La lavagna multimediale

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LAVAGNA ADDIO, ARRIVA QUELLA MULTIMEDIALE

di Marco Fabi/ 21/08/2006

Sta per arrivare una nuova lavagna multimediale interattiva, già   usata in via sperimentale presso alcune scuole elementari, medie e superiori dal nord al sud dell’Italia. E gli alunni si preparano a dire addio ai gessi.

Porterà   una rivoluzione nel modo di apprendere e fare lezione, connetterà   insegnanti e studenti in una rete nuova, più dinamica e coinvolgente. Se usata nel modo giusto, aggiungono gli esperti. à ˆ la nuova lavagna multimediale interattiva, già   usata in via sperimentale presso alcune scuole elementari, medie e superiori dal nord al sud dell’Italia, e che ora potrebbe approdare massicciamente nelle aule italiane. Tramite una penna a due tasti con funzioni simili al mouse di un pc, lo strumento consente di scrivere, disegnare e utilizzare rimandi intertestuali, permettendo di “cambiare foglio” o richiamare una schermata precedente in tempo reale. In pratica l’insegnante collega il proprio computer portatile alla lavagna interattiva (un grande schermo con proiettore o retroproiettato sensibile al tatto) e svolge la lezione con l’ausilio di immagini, animazioni, filmati, clip audio, giochi interattivi, siti web, insomma tutte le possibilità   offerte dalla multimedialità   informatica. E soprattutto sfruttando i “Learning object”, materiali didattici scaricabili da una “Libreria nazionale virtuale”, contenenti simulazioni interattive e test di valutazione mirati a individuare e colmare specifiche carenze degli alunni.

Viene da chiedersi come cambierà   la scansione dei ritmi di una classe abituata al rituale del “cancellare la lavagna”, quel tempo di sospensione che segnava il passaggio da un’azione all’altra, da una disciplina e da un insegnante a quelli successivi. E, ancor prima, ci si chiede quale sarà   il potenziale conoscitivo e produttivo di una classe scolastica dove niente si cancella definitivamente con un colpo di cancellino (a meno di non voler evitare il salvataggio di un documento) e dove l’archivio delle lezioni può essere salvato su qualsiasi supporto informatico (cd-rom, pen drive, dvd etc.) e riutilizzato dagli studenti a casa. Il nuovo mezzo, sembra chiaro, rappresenta la più grande intrusione della tecnologia informatica nei processi di insegnamento e apprendimento di una classe. Dopo il computer, ovviamente, il cui uso dipende però dal singolo studente.

Giorgio Rembado, presidente dell’associazione nazionale presidi, spiega all’ADNKRONOS che “l’aspetto più positivo della lavagna interattiva è quello di favorire una partecipazione diretta degli allievi, di renderli più attivi e motivati. Un fattore fondamentale se si pensa che la maggiore difficoltà   che il corpo docente deve affrontare è proprio quella di stimolare e mantenere l’attenzione scolastica”. Per il presidente dell’associazione presidi lo strumento è un’innovazione molto positiva, soprattutto “in anni di grande sperimentazione, in cui è più sbagliato che mai restare fermi a strumenti consolidati, ma si deve avere un atteggiamento favorevole all’innovazione tecnologica, senza tuttavia nutrire una fiducia assoluta”.

“Veniamo da anni di grande sperimentazione – racconta Rembado – dove talvolta, dopo i primi tentativi d’uso, la scuola ha abbandonato gli strumenti dell’innovazione ancor prima di vedere i risultati concreti”. Sono osservazioni che ci introducono al cuore della scommessa, che non riguarda solo la diffusione della lavagna, quanto piuttosto la capacità   del personale scolastico di sfruttare nel modo più adeguato il nuovo mezzo.

