Insegnare l´italiano a stranieri: una nuova professione del futuro?

Cari amici de Ildueblog

ho ricevuto una lettera da una nostra lettrice, fin_may,  lettera che vorrei condividere con voi, perché è una vera e propria richiesta d´aiuto. Fin_may vorrebbe fare il nostro mestiere, ma è in preda a forti dubbi dovuti ad informazioni contrastanti.

Lei attende speranzosa e curiosa i vostri pareri, ed anch´io li aspetto ansiosamente.

Buonasera Ladylink,
mi presento: sono una ragazza di 25 anni, laureanda nel corso di Laurea di Traduzione Italiano L2 e interculturalità presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo.
Tra qualche mese mi toccherà scegliere quale percorso intraprendere dopo la laurea, e al momento cerco (con apparente insuccesso) di raccogliere notizie ed informazioni sul mondo del lavoro che riguarda l’insegnamento dell’italiano L2/LS.
Le voci finora ascoltate sono discordanti:
-c’è chi dice che lavoro in questo campo non ce n’è (o è limitato a progetti saltuari in qualche scuola all’avanguardia – ma di cui certamente non si può vivere), che si farebbe meglio ad andare all’Estero…
-altri affermano invece che nel futuro ( di quando non vi è certezza) questa figura professionale – che poco si conosce ma di cui le scuole sentono un gran bisogno- verrà riconosciuta e il lavoro non mancherà.
Insomma, a me pare che la confusione regni sovrana: cosa deve fare una ragazza che abbia voglia di fare questo lavoro?
Anche per quanto riguarda la formazione non si è mai certi. Io ,come parecchi dei miei colleghi, non so se davvero è utile prendere la laurea specialistica (ora magistrale), o al suo posto fare un Master o un corso di formazione o non so che altro….
Le informazioni a riguardo sono molto poche.
Tu sapresti dirmi dall’interno se ci sono effettivamente opportunità di lavoro in questo campo e quali titoli vengono maggiormente richiesti ?
Forse chiedo troppo, ma – visto che ormai  devo scegliere se continuare o lasciar perdere- la voglia di vederci chiaro ha il sopravvento.
Ti saluto cordialmente e ti auguro buon lavoro con l’invito di continuare a postare articoli sempre interessanti.

fin_may

51 pensieri su “Insegnare l´italiano a stranieri: una nuova professione del futuro?

  1. Buonasera a tutti; sono laureata in lingue e letterature straniere vecchio ordinamento e vorrei chiedere se qualcuno di voi mi sapesse indicare un Master di specializzazione equivalente a quello ITALS di Ca’ Foscari ( Ve ) da effettare a Miami in Florida, che mi dia l’ abilitazione all ‘insegnamento della lingua italiana in quello Stato. Grazie in anticipo, Linda

  2. salve a tutti. bellissimi e utilissimi commenti.
    io scrivo per sapere se ci sono siti “nazionali” efficienti (o relativamente tali) in europa (eccetto l’inghilterra, realta’ che conosco) o altrove per proporsi come insegnante di italiano LS. ad esempio ho saputo di novedades.trovit. o se c’e’ un buon sito italiano anche. o altro. gia’ conosco italianinfuga. altri suggerimenti che abbrevierebbero la ricerca? vi sarei davvero grata se mi aiutaste. a presto, spero…

  3. caro Klaus
    grazie per la risposta anche se in ritardo! Per mia fortuna non mi sono iscritto al master, mi rammarica aver speso i 30 neuri di preiscrizione! Ho optato per il corso Dilit di Roma (dura un mese) e per le Ditals di Siena (intanto faccio il primo livello). Sono cose che riesco a concluder in poco tempo e sono tranquillo.
    Credo anch’io che il Master per uno che ha già la specialistica sia solo un buon affare per l’Università, molto meglio il dottorato se a uno piace stare ancora tra i libri.
    Grazie per tutte le informazioni.
    Domandina: sarei interessato a spostarmi in Brasile o India per insegnare l’italiano…qualche suggerimento? grazie!

