Dalla mailing list alla petizione, qualcosa si sta muovendo

Nemmeno al più distratto lettore sarà sfuggito il fermento che in questi giorni ha animato la mailing list di [ITA_L2]. Ci riferiamo chiaramente alla petizione Insegnanti Di Italiano Per Stranieri Solidali, che in poco tempo ha raccolto quasi 90 adesioni. E’ la prima volta che assistiamo ad un tentativo di riunire nomi, iniziative, energie, arrabbiature, speranze, esperienze (nonché suggerimenti vari, e noi de ildueblog ne avremmo) che accomunano la maggior parte degli insegnanti di italiano per stranieri del mondo. Anzi, proprio grazie alla raccolta firme e ai commenti lasciati, ci pare di capire che la voglia di farsi sentire, conoscere e di procedere uniti, riguardi tutti gli insegnanti, firmatari da vari paesi del mondo. E’ per questo che scriviamo ringraziando Laura Cambriani della sua iniziativa, tanto semplice quanto illuminante, rinnovandole il sostegno e linkando la petizione, ricordando, come già fai lei nel corpus della petizione stessa, di scrivere le vostre mail nella voce “commenti”, perché a quanto pare non le è possibile visualizzarle.

Quindi se da una parte le diamo pieno appoggio per l’iniziativa, dall’altra ci chiediamo cosa abbia portato a questa petizione: bene la risposta è insita nello scambio di mail piuttosto concitato, che le settimane passate ha animato la mailing list della Università per Stranieri di Perugia.

Il tutto è iniziato con una mail molto breve di Roberto Nottoli che chiedeva il parere di altre persone sul tema del blocco delle nomine per gli insegnanti MAE: è il 28 novembre:

Gentili Colleghi

Leggo da orizzonte scuola ” Il MAE ha bloccato le nomine per i docenti all’estero. Finalmente dico io, essere docente MAE in un paese “molto svantaggiato tipo Argentina, Brasile e Cile, comporta uno stipendio molto elevato (5000 euro il mese circa) e anche una lunga lista di agevolazioni (biglietti aerei, trasporto dei mobili da e per l’Italia, casa pagata,

1000 euro per l’eventuale coniuge a carico e altri soldi per i figli).

Considerato che per essere docente MAE bisogna superare un concorso

aperto solo al personale di ruolo e che in questo periodo di tagli in tutto il mondo della scuola, accolgo di buon grado la notizia sopra citata.

Aspetto vostre opinioni

Roberto

Alla sua mail risponde Franca Pace, che a partire da questo a.a. sta lavorando in Africa (senza specificare la sede), ma il suo intervento è più che altro un tentativo, non riuscito a mio modesto avviso, di ridimensionare i vantaggi. Inoltre emerge una triste verità: molti insegnanti partecipano al concorso nella speranza di vincerlo e poter iniziare una nuova esperienza remunerativa e appagante in questo senso.

Il vero problema circa la qualifica e la preparazione degli insegnanti non è ancora emersa e la stessa Franca Pace non specifica quale materia andrà ad insegnare.

Finalmente però arriva l’intervento di Sonia Cunico, che lavora in Gran Bretagna e che solleva varie questioni tutte importanti, tra cui la preparazione di questo personale che, pur superando un concorso interno, non ha comunque una preparazione reale nel caso sia mandato nelle Università ad insegnare italiano. Sonia Cunico solleva anche il problema degli stipendi d’oro.

Se altri interventi sostengono le tesi fino ad ora illustrate, Alessandro Marini difende la figura dell’insegnante inviato dal MAE. Interessante il suo intervento, che solo in minima parte, ahinoi, tocca il problema della formazione. In realtà l’insegnante che va all’estero può insegnare varie discipline, quindi l’intervento di Alessandro Marini cerca in realtà di riequilibrare l’ago della bilancia, ricordandoci che comunque la chiusura delle nomine significa crisi economica e crisi del pensiero, perché se gli insegnanti non girano, non si muovono nemmeno più le idee. In queste parole c’è una vena malinconica di reazione all’intervento di Roberto Nottoli, a cui è criticato il fatto di essere sembrato addirittura felice per lo stop alle nomine del MAE.

E mentre Viviana Perini ci ricorda le difficoltà della sua esperienza come supplente di un precedente insegnante MAE ritiratosi, Gherardo Ugolini difende a spada tratta gli insegnanti MAE, ma anche lui, proprio alla fine del suo intervento, scrive questo:

5) Sarei molto favorevole a rivedere i criteri di selezione con concorsi un po’ di difficili e con valutazione maggiore del profilo accademico-scientifico (titoli, pubblicazioni etc.).

