Un testo da portare in classe: come li vediamo

Molti stranieri credono che le loro reazioni e opinioni sull’Italia siano naturalmente condivise e ovviamente ben accètte dagli italiani.

Qualche insegnante potrebbe forse fare opera buona e infine disilluderli dicendo loro la verità.  E cioè che seppure dall’alto della nostra millenaria pazienza sorridiamo in fondo li riteniamo dei penosi deficienti ogni qualvolta appena scoprono che sei italiano…

… imitano una paresi facciale provando ad articolare un mostruoso accento italiano;

… cominciano a muovere le mani come se fossero affetti da sclerosi multipla credendo che si possa fare in ogni momento e in ogni contesto sociale perché gli italiani parlano così;

… cominciano a parlarti in spagnolo;

… pensano di farti un complimento dicendoti che parli bene inglese per essere italiano;

… pensano di farti un complimento dicendoti che sei simpatico anche se sei italiano;

… ti chiedono se per caso sei un normanno se sei siciliano e hai i capelli biondi (sì vabbè, sono figlio di Rollone Il Camminatore! Ma si può?!);

… ti chiedono con espressione seria e compresa come faccia a piacerti ancora la pasta se la mangi tutti i giorni da quando sei nato;

… ti raccontano dei loro viaggi organizzati in mandrie bovine mentre tu per cortesia annuisci quando l’unica cosa che ricordano di aver visto non sono i capolavori assoluti dell’arte mondiale, ma le cacche dei cani sui marciapiedi;

… credono che tu venga da un paese dove ci sono sempre 35 gradi;

… ti chiedono se l’Italia è un paese così pericoloso come si dice;

… le ragazze ti chiedono se gli italiani sono veramente così bravi a scopare come si dice ovvero le devi fare venire a valanga almeno sette volte in una notte altrimenti non è vero che voi italiani lo fate così bene come dite e siete i soliti sbruffoni e fanfaroni di cui non di cui non ci si può fidare (“[…] unreliable/unzuverlässig! Shit/Scheiße!” mentre si rimette istericamente le mutandine e si infila in borsetta la bottiglia di whisky ancora mezza piena che avevate comprato insieme la sera prima sulla strada di casa);

… non puoi essere in ritardo di cinque minuti cinque perché altrimenti sei il solito italiano;

… cominciano a parlarti di calcio;

… profferiscono qualcosa di incomprensibile credendo sia italiano mentre sorridono ebeti e spesso ubriachi pretendendo che tu li capisca;

… credono che tu esca solo con italiani e viva in casa di italiani;

… sono candidamente sorpresi se conosci un’altra lingua;

… ti consigliano dove puoi trovare dei ristoranti italiani nel quartiere;

… ti danno un menù dove trovi aborti incommestibili che pretendono di essere cucina italiana genuina;

… ti chiamano Trapattoni se per disgrazia ti chiami Giovanni;

… credono che tu sappia cucinare la pizza e il tiramisù e ti chiedono di fare il risotto allo zafferano anche se sei siciliano;

… ti chiedono di cucinare soprattutto se sei una ragazza;

… urlano selvaggiamente: “Aah, bella Italiaaaa!”;

… parte il disco rotto: “Italliaaanooo! Buonisimo! Beliiiisimoooo!!”;

….con aria compresa e seria ti chiedono come mai il governo italiano non faccia nulla contro la mafia;

… fanno scherzi volgari sulla mafia non pensando che magari qualcuno è morto ammazzato dalla mafia e tu possa essere un po’ incazzato contro un fenomeno che inquina la vita civile del tuo paese;

… subito cominciano a sentenziare su quello che l’Italia dovrebbe fare per risolvere il Problema Berlusconi;

… credono che tu sia molto religioso;

… credono che tu sia morbosamente geloso.

… credono che tu abbia visto il papa almeno una volta nella tua vita (specialmente se abiti a Roma).

 

Nota: Il testo è liberamente tradotto da un post letto in questo gruppo FB

 

32 pensieri su “Un testo da portare in classe: come li vediamo

  1. Riflettere su di se’ e’ sempre piu’ utilie, difficile e doloroso che sputarsi addosso, come invece pare piaccia moltissimo fare a noi italiani. Articoli come quelli che ci hai segnalato mi pare ci aiutino ad andare nella prima direzione piuttosto che nella seconda. E, secondo me, fai benissimo a portarli in classe. Senza tuttavia cedera al provincialismo, come consiglia il fatto esposto in questo video:
    http://www.youtube.com/watch?v=YPNPe0ygjio&feature=related
    Un saluto.

  2. “continuiamo così, facciamoci del male”… Che peccato non portare questo testo in classe!

