La milanesizzazione della lingua italiana

(Nell’immagine Guido Nicheli, il milanese per eccellenza, il “cumenda” di molti film; luglio 1934-ottobre 2007)

Sfogliando le pagine di Italians sulla versione online del Corriede della Sera, mi e’ caduto lo sguardo sul seguente articolo: “La milanesizzazione della lingua italiana” in cui l’autore si chiedeva, anche ironicamente,  fino a che punto  la parlata (regionale) milanese, avrebbe influenzato l’italiano neo-standard:

Una su tutte, l’uso di espressioni quali “settimana prossima” o “settimana scorsa” senza che siano precedute dall’articolo “la”. Ormai sono mesi che sento adoperare anche da chi milanese non è frasi come: “Ci vediamo settimana prossima” oppure “Settimana scorsa sono stato in ferie”. Ora, frasi di questo genere oltre che essere scorrette dal punto di vista grammaticale, sono anche cacofoniche, molto sgradevoli all’orecchio. Eppure l’abolizione arbitraria dell’articolo dinanzi a “settimana” ha contagiato molti e non è difficile notarla in presentatori tv e speaker radiofonici o addirittura ritrovarla in qualche articolo di giornale. E non ci è voluto molto tempo perché l’epidemia che ha falcidiato l’articolo determinativo femminile si diffondesse tra la gente, sul lavoro, all’università, al bar. Una morìa dei “la” che può avere una sola spiegazione logica: i milanesi stanno mettendo da parte l’articolo davanti a “settimana” per poterlo poi usare in altri contesti, per loro da sempre abituali, come ad esempio il “la” davanti ai nomi propri di donna. Evidentemente dopo anni di “Come sta la Nicoletta?” e di “Salutami la Monica!” erano rimasti a corto di “la” ed erano stati costretti a riferirsi ad amiche e colleghe come la grammatica italiana comanda.

Apologia e panegirico dell’inflessione romana, da parte di una romana, non proprio d.o.c.

Potrei dire che e’ riscontrabile soprattutto tra gli speaker di Mediaset una maggiore presenza di settentrionali, per ovvi motivi geografici. Non possiamo negare che in passato i mass media abbiano rivestito un ruolo importantissimo per la diffusione della lingua italiana e probabilmente negli anni 50, quando la televisione inizio’ le sue trasmissioni, avra’ avuto la meglio l’accento romano,  dove per romano non intendo certamente la parlata di Sora Lella, piu’ vicina ad un dialetto, se cosi’ si puo’ definire (no, non si puo’, il “romanesco”), ma semplicemente quella variante regionale che per motivi geografici piuttosto circostanziali ha avuto la meglio. D’altronde la Rai aveva sede a Roma. E non dimentichiamoci che, comunque, gia’ nel 500, il volgare romano, venne molto influenzato da quello toscano, ed e’ per questo che oggi, chi e’ di Roma, non del Lazio, ma di Roma, ha una dizione molto vicina a quella standard toscana, se non fosse per alcune parole o per esempio per la pronuncia delle desinenze dei condizionali, che nella variante romana rimangono ancora chiuse. No, perche’, si pensa ancora in giro che chi sta a Roma parli l’italiano di Enrico Brignano (Zelig- I dialetti), il che e’ innegabile, corrisponde a verita’, ma solo se decido di cambiare il registro.

Ecco ricapitolando, quello che voglio dire, e’ che secondo me e’ piuttosto una moda momentanea, quella della milanesizzazione della lingua italiana…

Comunque a proposito di “milanesizzazione lingua italiana”, con queste 3 parole virgolettate, ho fatto una veloce ricerca su Google e ne sono usciti fuori alcuni link interessanti, tra cui un forum, del quale inizio subito a parlarvi.

