Più dinamismo nel mondo culturale italiano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

In una biblioteca dell’Indiana – USA – ho potuto leggere il “Corriere della Sera” di qualche giorno fa con l’articolo sull’apertura delle biblioteche di Napoli anche di sera proposta da Francesco Rosi e poi sostenuto dal Ministro Fioroni. E non posso che rallegrarmene. Anzi, pochi giorni fa pensavo di scrivere qualcosa del genere e mandarlo a qualche rappresentante politico italiano. Stavo preparando una lettera con qualche riflessione sulla differenza tra università italiane e università statunitense.

Io ho studiato in Italia, in tre università e tre all’estero, senza contare quelle in cui ho insegnato; quindi qualche termine di confronto ce l’ho.

Qui nelle università americane ci sono delle caratteristiche decisamente consigliabili e che rendono il lavoro dinamico, veloce e molto produttivo. Aspetti banalmente pratici ma che costituiscono una differenza enorme rispetto all’ambiente italiano e che aumentano moltissimo la produttività. Ve ne dico alcuni.

Chi lavora all’università qui può lavorare, avendo le chiavi dei propri uffici, anche di notte e di domenica.

Le biblioteche sono aperte praticamente sempre, anche i fine settimana e fino alle 23 o 24 di sera. Nelle biblioteche un utente può vedere e sfogliare lui stesso i libri e prendersi quelli che vuole senza limite (anche 2000 libri se vuole) ma restituendoli dopo un mese (non è come in Italia in cui, come dice Umberto Eco, ‘le biblioteche servono non a dare i libri ai lettori ma a proteggerli dai lettori’). Un utente ha una scheda per fotocopie e stampe che gli vengono date al momento dell’iscrizione o assunzione nelle università (e sono varie centinaia) e cosi’ in moltissimi posti del campus può fare fotocopie o stampe con facilità – nell’account che può aprire quando si iscrive riceve automaticamente queste fotocopie , il che vuol dire che aprendo la sua email può usare questo materiale praticamente dappertutto nel campus. Sembrano sciocchezze ma velocizzano moltissimo il lavoro. Nelle biblioteche inoltre un utente puo’ prendersi i libri anche completamente da solo, nel senso che mette poi in certi apparecchi la sua scheda universitaria e registra da solo tutti i libri che prende, anche senza chiedere al bibliotecario. Ovviamente prima di uscire scattano allarmi se non registra.

Per non dire poi della possibilità di fare un PhD in USA, cosa praticamente impossibile ai piu’ in Italia. E’ vero che costa molto studiare in USA, ma ci sono molti modi ‘produttivi’ per l’università stessa di impiegare studenti o ricercatori.

E’ noto il paradosso del sistema scolastico italiano che mantiene i giovani fino a una certa età spendendo un sacco di soldi per la loro preparazione scolastica, e poi quando diventano forza lavoro, specie la piu’ qualificata, l’università italiana e la società non offrono possibilità di sostegno, per cui paradossalmente spende solo per farli studiare e non guadagna i frutti di questo investimento. E quelli che non vogliono essere troppo ostacolati emigrano e fruttano moltissimo anche economicamente al mondo dell’industria e della ricerca straniera.

Non idealizzo l’America, anche perché io stessa sto pagando a caro prezzo certa arroganza della classe dirigente e certi abusi di potere tipici del capitalismo cinico americano. E nonostante questo spero di continuare a lavorare in USA, perché qui si possono realizzare molti progetti che in Italia naufragherebbero prima di nascere.

Ottimo il libro di Lilli Gruber, America Anno Zero, per la sua analisi della più recente situazione socio-politica nell’America di Bush. Spero che anche gli Americani lo possano leggere presto.

Concludo sperando in una crescita di vivacità e di dinamismo in Italia. Le potenzialità, come si sa, ci sono, ma sono ancora troppo soffocate da impedimenti di ogni genere.