    Io l’ho fatto. Con un piccolo gruppo di pensionati olandesi. Una di loro organizza viaggi in Italia per i suoi connazionali (da quanto riferisce temo si tratti delle già citate mandrie bovine). Questo è il quarto anno che faccio lezione con loro: ci conosciamo da 150 ore più o meno. Hanno letto il testo a casa, non senza difficoltà, e poi ne abbiamo discusso insieme. Nessuno si è offeso. Anzi qualcuno si è reso conto di aver posto a me, in passato, alcune delle domande/osservazioni elencate: su “quel tale” per esempio e poi anche su mafia e tiramisù. Alla fine, senza bisogno di ulteriori stimoli da parte mia, hanno cominciato a raccontare delle loro incontri/scontri interculturali con americani, tedeschi, belgi. Passo e chiudo.

  3. Non mi pare vero che l’autore di un blog così ben fatto e informativo proponga seriamente di usare in classe un testo cosi…. volgare! Chiamando deficiente chi si avvicina all’ italiano magari con involontaria goffaggine (vedi punto uno, la paralisi da accento)? Mi sembra prorpio molto inadeguato.

    A parte che a me questa lista non ha fatto per niente ridere, neanche come italiana, lavorare sugli stereotpi in classe si fa, lo faccio, e piace anche parecchio, ma perché mai dovremmo usare un testo di lettura così sciatto?! Va bene il testo autentico, ma questo mi sembra prodotto da un ragazzetto che al massimo nella vita è arrivato al Bar Sport dell’angolo.

    ps. non mi piace per niente “profferire” con 2 effe

  4. Grazie della segnalazione Elena. Ti va di pubblicarne una recensione sul nostro blog? Sarebbe interessante e alimenterebbe questa discussione sulla prospettiva interculturale che, almeno a giudicare dal numero di visite, piace ai nostrl lettori.

  5. a proposito di Romania, avete letto “Se consideri le colpe” di Andrea Bajani? anch’io penso che ci sia veramente poco da ridere.

  6. Ciao Caterina,

    grazie anche a te per aver commentato e aver riportato la tua esperienza di lavoro sugli stereotipi nazionali. Saremmo lieti di sapere di piu’ su cosa hai fatto con gli americani. Se tu ci inviassi l’attivita’ completa la pubblicheremmo come post a se’ stante.

    Il mio intervento pero’ non voleva essere una provocazione. Io personalmente non riterrei una provocazione se in un corso di rumeno l’insegnante mi presentasse un testo dove c’e’ scritto:

    “Molti italiani credono che le donne rumene, siccome sono povere sono sempre disponibili a prostituirsi.

    Qualche insegnante potrebbe forse fare opera buona e infine disilluderli dicendo loro la verità. E cioè che seppure costretti dal bisogno di lavorare facciamo finta di niente in fondo li riteniamo degli schifosi maiali ogni qualvolta appena scoprono che sei rumena…

    … ti mettono le mani addosso e ti offrono dei soldi per avere rapporti sessuali”.

    E, come dici tu, apprezzerei lo sforzo dell’insegnante nel cercare di farmi saggiare il punto di vista degli altri: la famosa prospettiva interculturale. Dubito comunque che, alla fine di un’eventuale discussione sull’immigrazione illegale; la prostituzione e il suo sfruttamento da parte di gruppi organizzati italiani ed esteri; il lavoro nero; il dumping lavorativo fatto dagli immigrati irregolari e regolari ai danni di lavoratori italiani e il conseguente allargamento del margine di utile che ne traggono gli imprenditori piccoli e medi; la percezione degli uomini italiani delle donne provenienti da paesi piu’ poveri quali oggetti sessuali-mogli piu’ giovani e poco pretenziose e la ricaduta sulle dinamiche di genere in Italia ci sia poi ancora spazio per farsi tutti insieme una bella risata.

  7. E’ da un po’ che segue questa marea di post in risposta alla provocazione di Ciro.
    All’inizio, devo ammetterlo, mi ero risentita anch’io, ma probabilmente perché non ne avevo compreso l’intento.
    Ora mi permetto di suggerire a chi se l’è presa di prendere il primo capitolo di un libro di esercitazioni d’italiano per stranieri che si intitola Bar Italia. Sono sicura che già lo conoscete. Ebbene nella prima unità, destinata al livello principianti, troverete un gioco in cui gli studenti sono invitati a enunciare le caratteristiche stereotipate di diversi popoli (es.: tedeschi=rigidi, francesi=romantici, italiani=chiassosi, ecc.).
    Certo, l’unità è incentrata sugli aggettivi e serve per accrescere il lessico, ma un insegnante dotato di senso critico e intelligenza sa che pescare nel terreno paludoso dei preconcetti e portarli alla luce del sole, senza paura e con un po’ auto-ironia, sarà un buon modo per minare alla base quel castello di ‘certezze’ annidate nella mente di molti studenti che pensano di conoscerci ancor prima di aver vissuto con noi. L’ho sperimentato sulla mia pelle, con una classe di americani, ma mi è riuscito ancor meglio in una classe multilingue: dividevo in piccoli gruppi e poi leggevamo insieme tutte le caratteristiche che erano venute fuori: era divertente vedere a turno i visi divenire paonazzi e irrigidirsi, per poi ritornare sereni quando alla fine ci si rideva sopra tutti insieme.
    Nessuno dei miei studenti ha mai pensato di essere deriso dagli altri per la sua provenienza, nè io mi sono sentita derisa per il solo fatto di essere italiana. Fortuna? Forse, a me piace pensare che i fatti (come dice Adalberto) sono importanti e che il nostro compito di insegnanti è quello di aprire le menti. A volte non ci si riesce, ma non per questo dobbiamo scoraggirci: bisogna semplcemente ingegnarsi per trovare altre vie.