  4. Per Brundell:

    Lo so, purtroppo la mia riposta arriva tardi, probabilmente ti sarai già iscritto al master di Padova (sempre che sia partito per quest’anno). Ma, nel caso qualcun’altro possa essere interessato per l’anno prossimo, racconto la mia esperienza. Al di là dei costi che sono proibitivi (2600 euro buttati), devo dire che sia per quel che riguarda la qualità dell’insegnamento, che l’organizzazione, che la preparazione degli insegnanti, che l’utilità in generale del master, il mio giudizio è totalmente e irrimediabilmente negativo.
    Si tratta di un master molto impegnativo, che prevede una frequanza obbligatoria di corsi (tanti tanti corsi) che, per la maggior parte non fan altro che ripetere ciò che si potrebbe facilmente leggere in un qualunque libro sull’argomento in commercio. I corsi del master sono tenuti in parte da docenti dell’università di Padova (ma non per questo necessarimente utili o interessanti), altri da docenti di altre università con la passione per le scienze cognitive (memorabile per me la lezione di un professore di Pavia neurolingusita che raccontava come si misura attraverso degli elettrodi il mutamento della materia grigia nell’apprendimento lingusitico), altri da ex corsisti del master (probabilmente modello) detti perciò esperti nell’insegnamento dell’italiano L2, altri ancora da persone che non so a che titolo si definiscono competenti (il consiglio è di controllare i curricula dei vari docenti per avere una prova: ve ne stupirete!).
    Per fare un esempio dell’inutilità dei corsi che ho dovuto seguire (perchè chi non frequentava per almento il 70% delle ore ogni singolo corso era obbligato a fare una tesina sull’argomento), uno di questi era sulla storia della lingua italiana incentrata sull’italiano trecentesco, molto utile per chi come me aveva intenzione soprattutto di insegnare ai migranti, uno di cinema italiano con visione integrale di un paio di film di Bellocchio, un altro ancora, lunghissimo, di grammatica generativa (che personalmente tra l’altro aborro). Uno dei più divertenti (perchè spesso si deve ridere per non piangere) è stato un corso che aveva lo scopo di farci conoscere la comunità cinese in italia: l’ha tenuto una donna incinta con un forte accento veneto, probabilmente ex corsista, che di lavoro si occupa di import export con ditte cinesi. Ebbene, durante le almeno 4 ore di lezione, ci sono stati confermati tutti i più triti luoghi comuni sugli immigrati cinesi: ad esempio che nei ristoranti cinesi l’igiene non è tra le qualità più importanti, e come è meglio non recarsi da massaggiatrici cinesi se si vuole davvero fare un massaggio ristoratore.
    Gli insegnamenti specifici che riguardavano la didattica mi hanno molto colpito per la concezione totalmente meccanicista che si ha dell’apprendimento linguisitico, questo al di là dell’approccio naturale o umanistico affettivo cui molti dei docenti dicevano di avere come riferimento.
    Inoltre nelle lezioni laboratoriali (si fa per dire) le proposte di attività pratiche erano sempre calibrate per un livello lingusitico talmente elevato da risultare inapplicabile a qualunque realtà. Naturalmente gli apprendenti modello erano sempre stranieri altamente alfabetizzati, già ben avezzi alla lingua italiana. Di nuovo per i migranti analfabeti in particolare di livello a1 l’interesse era pochino.
    Da considerare anche che ad ogni corso del master corrisponde una verifica ridicola da fare o singolamente o in gruppo. Ridocola non per la difficoltà spesso elevata, ma per l’utlità e per la valutazione (immotivata) che i docenti assegnavano.
    Veniamo ai docenti: quello che mi ha stupito sopra ogni cosa è stata la loro totale indifferenza nei confronti dei corsisti e il fatto di trattare persone adulte e laureate, molto spesso insegnanti a loro volta, come dei ragazzini ignoranti.
    Un ultimo aspetto negativo, come se non bastasse: la competività estrema e inutile del gruppo dei corsisiti, ma questo forse dipende dalle persone che sono capitate.
    In tutto questo schifo, non so come altro definire con una sola parola il master, l’unica cosa positiva sono stati i tirocini, che però naturalmente ogni corsista ha dovuto organizzare per suo conto perchè l’addetto tutot era una persona tendente a un fannullismo tale che talvolta mi veniva voglia di dare ragione a Brunetta (e questo è grave).

    Spero che questa breve descrizione tragicomica possa bastare per dissuadere chiunque altro ad iscriversi a una prossima edizione del master. E ci tengo a sottolineare che il mio disgusto non è personale, ma la maggior parte dei mei colleghi (a parte un paio) corsisti condivideva con me lo stesso giudizio. é stata un’esperienza talemente negativa che molti sono stati spesso sul punto di mollare, credo che solo il fatto che i soldi spesi non venissero rimborsati, abbia fatto da deterrente.

  5. Gentile Maria Rosaria,
    capisco la tua domanda, lecita.
    Ma evidentemente non sai che in questo lavoro non esiste il titolo che “vale la pena”. Per Londra dovresti informarti sui titoli che hanno fama migliore. Secondo me, per quello che ne so io, il corso dell’International House è molto serio e ti fornisce la formazione necessaria ad entrare in classe e sapere cosa fare.

  6. Salve a tutti,

    se qualcuno potesse darmi un’indicazione o un giudizio ve ne sareid avvero grata. Abito a Londra e a febbraio sosterrò l’esame Ditals I. Qualcuno di voi sa se vale la pena seguire un corso di preparazione per insegnanti di italiano come lingua straniera presso l’Internation house ol’istituto di cultura italiana a londra?
    Il mio vale la pena si riferisce unicamente all’aspetto “lavorativo” e non s quello della preparazione. Qualcuno di voi ha avuto questa esperienza?
    Grazie mille, confido nelle vostre risposte per decidere se iscrivermi o meno
    Potete anche scrivere al mio indirizzo:mariarosaria_sorrentino@hotmail.it

  7. Cari amici,
    apprezzo molto gli interventi di questo spazio perché mi sembrano sinceri.
    Domanda: mi sono pre-iscritto al master MASTER in DIDATTICA DELL’ITALIANO COME L2 DELL’UNIVERASITà DI PADOVA: ne ho sentito parlare bene (qualcuno che è andato a fare il lettore all’estero-sebbene precario e aggrappato ad un contratto di 6 mesi tipo-, qualcun altro per la qualità del corso).
    Avete qualche esperienza in più o info da segnalare? Vi ringrazio

  8. Ciao Karim,sono stata 1 mese a ramsgate,vorrei lavorare in inghilterra
    mi puoi dare un consiglio te ne sarei infinitamente grata.Io sono
    laureata in lettere e filosofia,secondo te potrei trovare qualcosa per me?
    grazie infinite

  9. Ciao Karim,
    io sarei davvero interessata all’insegnamento volontario dell’italiano a extracomunitari. Sono della provincia di Bergamo, anche se sono abbastanza lontano da Lizzola. Comunque mi piacerebbe sapere qualcosa di più sul tuo lavoro.
    Grazie

  10. Buon giorno,
    Io lavoro in diverse strutture per accoglienza profughi in Bergamo e provincia sono in cerca di di uno o più insegnanti volontari di Italiano per una struttura situata a Lizzola in provincia di Bergamo, qualche d’uno potrebbe aiutarmi?

  11. Salve a tutti,
    complimenti per il blog e per le informazioni che puntalmente trovo con piacere. Ho bisogno di un aiuto: sono laureato in lingue e letterature straniere (vecchio ordinamento), sono abilitato all’insegnamento del francese…ma sono precario!
    Ho intravisto da poco la possibilità di insegnare italiano a stranieri, mi piacerebbe sapere quali università (sono di Bari, ma se ne vale la pena, mi iscrivo anche fuori della mia regione) hanno il corso di laurea magistrale in italiano L2/LS.
    Grazie per la collaborazione

    Francesco

  12. Un errore comune ai giovani ordinarî è quello di pensare che saranno eccentrici e avranno esigenze e desiderî del tutto diversi da quelli dell’uomo medio. Gli eccezionali al contrario non hanno bisogno di pensarlo, lo sono e basta.