Qualcosa si sta muovendo….

Siamo a dicembre. Ancora messaggi. C’è chi ricorda che scambi di mail su questo argomento sono ciclici e che lasciano il tempo che trovano se rimangono tali: si tratta di Rossella Livoli (che però ancora non ha firmato la petizione!). Sandro Sciutti in risposta ad Alessandro Marini, ricorda che la posizione di un insegnante MAE è comunque privilegiata e che più nello specifico, ci sono insegnanti di italiano per stranieri qualificati, che negli IIC guadagnano poco più di 1000 euro (come lui), lavorano tanto, hanno titoli e grinta, ma nessuna possibilità di poter partecipare al concorso interno perché non sono di ruolo e inoltre dovrebbero aver lavorato alcuni anni prima di partecipare al concorso e quindi per lui che forse non ha ancora trent’anni, ma la preparazione e l’esperienza, c’è solo un futuro precario e da precario.

Gli interventi si accavallano. Si ripresenta la Rivoli, di nuovo appare Gherardo Ugolini ed interviene Riccardo Cinotti, che in una semplice frase chiarisce che:

la colpa ovviamente non è dei lettori MAE, bensì del sistema della promozione della lingua italiana all’estero.

Sante parole, le sue!

Qui è il momento di Laura Cambriani che poi creerà la petizione e che qui lancia una prima disponibilità a raccogliere i primi tentativi di coalizione. La stessa ci ricorda che non ci si sta schierando contro gli insegnanti MAE, ma contro un sistema di nomine iniquo e che bisogna considerare anche tutte le altre figure professionali precarie in Italia come all’estero.

Lo scambio di mail evidenzia il fatto che siano da tenere presenti quindi molti punti, tra i quali quello dei fondi: sono sempre pochi e sono mal impiegati. E se da un lato il Ministero della Pubblica Istruzione non ne ha per provvedere alla presenza di facilitatori linguistici nella scuola pubblica dove è in aumento il numero degli studenti immigrati, dall’altro il MAE si può ancora permettere di pagare profumatamente i suoi insegnanti.

Siamo tutti d’accordo: c’è un criterio di nomina obsoleto che non garantisce la qualifica, almeno degli insegnanti di IL2, quando questi verranno spediti nelle Università.

Paolo Gimmelli in 4 punti riassume la situazione della questione ed interessante è il punto 4, dove appunto ci ricorda che non solo gli insegnanti MAE ad essere pagati troppo, siamo noi, i restanti precari sparsi nel mondo (Italia compresa) ad essere sottopagati.

Vedo con piacere che, approfondendo le nostre conoscenze e scambiando le nostre opinioni, facendo circolare le idee, stiamo piano piano arrivando ad avere una visione più ampia del problema. Il che ci aiuta ad analizzare meglio la situazione.
E non importa se è un problema di cui si parla da trent’anni. Se quelli che c’erano prima non sono riusciti ad ottenere risultati concreti, perché non possiamo tentarci noi, ora? Forse anche grazie alle tecnologie ciò che prima si riduceva a pettegolezzo risentito nei corridoi delle università o degli IIC, oggi può diventare un vero e proprio movimento rivendicativo.

Io credo che l’origine del problema è nella mancanza di una politica linguistica da parte delle istituzioni italiane:

1) quanti sanno in Italia cos’è l’insegnamento dell’italiano come lingua straniera?

Fuori dal nostro ambito non si sa di cosa ci occupiamo, cosa facciamo, a cosa serviamo.
E lo spot della Dante trasmesso ultimamente in tv non so se abbia sortito qualche effetto.
Cosa vendeva?

2) le altre lingue possono contare su agenzie che si occupano della politica linguistica nel mondo. British Council, Alliance Francaise, Goethe, Instituto Cervantes e per il portoghese (il portoghese!!!), l’Instituto Camoes. Noi?

3) abbiamo un’eccessiva frammentazione delle risorse a livello pubblico e privato. Risultato, non possiamo mettere in cantiere progetti ambiziosi. Per esempio a livello editoriale per l’inglese so di poter contare su poche grandi case editrici (Cambridge, Oxford, Longman). In Italia sono almeno quattro. Fatte le dovute proporzioni sono “caccole”, prendo a prestito il termine usato proprio da un editore confidenzialmente quando si affronta l’argomento. Invidio i materiali a disposizione dei nostri colleghi di inglese e di spagnolo.