  8. Ricordo, tanti anni fa, io giovanissimo in campeggio in tenda a Fiesole.
    Accanto a me due ragazzi tedeschi capiscono che sono italiano e la prima cosa che dicono, anzi, mi dicono, pensando di fare i simpatici, è stata: Italia, puttana vaffanculo mandolino.
    Un po’ la paura di due omaccioni teutonici davanti ad un mingherlino mi ha portato a non rispondere qualcosa di veramente sconveniente.
    Oggi sono contento di non averlo fatto.

  9. Caro Adalberto,
    grazie per aver commentato.

    Per prima cosa un chiarimento, che è già stato fatto nei commenti precedenti da me e Porfido, ma evidentemente non è bastato. Non mi riferisco agli studenti, è ovvio che la maggioranza degli studenti sia ben disposta nei confronti dell’Italia. Non capisco perché tu come altri leggendo questo mio post creda che io abbia avuto esperienze traumatiche: orde di selvaggi con la clava in mano che non facevano altro che sbertucciarmi in classe; oppure che fra noi insegnanti si passi il tempo a deridere gli studenti dietro le loro spalle. Per cortesia, illustrami il passo che ti porta a credere questo.

    Se tu non sei mai venuto a contatto con gli stereotipi utilizzati in modo offensivo contro gli italiani sei stato veramente fortunato. Oppure probabilmente hai limitato le tue conoscenze a persone di livello sociale alto con una buona educazione, forse anche solamente agli studenti di italiano. Qualche giretto in qualche ristorantino di periferia ti potrebbe dare una visione un po’ più ampia. A proposito, dov’eri nel luglio del 2006, dopo la testata di Zidane (ma anche nella settimana fra la semi e la finale)? In Alaska a pescare merluzzi? 😉

    Circa “quel tale” il discorso è piuttosto ovvio, dal mio punto di vista. Il “tale” va ferocemente criticato e pure sbeffeggiato fra italiani; quando ne parla uno straniero bisogna assumere un po’ di distacco, perché “isso” è comunque un’istituzione italiana e rappresenta il paese. Per quanto possa dipiacere è stato eletto democraticamente e quindi lo straniero lo deve rispettare in presenza di italiani. Se lo vuole criticare aspramente lo ascolto e ne discuto, ma appena mi accorgo che fa capolino il senso di superiorità dagli occhi azzurri lo mando al diavolo immantinente, lui (o lei) e le sue iridi.

    Ognuno utilizza le captatio benevolentiae che gli pare. Personalmente trovo di dubbio gusto dire: “Vabbè ho fatto un casino perché sò itajano, daje, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, ‘nnamise a magna ‘na pizza, aho!”. Ciò non toglie che non ho nessun problema a dire, fra le altre cose, che in Italia la corruzione è a livelli assai più alti che in altri paesi. Ma non ho neanche nessun problema ad considerare, solo per fare un altro esempio, che il Sud del nostro paese cento anni fa soffriva di povertà endemiche paragonabili a quelle di cui soffriva la Turchia e che oggi il Mezzoggiorno italiano ha standard di vita assai più alti di quelli dell’entroterra turco. Quindi bene e male, luci ed ombre.

    Smentire gli stereotipi negativi con i fatti è certo la via maestra. D’altra parte non si può essere ingenui e ritenere che bastino solo i fatti. È come credere che se molti uomini continuano a pensare delle donne che sono cretine, sfruttatrici, mignotte e che in fondo quando dicono “no” intendono “sì” e quindi meritano lo stupro dipende dal fatto che le donne non hanno ancora dimostrato con i fatti che possono essere in gamba come e più degli uomini e che se le stuprano a loro dispiace veramente. Dietro ogni stereotipo negativo ci sono interessi e privilegi. L’impiegato delle poste di Leeds probabilmente ha visto dal vivo più capodogli che italiani, ma i suoi giudizi li formula sulla base della produzione dei mezzi di comunicazione di massa che gli dicono che lui è naturalmente più portato all’onore degli italiani. E dietro quei giornalisti ci sono apparati di costruzione delle idee. Se non vedi questo, allora sì, sei veramente un uomo fortunato.