    “Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo talento, è da stupidi.”. (G. Bufalino).

    “Però e’ Romani, vedendo discosto l’inconvenienti vi rimediorono sempre; e non li lasciorono mai seguire per fuggire una guerra, perché sapevano che la guerra non si lieva, ma si differisce a vantaggio d’altri: però vollono fare con Filippo et Antioco guerra in Grecia per non la avere a fare con loro in Italia; e potevano per allora fuggire l’una e l’altra, il che non volsero. Né piacque mai loro quello che tutto dì è in bocca de’ savii de’ nostri tempi, di godere el benefizio del tempo, ma sì bene quello della virtù e prudenzia loro: perché el tempo si caccia innanzi ogni cosa, e può condurre seco bene come male, e male come bene.”. (N. Machiavelli).

  13. Salvatore, ti consiglio anche di frequentare il forum Agorà: trovi spesso info sull’insegnamento in UK.
    http://www.dantealighieri.net/forum

    Purtroppo è un po’ un marasma di informazioni, ma con pazienza puoi recuperare vecchi commenti utili sul tema.
    Riguardo la padronanza dell’inglese: se ti preoccupa che le scuole vogliano un insegnante che faccia lezione in inglese, sappi che spesso non è così, anzi. (A meno che qualcuno non mi smentisca, non sono così esperta di scuole in UK)

  14. Ciao a tutti sono Salvatore e vivo a Manchester, England. La mia esperienza in questo campo viene da un progetto Comenius durato 6 mesi in Svezia dove “nominalmente” insegnavo italiano in una scuola pubblica in Svezia, 400 km sopra Stoccolma, 4 gradi sotto il circolo polare artico, concretamente, voglio dire da un punto di vista didattico, l’esperienza non e’ stata un gran che’, gli studenti erano del tutto disinteressati, i materiali li ho recuperati io alla biblioteca locale, insomma uno di quei progetti sconclusionati che servono solo all’unione europea a darsi una facciata di avanguardia a basso costo.
    Specifico che sono andato fin su, questa volta letteralmente “in culo ai lupi” per far capire che io questo “lavoro” vorrei farlo veramente per passione, la passione di insegnare.
    Trovandomi adesso in Inghilterra ho fatto a Febbraio l’esame per il Ditals di primo livello, purtroppo ancora non ne conosco l’esito che mi hanno detto si sapra’ a Maggio, sperando di passarlo cosi’ da poter sostenere l’esame di 2 livello il 25 luglio.
    Avrei due domande:1) Come muovermi qui in Uk? Agli annunci trovati su internet nessuno ha dato una risposta positiva nonostante l’esperienza comenius di cui sopra! Io potrei anche cominciare con del volontariato ma a quali scuole rivolgermi? Sinceramente non avendo una padronanza perfetta della lingua inglese, anche se buona non ho nessuna certificazione, questo mi ha intimidito nel mettermi in contatto con le scuole e poi qui la richiesta d’italiano sembra inesistente!
    Mi rivolgo alla ragazza che gia’ lavora qui in uk, Mary, magari lei sa darmi qualche consiglio!
    L’altra domanda riguarda i CTP: credete che in italia anche se ho solo l’esperienza comenius ma ancora nessun titolo specifico anche un tirocinio con possibilita’ di successivo impiego sia possibile?
    Grazie a tutti e in bocca al lupo
    Salvatore

  15. Ciao a tutti!
    Ho letto tutti i vostri interventi e ho 2 domande:
    1- Quanto davvero utile può essere il DITAL 2? Dato che per ottenerlo bisogna sborsare non pochi euro vorrei avere la certezza di un suo riconoscimento e di una certa spendibilità. Ovviamente se provi a chiederlo alle scuole o agli istituti che lo organizzano, dicono tutti che è utilissimo. Ma dovrebbero essere le persone che sono in possesso della certificazione a dirci se ne è valsa la pena o meno.
    2- Per quando riguarda le opportunità di lavorare all’estero sarei molto interessata a UK e America. Ora, mentre per la prima credo di essere abbastanza informata, non ho ancora ben capito cosa bisogna fare per l’America. Sugli annunci ufficiali delle università che cercano docenti di italiano trovo sempre scritto che è necessario avere l’abilitazione italiana e un ottimo livello di inglese. Poi, però, tramite conoscenze indirette e sui blog so di persone che senza nemmeno la laurea specialistica insegnano italiano nelle università americane. Quindi: cosa posso fare per trovare una risposta univoca e definitiva? Come muovermi?

  16. Salve, siamo due insegnanti di italiano a stranieri e abbiamo creato il blog ITALIANOQUIEORA, prima su blogspot, ma adesso ci siamo trasferiti sulla piattaforma NING all’indirizzo http://italianoquieora.ning.com/ Questo blog nasce dalla volontà di ampliare i contatti e gli scambi con insegnanti che hanno classi multilingue. Gli insegnanti che ogni giorno devono confrontarsi con i processi di apprendimento dell’italiano lingua seconda. Nel blog saranno periodicamente inseriti materiali didattici relativi all’italiano come lingua della comunicazione e dello studio, ma anche del lavoro. Inoltre saranno proposti altri materiali utili.
    Katia Raspollini e Maurizio Sarcoli

