Lo stereotipo è servito (a lezione di conversazione)

Questo post era nato qualche giorno fa come commento al post “Esami finali: progetto finale alternativo o solito saggio scritto?“. Su suggerimento di porfido l’ho ampliato e commentato e ne ho fatto un post. L’ho diviso in due parti: la prima è per chi di voi ha a disposizione molte ore di corso, la seconda è per chi, come me, deve correre.

L’idea di adattare, per una lezione di conversazione (o di lingua), un racconto che ho fatto leggere in un corso di letteratura, nasce da Nicla (che lavora a Friburgo, in Germania), che su Italiano per stranieri (Facebook), ci aveva chiesto spunti su come introdurre a lezione con il suo gruppo di conversazione di studenti B2, il video in cui Igiaba Scego leggeva un brano estratto dal racconto Salsicce: “mi sento somala o italiana quando”. Quanto riportato sotto è stato adattato per il post dal commento. Ho aggiunto dei link che possono servire da esempio per gli spunti da portare in classe o per come prepararsi prima di andare in classe e trattare un argomento così delicato.


Pensando al libro e al tipo di lavoro che si può impostare in una classe di conversazione, mi lampeggia davanti agli occhi la parola “stereotipo”. Igiaba Scego (IS) forse non la cita mai, ma certo la diffidenza con cui la guardano gli italiani deriva dall’immagine stereotipata che hanno su chi è di colore (non possono essere italiani anche loro) o su chi è di una religione diversa o mangia cibi diversi. Inoltre, nel racconto IS accenna ad un colloquio per un lavoro in cui l’esaminatrice alla fine le chiede se si sentisse più italiana o più somala (e per dipanarle qualsiasi dubbio e farsela amica rassicurandola, le disse mentendo “italiana”). Trattare lo stereotipo può essere un modo per approfondire come gli altri ci vedono (come i tedeschi sono visti) e come i tedeschi vedono gli italiani (sicuramente gli studenti di Nicla saranno stati in Italia, quindi ci sarà da parlare). Per motivarli si potrebbero utilizzare quei titoli e immagini di giornale che nel 2006, durante i mondiali di calcio in Germania, la stampa tedesca produsse in grande quantità (chiamando i calciatori mangiatori di pizza e sbranatori di spaghetti e via dicendo) (1). Da qui, si può passare poi a chiedere quali degli stereotipi sono i più veritieri (partiamo dal presupposto che degli stereotipi racchiudano sempre della verità) senza però approfondire troppo, giusto per portarli verso l’argomento. Come conclusione di questa fase proverei a fargli scrivere la definizione di stereotipo, come se fosse un lemma del dizionario (e così esercitano anche la scrittura).

Passare dagli stereotipi a Igiaba, si può fare magari mostrando solo una sua foto, dicendogli che lei è preda di stereotipi in Italia e che devono spiegare loro quali, inventando una biografia (dov’è nata, quando e anche il lavoro, dove ha studiato, i suoi interessi ecc ecc). Poi, in plenaria, possiamo constatare se il lavoro sugli stereotipi ha dato i suoi frutti; infine saremo noi a dargli la vera biografia (magari sempre con un esercizio di abbinamento o con una lettura, anche veloce, di una bio presa da internet o con una lettura cloze, mi vengono in mente anche altri video in cui IS viene intervistata, insomma, c’è l’imbarazzo della scelta). Da qui è fatta, si può passare a far vedere il video e direi che il post può giungere alla fine.

Vorrei solo aggiungere che sebbene con i miei studenti sia sempre stata un’attività fruttuosa, non è facile portarli a riflettere su come si sentano, soprattutto considerando i tempi (stretti) di una lezione, per cui mi sono sempre preparata io prima, testando su di me l’attività per poterli aiutare nell’auto riflessione. Ho sempre condiviso con loro esempi solo apparentemente semplici, come, per esempio: mi sento italiana quando dico “Ciao!” quando arrivo o quando vado via o quando mi preparo il caffè espresso a casa con la Moka. Mi sento americana quando (più difficile, ma esaltante!) quando faccio benzina da sola, quando do una mancia del 20% oppure quando esco da Starbucks con una bevanda in mano…

Parte 2. Per chi come me ha sempre i minuti contati.

Se dovete essere efficaci in poche mosse, come introduzione all’attività potreste anche inventare che quel giorno, prima di andare a lezione, vi siete bevuti un cappuccino, perché magari vi eravate svegliati con quel desiderio o perché passando davanti a un negozio avete pensato che bla bla bla oppure, più efficace perché li inorgoglisce, potete dire agli studenti che avete bevuto, letto, fatto qualcosa che vi ha fatto sentire tedeschi, argentini, americani, brasiliani, turchi (sapete voi cosa potrebbe essere) e da lì potrete chiedere se hanno mai provato lo stesso verso la lingua e cultura italiana. In una classe di L2, quest’attività può rivelarsi ancora più appassionante.