    Circa il tuo ultimo rilievo e cioè che gli altri hanno l’autorità per giudicarci, bisogna intendersi sul significato del verbo “giudicare”. L’autorità di giudicare con gli opportuni strumenti intellettuali una società ce l’abbiamo tutti nei confronti di tutti. Che facciamo, non leggiamo più saggi sull’Italia se sono scritti da uno straniero? L’autorità di giudicare nel senso di disprezzare non ce l’ha nessuno nei confronti di nessuno. E sarebbe sciocco concedergliela perché, ancora una volta, dietro il disprezzo molto spesso si celano gli interessi. Mi dispiace non avere qui con me il libro di Guerri su Ciano. Ci sono riportate le note del nostro ambasciatore a Berlino nel 1939 che denunciava a chiare lettere che erano i nazisti gli inaffidabili, infidi, doppiogiochisti. Ancora una volta: gli interessi grassi fanno parte della vita, come tutti sanno, e uno strumento per imporli è anche la produzione ideologica proto-razzista (“Gli arabi sono refrattari alla democrazia per ragioni intrinseche alla loro cultura” dicono i saggisti USA mentre i loro politici finanziano i dittatori che soffocano nel sangue qualsiasi tentativo democratico). Però ora che mi ricordo un passo utile alla bisogna nei pochi libri che ho con me ce l’ho, vado a prenderlo… Non l’ho trovato, è in un altro libro che non ho qui in casa. Si tratta di Primo Levi. Molti italiani, fra i quali potresti esserci anche tu Adalberto, ritengono che gli altri abbiano “titoli” per giudicarci sulla base di stereotipi positivi che derivano da conoscenze superficiali delle società straniere e magari anche di quella italiana. Citerò a memoria, Primo Levi rispondendo ad una domanda di uno studente di scuola dice: “Degli ufficiali tedeschi noi italiani deportati non sapevamo nulla. Sulla base di quello che ci avevano detto sapevamo che erano sí crudeli ma incorruttibili. Ci vollero poche settimane per scoprire che invece erano corruttibilissimi.”.

    Di questo post sono invece soddisfattissimo. Era nato al volo, tornato a casa di notte un po’ come un gioco. E invece è andato a pizzicare una corda che evidentemente stona e che andrebbe riaccordata almeno fra noi insegnanti: “Insegno la lingua parlata da 60 milioni di degenerati corrotti che vivono in un luna park marcio accedibile solo per andare a prendere il sole e mangiare qualche pizza, oppure insegno una lingua di un popolo tramite cui i miei studenti potranno entrare in contatto con un modo di vivere diverso e da cui potrebbero acquisire qualcosa che renda la loro esistenza più piena e felice dato che nella società dove sono cresciuti tale cosa di cui avevano bisogno come individui non esisteva o veniva censurata?”.

    Sospetto che la risposta di tanti studenti sarebbe di gran lunga più lungimirante di quella che si dànno molti fra noi insegnanti.

    Saluti anche a te.

  10. Io devo essere stato particolarmente fortunato: insegno dal 2001 e ad essere sincero non ho mai dovuto fare i conti con gli stereotipi elencati nel post incriminato. Ho sempre trovato nei miei studenti molta curiosità e rispetto verso il nostro paese. A volte passione, molta passione. Certo, è successo pure che all’ennesima battuta idiota e volgare di “quel tale” mi guardassero con occhi imploranti e mi chiedessero “Ma perché?”.
    Sono un privilegiato?
    A volte, lo confesso, sono io il primo ad utilizzare ironicamente questi luoghi comuni per commentare una notizia di cronaca o per giustificare un mio errore.
    Insomma, non capisco quale sia il problema: il nostro compito è proprio quello di smentirli con i fatti, questi stereotipi, no? Come? facendo bene il nostro lavoro, arrivando a lezione puntuali, cercando di essere precisi, dimostrando di possedere senso critico e anche sense of humour, evitando le generalizzazioni e dimostrando considerazione e rispetto per i nostri studenti. Noto invece con un certo rammarico che si ritorna sempre al solito punto, ovvero al sentimento nazionale ferito, al fatto che gli altri ci giudicano male, al fatto che noi italiani siamo autolesionisti, al fatto che – in fin dei conti – tutto il mondo è paese e gli altri in fondo non stanno poi meglio di noi né hanno i titoli per giudicarci.
    Al di là del fatto che, vista la situazione attuale dell’Italia, a volte gli altri i titoli per giudicarci ce li hanno ECCOME, il contenuto del post non mi sembra all’altezza della tradizione di questo blog, ecco tutto.
    Saluti comunque cordialissimi 🙂

