Riprendo l’articolo tratto da Il sole 24 ore di cui abbiamo parlato qualche giorno fa per allegarvi la risposta (con successiva replica di Ossola) di Armando Gnisci, professore di Letterature Comparate alla Sapienza di Roma.
La discussione diviene polemica incandescente. Il senso di cosa sia cultura e del significato del concetto di identità infuoca gli animi e il tutto diviene, mi sembra, molto interessante, seppur questi personaggi tengano un po’ troppo a gonfiare il petto con citazioni storico letterarie da fiume in piena. Ma la mia è solo un’opinione…
Non ho mai amato Enrico Brignano, un comico romano arrivato alla notorietà grazie al Maurizio Costanzo Show e poi “consacrato” grazie alla serie TV Un medico in famiglia.
Ma questo sketch preso da Zelig e segnalato da Piroclastico (ma l’avevo già visto in TV) è davvero esilarante. Soprattutto la seconda parte, sui dialetti.
Interessante l’iniziativa di cui parla il corriere.it: scrivere un racconto con sole 6 parole… Questa in realtà è una vecchia sfida, lanciata a suo tempo da Hemingway (famosa la sua: For sale: baby shoes never worn), raccolta adesso da un sito americano il quale proprio oggi ne ha pubblicato un libro, visto il successo dell’iniziativa.
Le ministorie, che i lettori di corriere.it hanno creato, sono piccoli esilaranti capolavori; ne riporto tre. “Il mio amico Giacomino”: Giocavamo a nascondino: mai più visto; “L’alieno”: L’alieno disse: vengo dalla Terra ed in ultimo: “Il soldato”: Partii in guerra, tornai senza pace.
La lingua italiana in Europa e l’aspirazione a proporsi come lingua “elettiva”. Per ambire a tanto è la nostra cultura a dover ritrovare se stessa. Primo obiettivo: superare i luoghi comuni e divenire (o forse tornare ad essere) “non un cumulo di rovine, di folclore, di spaghetti e P38, ma una sapienza in cui valga la pena immergersi e un poco identificarsi”.
Un interessante articolo di Carlo Ossola da Il Sole 24 ore (segnalato da Iuri).
La Rai, oltre all’utilissimo portale Raiclick, mette a disposizione come risorsa online il Nuovo Dizionario Rai, ribattezzatoDOP: Dizionario italiano online e multilingue d’Ortografia e di Pronunzia.
Torno tra voi per segnalarvi un video che ho trovato ieri (30 gennaio 2008) nel sito di Tv Repubblica (contenitore di interessanti programmi che possono essere portati in classe). L’argomento centrale è il difficile passaggio dalle medie al Liceo e le interviste ai ragazzini romani sulle loro difficoltà e sulle loro abitudini in materia di studio offrono interessanti spunti di riflessione ai nostri studenti.
Da corriere.it una video intervista di Sevegnini a Francesco Sabatini, presidente dell’Accademia della Crusca e co-autore del dizionario Sabatini-Coletti, che lancia la nuova edizione, 2008.
Da lastampa.it la denuncia di Anna Maria Campogrande, presidente dell’associazione per la difesa delle lingue ufficiali della Comunità europea, circa il fatto che in Belgio non ci siano scuole italiane, nonostanto l’alto numero di connazionali residenti.
Dopo giorni di assenza riappaio per citarvi un articolo apparso sulla mailing List [Discutiamone Insieme] in cui si tratta sia di una PROPOSTA PER UN USO DELLA LINGUA ITALIANA RISPETTOSO DELLA IDENTITÃ € DI GENERE, sia della relativa raccolta di firme verso la quale l’articolo stesso mira a sensibilizzarci (siamo a quota 135).
In poche parole viene analizzata la tendenza dell’italiano contemporaneo a non riconoscere un suffisso femminile singolare per determinate professioni. Ma se da un lato dobbiamo riconoscere che il suffisso -ESSA ha già contribuito alla causa (vigilessa, professoressa, dottoressa, poetessa, studentessa, oppure avvocatessa, come si fa chiamare la mia…), in realtà ci sono altre professioni che non hanno un corrispettivo suffisso e che l’aggiunta della semplice -A alla fine, non convince fino in fondo, probabilmente, nemmeno noi parlanti, convinti linguisti antisessiti e femministe internaute. E’ il caso di professioni degne di nota come ingegner-a, architett-a per le quali possiamo tranquillamente sforzarci ad usare il femminile, ma per altri lavori, devo dire che a malincuore, pur sostenendo la causa, sorrido al pensiero di Decana o Presida (anche se nell’articolo in realtà si chiede almeno di cambiare, per Preside, l’articolo: la Preside).
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