Cordiali saluti,

Roberta Barazza

2 pensieri su “Più dinamismo nel mondo culturale italiano

  1. Ciao. Io lo scorso anno insegnavo in un’ università americana in Macedonia e anche lì avevo le chiavi dello studio ma anche lì, come dici tu, si lavora durante le ore di lavoro e dopo le 7 o 8 di sera si va tutti a casa. Qui in USA ho passato non poche ore di notte negli studi a lavorare e in genere la produttività di un paese intero ne risente in senso positivo. Poi un particolare: ti sembrerà stupido, ma qui le porte degli studi dei professori non si possono aprire dall’esterno se il prof. dentro non ti apre. Siccome so di quanto si è disturbati da alunni e non alunni che continuamente cercano di entrare per chiedere anche cose insignificanti, questo particolare mi faceva molto piacere. Scoraggia da inutili intrusioni senza impedire che effettivamente chi ha cose importanti possa entrare. Sono particolari ma sommati insiemi danno come risultato un paese in cui si lavora molto di più. Poi io qui nell’ università dove insegno ora ho validi motivi per criticare certe decisioni anche nei miei confronti che trovo molto ingiuste ma nonostante questo spero di restare in USA perchè il dinamismo che c’è qui, le molte possibilità di lavoro e di attività interessanti rendono l’ambiente molto attraente. E a questo aggiungo la vivacità delle persone: se tu invii un messaggio, una richiesta, una domanda in ambienti pubblici italiani, ricevi risposte, se le ricevi, molto lentamente, spesso tutt’altro che interessate e spesso molto scortesi. Qui tu mandi un messaggio, e ricevi molte risposte. Io negli ultimi anni in Italia ero frustratissima perchè sembrava di parlare con i muri.

    Poi e’ vero che ci sono insegnanti non madrelingua e forse sono impiegati anch’essi ma credo che essere madrelingua sia titolo preferenziale. Anche il salario è basso, almeno per lettori o insegnanti all’inizio di carriera. Ma almeno qui puoi fare molte cose. L’ambiente italiano è statico, deprimente. Poi tu dici che spesso cercano insegnanti non solo di lingua ma anche con altri campi di expertise. Io ora vorrei iniziare un PhD in storia e se mi chiedessero di fare lezioni di storia italiana o di cultura italiano piuttosto che di lingua, li ringrazierei, anzi mi sono candidata a tal proposito. Poi ognuno ha la sua specializzazione e i suoi campi di interesse.

    I miei progetti frustrati in Italia? Per esempio fare un dottorato, cosa da cui troppi sono ancora esclusi in Italia, specie se non sei figlio d’arte. E’ piu’ realizzabile qui che in Italia. Io spero di iniziarlo il prossimo anno qui in USA. Poi lavorare o insegnare a piu’ alto livello. Negli ultimi anni ho lavorato in alcune università e decisamente lo preferisco alle scuole superiori. In Italia il mondo dell’università è molto bloccato, ancora fin troppo baronale, e al massimo fai la maestrina per tutta la vita, meriti o non meriti. Lo si dice spesso che in Italia la meritocrazia non esiste proprio.

    Il mio email è barazzaroberta@hotmail.com

    Se posso esserti utile scrivi pure.

    Ciao, Roberta Barazza

  2. ciao roberta
    interessante il tuo resoconto….
    anche nell’università in cui sto lavorando io le porte sono sempre aperte: ho le chiavi del mio studio, quelle dello studio delle colleghe ma non della coordinatrice, dove ci sono molti libri importanti ;-(…. anche in italia cmq gli insegnanti hanno le chiavi dello studio 😉 è che è proprio chiusa l’università!!!!.
    so che la biblioteca qui da me è ben fornita, ma sinceramente ancora non ci ho messo piede, quindi circa quantità, qualità di libri e servizi non posso dire ancora nulla…
    fatto sta che per me lavorare in turchia rimane ancora molto impegnativo per una lunga serie di motivi…. il paragone infatti nemmeno lo accenno….

    cosa ci puoi dire della tua esperienza lavorativa? perché le notizie che ho circa gli insegnanti di ILS negli Usa non sono proprio confortanti e gli annunci che vedo nelle mailing list, in cui cercano soprattutti insegnanti con L1 inglese e fluenza near native di italiano, ma sempre più spesso vedo che cercano sì insegnanti di lingua, ma che siano interessati ed abbiano studi ed esperienze nell’ambito dell’arte, del cinema e della letteratura…. non proprio nell’insegnamento della lingua…

    inoltre… potresti accennare ai tuoi progetti… che in Italia non riusciresti a realizzare? Sono davvero curiosa… a presto, spero!

    ladylink

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