C’era una volta: seconda settimana di lavoro

La seconda settimana di lavoro, la prima in classe, è andata bene.

Ho conosciuto i miei studenti e solo ora inizio a ricordare un po’ meglio i nomi. Li ho anche fatti divertire con la pronuncia storpiata dei loro nomi e cognomi. Ma tutto sommato le risate, i miei tentativi e le loro ripetizioni hanno allentato la tensione.

Le prime due ore di lezione sono state lunedì 25 settembre, alle 8:30 di mattina. Sono dure le due ore di mattina presto del lunedì! E la porta della sala fotocopie chiusa (dovevo ritirare le fotocopie per la lezione, lo so, lo so, ho rischiato…ed è andata male), nonché la porta della mia aula chiusa… mi hanno fatto salire il…. il filtro affettivo, a me insegnante!

Ladylink esterrefatta per le coincidenze negative, iniziava la sua settimana di lavoro non al 100%!

E l’emozione, lo stress, le fotocopie, le facce ed i nomi nuovi, nonché l’orario trascritto fitto fitto in un foglio .xls A3, mi hanno disorientata ed ho confuso gli orari di lunedì e martedì e quindi ho saltato una lezione.

Gli studenti mi sono venuti a cercare, erano 4 ma solo 3 potevano iniziare la lezione (con mezz’oretta di ritardo), ma non hanno voluto (furbi!). Le colleghe sono state molto gentili ed hanno cercato di sdrammatizzare, prendendomi anche in giro e la cosa ha alleggerito il clima!

Dopo circa 10 giorni di lavoro posso dire che adattarsi ai ritmi richiederà un po’ di tempo, perché dobbiamo stare in ufficio anche quando non si hanno lezioni e non ci sono riunioni, quindi anche se si deve lavorare “solo” due ore di pomeriggio, bisogna arrivare in ufficio per le 10:30 (almeno si “scrocca” il pranzo!).

Come scritto nel post precedente, il sillabo, che prevede un programma settimanale uguale per tutti i professori di uno stesso livello, è stato impostato in modo da riuscire ad alternare l’esercitazione delle 4 abilità principali. Seguirlo nel dettaglio si rivela difficile perché alcune attività si sono rivelate più lunghe di quello che ho previsto, ma in alcune classi invece sono andata avanti più del previsto. Comunque i bisogni degli studenti hanno dettato le mie scelte, si spera oculate e ho cercato di adattarlo alle loro necessità. Gli studenti mi sembrano essere sopravvissuti senza troppe sofferenze. Posso comunque affermare di averci messo tutto l’entusiasmo che avevo, nonostante alcune volte abbia dovuto ripetere le stesse identiche cose, ma questo non succede tutte quelle volte che lavoriamo con più classi di uno stesso livello?

Di fastidioso c’è il fatto che per gli ascolti non abbiamo sterei, ma registratori a doppia cassetta. Ne è più o meno assegnato uno a testa. Ma bisogna sempre chiedere se serve agli altri. I registratori sono vecchi e le cassette consumate e la qualità ne risente. Abbiamo circa 3-4 stereo con cd e cassetta, ma dobbiamo dividerceli tra compagni di stanza. Io porto con me il lap top. Ho comprato le casse e devo dire che questo permette una buona qualità dell’ascolto. Purtroppo nonostante ogni aula sia provvista di pc, il volume non è possibile regolarlo e questo è una noia da cercare di risolvere.

Vorrei ricordare questi giorni per 3 episodi:

1) Secondo livello: la classica bionda bellissima, capelli lunghi e setosi ed occhi chiari, entra a lezione senza penna, senza quaderno e libro ma solo con il cellulare. Durante le due ore di italiano disegna il contorno della sua mano sulla fotocopia che ho distribuito in classe. Morale: almeno si sarà resa conto che penna e foglio sono utili per la lezione di italiano, per non annoiarsi. In realtà no, continua ad entrare con solo il cellulare in mano.

2) Secondo livello, stessa classe di prima: Ho chiesto agli studenti quali fossero i loro scrittori preferiti: sono usciti fuori vari autori esteri e turchi. Quando Bahadir mi dice il nome del suo scrittore turco preferito, penso che mi stia chiedendo qualcosa in turco e allora gli chiedo: Per favore, me lo ripeti in inglese? E lui stupefatto mi ripete il nome ed il suono non cambia. Riconoscendo le stesse due parole (almeno questo!) mi rendo conto, ci rendiamo conto tutti, che ho scambiato il nome di uno scrittore per una frase intera e scoppia una risata generale.

3) Secondo livello, altro gruppo: Subito dopo aver ritirato le composizioni assegnate come compito per casa uno studente che non aveva fatto i compiti afferma simpaticamente: “A me non piacciono i compiti per casa!”. Al che non resisto e gli rispondo: “Eh! Invece a me correggerli piace da morire!” E poi stizzita: “Non importa se non piace: va fatto”.

Santi studenti! Che pazienza che ci vuole!

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