  17. Salve a tutti,

    sono Teresa e scrivo dalla Calabria. Dopo la Laurea Specialistica in Lingue e Letterature moderne, conseguita nel 2008 presso l’Università della Calabria, sono partita in Francia a svolgere per un anno la missione di assistente di lingua italiana nelle scuole. E’ stata un’esperienza interessantissima e utilissima, tanto che l’anno scorso a settembre sono stata ricontattata dalla stessa Académie per una supplenza di italiano lingua straniera. Nonostante i tanti dubbi, alla fine ho accettato e ho completato il mio servizio a giugno 2010. Adesso posso dire che ho fatto bene ad andare, visto che in Italia nell’a.s. 2009/2010 non ho ricevuto alcuna proposta di supplenza!d’altra parte, essendo iscritta nelle graduatorie di Istituto di III fascia, non potevo che aspettarmi ciò e temo che quest’anno sia ancora peggio!
    L’esperienza di insegnamento in Francia, nel pubblico e anche nel privato, mi ha fatto capire di amare questo lavoro, tanto che mi piacerebbe continuare a percorrere questa strada, possibilmente nel mio Paese, dove penso vi sia veramente bisogno di prof. specializzati in didattica dell’Italiano L2.
    Dalla Francia per il momento non ho ricevuto nuove proposte di supplenza per cui mi chiedo se sia opportuno aspettare che si presenti un’occasione (chissà quando!), o piuttosto pensare di impiegare quest’anno in un percorso formativo!!
    Ho intenzione di prendere la certificazione DITALS II, perché penso possa completare e dare un senso all’esperienza fatta sul campo, ma mi interrogo anche sulla sua spendibilità!tuttavia, non so se sia forse più ragionevole iscriversi direttamente al Master DITALS di Siena (certamente più riconosciuto).
    Qualche giorno fa, per caso ho scoperto che presso L’Università della Calabria dove mi sono laureata, hanno istituito per il primo anno un Master di II livello in Didattica dell’italiano L2. E’ molto interessante e di fatto è simile a quello di Siena; per altro saranno alcuni prof. di Siena a tenere i corsi. Il mio dubbio ora è: prendo solo la certificazione DITALS II (come candidata libera) e vediamo cosa mi si prospetta, oppure oltre a passare l’esame per la certificazione DITALS II, mi iscrivo al MASTER della mia Università e così la faccio completa???Pensate che il master (qualunque esso sia) abbia comunque più valore della sola certificazione?
    Se dovessi inseguire i miei interessi, direi di intraprendere questa strada, ma il problema è sempre lo stesso sollevato da tutti voi: chi mi assicura che facendo anche il Master io abbia più chances?

    Grazie a tutti quelli che vorranno darmi un’opinione, un consiglio o parlare della loro esperienza!!

  18. Giuliana,
    hai tutta la nostra solidarietà.
    La situazione negli anni non è cambiata.
    Io sapevo di un percorso SSIS per insegnanti di italiano per stranieri… ne abbiamo anche iniziato a parlare qui ma poi è calato il sipario anche sul blog, magari questa può essere un’occasione per riprendere in mano la situazione.
    Credo che gli insegnanti della scuola pubblica, quelli a cui facevi riferimenti tu, non vengano pagati, ma facciano rientrare le ore di insegnamento tra le varie ore in cui devono essere disponibili-reperibili a scuola.
    Se contiamo che in alcune scuole non viene nemmeno fornita la carta igienica e che ho appena sentito che Ikea ha offerto gratuitamente il mobilio ad una scuola… ( nn sono riuscita a capire dove…la notizia veniva letta mentre scrivevo a te).
    Poi magari quando ci sono i soldi, guarda quello che succede ad Adro.

    L’insegnamento nelle scuole, anche vedendolo come missione, non deve essere volontariato. Il volontariato è un’altra cosa.
    Tieni duro. Resistere!!

  19. Sono Giuliana e scrivo dalla provincia di Bergamo. Ad ottobre probabilmente comincerò il mio 4° anno di lavoro con i ragazzi stranieri presso la secondaria di primo grado del mio paese. I soldi sono stanziati dal comune e io sono assunta da una cooperativa che mi sottopaga ma nella mia zona sono una delle poche figure professionali specializzate che ha avuto la fortuna di trovare il lavoro per cui aveva studiato. Le scuole sono senza soldi e, nonostante il problema dell’insegnamento agli stranieri sia d’urgente risoluzione, la scelta comune è quella di delegare questo compito a docenti interni che si avvicendano, reinventandosi come meglio possono, per qualche manciata di ore. Questo avviene in tutti gli ordini di scuola. Le figure professionali servirebbero eccome ma le scuole non assumono e i comuni non hanno i soldi per poter portare avanti questi progetti. Ho iniziato facendo 15 ore, poi 13 poi 12 e quest’anno….si fa la fame.

  20. sono un’italiana e’ mi trovo negli stati uniti d’america,devo insegnare l’italiano ad un ragazzo ma non ho molta esperienza,mi potete dare un consiglio come e cosa pevo insegnare affinche’ lui possa imparare velocemente?grazie

  21. Leggiti i commenti e i link nei commenti e fatti un’idea. Sul blog, facendo una semplicce ricerca, trovi anche info sulla SISS (che però è stato un esperimento nato e finito lì, con buona pace di chi vi ha partecipato).

  22. ciao a tutti/e,
    sono capitata in questo blog per caso, cercando notizie sull’insegnamento dell’italiano a stranieri perchè pensavo fosse un campo in cui di lavoro ce ne fosse un pò per tutti..e invece..
    io sto per laurearmi in linguistica dopo una triennale in lingue e non saprei proprio come orientarmi..la siss esiste, non esiste? a chi mando cv appena presa la laurea? manca pochissimo e poi sarò disoccupata…
    depressione 🙁
    Roberta

  23. siccome anche io non sono più tanto giovane, ma come te ho voglia di cambiare aria, dopo aver lavorato come webwriter e altri lavori sempre legati all’italiano, posso sapere se sei riuscito a trovare delle dritte a londra?
    grazie sin da ora
    luka

  24. Ciao a tutti
    ho letto con interesse tutti i vostri post. Il quadro generale certo non è dei più confortanti per chi come me sta pensando di cercare lavoro come insegnante di italiano a Londra. Laureato in lettere con il vecchio ordinamento, esperienza come redattore e attualmente copywriter, sono stanco dei limiti della mia professione… ne cerco altri. L’Italiano è il mio amore e la mia condanna, come immagino sia per voi.
    Ho visto che a Londra ci sono molti istituti privati che insegnano italiano e pensavo di presentarmi a loro, forte anche dell’ospitalità di un cugino in loco. Da lì in poi, si vedrà. Sono aperto a più strade, ma stanco di vivere in un paese che chiude la porta in faccia a tutti. Di mia iniziativa sto studiando la didattica e mi sono interessato a un master dell’Univesità di Tor Vergata, per l’insegnamento dell’italiano a stranieri, che sto valutando. Aggiungo che non sono più giovanissimo (37), ma di certo non intendo arrendermi per questo. Qualcuno ha esperienza di insegnamento a Londra, specie corsi privati? E’ possibile mantenersi in questo modo?
    Grazie delle vostre risposte e… buon natale!

