Dal Master al Corso di aggiornamento, qualcosa non si è mosso

Quando ho saputo che ad Ankara si sarebbe tenuto un corso di aggiornamento dal titolo “Insegnare l’italiano a stranieri nella prospettiva del Framework”, tenuto da due professoresse che avevo conosciuto a Perugia, al Master, ho spinto molto per poter partecipare e non è stato facile poter partire. Gi però il programma del corso aveva destato in me una sorta di strana sensazione, perché nei contenuti era praticamente identico ai moduli del Master in un caso e ad un intervento ad una conferenza tenutasi a Perugia a maggio, nell’altro. I sospetti si sono poi rivelati tutti fondati nonostante le promettenti premesse circa l’importanza del Framerwork, circa la difficolt della sua interpretazione ed attuazione ma soprattutto vista l’importanza che rivestono, quindi, i testi autentici.
Venendo a noi, rileggendo le premesse e alla luce di quello a cui ho assistito, posso affermare che queste due insegnanti hanno riproposto esattamente un pacchetto standard.

Ascoltandole, mi sono prima di tutto resa conto del fatto che riascoltare e ritornare sulle cose gi fatte è sempre utile, ma mi sono anche chiesta se è poi possibile che con la scusa della prospettiva del Framework si debba portare in giro in tutto il mondo lo stesso ed identico format.
Uno dei moduli affrontava i concetti di manipolazione, semplificazione e facilitazione del testo autentico. E’ chiaro che ovunque io mi trovi, per testo autentico intendo comunque la stessa cosa e i suggerimenti, le tecniche per l’approccio al testo saranno le stesse, sono gli studenti a non essere gli stessi.
Se è diverso insegnare ILS ed L2, allora riconosciamo che la nobilt e qualit del format non giustificano comunque questo tentativo di omologazione. E le mie perplessit aumentano proprio quando, seguendo le classificazioni del Framework ( a proposito, da 3 mesi esiste anche la versione turca), mi rendo conto che ad un livello A2 un mio studente ci arriva dopo circa 1,5 anni di studio ( circa 150 ore, 3 corsi da circa 50 ore), mentre uno spagnolo ci metterebbe 1/3 esatto del tempo.
Che cosa intendo dire? Che le peculiarit dello studente turco che studia italiano in Turchia non sono state minimamente tenute in considerazione. Senza dovermi soffermare troppo nello specifico, mi chiedo se questo sia dovuto a una non-richiesta da parte di chi ha contattato la Stranieri per il corso di aggiornamento, che pensava magari di dare un’infarinatura generale ai professori o se in realt la specificit dello studente di ILS non sarebbe stata comunque presa in considerazione. E questo perché? Perché non esiste nulla a proposito dello studente turco, di qualsiasi et , che studia italiano in Turchia o perché questi Corsi sono standard e sta a noi riaddatarli alla nostra realt ?

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E’ stato fatto ascoltare Fiorello che nel suo programma su Radio2 imita il conduttore di Art Attack. Io ridevo mentre le mie colleghe turche:

cercavano di capire chi fosse essenzialmente Fiorello

cercavano di capire chi stesse imitando

cercavano di capire cosa stesse dicendo

cercavano di cogliere l’ironia nelle sue parole

Alla fine della registrazione è nato un dibattito perché le mie colleghe asserivano che la versione turca di Art Attack non esistesse, altri replicavano che invece c’era. A prescindere da questo: è un cattivo insegnante di italiano chi non conosce Fiorello? I miei studenti non conoscono il programma, presento lo stesso questo ascolto solo per il fatto che è lingua autentica? Quanto e come devo prepararli prima di un ascolto del genere? Quell’ascolto era pensato per una classe di livello B2, se non ricordo male. Non ho studenti B2, che ascolto autentico posso far fare ai miei studenti quasi A2?
I Turchi non hanno trovato ironico Fiorello: italiani e turchi hanno un umorismo diverso. Ma avevo bisogno di ascoltare questo brano per rendermene conto? Da quel brano che elementi della cultura italiana vengono messi in risalto? Che elementi posso sfruttare con i miei studenti universitari ventenni? Ma ai miei studenti interesserebbe?

