PROPRIO QUEI DUE, avessero presentato il tema della “tratta degli schiavi”.
    Insomma non assolvo la collega, ma è stato uno spunto per riflettere su ladylink at work…

    Grazie porfido, ed anche tu, mi raccomando, non trattenerti, eh, che fa male, qualsiasi cosa tu trattenga :o)

  3. Io prenderei come spunto il video e domanderei: -chi di noi ha mai registrato una propria lezione? Quali sono state le impressioni dopo averla rivista? Forse scopriremo che il video della povera collega (non è solidarietà corporativa) mette in luce pratiche molto più diffuse tra noi di quanto non si pensi… [Pur di non tradurre il termine, mi ricordo, una volta, in classe (circa 15 anni fa, tranquilli), di aver definito la pioggia “acqua climatica” tra l’ilarità generale).
    Voglio dire che una sana (auto)osservazione ci aiuta a cambiare, visto che nella didattica tutto cambia ma noi siamo sempre gli stessi.
    Libro consigliato: Richards, J. C., Lockhart, C. (1994). Reflective Teaching in Second Language Classrooms. Cambridge: Cambridge. University Press

  4. Beh, anche se i suoi genitori parlassero un perfetto italiano, di fronte a “cinepresa silenziosa o cinepresa che parla” non saprebbero che farsene

  5. no Enrico, ti prego, non astenerti pure tu!!!! Io mi sto trattenendo, ma è durissima e mi aumenta il mal di mare!!!!!

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