Rialziamo i muri!

Il muro di Berlino

C’è stato un momento in cui i muri si buttavano giù.

Ora è tornato di moda ricostruirli, per dividere i buoni dai cattivi.

E noi non siamo da meno. Nelle calde notti di agosto, quando tutti i buoni sono in ferie, quando è più facile che una notizia del genere passi inosservata.

Immigrati e violenze. Padova alza un muro

Il Comune l’ha realizzato in poche ore nel quartiere-ghetto

E’ tutto di acciaio, è lungo 84 metri e alto tre. Per la giunta padovana di centrosinistra «era l’unica soluzione possibile in tempi brevi». Il governatore del Veneto Giancarlo Galan l’ha paragonato al muro di Berlino. Remo Sernagiotto, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, lo considera «il simbolo della resa alla delinquenza» in una città diventata la «Beirut dell’Occidente».
Come a Berlino nell’agosto del 1961, gli operai hanno fatto tutto in poche ore. Il «muro di Padova», però, l’avevano voluto con forza gli abitanti della zona di via Anelli. Soprattutto dopo l’ultima notte di guerriglia tra immigrati, il 26 luglio. Nei palazzoni del complesso «Serenissima», cuore del quartiere- ghetto, i controlli stanno aumentando. All’ingresso c’è un posto di blocco fisso della polizia, come un check point. Sul retro la parete d’acciaio ha sostituito la vecchia rete di filo spinato. Qui, attraverso i fori, spacciatori e clienti si scambiavano droga e denaro. Da qui i pusher riuscivano a scappare alla polizia, arrampicandosi sulla rete o bucandola. Paolo Manfrin, portavoce di oltre cinquecento residenti del quartiere, non teme «la militarizzazione della zona». Anzi, «dopo dieci anni passati con la paura di uscire di casa, la militarizzazione è proprio quello che chiediamo».
La barriera è costata al Comune 80 mila euro. Ma non è la spesa a disturbare Galan, che sul tema della sicurezza ha sempre puntato: la sua ultima proposta, datata martedì, è quella di costituire la Regione parte civile in tutti i processi «avviati per fatti commessi dopo la scarcerazione da chi ha beneficiato dell’indulto». Per il governatore il problema è «ideologico»: «Dal muro di Berlino a quello di Padova, la sinistra è così arrogante da concedersi il lusso politico ed etico di costruire un muro per dividere, per separare il bene dal male». Dal Comune Marco Carrai, assessore alla polizia municipale, respinge al mittente: «Sono solo chiacchiere di gente che non ha mai fatto nulla di concreto per risolvere la situazione. Noi almeno ci stiamo provando».
Non tutti, nemmeno nel centrodestra, gridano allo scandalo. «La realtà è che l’idea del muro l’avevo avuta già io, quando ero assessore comunale alla sicurezza — racconta Maurizio Saia, senatore padovano di An —. Era anche scritta nel nostro programma, se fossimo rimasti in Municipio l’avremmo realizzata nei primi cento giorni. Alcuni miei alleati dovrebbero capire che non è obbligatorio attaccare il centrosinistra sempre e su tutto, altrimenti si rischiano brutte figure».
Carrai non approfitta della «sponda da destra», perché «quando si è costretti a fare un intervento come questo, non c’è comunque da festeggiare». In fondo, se i controlli sono aumentati, la sostanza a Padova è ancora la stessa: ieri mattina la polizia ha arrestato tre immigrati in via Anelli. Uno aveva 120 grammi di cocaina. E poco distante, in zona Portello, nella notte un gruppo di magrebini ha lanciato sassi e bottiglie contro alcuni bar. Poco prima uno di loro era stato cacciato da un locale, e così ha chiamato rinforzi.
Paolo Beltramin
10 agosto 2006
da www.corriere.it

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