  25. Mah, il discorso è lungo. E le generalizzazioni non rendono onore alle realtà che cercano di distinguersi.
    Quanto ai corsi, secondo me il fatto che ci sia concorrenza è un bene. Che si contendano lo scettro di miglior ente formativo fa bene alla qualità dell’offerta. Che poi questo produca la corsa al pezzo di carta è vero, ma è un problema istituzionale.
    Ditals II 600 euro (direi per fare l’esame, non per passarlo. Per passarlo devi studiare)? Ormai la formazione professonale si paga tutta. Se la vuoi gratis devi fare un corso regionale finanziato dll’Europa. E invece tutti fanno la Ditals. Perché? Perché è un titolo più prestigioso. E il prestigio lo paghi. Non dico che sia giusto. Dico che è così.

  26. ho letto con molto interesse tutti i vostri post.
    Mi sono trovata diverse a volte ad insegnare italiano agli stranieri, sempre all’estero, e sono state esperienze molto intense e gratificanti. E’una cosa che mi piace soì tanto fare e che mi viene così bene, che farei anche volontariamente. Ciononostante, ho capito piuttosto rapidamente, grazie anche alla frequentazione di altri colleghi/e che da molto più di me stanno in questo ambito, che questo lavoro purtroppo non paga. E quando dico “non paga” non intendo che dia pochi soldi -il che è comunque vero- ma perchè delle competenze e della professionalità che hai appreso nel tempo non gliene frega niente a nessuno. Al posto tuo, nella maggioranza dei casi, potrebbero chiamare persone senza esperienza magari solo perchè sono madrelingua o perchè spno le prime che si son trovate sotto mano. Questo deriva dal fatto che non c’è tra l’altro un’unica abilitazione all’insegnamento dell’Italiano. Ci sono diversi certificati e certificazioni, master, ma non c’è IL master o IL certificato -come è invece per la maggior parte delle lingue europee- che stabilisce i confini tra un certificato reale e uno che non lo è.
    Per esempio io, tanto per darmi qualche chance in più, sto pensando di prendermi il DITALS II. Ma vi pare possibile che per passare l’esame in questione servono non meno di 600 euro? E se tra un anno se ne escono dicendo che il master o certificato in questione è un altro??
    Voi mi consigliereste di prenderlo il DITALS II? Ho tempo fino al 20 novembre per prenotarmi all’esame…
    Indipendentmente da questo, comunque io non sto facendo dell’insegnamento dell’Italiano la mia strada. Non perchè non mi piaccia ma perchè secondo me non c’è proprio la strada! Qualcuno più su ha scritto che è un lavoro fatto, spesso, da chi si trova all’estero come moglie o marito di, o tanto per mantenersi tra un viaggio e l’altro. Ma di certo non ci sono i mezzi per poterci campare. E la situazione negli Istituti di cultura non è diverso: cercano infatti lauree in lingue o in lettere, fregandosene della didattica dell’italiano agli stranieri.
    Sbaglio?

  27. sono pienamente d’accordo con Porfido,
    Amo questo lavoro e sono anche molto attenta all’atteggiamento con cui i miei colleghi si accostano alla materia.

    Ho visto lavorare mediatori culturali, educatori professionali, professori, insegnanti di ogni genere “riqualificati” in I-L2, tutti con le migliori intenzioni, persone che hanno immaginato un tipo di approccio sulla base delle loro conoscenze…
    ma ogni volta si ripete la stessa scena,ovvero lo studente viene messo nelle condizioni di dover colmare la distanza (culturale, professionale, linguistica ecc.. ) tra sè e l’insegnante in cattedra, privo di qualsiasi tipo di coscienza didattica o di una didattica coscienziosa.

    Non immaginate di andare a svolgere un lavoro, anzi, se ne avete uno di lavoro tenetevi quello
    non fantasticate su meravigliosi orizzonti a contatto con le altre culture.
    quando si lavora con bambini, rifugiati politici, ragazzi delle medie o superiori frustrati perchè a scuola il loro rendimento va a picco, stranieri che dopo ore di lavoro la sera aprono il quaderno e vengono massacrati con i nostri verbi ausiliari
    mi sento di dire semplicemente che..in queste situazioni non si gioca mai da padroni con la chiave del loro problema in mano.

    Durante il corso L2 che ho fatto mi sono inc…ata e ho chieso al tizio in cattedra con quali stranieri avesse mai lavorato per descrivere situazioni così idilliache e venirmi a propinare una didattica da imbecilli dopo che io (e le mie colleghe) passiamo ore a fare addirittura piani individualizzati …
    …lui ha semplicemente risposto…: con gli americani nelle loro aziende per corsi di italiano trimestrali..

    Vi auguro di trovare lavoro con gli americani…nelle loro aziende…o coi turisti a tempo.. invece di approdare ai centri per rifugiati politici o nelle scuole medie delle grandi città.

  28. Caro Ale, ti rispondo con tutta sincerità.
    L’equivoco nasce dal fatto che per insegnare qualsiasi materia si pensa che la cosa più importante sia conoscere bene la materia.

    Questo approccio per l’insegnamento dell’italiano a stranieri è deleterio. La didattica è la “materia” principale da padroneggiare. Una materia peraltro tutta pratica, la cui teoria deve essre fondamento invisibile alla prassi.

    Insegnare italiano a stranieri non è facile e non è sufficiente conoscere bene la lingua.
    Non che non si possa fare, si può fare tutto, ma… purtroppo… male.

    Se posso darti un consiglio, prima di buttarti in un corso universitario biennale, fatti un corso di formazione presso una scuola, una buona però, tipo la Torre di Babele o, meglio ancora, la Dilit, a Roma. Leggiti qualche libro, fatti un giro nei reparti specializzati delle librerie e sfogliati i materiali didattici.