BIAJUS scrive questo (posto tutto il suo intervento):

E’ da moltissimo che noto sto fatto…
…è ovvio che non parlo delle persone che con il dialetto milanese/romanesco ci sono nate e cresciute…ma sento sempre più parlare in radio come in televisione con una cadenza milanese fissa…quasi obbligatoria.in radio specialmente…come se fosse l’unico mezzo per apparire colti..e non volgari…più italiani e meno terroni…presentatori e deejay…o come volte chiamarli che in radio(anche nelle radio locali)e in tv accennano quel tocco di meneghino che molte volte poco c’entra con la regione di diffusione radio/televisiva…tentano in ogni modo di andare verso altre cadenze…
capisco che il catanese…o il cagliaritano o il vicentino..o il ciociaro…o il foggiano o il cosentino possano non avere un buon suono….
ma perchè professionisti provenienti dal sud(anche appena arrivati dal sud)…tendono a cancellare il proprio accento…la propria minima cadenza…tramutandola in milanese o in maniera meno frequente in romanesca?

Solo perchè Roma e Milano sono le principali città italiane o ci sono altre ragioni?
è inutile che vi faccia degli esempi…
dai classici conduttori radiofonici delle radio locali a quelle nazionali…da fiorello romanescheggiante(che però a volte non disdegna di tornare alle origini) ai giornalisti del sud…

L’ITALIANO STANDARD HA LA CADENZA MILANESE?
Solo perchè Roma e Milano sono le principali città italiane o ci sono altre ragioni?

dai classici conduttori radiofonici delle radio locali a quelle nazionali…da fiorello romanescheggiante(che però a volte non disdegna di tornare alle origini) ai giornalisti del sud…

L’ITALIANO STANDARD HA LA CADENZA MILANESE?

Peccato che Biajus non abbia riportato eempi, peccato. Nonostante questo ottiene la replica di MI MILANO, che fa un’osservazione interessante:

ma perchè (apparte i milanesi doc tipici dei film di jerry calà e i vari “vacanze di natale” degli anni 80 e 90) non riesco a capire io non ho mai capito cosa si intende per accento milanese…la milano degli ultimi 20 anni è talmente contaminata da chi viene da ogni parte di italia (la mia famiglia compresa) che secondo me non esiste piu una cadenza “milanese”…cioè io per accento milanese posso solo intendere questo

http://www.youtube.com/watch?v=RSQLGrcoO6g

ma non lo ha piu nessuno qui

Appropriata la sua osservazione. Perche’ ci permette di creare uno spartiacque: per strada, il posto pubblico per eccellenza, assistiamo ad un milanese contaminato dalle cadenze degli altri italiani che popolano la citta’ e dall’alta densita’ di stranieri; in televisione e in radio invece e’ di moda quell’accento milanese che sembra quasi un ricordo.

Interessante il link di MI MILANO, in cui e’ protagonista Guido Nicheli, che per anni ha incarnato nella nostra tv, nonche’ al cinema,  il milanese borghese-snob.

A chiarire le idee, sullo stesso forum, finalmente arriva TIZIO 85:

Semplice…
Non si parla con l’accento dei dialetti milanese e romano, ma si parla italiano…
Un esempio mi viene in mente con la parola “accento”, la cui pronuncia corretta è simile ad “accènto”(con la “e” aperta)…
In qualsiasi corso di dizione viene insegnata la giusta pronuncia italiana delle parole…
Ad esempio “orologio” in Piemonte si pronuncia con la terza “o” chiusa, invece sarebbe aperta (quindi “orològio” come è nel romano)
Il milanese ed il romano usano gli accenti più simili a quelli che sono nella lingua italiana, quindi per chi non usa questi due dialetti, può sembrare che si parli meneghino o romano…
Questione di fonetica…

Esattamente 6 anni fa quest’argomento e’ stato trattato anche sul sito de La Crusca, e cito questo intervento sintetico di Modernista, che rappresenta piu’ o meno, anche il mio pensiero:

(…) Essi parlano un’altra lingua: l’italiano settentrionale. L’italiano è una lingua artificiale ed è giusto che si modelli secondo le abitudini linguistiche di ogni posto. E’ opportuno che siano solo gli attori a parlare quella lingua di cristallo (…) priva di cadenza e che… non esiste se non come lingua straniera. La parlerà sì e no il 2% della popolazione. E’ utopistico e crudele appiattire le coloriture regionali fino a quel punto. Per contro, i lievi processi di milanesizzazione e di romanizzazione (in senso fonetico e lessicale) sono naturali e irreversibili.