Io ad Ankara non ho trovato le risposte…..

Ma davvero le mie perplessit sono infondate?

Come al solito O°°OO0ooMUMBLE MUMBLEO°°OO0oo

7 pensieri su “Dal Master al Corso di aggiornamento, qualcosa non si è mosso

  1. Ciao!
    Bene… dopo uno strepitoso viaggio tutto questo mi sembra lontano anni luce.

    Sì,sì la CLIL non c’entra nulla… erano riflessioni che non dovevo scrivere…
    d’altronde non riguarda il tipo di studio, con la lingua italiana, che è richiesto agli studenti della mia università… però siccome studiano in inglese tutte le discipline, ho fatto un discorso pindarico–> e oltretutto sognavo il TLIL e non il CLIL

    x facilitazione c’è un qui pro quo
    infatti avevo anche scritto manipolazione e semplificazione…

    meglio usare l’infinito FACILITARE, cioè quanto è possibile fare per avvicinare, AVVICINARE, uno studente ad un testo autentico. quante e quali attività di prelettura, comprensione globale e analitica è possibile attuare affinché lo studente possa leggere un testo autentico, capirlo e goderne, senza alterare il testo
    sì, ok, abbiamo scoperto l’acqua calda….
    appena trovo uno scanner, scrivo un post con un esempio

    testo autentico manipolato: con alcuni nostri interventi–> se è manipolato, alla base, in origine, il testo è autentico. vada per testo manipolato, senza autentico. lo manipolo per aggirare determinati ostacoli, che saranno però l’obiettivo del mio lavoro, cioè mi adopererò affinché lo studente possa, sempre con determinate “tecniche”, arrivare alla forma originaria del testo…. e qui bisogna avere uno studente che stia almeno ad un B1.

    idem, scanner permettendo.

    spero che almeno i miei autentici saluti ti convincano

    segue mail

  2. Non per essere pignolo, e neanche per difendere le formatrici di pg che non mi offrono caffè, ma perché avrebbero dovuto fare il CLIL se il tema era il quadro comune?
    Quello che invece continua a non convincermi è il discorso sull’autenticità. A parte che il quadro, come ho detto, non parla di autenticità, ma poi il testo o è autentico o è facilitato. La definizione “testo autentico facilitato” è un ossimoro senza senso. Boh, sarò poco elastico io…

  3. Cara Ladylink…

    …forse chiedi troppo. Non hai specificato quanto tempo sia durato il corso, ma per dare una risposta seria alle tue domande finali ci vorrebbero probabilmente settimane.
    Non giudico la tua perplessità nel ritrovare gli stessi contenuti di un corso già fatto. Solo che mi pare la regola, e neanche troppo illogica: mi sono preparato su un argomento con un percorso che funziona, l’ho sperimentato e aggiustato e lo propongo in contesti diversi, dove, si presume, ci siano diversi insegnanti. Logico no?

    Per il resto ho qualche dubbio su quello che scrivi.

    Vedovelli, che ha scritto un libro di “lettura” del framework, parla di “sconfitta” dell’aggettivo “autentico”, nell’ultima versione del documento europeo. Il termine infatti è stato eliminato a tappeto, lasciando la parola “testo” spoglia, senza aggettivazioni. Ciò, ovviamente, corrisponde a verità. Quindi non direi che l’autenticità del testo sia una condizione necessaria a capire il quadro comune.
    Poi tu scrivi: “ovunque io mi trovi, per testo autentico intendo comunque la stessa cosa e i suggerimenti, le tecniche per l’approccio al testo saranno le stesse, sono gli studenti a non essere gli stessi”.
    Non concordo: le tecniche possono essere svariate. Peraltro prima parli di “facilitazione”… ma sono autentici o no questi testi?
    Ultima cosa: il quadro comune non si è mai occupato delle singole lingue apprendenti. Non è un documento contrastivo. E neanche si occupa di dire come dobbiamo insegnare. Se uno studente ci mette un mese, un anno o dieci anni a raggiungere le competenze A1 non è un problema del framework, che solo vuole definire una volta e per tutti quelle competenze in modo che diventino patrimonio e lessico comune.
    That’s all mumblemumbleoo00°°OOoo

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