    Come ho scritto ad altri nella tua condizione, leggiti anche questo numero della rivista officina.it, per avere altri spunti di riflessione:
    http://www.ildueblog.it/?p=181

    PS: sai perché nonostante i 1000 problemi questo lavoro è così popolare?
    Perché è un lavoro bellissimo (se fatto in maniera consapevole)!

  29. Ciao a tutti,
    stavo per decidere, tra mille dubbi, se fare la scuola di specializzazione dell’Università degli stranieri di Siena per insegnare italiano come L2, ed ecco che mi imbatto nelle vostre poco confortanti esperienze… Io sarei già un insegnante (di storia e filosofia), ma vista la situazione della scuola italiana, sono in cerca di alternative. Ma a quanto pare non consgliate troppo questa via (comunque grazie per avermi chiarito le idee).
    Secondo voi una specializzazione come la mia, mi potrebbe far accedere in qualche modo all’insegnamento di italiano L2, senza avere un titolo più adeguato (che non sarebbe certo una garanzia)?
    Grazie
    Alessandro

  30. Oddioooo….ed io mi ero quasi convinta a prendere la certificazione Ditals per poter provare ad intraprendere questo lavoro…mi sa che forse è il caso di rinunciarci a priori…

  31. Sono capitata per sbaglio su questo blog perchè stavo cercando delle informazioni sull’ITALS. Io sono una studentessa al secondo anno di lettere moderne e oltre all’insegnamento normale nelle scuole mi piacerebbe anche poter insegnare italiano agli stranieri:ma come bisogna fare? Dopo la laurea di cinque anni (3 più 2) posso fare il master all’ITALS e mi possono riconoscere un’abilitazione all’insegnamento di italiano come L2?Potete schiarirmi le idee? Grazie mille

  32. Ciao a tutti, mi associo purtroppo a Giovanni.
    La mia esperienza è comune a molti. Seguii il corso alla Dilit anni fa, ma non trovando lavoro dopo, se non lezioncine private qua e là, ho fatto altro. Se non che, un paio di anni dopo, venni chiamata all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, dove sono stata due anni. Dico subito che è stata l’esperienza più bella e formativa della mia vita. Ho insegnato e imparato, seguito corsi e lavorato un po’ anche nella coordinazione. Sono diventata brava, nel senso che gli attestati di stima degli alunni erano numerosi, e ho scoperto anche che il lavoro mi piaceva da morire. Attualmente sono a Milano, dove sono andata per altri motivi. E anche qui sono riuscita a lavorare come insegnante al Politecnico. Di nuovo, esperienza bella, molti spagnoli (quindi giocavo “in casa”), e di nuovo molti confronti e attestati di stima. Quello che conserverò sempre come un dono prezioso è il biglietto di una classe di Madrid con le dediche di ognuno. Comunque, vorrei solo dire che io non investirò più in questo mestiere. C’è troppo precariato in giro, ma di quello selvaggio, non parlo di contratti a progetto a 800 euro al mese, magari!!! Questo è un lavoro per gente ricca, o gente disposta a vivere sulle spalle della propria famiglia per sempre. Almeno in Italia. Ma anche all’estero, a meno che non si tratti di università, le persone, la maggior parte di quelle con cui ho avuto a che fare io, si trovano a fare questo lavoro “per caso”, perché già lì, sposate o conviventi con “indigeni”. Insomma, io mi pento di tante cose. L’unica alternativa valida sarebbe stata fare domanda per un dottorato negli USA in italianistica o letterature comparate, o meglio ancora linguistica applicata, e da lì iniziare a essere considerata seriamente. Per me purtroppo è tardi. A 31 anni ho scelto un lavoro impiegatizio che non mi fa impazzire, ma che mi permetterà di vivere autonomamente, di pagarmi i viaggi che voglio fare o i corsi di lingua. Però consiglio vivamente a chi esce adesso dall’università e dice di voler fare questo lavoro, di pensarci seriamente e di avviarsi per tempo. Tra i documenti, gli esami e le domande bisogna avviarsi almeno un anno prima. E considerare almeno 4 anni di studio. In bocca al lupo, e scusate o sfogo.

  33. Cara Fin May e cari tutti, non illudiamoci; il lavoro nel campo della didattica dell’italiano a stranieri non c’è. Gli insegnanti sono più delle scuole di lingua o delle istituzioni in cui si insegna italiano lingua non materna; nelle scuole pubbliche vengono riciclati gli insegnanti che sono già di ruolo e lo stesso discorso vale per gli istituti di cultura italiana all’estero. Una laurea quadriennale in Lingua e letteratura italiana, un’altra magistrale in Italianistica, una specializzazione post laurea biennale in presenza in didattica dell’italiano come lingua straniera, un master di II livello in progettazione avanzata della lingua e cultura italiana per stranieri, due pubblicazioni specifiche e 20 anni di attività professionale non sono bastati a farmi trovare una collocazione; mi sono sempre dovuto aggrappare a progetti saltuari e privi di qualunque concreta prospettiva. Adesso ho capito che l’unica cosa da fare è troncare con questo lavoro e cercarmene uno impiegatizio. Spero solo in qualche santo.

  34. Fin_May aggiungo anche io, in breve, la mia esperienza nel campo dell’insegnamento a stranieri. Io ho cominciato anche prima della laurea, in Italia, all’Inlingua School della mia città. Poi ho fatto vari altri lavori, lasciando all’insegnamento L2 le estati per fare un po’ di soldi. Tra vari mestieri, incluso quello di insegnante alle medie e superiori, ho scoperto che insegnare agli stranieri era una delle cose che mi piaceva di più e mi dava più soddisfazioni e ho avuto la fortuna di essere chiamato all’IIC di Damasco (fortuna unica, visto che gli IIC non chiamano mai persone che non siano residenti nel paese in questione). Ora la sorte mi ha portato altrove, dove continuo a coltivare questo “hobby professionale” ma con un lavoro sicuro e più lucroso a supporto, ovviamente.
    C’è però da dire che, pur essendo un lavoro bellissimo, l’insegnamento L2 / LS è quasi sempre malpagato e senza uno straccio di contratto (se non rarissimi casi). Insomma, non ci si vive di certo, se non in determinati paesi dove anche il poco che ti danno può bastare. Ma sono pochissimi.
    Dopo un master Itals ho conosciuto tantissimi colleghi e colleghe che potrebbero raccontarti storie simili. Comunque, ripeto, è un lavoro bellissimo, ti dà l’opportunità di conoscere persone di altre culture e fare esperienze molto interessanti, quindi vale la pena di fare di tutto per svolgerlo dovunque sia e comunque sia.