4) quando parliamo dei MAE non dobbiamo esigere un livellamento verso il basso.Mi spiego: non sono loro che guadagnano troppo ma siamo noi che guadagniamo
troppo poco. E non aggiungo altro a quanto detto finora sulla formazione e sui criteri selettivi del personale. Nulla da eccepire.
Ecco. Su questi quattro punti credo si debba lavorare per migliorare la qualità della nostra offerta culturale e linguistica all’estero altrimenti meglio affidarci a pizza, spaghetti, mamme, figli mammoni, mafiosi, latin lover, ecc. ecc. (tanto
per ricollegarmi a un altro argomento recente del forum).

Paolo Gimmelli

Intanto si levano voci che sperano in una coalizione, in una riunione di forze ed intenti.

Carlo Guastalla offre una sintesi equilibrata del problema:

Per me è un dato di fatto che il lettore MAE ha un privilegio immotivato e svolge mansioni che non dovrebbero essere sue, per la semplice ragione che non gli sono richieste quelle competenze. Il fatto che alcuni siano preparati e quelle mansioni le svolgano egregiamente non cambia le cose.
Credo sia anche nell’interesse di chi parte come lettore MAE avere la certezza di essere la persona più qualificata per quel ruolo. Il fatto che non l’abbia dovrebbe accomunare tutti per uno stesso obiettivo: chiedere che ci siano criteri più corretti per avere quel compito assegnato, chiedere che tutti quelli che hanno le competenze per quel ruolo partano alla pari in un concorso per ottenerlo.

Come farlo è arduo a dirsi. Ma se almeno urlassimo tutti la stessa richiesta, da fuori (i numerosissimi insegnanti non MAE che all’estero lavorano in condizioni infami, anche in ambiti istituzionali come gli IIC) e da dentro, gà sarebbe un bel passo in avanti.

Il resto degli interventi, come quello di Tindara Ignazzitto, di pochi giorni fa, ricordava che ci sono molti precari con formazione anche in Italia.

Ed è proprio per assecondare tutte queste voci che chiediamo a tutti i lettori di firmare la petizione, di inoltrarla ai colleghi e di seguire attentamente l’evoluzione delle cose, perché siamo finalmente ad una svolta cruciale.

A proposito

Di tutte le persone citate, solo in 4 hanno firmato la petizione. Dobbiamo muoverci!!!!!! Non c’è tempo da perdere!!!

36 pensieri su “Dalla mailing list alla petizione, qualcosa si sta muovendo

  1. Pingback: Italiano per stranieri: 15 anni di battaglie « il due blog

  2. Il problema è che di primi passi ne sono stati fatti molti.
    Anche il questionario, anche la petizione. Ma siamo sempre lì, ai primi passi, purtroppo. E cominciano anche le comprensibili insofferenze, come si ede dal più recente post QUI

  3. Ciao a tutti.

    come assistente di lingua comenius alla prima esperienza di insegnamento all’estero (Francia) ho avuto modo di vedere la situazione degli insegnanti di Italiano L2 della provincia di Tolosa. Ho anche partecipato ad una riunione dei professori della regione e ho sentito quali sono i loro problemi e le loro proposte per migliorare la figura professionale dell’insegnante di Italiano L2 ed incentivare lo studio della lingua italiana all’estero.
    Credo che gli stessi problemi siano comuni anche nelle altre nazioni.

    Leggendo i post mi trovo d’accordo con Rosella. Proporre un questionario sarebbe una buona occasione per censire la situazione. Poi sulla base dei dati raccolti si possono trarre delle considerazioni e si puo’ presentare un quadro dettagliato agli organi competenti (ministero).

    Concordo anche con Paolo Scatto quando dice: “Sottolineo la necessità di aggiungere altri criteri di selezione finora totalmente trascurati dal MAE e cioè certificazioni reali sulle competenze linguistiche relative alla lingua del paese in cui si aspira insegnare, pubblicazioni di livello accademico in materia di glottodidattica o didattica della letteratura.”
    Molti giovani laureati considerano la possibilità di insegnare italiano all’estero ma sono disorientati quando devono decidere che percorso formativo post laurea sia il più adatto a fornire i requisiti per essere assunti come Insegnanti di italiano L2.
    Si dovrebbe creare uno standard riconosciuto e regolamentare la formazione.