  11. Cara Vera sono d’accordo con te, non si può pretendere rispetto se non si ha rispetto di sé stessi. Gli “Italians” che sparlano del loro paese mi fanno molta pena, dei veri sciagurati. Ma mi dànno il disgusto se sono a servizio di qualche istituzione italiana all’estero (purtroppo ne ho conosciuti). Per quelli che hanno rispetto per la propria identità nazionale e che cercano di difendersi dalle prese in giro e dagli insulti provo una speculare compassione: sicuramente dal punto di vista economico stanno molto meglio di noi che viviamo in patria, ma son costretti quotidianamente a buttar giù bocconi amari. Ciao e grazie a te per essere passata e aver commentato.

  12. E bravo Ciro, una bella raccolta di stereotipi! Vivo in Olanda e questi stereotipi sono esattamente gli stessi, dai + 35 gradi , alla richiesta di cucinare ( “come, sei italiana e non sai fare la pizza?”), alla mafia, ai ritardi, etc.
    Ma non sarà anche un po’ colpa nostra se ci lasciamo ‘calpestare e deridere’? Stiamo sempre lí ad accusare pubblicamente il nostro Paese di tutte le nefandezze possibili, nefandezze con le quali noi che ne parliamo personalmente e che viviamo all’estero non abbiamo nulla a che vedere, beninteso! sono “gli altri”, “gli Italiani che vivono in Italia”, “i politici” i grandi corrotti. Ma ci dimentichiamo di due cose: la prima, che gli stranieri vedono anche noi come italiani. E la seconda che queste accuse vengono, com’è assolutamente normale, rilette e reinterpretate alla luce dei lori occhi e della loro esperienza: e ci vengono restituite con tanto d’interessi!
    In ogni caso, grazie per quello che scrivi. E buon lavoro

  13. Grazie Peonia. Commenti comei i tuoi ci aprono il cuore. Torna spesso ad esprimere le tue opinioni. Ci piace che tu lo faccia. 🙂

  14. Ciao a tutti, ho letto questo articolo e devo dire che concordo in tutto e per tutto.
    Era ora che qualcuno dicesse un po’ le cose come stanno e cioè che a volte dà un po’ fastidio sentirsi “bistrattati” per il solo fatto di essere italiani.
    Non lo trovo per nulla offensivo, come purtroppo l’hanno trovato alcuni lettori. Anzi, penso che voglia richiamare a chi crede di sapere tutto sull’Italia di informarsi prima di dire certe cose in faccia agli italiani, perché potrebbero ferire con le parole: a chi fa piacere essere ricordato solo per “pizza, mandolino, mafia”? E perché questa idea dei 35 gradi tutto l’anno?
    Lo stesso discorso vale per tutte le altre nazioni, ovviamente.
    Mi è piaciuto molto, Ciro.

  15. Ciao Elena, grazie a te per essere passata e aver commentato. Ovviamente la proposta che facevo a Carlos vale anche per te. Saremmo molto felici di pubblicare le valutazioni del testo da parte dei tuoi studenti.
    Ciao!

  16. buongiorno a tutti, ho apprezzato tantissimo l’articolo, che mi ha fatto riflettere soprattutto sul mio modo di pormi in classe; a quanto, nel mio piccolo, io contribuisca a rinforzare i luoghi comuni citati. Qulche volta mi è capitato di lasciar perdere, di non reagire alle battute, temendo di perdere la simpatia e motivazione degli allievi, soprattuto all’inizio.
    C’è sempre da imparare. Userò l’articolo! Ciro, grazie di averlo pubblicato qui, io non frequento facebook e così non avrei potuto leggerlo.

  17. Carlos, per prima cosa ti invito a moderare i termini. “Razzista di merda” è un’accusa grave che quindi va circostanziata in modo assai stringente, quasi inoppugnabile direi. E non gettata lì come se fosse un intercalare senza importanza. Inoltre il turpiloquio è qualcosa che in questo blog non accettiamo. Ti prego quindi in futuro di rispettare queste regole.

    Detto questo, passo al merito del tuo messaggio.

    Non ho spiegato la scelta della foto nei precedenti messaggi non perché fosse difficile farlo, ma perché era troppo facile: chi si comporta nei modi descritti dal testo è un troglodita.

    Non so di pregiudizi contro gli argentini. Immagino che in un pub a Londra possano venire fuori sberleffi e disprezzo contro gli argentini dovuti alla guerra persa, nei soliti modi di questi casi. Tu dici “È tutto un altro discorso”. Perché? Cosa credi sia all’origine dei pregiudizi da troglodita se non le passate guerre e gli interessi politici? Non a caso un verso del nostro inno nazionale recita: “Noi siam da secoli/ Calpesti, derisi”. I due aggettivi non sono accostati a caso. Quindi come vedi non è tutto un altro discorso.

