Scilla Luciani, poliedrica insegnante di italiano per stranieri

Scilla Luciani è stata una mia compagna durante i lunghi 9 mesi del Master in Didattica presso l’Universit per Stranieri di Perugia, ma ho imparato a conoscerla e ad apprezzarla solo verso la fine, quando ci siamo trovate a frequentare insieme lo stesso Modulo Professionalizzante.

Scilla incarna la figura ideale dell’insegnante di Italiano per Stranieri, poiché a soli 26 anni ha maturato numerose e varie esperienze nel campo. Come insegnante di ILS ha iniziato in Perù, dove a Lima ha tenuto corsi di italiano per studenti di varie et , futuri immigrati in Italia. Al suo rientro, tramite concorso, è entrata come supplente nei corsi estivi alla Universit per Stranieri di Perugia e contemporaneamente ha contattato delle scuole nei dintorni di Fermo (sua citt natale), dove ha iniziato a lavorare come facilitatrice.

Incontrarla per questa rubrica è stato molto gradevole. Scilla parla con molta umilt delle proprie esperienze. Per l’occasione le ho chiesto di soffermarci sul suo lavoro di facilitatrice in una scuola elementare e in una media a Porto S. Giorgio (FM).

Le mie curiosit sono state tante e ho sempre ricevuto risposte esaustive.

La prima cosa che le ho chiesto è stata circa il contatto con gli studenti: “Con i bambini delle Elementari è stato più facile il mio inserimento. Con gli adolescenti delle Medie ho cercato di instaurare un rapporto di reciproca fiducia“. Scilla ha conosciuto i suoi studenti ad anno scolastico gi iniziato, a novembre, venendo letteralmente “scaraventata” in classe.

Alle Scuole Elementari aveva 6 ore di insegnamento, 9 ore alle Medie, durante le quali i suoi studenti abbandonavano le lezioni disciplinari. Iniziamo a parlare della sua esperienza nelle Medie. Il suo gruppo di studenti era piuttosto disomogeneo, quindi ha impostato dei lavori differenziati, seguendo sia le indicazioni degli insegnanti, sia i bisogni e le preferenze dei ragazzi; il suo è stato un ruolo di sostegno. La vera difficolt , però, non è stata tanto quella dell’organizzazione del lavoro, quanto quella di capire chi aveva davanti e soprattutto comprendere i loro comportamenti: “Ho cercato di capire il perché dei loro atteggiamenti, soprattutto nel caso de i ragazzi più demotivati che non accettavano la scuola e non ne capivano il fine. Gli insegnanti delle varie discipline in alcuni casi avevano cercato di stabilire un rapporto più stretto con questi ragazzi, andando incontro alle loro esigenze e prendendo coscienza delle loro difficolt , ma alla fine ritornavano ai loro veri obiettivi, cioè i voti sul registro; di conseguenza il loro intervento non era orientato verso un vero e proprio apprendimento e verso la crescita formativa dello studente . Gli studenti stranieri avevano, hanno, bisogno di altro“.

E queste stesse carenze Scilla le ha sperimentate sulla propria pelle, visto che il suo lavoro, così importante, lo ha svolto senza avere un reale contatto con gli insegnanti. Qualche incontro sporadico l’ha avuto con quella di italiano e qualche vaga direttiva le è arrivata dal gruppo interculturale, formato da insegnanti che si occupano dell’accoglienza degli studenti. E qui hanno inizio le dolenti note. La presenza del gruppo intercultura, infatti, non è riuscito a risolvere molte questioni fondamentali come quella delle documentazioni e della verifica della scolarizzazione dello studente. Questo è secondo lei una delle problematiche di più difficile gestione: “L’integrazione per questi studenti è molto importante. La scuola per loro è un punto di riferimento. Anche delle piccole soddisfazioni possono essere fondamentali per l’autostima, per l’integrazione, e soprattutto avvertono l’esigenza di essere trattati come i loro compagni italiani, nel rispetto dei compiti che uno studente ha, come ad esempio essere interrogati (…) Per questa ragione apprezzavo molto gli interventi di una insegnante di italiano in particolare, che li interrogava regolarmente, ma non faceva domande inerenti la disciplina piuttosto si interessava della loro vita, dei loro interessi, e l’interrogazione diventava una chiacchierata che serviva come esercizio di lingua per lo studente ma che veniva comunque definita “interrogazione”seguita da una valutazione. Per loro quella interrogazione, uguale nelle modalit (ma non nei contenuti) a quelle dei loro compagni italofoni, era segnale di successo scolastico.

Se fosse un dirigente scolastico apporterebbe subito dei cambiamenti e punterebbe soprattutto su un buon inserimento dell’alunno alloglotto, fin dal primissimo contatto “perché qualsiasi intervento deve partire dalla conoscenza dello studente».

Ha le idee chiare Scilla e molta grinta. Ma le lancette dell’orologio ci riportano alla realt . Il tempo è volato! Grazie Scilla!

inviato da ladylink

3 pensieri su “Scilla Luciani, poliedrica insegnante di italiano per stranieri

  1. Scilla es una profesora muy buena. Me enseñó italiano cuando estuvo en el Perú. Creo que el idioma extranjero debe ser continuo el aprendizaje. Aprendí mucho cuando me hablaba en italiano.

  2. Salve, il mio sogno è di diventare insegnante di italiano per stranieri e per questo quest’anno vorrei fare un master alla Cattolica. Però ho tanti dubbi… mi piacerebbe fare l insegnante in Italia; è cosi difficile trovare strutture in cui poter insegnare italiano a stranieri?
    Grazie

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