La ludodidattica presentata da Anthony Mollica.

 

Alzi la mano chi…non ha mai assistito ad un ininterrotto monologo professorale di un’ora e mezza sull’importanza di limitare la centralità dell’insegnante in classe. Oppure chi non ha mai goduto di un paludato simposio sulla centralità del discente che prevedeva, alla fine, cinque minuti cinque per le domande degli astanti! E infine vorreste forse voi negare che dopo aver pagato le bollette alla posta, accompagnato il ragazzino all’asilo, aver fatto la lavatrice, essere passati dall’anziana mamma per la visita settimanale, aver fatto tre ore di lezione, dico, vorreste forse voi negare che dopo tutto questo siete andati al convegno per insegnanti sull’ i m p r e s c i n d i b i l e   imperativo dell’adeguamento dell’input agli stadi di apprendimento degli studenti e avete finito per essere edotti a suon di “provisional specificationspoliteness linguistica… implicazionabilità e… come ovviamente le conversazioni triadiche dimostrano.”?

Ebbene con Anthony Mollica non correte nessuno di questi rischi.

Ho visto il professor Mollica fare la sua presentazione sulla ludodidattica martedì scorso all’Università degli Studi Roma Tre. Sono rimasto piacevolmente colpito dall’aver finalmente trovato un conferenziere che effettivamente fa quello che consiglia di fare. Egli promuove la ludodidattica e quindi durante la sua lezione propone molti giochi e dà anche molti consigli su come crearseli da soli.

Oltre alle utilissime indicazioni sulla ludodidattica, Mollica ha anche mostrato interessanti idee su come utilizzare gli stimoli uditivi per supportare la comprensione o la scrittura di un testo.

Ma non è solo per l’aspetto di merito che vale la pena andare ad ascoltare Mollica. Egli infatti utilizza un modo di fare presentazioni molto diffuso nei paesi di lingua inglese, del tutto diverso dal più serioso e inamidato stile italiano. Ascoltandolo potrete quindi fare anche un’esperienza interculturale.

Il professor Mollica sarà in Italia fino a fine maggio. Non conosco con precisione le date delle sue conferenze, l’unica che mi ricordo è lunedì 9 maggio a Roma a La Sapienza fra mezzogiorno e le due. Credo comunque che toccherà diverse regioni italiane, nel nord, nel centro e nel sud Italia.

Se è vero che una conferenza non è inutile se rimane almeno qualcosa in mente una settimana dopo, io posso dire che per me non è stato tempo perso. Dopo l’incontro ha cominciato a ronzarmi in testa la questione del supporto reciproco fra stimoli visivi e auditivi. E così, ronza e ronza, mi sono messo su youtube. Ecco quello che ho trovato.

 

6 pensieri su “La ludodidattica presentata da Anthony Mollica.

  1. Io ho seguito un suo corso di una settimana a Siena Stranieri lo scorso anno e sono riuscita a portarmi a casa una valigia piene di idee subito spendibili in classe: rebus, canzoni, pubblicità…è stata un’esperienza formativa davvero valida, in un’atmosfera amichevole e rilassata, attiva e coinvolgente. “Vuoi sapere cosa fare per stimolare gli studenti cinestesici? Alzati e cerca tra i tuoi compagni qualcuno che…”.
    Il prof. Mollica è venuto anche a Genova questo week end e malgrado il corso fosse più ridotto ha avuto feedback molto positivi. Per quanto ne so, è previsto più di un suo intervento al convegno AATI di Erice (Trapani) che si terrà dal 26 al 29 maggio.
    Grazie a Ciro per avere condiviso queste osservazioni, concordo appieno!

  2. Bene, se con formatore di serie B s’intende un praticante sudaticcio che ti fa vedere come esercita lui la disciplina … tutti al laboratorio, no? Tanto più che le conferenze chi le regge a mente lucida fino all’ultimo? (io non so, non frequento: da quando insegno mi son tanto imbarbarita).

    Le mie domande di cittadina preoccupata sono: l’offerta formativa – italiana attuale media – comprende qualche ora passata con questi mestieranti? Qualcosa è cambiato dai tempi della mia laurea così frugale(2005)? Bisogna andarsi a cercare un ambiente di lavoro anglofono per imparare qualcosa?

    Chi mi risponde è bravo e si becca una stellina adesiva in fronte.

  3. No no, ti assicuro che la differenza è nelle abitudini di divulgazione. Qui da noi la conferenza è quello a cui ambiscono tutti (E infatti nei vari convegni le conferenze sono le cose serie, i laboratori vengono tenuti da formatori di serie b).
    Il mondo anglosassone invece da questo punto di vista è tutto un’altra cosa.

  4. Non ho avuto il piacere di assistere ma … ben detto! trasmettere una “metodologia” o “tecnica” esercitando la tecnica stessa: cosa c’è di più naturale ed efficace? E perché non può essere un’abitudine anche da noi, invece che un mollica in un paniere? (perdonate lo humor domenicale).

    Ridurre tutto alle solite differenze di buon costume didattico, italiano / anglosassone, mi sa triste. Allora mi auto-convinco che la divergenza è docente / formatore. E un po’ mi ribolle la bile perché in 4 anni di università ho avuto parecchi docenti in didatticaL2, ma formatori niente.

    Saluti dalla Rossjia 🙂

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