Ecco… io sinceramente questa milanesizzazione non la “sento” o meglio, non “l’ascolto”. Purtroppo i tg di Mediaset non sono disponibili in archivio, altrimenti li avrei rivisti con curiosita’. Questa milanesizzazione, pertanto, ne’ mi impaurisce, ne’ tantomeno mi contraria, e’ una moda, un andamento, una tendenza, punto.

Continuero’ a pronunciare /rosa/ e non /roza/; nel tempo libero dico /borza/ e sono sicura che in tv nessuno speaker dira’ mai /béne/ o /perchè/, perché suonano veramente male…

Scusate queste mie ultime due righe

10 pensieri su “La milanesizzazione della lingua italiana

  1. Sono settentrionale e trovo l’espressione ”settimana prossima” orribile, ma trovo ben peggiore essere obbligata a sentire in tutti i film doppiati da attori romano-meridionali i pessimi ”stare” invece di essere (mia figlia adesso sta a scuola. Sta in seconda media. Sua nonna sta a casa, invece del corretto ”mia figlia adesso è a scuola, è in seconda media. Sua nonna è a casa”), e un ancor più orrendo ”e allora che lo dicessero!”

  2. L’italiano “standard” discende dal latino e dal fiorentino con un pizzico di romano credo. Per rispondere ai quesiti di questo post basta pensare che i maggiori mass media italiani sono a Roma e a Milano, quindi è normale sentire queste cadenze nelle tv o nelle radio.
    Il dogui era un personaggio che accentuava molto l’accento perchè rappresentava il milanese benestante della milano da bere che ostentava ricchezza e vantava la sua proveniena

  3. Ciao, sono una ragazza spagnola e vi posso spiegare benissimo perché si usano spesso queste due cadenze come cadenze standard.

    Un po è perché sono le due cadenze piu “comprensibili”. Non ti dico come sarei rimasta se al primo anno d’italiano dovessi studiare con la cadenza pugliese – per mettere un esempio.- quando facevo fatica persino a parlare con gente del centro sud…..

    Poi comunque capita anche qua. La cadenza piu comune in tv è quella castigliana, quella che si usa soprattutto a Madrid e Castiglia. Non vi dico come sarebbe se al primo colpo sentissi una persona parlare con cadenza galiziana (che e la mia, anche se non è fortissima perché sono di città.. ma è comunque galiziana) o andalussa che è proprio un crimine… ahahaha

  4. ciao Tominho,
    io sono di Roma e dico “Insiéme, portiére, bandiéra”. Questo che cosa comporta secondo le tue affermazioni?
    p.s. non sono riuscita ad aprire il tuo allegato, forse è un mio problema di connessione.

    LL.

  5. Grazie per i vostri gentili interventi. Per quanto riguarda la milanesizzazione dell’italiano vista in senso denigratorio, premetto due cose 1. io sono settentrionale 2. nessuna offesa è voluta, chiedo scusa se qlcn si offende, amo la linguistica e come qnd si parla di calcio, politica ecc gli animi a volte si scaldano perché la lingua è la nostra identità.

    Detto questo io vi rimando all’inizio dell’articolo. gli usi di “settimana prossima” (ci vediamo settimana prossima…sono d’accordo fa veramente rabbrividire ed è chiaramente una traduzione pigra e spiacevole di next week) e soprattutto dell’orripilante e confusionario “piuttosto che” usato come sinonimo di oppure sono secondo l’accademia della crusca, quindi non solo secondo me, errori di origine meneghina che grazie all’influenza mediatica ed imprenditoriale di Milano si sono propagati in tutta Italia.