    Dato che é appurato quanto sia scarsa l’attenzione ministeriale su questo tema, il privato puo’ intervenire dove il pubblico nonn arriva.
    Mi spiego. Non abbiamo un organo come “La real academia”, ma riunendo tutti gli insegnanti, coinvolgendo le scuole e le università, presentando un progetto che parta dalla base, ossia da coloro che materialmente svolgono il lavoro, potremmo arrivare a crearne uno, o almeno a fare in modo che l’idea sia almeno ventilata, aprendo il campo ad uno studio di fattibilità.

    Sembra una utopia, mi rendo conto, ma anche la scalata dell’Everest si fa un passo dopo l’altro. Tutto sta nel decidere di partire. Poi magari il percorso non sarà quello che avevi preventivato, ma la cima é sempre la destinazione.

  4. Ciao a tutti,

    qualcuno di voi ha informazioni in merito al coniuge a carico, anch’egli insegnante, che eventualmente volesse seguire la moglie all’estero, nominata dal Ministero degli Affari esteri per l’insegnamento dell’italiano?
    Possibilità di inserimento nel mondo del lavoro o altro?

    Grazie!

    Antonietta

  5. Chiarimenti funzionari e addetti all’istruzione della regione friuli venezia giulia in merito al bando regionale inserimento scolastico stranieri
    ciao a tutti

    ieri ho assistito all’incontro rivolto ai docenti e alle scuole per la presentazione del bando regionale in aula magna malignani, udine.

    Erano presenti la dott.ssa romanin e michele negro, la dott. ssa leita e colautti per l’ufficio scuola regionale.

    Ha aperto le danze della discussione un’ insegnante di un istituto professionale di trieste che ha espresso con una punta di rammarico (non mi pare polemica) le seguenti osservazioni in merito al bando e alle direttive regionali:

    1)penalizzazione istituti professionali di secondo grado che contano il maggior numero di studenti iscritti stranieri (pochi infatti riescono ad accedere per esempio ai licei….chissà perchè?). Alto rischio di abbandono scolastico (lascia a voi trarne le conseguenze sociali)

    2)Precisazione: i docenti di italiano L2 non hanno abilitazione a livello ministeriale, quindi come la mettiamo con i termini e le accezioni usate nel bando?
    ……..

    riguardo ad altri interventi e richieste che ci riguardano e che vertono sulla discussione in corso qui:

    -se non esiste l’abilitazione dare un riconoscimento ai vari diplomi di master (vedi anche quello della università di udine, che sforna insegnanti L2 e Ls ogni anno) e alle certificazioni (ditals, ecc…).

    Bene alla fine è giunto il chiarimento tanto atteso da parte degli addetti in regione in merito al punto 2:

    Romanin:….è logico che con il termine abilitazione di cui al punto 3 dell’articolo 4, s’intende docenti con formazione e certificazione afferente e competenti….non necessariamente abilitati….(SIC)

    Non mi dilungo qui sulla problematica emersa sull’importanza della figura del mediatore (prioritaria/precedente o meno all’insegnamento della L2)…perchè entreremo in campo minato e potremo aprire altra discussione…

    Mi sorprende comunque non poco come certi funzionari o “specialisti” della regione usino la terminologia o siano così poco chiari nella stesura di un documento ufficiale che si rivolge a docenti e tratti l’insegnamento della lingua italiana!!!e non mi riferisco solo al termine abilitazione perchè ieri hanno dovuto chiarire non poche cose , mal dette o “volutamente” confuse e implicite.

    malicia indigena….

    mandi mandi paola

  6. E’ un peccato affrontare l’argomento così. Peraltro è anche OT.
    Studio un po’, prendo informazioni e apro un post apposito. G. facchin se vuoi collaborare a questo post scrivi all’indirizzo ildueblog@gmail.com.

  7. Avrei anche un ulteriore perplessità sulla “specificazione della dizione” che dovrebbe includere una figura piu ampia (per titoli, esperienza e formazione….)e inglobare così chi non si è formato in Italia ma ha partecipato a corsi di formazione accademici indetti da ambasciate italiane e università convenzionate con quelle italiane (vedi ditals o itals in giro per il mondo)

    C’è infatti chi lavora come esperto italianoL2 (come viene esplicitato nei progetti e contratti a termine delle scuole) e usato come consulente pur non avendo pecorso sentieri ministeriali ma con un bagaglio di esperienze e vissuti migratori. Sono d’accordo che comunque l’esperto debba dimostrare una formazione specifica e possibilmente “certificata” …sarà possibile che si amplino gli orizzonti?

    Buen dia!