    Un’ultima osservazione: tu dici, giustamente “che senso ha creare corsi di laurea ad hoc per la formazione di nuovi insegnanti? Capisco che le Università ci guadagnano,ma così si gioca sulla pelle dei giovani”.
    Parole sacrosante, ma che possono adattarsi a molte altre facoltà sorte in questi ultimi 20 anni senza che ci fossero nemmeno le premesse di sbocchi professionali seri.
    E’ una cosa avvilente e molto amareggiante, ma purtroppo è così. Della pelle dei giovani non importa molto a nessuno, da “quelle” parti.

  35. ciao a tutti! commenti molto interessanti, davvero.
    Sai fin_may la mia situazione é molto simile alla tua, unica differenza io sono giá laureata e, ahimé, ancora disoccupata.
    Ecco in breve il mio percorso: mi sono laureata in Traduz It L2 e Intercult lo scorso luglio, anch´io superconfusa non sapevo che fare…specialistica oppure cercare un lavoro? e dove? restare in Italia o emigrare all´estero? mazza quante domande, lo so… In realtá non avevo alternative concrete per le mani e la specialistica mi sembrava la sola certezza in quel momento… Cosí mi sono catapultata a SIena per seguire il C.d.L. in Didattica della liungua italiana a stranieri, presso l´Universitá per stranieri, ma dopo appena 3 mesi son tornata!! non é andata!! Volevo fare esperienza sul campo, fare pratica, sperimentare, sperimentarmi e cosí ho fatto!! Ho iniziato a fare un tirocinio presso un CTP, lí insegno italiano ad adulti immigrati e credimi sto imparando tante di quelle cose…é “lavoro volontario” é vero!! ma allo stesso tempo queste ore di servizio mi sono anche utili per conseguire la certificazione DITALS II, anche se non so quanto possa essere utile, considerato che non ha alcuna validitá a livello ministeriale…ma solo tra gli “addetti ai lavori” – voi che ne pensate?

    Ok come primo intervento direi che puó bastare…scusate se mi sono dilungata troppo!!

    ciao

    PS ehi fin_may o chiunque altro: se decidi di partire e fare esperienza all´estero fammi un fischio eh 😉

  36. Grazie a tutti per i vostri commenti. Scegliere del proprio futuro non è mai semplice,e lo è ancor di meno se non vi sono informazioni chiare.
    A quanto ho capito le uniche possibilità per cominciare a lavorare il più presto possibile dopo la laurea (perché per quanto affascinante l’oggetto di studio,arriva anche un momento in cui bisogna diventare indipendenti) è fare i bagagli e accontentarsi di ciò che si trova all’estero.
    Una domanda, comunque, continuo a farmela: visto che non c’è lavoro, che senso ha creare corsi di laurea ad hoc per la formazione di nuovi insegnanti? Capisco che le Università ci guadagnano,ma così si gioca sulla pelle dei giovani.
    Scusate lo sfogo, ma ora – per sdrammatizzare – darò un’occhiata agli annunci del settore agricolo…magari un paio di braccia rubate alla terra potrebbero trovar lavoro! 🙂

  37. Mi inserisco nella discussione solamente per dire che in Italia le associazioni ADMIS (Associazione dei Diplomati in Master di Italiano a Stranieri) e APIDIS (Albo Professionale Italiano dei Docenti di Italiano a Stranieri) stanno lavorando per la valorizzazione del titolo specifico di Master e per il riconoscimento della professione del docente di ITAL2 attraverso l’istituzione di un Albo.
    Benché poi non si sia concretizzato per motivi tutti da discutere, un primo obiettivo è stato raggiunto con il recente progetto “scuole aperte” il quale prevedeva che il personale in possesso di Master in didattica dell’ITA a stranieri aveva diritto alla precedenza nell’affidamento degli incarichi di docenza e progettazione dei percorsi.
    I siti web delle associazioni sono i seguenti:
    ADMIS (link)
    APIDIS (link)

    Emilio

  38. Cara, ti consiglio di leggere, a questo indirizzo, gli articoli su questo annoso problema, di cui discutiamo ormai da diversi anni. Non aggiungo altro ai commenti dei colleghi, di cui condivido analii e sospiri.

  39. Cara Fin_May,
    scrivo anch’io la mia, sperando di non annoiare nessuno.
    Io ho sempre desiderato insegnare italiano agli stranieri, ma quando mi sono iscritta all’universita’ la prospettiva lavorativa non era chiara (piu’ o meno quanto ora, per quello che vedo…).
    Cosi’ ho deciso di laurearmi in Italianistica e poi in Linguistica Applicata, due lauree interne a Lettere e Filosofia, per poter tenere sempre aperta l’opzione dell’insegnamento regolare in scuole statali.
    Nel frattempo ho studiato didattica e mi sono trasferita all’estero, dove ho cercato lavoro.
    Oggi, dopo tre anni all’estero ho un orario settimanale di 15 ore, in tre scuole diverse, aziende, privati…
    Cio’ che mi ha spinto a trasferirmi in realta’ non e’ stata la scarsa possibilita’ di lavoro che offriva l’Italia, quanto piuttosto la voglia di viaggiare e di conoscere nuove culture.
    Sono certa che rimanendo in Italia avrei dovuto competere con persone maggiormente preparate e con piu’ esperienza.
    Io non volevo aspettare, ne’ una siss, ne’ un master, volevo imparare sul campo, consapevole che molta teoria aiuta ma che la pratica a volte fa aprire gli occhi prima. E soprattutto non volevo che studiando tanto mi passasse la voglia.
    Non volevo arrivare a trent’anni con un sogno ormai lontano d’insegnare italiano e nessuna energia per trasferirmi ne’ per imparare a lavorare sul serio.
    Forse ho pagato la mia impazienza, soprattutto all’inizio, pero’ ora ho ventiquattro anni e quattro di questi li ho trascorsi insegnando.
    La mia esperienza e’ una fra tante, la scrivo perche’ credo che ognuno di noi abbia cercato di “orientarsi da solo” in questo campo, e solo alla fine della fiera ognuno puo’ fare i conti, difficilmente li’ puo’ fare all’inizio.
    Di sicuro c’e’ che ci sono dei sacrifici da fare.
    Io sono contenta perche’ faccio il lavoro che mi piace e che desideravo. Spero che presto sentiro’ lo stesso di te.:)
    Ti auguro buona fortuna!