    Un conto è dire andare in bagno o andare al bagno (il senso non cambia) un altro conto è dire “potremmo andare al mare piuttosto che in montagna” se chi pronuncia questa frase intende “piuttosto che” come “oppure” …addio…il caos linguistico è creato…

    Per quanto riguarda l’italiano standard dal punto di vista fonetico è vero, non può essere il romano per via di parole come debbbbbbole o teribbbbbbile “casa” pronunciata con esse sonora ecc o neanche il toscano perché non pronunciano la c di cosa ecc ecc

    Detto questo però l’italiano standard (l’italiano dei doppiatori per intenderci, che è quindi una lingua reale e comunemente reperibile) dal punto di vista degli accenti (vocali chiuse come in “tétto” e non “tètto” o aperte come “bène” e non “béne” vedasi il dizionario della lingua italiana e la pronuncia suggerita tra parentesi quadre) è senza il minimo dubbio più simile al toscano e al romano piuttosto che al milanese. Certo a patto che il romano non pronunci insiéme 😉

    Cordiali saluti a tutti

  6. Sono nata e cresciuta in Brianza. A parte le vocali aperte o chiuse, su cui
    non mi pronuncio perché non ho studiato dizione, ho notato alcuni tratti linguistici che non fanno parte dell’italiano standard e che, per quanto ne so io, suonano come romaneschi o comunque centro-meridionali; per fare esempi di persone che dovrebbero rivolgersi a tutti gli italiani, Le sembra corretto che giornalisti televisivi o politici illustri pronuncino ‘perzone’, ‘inzieme’, ‘impossibbile’, o usino locuzioni come ‘vicino Roma’? Sul lago di Como e in Ticino dove c’è la tendenza ad usare ‘z’ anziché ‘s’ in determinati contesti, si considera questo tratto indice di ignoranza. E poi lo si sente da Veltroni o Sassoli portatori di cultura!! Ci sono poi altri modi di dire che stanno entrando nel linguaggio lombardo, come ‘andare al bagno’ (noi abbiamo sempre detto ‘andare in bagno’), Mario è più piccolo di Giovanni (da noi si intendeva ‘Mario è meno alto di Giovanni’, ora lo si dice anche per ‘Mario è maggiore [di età] di Giovanni’: su questi tratti linguistici non do alcun giudizio, può darsi che siano più corretti dei corrispondenti lombardi; vorrei però sottolineare che essi fanno parte di una romanizzazione della lingua lombarda che, piaccia o no, è in atto. Le contaminazioni ci sono sempre state anche quando non c’erano i mezzi di comunicazione di oggi e hanno arricchito la lingua nazionale, ma non parlate di milanesizzazione per di più in senso denigratorio!
    Cordiali saluti Elena

  7. Ciao Demis!
    Inquanto romana da quasi 3X anni hi hi hi posso dirti che ho sempre pronunciato “insiéme”, “portiére”, iéri” … ma questa milanesizzazione allora quando sarebbe iniziata???
    Forse se in toscana li pronunciassero come scritti sopra, allora potremmo parlare di milanessizazzione…

    Fatti sentire

    ll*

  8. Interessante questo articolo. Ci sono arrivato dopo aver notato grazie a youtube come Veltroni ed altri politici e giornalisti romani usino sempre di più le vocali chiuse (tipiche del milanese). L’esempio lampante è la parola “INSIEME” che dovrebbe essere pronunciata “insième”.

    Nell’accento romano il dittongo “ie” è (era) sempre stato aperto (e piacevole). Ora la milanesizzazione obbligata ed imperante ha portato i romani a dire “insiéme”, “portiére”, iéri”, ecc.

    L’esempio peggiore da questo punto di vista è il giornalista Paolo Liguori che ormai ha deciso, lui che è romano, di inventarsi gli accenti milanesi anche quando milanesi non sono…Sentirlo parlare è un abominio fonetico.

    Demis

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