  8. Immigrazione: bando “Intercultura e successo scolastico degli allievi stranieri” – Anno scolastico 2007/2008

    Per ulteriori info, oltre al sito segnalato, si può accedere al bando anche dalla home page del sito http://www.regione.fvg.it, è in “primo piano”.
    Il bando dice proprio INSEGNANTI ABILITATI INSEGNAMENTO ITALIANOL2 o insegnamenti in afferenza all’area umanistica-linguistica…
    aspettiamo commenti!!!
    grazie a tutti

  9. Purtroppo il link che hai inserito non mi si apre.
    Di quale regione parli?
    Sarebbe meglio se riportassi la dicitura esatta. Se dicono “docenti abilitati nell’insegnamento di Italiano lingua 2 o in alternativa di area linguistico-umanistica”, come scrivi tu, allora sarebbe veramente curioso…

  10. Salve a tutti, vorrei una delucidazione, una dritta sulle direttive del nuovo bando regionale fvg, articolo 4 comma 3, in riferimento all’ “ingaggio” di docenti abilitati nell’insegnamento di Italiano lingua 2 o in alternativa di area linguistico-umanistica.
    1) cosa s’intende per DOCENTI ABILITATI…..se l’ordinamento scolastico italiano a livello nazionale e internazionale non prevede ancora un’abilitazione “ufficiale, istituzionale” di docenza itlaliano L2 …..
    ABILITATI significa con specializzazione specifica e certificata(vedi vari DITALS, ITALS, MASTER.. ecc)?
    2) e se fosse così….non andrebbe meglio specificato?
    Altrimenti …..le scuole a discrezione farebbero le loro “discriminazioni”….anche a scapito del non aumento della qualità dell’insegnamento….e perchè non specificare anche…l’ESPERIENZA?
    attendo vostreabrazo
    qui sotto link…

    http://www.fvgsolidale.regione.fvg.it/dettaglioSecondoLiv.asp?

  11. Buongiorno. Ho cercato di iscrivermi al forum http://www.spazioforum.it/forums/login.php ma non mi arriva la email di conferma.
    Dirigo una piccola scuola di lingue dove si insegna anche l’italiano a stranieri.
    Pensavo che sarebbe molto fruttuoso coinvolgere in questo movimento anche le scuole di italiano, soprattutto quelle private, perche’:
    1 – le scuole sono piu’ facili da trovare che i singoli insegnanti, sia su internet che su pagine gialle e simili;
    2 – ogni scuola sicuramente coinvolgerebbe gli insegnanti che ci lavorano;
    3 – anche le scuole hanno parecchie “lamentele” da far conoscere a livello nazionale con il Ministero o i suoi uffici vari;
    4 – le scuole in quanto aziende (con un peso economico) probabilmente potrebbero fare la voce piu’ grossa nelle richieste da portare avanti.
    Saluti
    Silvio Franceschinelli

  12. Mi chiedo se la tavola rotonda “Gli altri e noi, la sfida all’educazione interculturale” che si terrà a Roma il prossimo fine settimana e alla quale parteciperanno tra gli altri il Ministro (forse uscente) della Pubblica Istruzione, sindacalisti, esperti di educazione linguistica e interculturale e rappresentanti di istituzioni scolastiche non preluda all’elaborazione di qualche progetto governativo (ex governo? ex progetto?) che voglia finalmente prendere atto della presenza di tanti stranieri nelle scuole italiane.
    Tra i punti in discussione c’è anche “riconoscimento dei titoli” per quanto riguarda il personale insegnante.
    Che l’iniziativa di Cà Foscari (lista dei masterizzati) si inserisca in questa linea?

  13. riscrivo il messaggio precedente in quanto è partito incompleto e scorretto, scusate