    Circa il fatto che tu ti senta offeso per via del fatto che sei stato e, mi pare di capire, occasionalmente sei ancora uno studente di lingua italiana ti confesso che mi trovo in imbarazzo. Per due motivi.

    Primo perché ti ho gia’ scritto che il testo che ho tradotto e integrato non scaturisce dopo un viaggio in Argentina. Putroppo conosco pochissimi argentini, ma da quello che mi si dice sono un popolo che per ragioni storiche e culturali ama e rispetta l’italia. Io personalmente rarissimamente ho sentito degli argentini trattare con sprezzo gli italiani.

    Il secondo motivo è che rileggendo il testo non riesco a trovare nessun punto che autorizzi a dedurne che gli insegnanti italiani ritengono deficienti i loro studenti, di nessuna nazionalità. Il testo, al di là delle iperboli che ne sorreggono il tono, semplicemente invita a mandare al diavolo coloro che, per esempio, ti dicono “Sei simpatico anche se sei italiano” credendo di farti un complimento (“Perché non siam popolo,/Perché siam divisi.”. Com’è attuale l’inno di Mameli).

    Ma forse sbaglio io e allora Carlos ti chiedo di citarmi il passo che ti fa temere che gli insegnanti italiani giudichino i loro studenti dei deficienti. Ovviamente, se fra gli studenti c’è qualcuno che va in giro comportandosi in uno dei modi descritti, è bene che si senta deriso, questo lo indurrà a riflettere in futuro sulla sua condotta o quantomeno ad essere più guardingo.

    Sono talmente convinto di quello che dico che ti faccio una proposta. Porta il testo in classe senza esprimere le tue opinioni. Presentalo dicendo che è un testo pubblicato su un blog per insegnanti di italiano e ha causato qualche polemica. Fai fare agli studenti una bella lettura con un’approfondita analisi dei riferimenti dei pronomi personali presenti nel testo. Completata da una riflessione sugli avverbi di tempo/frequenza. Fai scrivere loro delle critiche al testo e saremo lietissimi di pubblicarle come post a sé stante. Da parte mia sono sicuro che alla fine la maggioranza degli studenti riterrà il testo non offensivo. E sono anche certo che questo avverrebbe in qualsiasi nazione, non solo in Argentina, perché una volta esclusi i trogloditi la maggioranza delle persone non negherebbe mai il diritto a difendersi contro insulti più o meno velati e reiterati che banalizzano il buon senso dell’umorismo o ne oltrepassano i limiti.

    Per concludere ti racconto un fatto personale e ti posto un video, per cercare di spiegare ancora meglio quello che intendo. Ho una cara amica australiana a cui voglio sinceramente bene e che mi vuole bene, porta anche un cognome italiano. Ha studiato e studia la lingua. Ha provato a trasferirsi in Italia ma non ce l’ha fatta. Ha sviluppato un ‘simpatico’ astio contro gli italiani. Viene regolarmente qui a Roma. Due settimane fa l’ho incontrata e come al solito appena mi vede da lontano comincia a urlare muovendo le mani: “Eeehhhh, cccommmme vvvaaa? Eeeee ccchee bellezza! Ffforza, una bella pizza!” o cose del genere. Cosa devo pensare secondo te? Lei è una persona semplice. Poi ci sono gli ‘intellettuali’, quelli che hanno studiato e che esercitano l’arte della falsa compassione. Per dipingerti questi ti posto il video nel corpo del testo.

  18. Ahhhh, solo adesso ho capito perché Carlos si è offeso tanto: “Per rispondere a Porfido, certamente che ho sentito dire Argentina = Maradona, Tango, Macho, anche Borges, Messi, ma non ho mai provato questo ” seppure dall’alto della nostra millenaria pazienza sorridiamo in fondo li riteniamo dei penosi deficienti ogni qualvolta appena scoprono che sei italiano” che scrive Ciro che in realtà sì offende”.
    Il problema non era la lista di luoghi comuni, ma la confessione di considerare “deficiente” chi li usa.
    Succede lo stesso in Brasile: guai a dire in pubblico quello che si pensa, anche se è ovvio.

  19. Caro Carlos,
    la pagina scritta non rende l’idea di quello che si vuole scrivere.
    Lungi da me dire quello ce devi o non devi provare. Il senso era esattamente quello che dici tu “non era intenzione offendere ecc. ecc.”.
    Sinceramente però non capisco perché ti accalori così tanto.

    I luoghi comuni sono qualcosa contro cui combattere, sono una semplificazione pericolosa e credo non si debba mai assecondare l’idea che la cultura di un Paese non è mai uno stereotipo.

