C’era una volta: lo sgomento

Sono alle prese con la correzione degli esami di metà semestre, pagine e pagine di esami, scritti rigorosamente a matita, perché le regole circa i comportamenti da tenere durante l’esame erano tra le più bislacche, ma nulla era scritto circa il dover scrivere con la penna, ba!

Comunque, ecco… la correzione degli esami non piace a nessuno, ammettiamolo, ma va fatto. Le pagine sono veri campi di battaglia soprattutto al terzo anno. Ho esattamente 30 studenti del terzo anno, due classi da 14 e da 16 studenti.

Quello che posterò oggi è la composizione di una studentessa, che credo sia tra le peggiori dei 30, sia per la quantità degli errori sia per la pochezza dei contenuti. La trascrivo e mi chiedo: cosa posso realmente fare come insegnante? Cosa devo affrontare? Cosa ho sottovalutato, sopravvalutato o non considerato?
Intanto vorrei presentarvi F., l’autrice…F. ha circa 20 anni. Studia una materia legata legata al mondo dei computer (cioè è tra gli studenti che sono reputati avere un po’ di sale nella zucca). Non so se sia portata o meno per le lingue. Comunque è tra le più timide. E’ molto educata e silenziosa e sempre sorridente. Sta al terzo livello, quindi con me ha rivisto il passato prossimo, ha studiato sin da ottobre imperfetto, imperfetto e passato prossimo ed alcuni connettivi come siccome, poiché , perciò, dunque, quindi, mentre e durante. Abbiamo fino ad ora rivisto i pronomi diretti ed indiretti, che erano nell’esame.

Circa 12 ore prima dell’esame lei e una sua cara amica e compagna di corso vengono a ricevimento e mi dicono che non avevano ben capito la differenza tra passato prossimo ed imperfetto e tra i pronomi diretti ed indiretti. Cado dalle nuvole ma mi arrabbio anche, non direttamente con loro. Abbiamo avuto abbastanza tempo per rivedere questi argomenti, soprattutto c’è stato il ripasso e inoltre i pronomi indiretti e diretti sono argomenti dell’anno precedente. A me sembrava che fosse tutto chiaro. La classe aveva risposto positivamente (se così di può dire) al ripasso, non avevo rilevato difficoltà particolari rispetto a quelle che avevamo immaginato proponendogli quel tipo di ripasso. Poi però loro vengono a ricevimento e mi crolla il mondo. Ma mi arrabbio anche, perché 12 ore prima dell’esame, è un po’ tardi per schiarisi dubbi di quella portata.

Ma passiamo alla composizione:

TITOLO: RACCONTA DI UNA VACANZA, DI UN VIAGGIO CHE TI E’ PIACIUTO MOLTO: COSA HAI FATTO, COSA HAI VISTO, CHI HAI CONOSCIUTO?

SVOLGIMENTO: Io è il mio amiche sono andati sul monte Uludag. Per tre giorni. Siamo stato in hotel. Hotel era’ bellisimo grande. Il mio amiche e io siete sciveti. Abbiamo giocato con il neve, abbiamo leggeto il libri, abbiamo dormito. Il tempo è troppo freddo. La sera siamo andati la restarunte per mangiare. Dopo siamo andati il bar per siamo ballati e siamo bevuti. Guando tornavamo a hotel cenavamo, guardavamo la TV, andavo e letto. Passavamo le vacanze a hotel dello mio Padre. Siamo andati con il mia macchina. Hai conosciuto il mia padre.

Punteggio massimo previsto: 15, diviso in 5 grammatica, 5 lessico, 2,5 pertinenza al titolo e 2,5 lunghezza (si raggiungono i 2,5 punti con 80 parole, che sono il minimo richiesto).

Viste le distanze tra L1 ed L2 è apprezzabile l’uso dell’articolo determinativo. Il passato prossimo denota confusione da parte della studentessa. L’imperfetto non è usato correttamente, è l’uso il vero difetto.
Quanta influisce negativamente la distrazione o l’eventuale non predisposizione di uno studente nel produrre una tale composizione?