    cari colleghe, cari colleghi

    sono reduce dalle prove di accertamento linguistico tenutesi a Roma lo scorso dicembre e desidero rendere pubblico il mio parere sui criteri di selezione dei lettori MAE.
    Trovo innanzitutto corretto che siano insegnanti abilitati e di ruolo a potere accedere alle selezioni in quanto i posti messi a concorso sono finanziati con fondi pubblici e rientrano nelle operazioni di “mobilita’” del contratto collettivo nazionale degli insegnanti. La legge italiana gestisce il reclutamento nella scuola pubblica attraverso i canali del concorso pubblico o delle graduatori permanenti, quindi non condivido la scelta di aprire tali selezioni a personale non di ruolo.
    Trovo invece molto discutibile che insegnanti laureati ed abiltati all’insegnamento della lingua straniera (inglese, francese, etc.) possano partecipare alle selezioni per l’insegnamento della lingua italiana con il solo requisito di avere sostenuto due esami di italiano durante la propria formazione universitaria. L’insegnamento della lingua italiana spetta ad insegnanti di italiano certificati, abilitati e competenti.
    Sottolineo la necessità di aggiungere altri criteri di selezione finora totalmente trascurati dal MAE e cioè certificazioni reali sulle competenze linguistiche relative alla lingua del paese in cui si aspira insegnare, pubblicazioni di livello accademico in materia di glottodidattica o didattica della letteratura.
    Solo così si può a mio avviso garantire competenza e professionalità dei lettori MAE in servizio all’estero, che DEVONO essere, ripeto, inegnanti di italiano e non semplicemente insegnanti italiani.
    Grazie atutti per le eventuali risposte
    Un saluto
    paolo

  14. cari colleghe, cari colleghi

    sono reduce dalle prove di accertamento linguistico tenutesi a roma lo scorso dicembre e desidero rendere pubblico il mio parere sui criteri di selezione dei lettori MAE.
    Trovo innanzitutto corretto che siano insegnanti abilitati e di ruolo a potere accedere alle selezioni in quanto i posti messi a concorso sono finanziati con fondi pubblici e rinetrano nelle operazioni di “mobilita’” del contratto collettivo nazionale degli insegnanti. La legge italiana gestisce il reclutamento nella scuola pubblica attraverso i canali del concorso pubblico o delle graduatori permanenti, quindi non condivido scelta di aprire tali selezioni a personale non di ruolo.

  15. cari colleghe, cari colleghi

    sono reduce dalle prove di accertamento linguistico tenutesi a roma lo scorso dicembre e desidero rendere pubblico il mio parere sui criteri di selezione dei lettori MAE.
    Trovo innanzitutto corretto che siano insegnanti abilitati e di ruolo a potere accedere alle selezioni in quanto i posti messi a concorso sono finanziati con fondi pubblici e rinetrano nelle operazioni di “mobilita’” del contratto collettivo nazionale degli insegnanti. La legge italiana gestisce il reclutamento nella scuola pubblica attraverso i canali del concorso pubblico o delle graduatori permanenti, quindi non condivido scelta di aprire tali selezioni a personale non di ruolo.

  16. Beh, RoSella, la polemica e il rimettere in discussione quello che si sta facendo sono il sale del progresso. Spero davvero che non te la sia presa e che tu torni a leggere e a scrivere su queste pagine.
    Troppo frequentemente ormai si sentono autorevoli voci scambiare lo scambio di vedute e di opinioni come divisioni moralmente inaccettabili.
    Spero che tu non sia d’accordo con questa visione del mondo. Se ti sei sentita offesa me ne scuso. Non volevo.

  17. carissimi anonimi che gestite ILDUEBLOG,

    vedo o che non mi sono spiegata bene o che non avete capito…..

    Comunque

    – prendo atto che i nick del ILDUEBLOG servono per “non dare un’impronta personalistica”, cosa che ignoravo ma io reputo una solenne sciocchezza. orbene voglio però che sia chiaro che io NON ho mai messo in questione nessuna serietà di nessuno né di questo blog, ho solo commentato che se ognuno di noi i propri scritti li firma, anche chi gestisce (riassumento o quantaltro ) dovrebbe (che è un condizionale) fare altrettanto. Non è cosi… pace x carità!!! Non sapevo di dare fuoco a code di paglia….

    – che le stesse proposte che ho scritto qui , le avevo già fatte PRIMA nella mailing list dell’uniperugia e che quindi la stessa Laura le dovrebbe aver giài vste e lette , dato che io le avevo formulate nell’uniperugia,PRIMA della sua proposta quindi davo per scontato se le fosse già lette prima di lanciare la sua proposta …… rimando x questo ladylink alla cronologia degli interventidell’uniperugia

    – che la motivazione a non firmare è semplicemente perchè ritengo inutile farlo se non viene accompagnato da dati e fatti (Cfr il mio testo da “Secondo me,…. fino a “posti di potere” del mio post del 25 us) quindi firmare per firmare lo trovo poco efficace (è chiaro ora ???)

    – che io NON sostenevo che si facesse un’indagine ministeriale (ministero al quale, torno a ripetere , NON gliene importa un bel fico secco dato che ha già le sue di indagini) , ma che grazie a questo forum la gente partecipasse ( imperfetto del congiuntivo) con informazioni sulla sua zona e/o Paese per raccogliere i famosi dati da spiattellare come “contro indagine”, seria e senza manipolazioni di parte , al famoso ufficio competente.