In ultimo, sempre sugli stereotipi, vi ricordo il video di Bruno Bozzetto “Italy vs Europe” http://www.youtube.com/watch?v=tzQuuoKXVq0. A me è servito per fare luce su alcuni aspetti della cultura americana di cui gli studenti non sembravano del tutto consapevoli, come per esempio le varie combinazioni di caffè che si possono ordinare in un qualsiasi locale americano. L’attività si è rivelata molto istruttiva e divertente, perché li/ci faceva ridere ordinare quelle bevande lunghe quanto una frase! Divertendoci abbiamo arricchito il vocabolario e lavorato un po’ alla pronuncia.

 

(1) Non sono riuscita a risalire a delle immagini di quei giornali tedeschi di quasi sette anni fa, però ho trovato dei link interessanti che conviene sempre leggere per arrivare a lezione preparati e, almeno noi, con le idee chiarissime su entrambi i fronti.
Inizio con il blog cattivamaestra, che nel post “Tedeschi, stereotipi e marketing” accenna ad una pubblicità andata in onda in Germania, in occasione dei mondiali di calcio, il cui protagonista è un italiano stereotipato “con la canottiera” (cit.).
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– Qui c’è un articolo sugli stereotipi dei tedeschi verso gli italiani, scritto da Gian Antonio Stella

– Questo, invece, è un saggio di Claus Ehrhardt – Università di Urbino “Comunicazione interculturale Germania-Italia” in versione .pdf

– Un articolo del 1999 del Corriere.it

– “Italiani e tedeschi”, un libro pubblicato dalla Carocci

 

 

 

6 pensieri su “Lo stereotipo è servito (a lezione di conversazione)

  1. Fantastico, è arrivato il post completo! Ecco la mia esperienza.
    Per questione di tempo io ho deciso di concentrare l’unità didattica in 2 lezioni, usando solo il brano letto nel video di Igiaba Scego (la “lista” mi sento italiana/somala quando)
    Ho fatto una lunga intro al tema portando e stimolando esempi di stereotipi, luoghi comuni sugli italiani e su qualche straniero
    – gli italiani gesticolano quando parlano
    – si arrabbiano
    – molti tra gli africani parlano urlando, secondo noi italiani, ma noi italiani urliamo secondo i tedeschi
    – noi italiani mangiamo pasta, ma i tedeschi mangiano wurtstel e patate e bevono birra
    Molti hanno portato esempi carini e azzeccati (italiani in auto, tedeschi in bici ecc)
    Poi abbiamo guardato il video, compito: prendere nota delle cose elencate dalla scrittrice. Poi ho formato dei gruppi e ciascuno ha messo insieme la propria lista in base alle note prese. Infine abbiamo fatto un controllo incrociato dei punti della lista, e ho scritto alla lavagna tutto ciò che hanno raccolto. Abbiamo rivisto il video in modo da ritrovare la lista nelle parole dell’autrice. Infine ho distribuito il testo scritto, lasciato del tempo per guardarlo, segnalato i punti che mancavano.
    Il programma della prossima lezione, conclusiva, è una lettura del testo con focus sul lessico/strutture e poi un lavoro individuale: scrivere la propria lista “mi sento tedesco/italiano/ecc”. poi un lavoro a coppie: raccontare la propria lista. Infine report in plenum di ciascuna coppia.
    Durata: 2 appuntamenti da 90 minuti ciascuno. La prossima settimana vi racconterò come è andata la produzione scritta e orale del mio nutrito gruppo! Questo progetto sulla Scego mi ha riempita di entusiasmo, che bello!

  2. Sul rapporto fra italiani e tedeschi non e’ possibile fare a meno di evitare un confronto con le vicende storiche che poco hanno a che fare con la pizza e i salsicciotti di maiale al curry. http://www.einaudi.it/libri/libro/nuto-revelli/il-disperso-di-marburg/978880618396 e’ un libro in cui Nuto Revelli cerca disperatamente di trovare il tedesco buono (almeno uno) perche’ per lui come per molti altri alpini in Russia i tedeschi avevano gia’ tradito molto prima dell’8 settembre, col modo di trattare i soldati ‘alleati’ (fra apici secondo loro) italiani.

  3. Grazie ladylink. Userò sicuramente qualcuna delle idee per una lezione sugli stereotipi che, con i miei studenti spagnoli, sono sempre tanti e non sempre motivati 🙂

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