    Ti ripeto, a me l’equazione italiano = bravo scopatore dà fastidio. Come qualsiasi altra equazione. Anche italiano = artista, italiano = bravo cuoco, ma anche romano = indolente, monteverdino (il quartiere dove abito) = borghese, morgagni (il liceo dove ho studiato) = poveraccio, ecc. Potrei andare avanti per anni con questa messe di cretinerie.

  20. UN ESEMPIO. PUBBLICATO IL TESTO DI CIRO ( FACE BOOK ), LEGGETE I COMMENTI DI ARGENTINI E ANCHE DI ITALIANI :
    me da la impresiòn que esta persona està rodeada de un cìrculo de personas que se merece, màs allà del ya conocido racismo que impera en Europa,el lìder mundial de racismo dentro de su propia tierra es Italia,defienden lo indefendible y critica a personas de otras culturas que a pesar de la ignorancia sobre la cultura italiana, tienen màs respeto por el pròjimo.no es un texto es una demostraciòn de que todo lo que dicen es poco

    Sandra Maria Gasparini
    Ayer
    Sandra Maria Gasparini

    Me apena que estè publicado en un blog italiano, lo que habla muy mal de la forma de expresar de los italianos

    Antonio Nazzaro
    Hace 15 horas
    Antonio Nazzaro

    Ni vale la pena perder tiempo haciendo comentarios…

    Antonio Nazzaro
    Hace 14 horas
    Antonio Nazzaro

    vi tu comentario, este es un idiota racista de m… y ya!

    Car Lita
    Hace 14 horas
    Car Lita

    a palabras necias, oídos sordos

  21. Ciro e Porfido:
    Innanzi tutto credo di aver capito bene il testo, l’ho letto collegato alla figura scelta, come credo debba farsi. Fatto questo, che non mi spiegate nelle vostre risposte.
    I pregiudizi contro gli argentini non li conosco, forse voi me li potete dire poiché siete italiani ( o almeno credo non siate argentini)
    Riguardo alla possibile situazione a Londra proposta da Ciro, è tutto un altro discorso che va al di là di semplici pregiudizi dovuto al problema politico riguardante il conflitto per la sovranità sulle isole Malvinas ( Fakland per i britannici, nell’Atlantico Sud ).
    Per rispondere a Porfido, certamente che ho sentito dire Argentina = Maradona, Tango, Macho, anche Borges, Messi, ma non ho mai provato questo ” seppure dall’alto della nostra millenaria pazienza sorridiamo in fondo li riteniamo dei penosi deficienti ogni qualvolta appena scoprono che sei italiano” che scrive Ciro che in realtà sì offende, offende sentire che gli studenti rendono l’idea di essere deficienti, perché tanti ( mi includo ) siamo stati almeno una volta studenti stranieri in Italia. Perché pure in Argentina abbiamo ricevuto e riceviamo ancora tanti insegnanti italiani che vengono a tenere dei corsi frequentati da argentini e forse questi professori stanno pensando di loro ciò che manifesta l’articolo. Se è vero, se realmente voi italiani pensate questo degli studenti stranieri, almeno per quanto riguarda gli argentini, mi offende.
    Dice Porfido che ” nessun prof o studente all’estero si deve sentire offeso” va bene, chi è lui per indicare come deve o non deve sentirsi una persona? Avrebbe dovuto dire, mi pare : ” non è l’intenzione offendere nessuno ” e sarebbe più giusto.
    Se , finalmente, in tutte le frasi riportate dall’articolo c’è del vero, cercate allora di cambiare immagine e la gente vi vedrà in un altro modo.
    E poi, perché il cavernicola?

  22. Mah, io credo che i non italiani dovrebbero mettersi non nei panni di professori o studenti d’italiano, ma pensare a come vedono gli stereotipi riguardanti la loro cultura.
    Chiedo quindi a Carlos se non gli è mai capitato di sentirsi dire a pappagallo degli stereotipi fastidiosi quando qualche straniero (fuori dall’Argentina, ovvio) ha sentito che lui è argentino. Macho, Tango, Maradona, e luoghi comuni anche più pesanti.

    Quando vedo una maglietta con scritte come “Italians do it better” mi dà fastidio! Ma quando vedo scritto sul seno di una bella ragazza “Made in Mafia” mi fa male.

    Quasi sempre le persone che hanno questi atteggiamenti NON hanno mai fatto un corso di italiano, non sanno niente dell’Italia e non hanno mai incontrato un insegnanti d’Italiano, quindi nessun prof o studente all’estero si deve sentire offeso.

    Ma in tutte le frasi riportare da questo articolo c’è del vero. E la lista potrebbe continuare, a lungo e in modo anche più pesante e volgare.