    Detto tutto ciò e considerato che siamo su posizioni divergenti, non solo di fondo ma pare che neppur mi si capisca quando scrivo, vogliate scusare il disturbo arrecatovi che non si ripeterà in seguito.

    Cordialmente
    roSella (con una S sola) Livoli (con la L)

  18. Prima di scrivere questo commento ho aspettato un giorno.
    Prima di tutto, in merito al commento di Rossella Livoli, penso che si stiano confondendo e mischiando alcuni fatti.
    Però ildueblog ha già risposto anche per me, anticipandomi.
    Rimango ancora perplessa per alcune frasi dell’intervento.
    Cosa c’entra il mio nick con la petizione?
    Cosa c’entra ilmio nick con la serietà della petizione e con gli intenti della stessa? O con la serietà di tutto quello che scorre sulle pagine del blog?
    Io ho semplicemente fatto un riassunto degli interventi susseguitisi nella mailind list [ITA_L2], un riassunto equilibrato in cui, Rossella, il tuo intervento è stato riportato correttamente, visto che tu stessa non scrivi facendo osservazioni a proposito.

    Quanto alla tua scelta di non firmare, appunto, rimane una tua scelta, ma la motivazione a me non è chiara. Mentre è molto chiaro il messaggio della petizione, come è evidente che pochi tra i firmatari sono insegnanti della scuola dell’obbligo italiana e forse nessuno di loro è mai stato inviato dal MAE all’estero. Ma gli insegnanti MAE sono i benvenuti, sono benvenuti gli insegnanti di tutte le scuole di ogni ordinee grado, almeno io ho capito così!

    Le tue osservazioni circa il lavoro che dovrebbe partire con la petizione ci fa piacere leggerle, ma prima di tutto penso che ti sarai resa conto che un’indagine ministeriale o un ufficio ministeriale è l’unico che può affrontarla, mentre già più facile sarebbe interessarsi della legislatura, visto intrnet….ma siccome comunque i tuoi sono spunti ed idee, perché non li scrivi anche a Laura Cambriani? Visto anche che ha lasciato bene evidente la sua mail? A noi comunque i vostri commenti fanno sempre piacere, eh!

    Dai, firma la petizione e rimbocchiamoci le maniche insieme.

    ladylink

  19. Non credo sia il caso di rispondere a Mariagrazia.

    Quanto all’obiezione di Rossella sui nomi, non ne farei un caso di Stato. Se vedi gli articoli del blog, tutti i collaboratori si firmano con dei nick. Questo per non dare un’impronta personalistica.
    Anche quello di Ladylink non è nient’altro che un articolo.
    La petizione invece è firmata e mi pare che lì nessuno si tiri indietro nel dire il proprio nome.
    Quanto invece al merito dei tuoi appunti alla petizione, non sono io a doverci entrare. Dico solo che è facile dire che si dovrebbe fare altro e non farlo, tirandosi fuori da quello che si sta facendo…

  20. SOLO PERCHè SEI UN PRECARIO E NON PASSERAI DI RUOLO MAI!!!!!!!!!!QUESTA è SOLO INVIDIA

  21. Sono la Rosella Livoli citata più sopra , ovvero colei che NON ha ancora firmato la petizione. E se non l’ho firmata è perchè non sono mai stata lettrice /insegnante MAE, ma una povera precaria che negli anni ’80 ha lavorato pagata a ore presso un IIC come docente di italiano LS quindi per questo conoscitrice delle problematiche fin da allora INVARIATE ed ora “sistemata” di ruolo – dopo regolare concorso- presso un’istituzione ufficiale del paese straniero ospitante ….

    Le mie proposte operative le avevo già avanzate nella MailList di Perugia.
    Esse sarebbero :
    – Bisogna realizzare uno studio con dati della situazione sul campo : chi /dove/ e come? è lettore/insegnante MAE nel mondo

    – conoscere la legislatura: i concorsi in che consitono / le commissioni esaminatrici chi le forma

    – MAE /MIUR: chi sono i resposabili a livello legislativo, chi si occupa dei contingenti del personale

    Secondo me, perde il tempo che trova la sola l’adesione delle firme se non viene accompagna da uno studio REALE della situazione (con dati e cifre) e richieste REALI (scaturite dall’analisi posteriore a detto studio) , da rivolgere poi a persone CONCRETE con responsabilità nei posti di potere.

