C’era una volta: successive settimane di lavoro

Ladylink in Turchia ha smesso di contare le settimane di lavoro, oramai si può parlare di mesi… I ritmi sono veramente serrati. Ho riportato dei ritardi sul programma del secondo anno, denso di grammatica. Abbiamo dovuto recuperare e nel frattempo prepararci all’esame di metà semestre (tale Mid Term) che si terrà domani sabato, per la gioia di tutti, studenti e insegnanti…

In queste settimane di silenzio ci sono stati momenti di crisi, perché ho avvertito una grande distanza tra quello che so fare e che penso di fare con un minimo di criterio e di fondamento. Quello in cui credo e che ho sperimentato è molto distante da quello che faccio in classe, alle prese con i pennarelli monocolore…visto che l’università passa solo blu e nero. Per quanto il libro di testo sia Rete, in realtà di comunicativo riesco a fare ben poco. Ancora siamo schiavi delle fotocopie, questo ha demotivato alcuni studenti a portare il libro, figuriamoci a comprarlo, io non li biasimo.
Stasera però non ho energie per riportare qualcosa di biografico, anche perché sono reduce da 4 ore di ricevimento (mi sembra giusto venire a chiedere spiegazione sull’uso combinato di imperfetto e passato prossimo a 12 ore dall’esame!) e 4 di lezione, di cui le ultime 2, dalle 1730 alle 1920, mi hanno confermato che ho forti problemi di gestione della classe, che comunque è composta da studenti veramente adorabili, il problema è la classe composta da 23 adorabili studenti. Io arrivo in classe stanca, anche se motivata. Anche loro sono stanchi, giustamente, perché hanno avuto altre lezioni prima. Sono vivaci perché hanno 20 anni, sono vivaci perché hanno 20 anni e sono amici e non tutti seguono il corso per interesse e peculiarità, ma perché sono obbligati ma almeno con gli amici passa prima il tempo. Fatto sta che sono veramente indomabili. Da dopo il Mid Term cercherò qualche soluzione consultandomi con i colleghi e poi chiamerò Ian, quello che poi è venuto a fare osservazione in una mia classe. Più in là avrò modo di riportare il suo commento.

Vi lascio e vi auguro BUON FINE SETTIMANA, con un articolo preso dalla rivista DIARIO, a cui sono abbonata e della quale mi sono stati appena inviati gli ultimi 3 numeri di settembre. Nel numero del 15-09, a pagina 28, c’è un riquadro dal titolo “Dietro la lavagna”, di Franco Milanesi, chiaramente legato all’inizio dell’anno scolastico.

APPELLO

Faccio così: mi presento, nome e cognome, materia, ore settimanali. Poi affronto alcuni nodi sulle interrogazioni e i voti. Questioni disciplinari (“Non metto note, ma vi invito a fare un giro fuori dall’aula se siete in fase di ipercinetica”), programma. La nuova classe è lì davanti, silenziosa e attenta come non lo sarà mai più nel corso dell’anno. Ti osserva per capire, dalle parole e da sfumature non verbali, quale mosaico caratteriale rappresenti: rilassato, qui comando io, preparatissimo, indifferente, uno che quando annaspi offre la mano oppure della serie “non si fanno prigionieri”. Mentre mi sezionano faccio l’appello. Leggo il cognome ed alzo la testa per guardare chi ha alzato la mano. E’ importante la memorizzazione rapida, un segno preciso di riconoscimento. Così faccio strane connessioni tra le fisionomie e le evoluzioni mentali che suscitano i cognomi. Il primo giorno, ogni anno, è identico a quello precedente, un rito. Sarà per questo, che dopo l’appello, mi + scappato un liturgico “l’ora è finita, andate in pace”. Mi è uscito d’istinto, saranno i tempi. Ma è una bella formula, laidamente declinata, per iniziare un anno, e non solo a scuola.

A presto

Ladylink, sempre e comunque non superstiziosa

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