Perchè non bisogna dimenticare che di un mezzo si tratta e che, avverte il prof. Rembado, “avrà   grande efficacia se i componenti delle classi riusciranno a ‘entrare in collegamentò, a formare una sorta di rete, a trasformare le classi stesse in qualcosa di più simile a dei laboratori”. Per realizzare tale scenario appare fondamentale la padronanza dello strumento da parte dei docenti, un’abilità   che forse andrebbe acquisita con modalità   nuove “per evitare, come successo in tempi passati, che all’interesse iniziale per i nuovi mezzi segua un loro triste abbandono”, suggerisce ancora il presidente.

La prima cosa che viene in mente quando si pensa alla formazione degli insegnanti sono i famosi “corsi di aggiornamento”, un’espressione che però non piace a molti degli addetti ai lavori. Lo stesso Rembado la considera “un pò usurata, forse eccessiva” o comunque inadeguata, e ritiene “più opportuno introdurre i docenti all’uso del mezzo attraverso simulazioni, esercizi concreti, anzichè corsi teorici generalizzati e generalizzanti, dei quali in passato si è abusato e che spesso hanno causato rigetto. L’insegnante andrebbe affiancato da un tecnico finchè non diventa padrone della nuova tecnologia”.

Se così sarà  , lo sapremo a partire dai prossimi mesi, visto che l’ingresso della lavagna interattiva è previsto in tanti altri istituti italiani, grazie a uno stanziamento di 15 milioni di euro da parte del vecchio Miur e del ministero per l’Innovazione e le tecnologie. Centonove scuole bolognesi invece, a settembre la riceveranno in dono dalla Fondazione Carisbo, grazie a un finanziamento di circa 5000 euro per esemplare. Studenti e insegnanti delle scuole deputate alla sperimentazione, dovranno anche dire cosa pensano del venir meno di alcune caratteristiche ‘tipichè della vecchia lavagna e che tutti conosciamo. A cominciare dal gesso, che sfumandosi non sempre produce contorni netti. Un particolare che può sembrare pignolo riferire, ma che nell’era della lavagna di pixel sarà   solo un ricordo nostalgico. Così come sarà   consegnata al passato la prassi dell’insegnante che prima “scrive alla lavagna” (impiegandoci anche alcuni minuti) e poi spiega, servendosi del testo scritto.

Anche se la lavagna interattiva prevede la possibilità   di scrivere e disegnare “alla vecchia maniera” infatti, su di essa saranno visualizzati soprattutto grafici, lucidi e immagini già   pronti (o predisposti dall’insegnante a casa). Potrebbero così sparire quegli attimi tanto preziosi, in cui il prof scrive alla lavagna e gli studenti si scambiano una battuta o un sorriso, oppure lanciano un foglio di carta appallottolata all’insegnate, come suggerisce Antonio, alunno di una scuola media di Bologna in cui da settembre alcune classi sostituiranno la vecchia lavagna con la nuova.

Ma pare che l’insegnante possa restare esposto a scherzi del genere, se non è poi così agile nell’uso del mezzo. “Dall’idea che ci siamo fatti – ride fiducioso Antonio – per capire come funziona la nuova lavagna i professori perderanno molto più tempo di prima, quando dovevano scrivere e basta. Io l’ho vista e mi ha incuriosito molto – continua il ragazzo – si usa come un palmare”.

Lo scenario che viene in mente chiaccherando con il giovane studente bolognese è un pò diverso da quello dipinto dalle presentazioni grafiche della lavagna, fatte per i docenti, in cui le classi del progresso sono popolate da alunni zelanti, perfettamente attenti al loro insegnante giovane e dinamico, con sullo sfondo la lavagna interattiva. Forse la scuola corre il «rischio» (in realtà   sarebbe il miglior punto di partenza) che gli studenti sappiano servirsi della lavagna interattiva con rapidità   e disinvoltura sin dai primi giorni di sperimentazione. E che non sia più il docente ad avere una maggiore padronanza dei mezzi della didattica. Lo vedremo. Ma questa sì che sarebbe una rivoluzione.

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