    Quindi la pur lodabile proposta di Laura Cambrani oltre la firma solidale dovrebbe essere accompagnata da specificazioni ( info su chi come quando, plasmato in un semplice questionario COMUNE non faciliterebbe così la lettura analisi dei risultati ??????) così tra tutti/e si potrebbe cominciare a fare una “mappatura” della situazione del Brasile, della Romania ecc ecc

    Buon lavoro e …. buone feste laiche e meritato riposo a tutti/e !!!

    Rosella Livoli

    PS visto che molti/e di noi firmano con il loro vero nome, come netetiquette in una cosa così seria sarebbe corretto non usare nessun nickname (ladylink ?)

  22. Cari/e,
    nei giorni scorsi ho firmato la petizione, contenta e speranzosa di sapere che condivido angoscie, arrabbiature, ma anche aspettative e progetti con tanti colleghi.
    Premetto che nell’Università presso la quale lavoro non sono mai arrivati lettori MAE, ma la situazione è comunque critica. Si lavora con stipendi precari e, per quanto riguarda i criteri per la contrattazione del personale docente… c’è veramente da piangere. Credo che questo sia dovuto, tra le altre cose, a una profonda disinformazione sulle competenze che dovrebbe avere un insegnante di italiano LS e alla mancanza di riconoscimento della nostra professionalità. Insieme possiamo lottare perché questa sia rispettata, e perché questa lingua che tutti noi (madrelingua e non) amiamo venga diffusa e insegnata da gente preparata e giustamente valorizzata.
    Un abbraccio a tutti.

  23. cara roberta
    la tua osservazione è interessante e credo di aver capito a quale intervento fai riferimento ed effettivamente non l’ho inserito, peccato.

    come dici tu è un problema di distribuzione di soldi, investimenti che permettono la sopravvivenza, l’esistenza di corsi di italiano sono giusti e fondamentali… infatti credo che nessuno mai auspicherebbe la chiusura di un corso di lingua per una più equa redistribuzione dei soldi e delle mansioni…assolutamente no…. e questo non era nemmeno nelle tue intenzione o in quelle degli altri intervenuti sulla mailing list…..purtroppo sappiamo bene quanti sprechi ci siano in giro, sovvenzioni e finaziamenti utilizzati per altro, ignoranza e menfreghismo di chi li riceve e che li usa per scopi personali o per altre attività reputate più importanti o redditizie…. speriamo che la petizione e quello che ne segua non siano un buco nell’acqua…. noi ci crediamo!

    intanto buone feste
    e ripassa presto a trovarci

    ll*

  24. Sono d’accordo con questa iniziativa e con la sintesi che ne è stata fatta. Anch’io ho conosciuto insegnanti MAE all’estero e condivido l’idea che il salario che ricevevano fosse un privilegio eccessivo e non giustificato e anch’io ho potuto costatare che quel che insegnavano addirittura non era il loro campo di insegnamento. Una obiezione che mi sembrava valida era quella di un professore rumeno che diceva che se nella sua università tolgono quella cattedra di italiano, l’università rumena o altre che non hanno grandi budget, non potrebbero avere più una cattedra di italiano. Pero’ credo che sia un problema più di distribuzione del denaro da parte del governo italiano: se il governo italiano risparmia un sacco di soldi riducendo i salari dei lettori MAE, allora probabilmente ci sarà la possibilità di sostenere effettivamente le cattedre che hanno bisogno di soldi, magari riducendo finanziamenti a quelle più ricche.
    Roberta Barazza
    barazzaroberta@hotmail.com

  25. mia esclamazione appena ho letto il tuo commento
    O MIO DIO!!!!!!!!!!!!!!!!

    la seconda esclamazione non la posso scrivere…..

    🙁

  26. In questi giorni all’Hotel Ergife a Roma sono in corso gli esami del concorso per il lettorato MAE e per i posti nelle scuole italiane all’estero.

    Per tutti i candidati l’unica prova consiste in 40 domande a scelta multipla sulla lingua dei paesi in cui si va.
    Condizione necessaria è essere di ruolo da un tot di anni… condizione sufficiente è conoscere una lingua. Per il resto vale l’anzianità del ruolo e i titoli…

    Che mondo!

  27. Salve a tutti e grazie per questo riepilogo argomentato della situazione e delle reazioni.
    Anch’io vi chiederei un collegamento o un indirizzo per poter firmare la petitizione che credo coinvolga una grandissima percentuale degli “italiani all’estero”

Rispondi