  40. Rispondo alla mia concittadina con due informazioni: io lavoro nel campo provenendo da una laurea in filosofia cui è seguita, alcuni drammatici anni dopo, la certificazione DitalsII.
    In seguito ho lavorato saltuariamente in una di quelle scuole all’avanguardia cui accenna nella sua lettera (ma perchè parlo in 3° persona? Vabbè ormai continuo così); esperienza positiva ma con cui non ci campavo certo.
    Adesso sono da novembre in Libia in un università locale con una specie di contratto di lettorato.
    A te trarre le dovute conclusioni sulle prospettive di stabilità offerte da questa professione.

  41. Cara fin_may,
    hai fatto bene a scrivere in questo blog, che secondo me resta uno dei migliori per gli insegnanti d’italiano LS.
    Dopo una laurea in Lettere e un master in didattica, lavoro come insegnante d’italiano all’estero da anni. La ragione nel mio caso e` semplice: in Italia non trovavo lavoro. Non credo che si tratti di una situazione temporanea, anzi: con il numero sempre crescente di master in didattica dell’italiano (e ironicamente dove lavoro da anni, in Uk, pochi insegnanti hanno scelto di intraprendere un master specifico) cresce anche il numero di persone competenti in materia. Mi chiedo, pero`, se alla crescita di master (piu` abilitazione Siss a Venezia) corrisponda un reale bisogno della nostra figura professionale.
    Leggendo i vari blog, sentendo l’esperienza di varie persone che lavorano quasi volontariamente come insegnanti d’italiano a stranieri dopo anni di studio, riflettendo sulla situazione di tanti insegnanti precari in Italia (ma non solo) mi sento di dirti questo: inizia questa professione se davvero ci credi, se c’e` una passione reale, ma sii consapevole dei rischi di precariato. Se speri solo di trovare lavoro, ti devo confessare che la tensione e l’incertezza che abbiamo provato io e altre persone non sono affatto incoraggianti. Ma queste opinioni riflettono solo il mio punto di vista…
    Un consiglio costruttivo che ti posso dare e` di iniziare quello che in Uk chiamano “job shadowing”, ovvero vai a parlare di persona con alcuni insegnanti della tua zona e vai a vedere le loro lezioni: l’esperienza vale piu` di mille parole…
    Buona fortuna!

  42. Ciao a tutti,
    da tempo leggo gli articoli di questo blog, molte volte sono stata spinta a rispondere e poi per un motivo o per l’altro (meglio non approfondire!) non l’ho fatto. Oggi, finalmente, eccomi. Sono un insegnante di italiano L2, lavoro come libera professionista dal 2000 in questo ambito, ma ho avuto esperienze di insegnamento a stranieri anche in precedenza. Lavoro nel territorio pavese e devo dire che come un po’ ovunque anche Pavia ha visto una crescita esponenziale di presenze straniere in particolare nelle scuole. In questi anni mi sono occupata di inserimento di bambini stranieri, corsi per adulti e per sole donne, di formazione e di progetti di intercultura. Ho collaborato e collaboro con un’associazione di volontariato che opera sul territorio. Non voglio farvi la storia della mia vita, ma ci tengo a sottolineare alcuni aspetti e trasformazioni che ho vissuto in questi anni. In principio gli interventi esterni di esperti erano molto ricercati e i finanziamenti non mancavano. Spesso le prestazioni erano a costo zero per le scuole e questo facilitava il nostro ingresso. Con il tempo la scuola, le scuole hanno intrapreso percorsi di formazione interni, quindi di personale già inserito. Il lavoro in questi ultimi anni comincia veramente a scarseggiare e mi riferisco proprio a quelle figure che hanno maturato una formazione all’esterno delle graduatorie statali. Ad oggi non è ancora riconosciuta questa figura (per quanto riguarda scuola dell’obbligo e corsi nei ctp) o meglio, per arrivare ad insegnare italiano come L2 bisogna passare per altre figure professionali, non esiste infatti la classe di concorso (qualcuno può confermare?) anche se la “vecchia” (?) siss prevedeva una parte di formazione inerente l’insegnamento dell’italiano a stranieri. Vedo poca relazione tra un forte impulso a questa specifica formazione (master, certificazioni, specializzazioni etc) e la concreta possibilità di un posto di lavoro che abbia specifiche richieste di questa figura professionale. Non voglio dare risposte negative a fin_may, forse stiamo vivendo un momento di trasformazione e prima che venga riconosciuta la figura di insegnante L2 deve passare ancora del tempo. Quello che mi sembra però è che chi studia adesso ha più possibilità di scelta e quindi di seguire un percorso di formazione specifico che prima non esisteva (io dopo la laurea in lingue – vecchio ordinamento- ho imparato ad insegnare un po’ con l’esperienza e solo in seguito seguendo nuovi e accattivanti corsi di formazione). Inoltre credo veramente che le situazioni siano differenti da regione a regione o da città a città. Esiste un abisso per esempio tra Milano e Pavia a livello di sperimentazione.
    Concludo e spero di poter intervenire ancora in questo stimolante blog!
    Un saluto

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