  23. Si’ Carlos, in effetti non credo che il testo che ho liberamente tradotto fosse stato scritto pernsando agli argentini. 😉 E a me non e’ mai passato per il cervello di chiamare un tedesco “nazi” per il solo fatto che e’ tedesco. Per capire meglio l’articolo mi permetto di suggerirti una strategia da antropologo. La prossima volta che viaggi all’estero presentati come italiano, non dire che sei argentino. Ed infine vorrei farti una domanda per soddisfare una mia curiosita’. Quali sono, se ci sono, i pregiudizi negativi contro gli argentini? Per esempio, se andate a Londra in un pub cosa viene fuori dopo la terza birretta?

  24. E chi sarebbe il cavernicola? il professores o lo studente d’italiano? o forse l’immagine che credi abbiamo all’estero degli italiani? ( una discussione con l’amica che mi ha mandato l’articolo). In ogni caso, è una figura poco adatta ad aprire un dialogo, un dibattito, una discussione. Sono professore d’italiano in Argentina e tanti dei miei studenti sono andati in Italia per frequentare diversi corsi, ma in nessun caso credo che loro abbiano agito nel modo indicato ( mi riferisco all’articolo ) semplicemente perché non è l’immagine dell’Italia e degli italiani che si trasmette almeno in Argentina. Se in Germania ti chiamano simpaticamente mafioso e tu pensi che avresti potuto dargli del nazi, è forse – e questo non lo discuto – “un problema europeo” ma che in nessun caso coinvolge tutti gli studenti stranieri, fatto che avresti dovuto chiarire. In Argentina abbiamo un contatto frequentissimo con italiani e ne conosciamo pregi e difetti, così come li abbiamo noi argentini, ma tu tu riferisci a informazione sbagliata, a una misconoscenza del popolo e della civiltà d’Italia. E del resto, la mafia, la pasta, oggi Berlusconi, il tiramisù, sono prodotti italiani, spetta quinedi a voi chiarire qual è il loro peso tra i vostri valori. E poi, almeno gli studenti argentini in genere, in classe non “urlano”, parlano. Forse il peggio di quanto hai scritto è la generalizzazione ingiusta che caratterizza il tuo testo.

  25. Secondo me, il testo va benissimo come spunto per una discussione sulle “abilità interculturali” di turisti e “ospitanti”. Perché succede dappertutto, o qualcuno pensa, per es, che a un brasiliano piaccia sentirsi dire “Ma come non sai ballare la samba?!”?

  26. Ciao Leonardo. Grazie anche a te per aver commentato. Mi dispiace che tu non voglia metterti al mio livello. Se cambi idea e vuoi contestare nel merito il testo con qualcuno dei molti argomenti a cui accenni nel tuo commento saremo lieti di pubblicarlo senza alcuno filtro. Ciao.

  27. Ciao Carlos. Per prima cosa grazie di aver commentato. Sono sicuro che molti lettori hanno pensato le tue stesse cose e poi per vari motivi non le hanno scritte. Sono altrettanto sicuro che sarai d’accordo con me sul fatto che i rapporti interculturali funzionano bene in regime di reciproco rispetto. E allora Carlos, spiegami perche’, tanto per fare un esempio, in Germania mi chiamavano ‘simpaticamente’ “mafioso” mentre se io avessi amichevolmente chiamato uno di loro “nazi” mi sarei beccato una denuncia penale per diffamazione e processo per direttissima. Ho chiesto ad un mio caro amico italiano nato e cresciuto in Germania e mi ha spiegato: “Ma no, devi avere senso dell’umorismo, per loro dirti ‘mafioso’ e’ un po’ come dirti ‘sbruffoncello'”. Io pero’ non lo trovavo divertente. Il testo se portato in classe secondo me non farebbe che bene, comunicherebbe solo che certe cose non le apprezziamo. E poi, anche ‘sti studenti stranieri avranno un po’ di senso dell’umorismo, no? 🙂

  28. L’internet è un bene oppure un male, dipendendo da come viene utilizzata. Purtroppo non ci sono dei filtri per bloccare questi tipi di commenti, e se ci sono, lo fanno assai tardi. Niente da dire, proprio lamentabile. Ci sarebbero innumerabili risposte o controatacchi nei confronti di questo testo, ma, rispondere a un pensamento così difficile da assimilare (al meno nella mia testa), sarebbe mettermi allo stesso livello di chi ha scritto queste parole.

  29. Mi sembra un testo privo di ogni tipo di considerazione per gli studenti stranieri, prodotto di un atteggiamento superficiale, buffo e incolto nei confronti dei rapporti interculturali e degli obiettivi dell’insegnamento di una lingua a stranieri. Semplicemente, è una vergogna che una persona si metta scrivere tante stupidaggini, un’assoluta mancanza di rispetto.

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