Ma io cosa posso veramente fare? Perché se è pur vero che nello scritto escono fuori tutte le difficoltà, [soprattutto contando che non ci sono supporti come il dizionario e si è stressati] in realtà credo che una tale composizione (oltre al fatto che realmente dalla studentessa mi è stata comunicata una difficoltà), sia estremamente rappresentativa della difficoltà o incapacità di rielaborare concetti come l’imperfetto e l’uso di questo e del passato prossimo.

Ovviamente da parte mia c’è tanto sgomento e perplessità. E mi chiedo anche quanto male posso aver presentato io l’argomento per aver avuto un risultato così scarso. E cosa mi sta succedendo visto che non riesco a rendermi conto delle condizioni dei miei studenti. Che F. non fosse una studentessa brillante lo avevo capito, ma credo che la situazione mi stia sfuggendo dalle mani…

Quali dovrebbero essere le mie prossime mosse?

Prevedo intanto solo la fotocopia delle composizioni degli esami…che a loro comunque non possono essere consegnanti, ma solo mostrati a ricevimento.

Un pensiero su “C’era una volta: lo sgomento

  1. Cara Ladylink,
    capisco il tuo sgomento. Ci sono passata anch’io, e ci saranno passati sicuramente i colleghi che ci leggono.
    Quella della scrittura è una delle abilità più difficili da far sviluppare ed è probabilmente la più trascurata nelle lezioni di lingua ma non solo. I nostri studenti arrivano al corso d’italiano reduci da anni di scuola durante i quali non si fa esercitare questa abilità come si dovrebbe, neanche in lingua materna. Se tu chiedessi ai tuoi allievi di redigere lo stesso testo sulle vacanze in turco, i risultati sarebbero probabilmente simili. Le concordanze e l’uso dei tempi verbali sono solo una parte del problema. Le limitazioni stilistiche e quelle che riguardano la coerenza testuale, per esempio, credo possano essere, se non superate, almeno migliorate se ci si lavora in classe cercando di fornire alcune strategie utili, aiutando gli studenti a fare una scaletta prima di cominciare a scrivere, che dia loro strumenti per progettare il testo e per organizzare le proprie idee prima di prendere la penna (o la matita…). Una cosa che mi ha finora dato buoni risultati è analizzare insieme alla classe uno o due testi (i cui autori devono però restare anonimi), scrivendoli sulla lavagna se non sono troppo lunghi. Così si mettono in risalto tante cose importanti: se il testo era chiaro e facile da capire dall’ipotetico destinatario, se gli scopi per cui era stato scritto sono stati raggiunti, se non risultava ripetitivo, ecc. È chiaro che il modo di operare dipende anche dal livello con il quale si lavora, ma analisi del genere sono secondo me auspicabili se si vuole far prendere coscienza dell’importanza e complessità della lingua scritta.
    C’è poi un libro, scritto da un tuo amico, che sicuramente conosci e che potrebbe tornarti utile in questo caso: Giocare con la scrittura.
    Una curiosità: i tuoi esami prevedono altre prove, oltre alla composizione scritta? Come sono stati i risultati in questi casi?
    Certo che “ereditare” una classe che ha già superato i primi livelli con un altro insegnante non è facile. In questo semestre mi trovo nella stessa situazione, e più che sui contenuti mi trovo a combattere contro un certo modo, molto tradizionale, di concepire l’insegnamento dell’italiano, diffuso da chi mi precedeva.
    Ora ti saluto. A proposito: sai quanto tempo mi ha preso scrivere questo commento: 1 ora!!!!!!! Ho riletto varie volte e modificato interi paragrafi, come faccio prima di inviare in intervento sul forum del Master (i colleghi italiani mi “mettono in suggestione”… he he he). Questo per dirti che bisogna spiegare agli allievi che scrivere richiede tempo, pazienza per tornare su ciò che si è fatto e un certo senso critico per poter accettare e correggere i propri errori.
    Un abbraccio,
    Adriana

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