La lingua italiana dà i numeri

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La lingua italiana dà i numeri (e di conseguenza anche chi ne scrive).

Abstract: Questo articolo mira (e centra in pieno) la questione del posizionamento (classifica?) della lingua italiana tra le lingue straniere più studiate nel mondo.
Sono riuscita a giustificare, o meglio, a risalire a dei dati che hanno chiarito, una volta per tutte, quale è effetivamente il posto occupato dalla lingua italiana nell’ambito della classifica delle lingue straniere più studiate. Obiettivo non secondario è stato quello di comprenderne l’importanza in un’epoca in cui i tagli alla cultura sono di moda.

Finita la lettura di questo articolo non avrete più dubbi in merito alla faccenda. Gli altri vostri dubbi esistenziali, pur continuando ad assillarvi, vi sembreranno una bazzecola.

Nota iniziale: ringrazio i commentatori del gruppo Italiano per Stranieri che inconsapevomente mi hanno fornito le basi per questo articolo. Oltre al materiale citato (come se non bastasse), ho letto molto altro, ma nulla che apportasse novità ai dati fruttuosamenti raccolti. La prima discussione sul gruppo risale ad ottobre 2014, la seconda a sabato 7 marzo.

Uno, due, tre, via!

P.s. in data 13 marzo ho aggiunto una nota, la numero 6, e un riferimento alla chiusura degli IIC, fatto che avevo ignorato e che Davide Toma Sani, su Fb, ha invece giustamente ricordato. Ho aggiunto, inoltre, un paragrafo su un articolo di Marco Gasperetti de Il Corriere della Sera, che risaltava il successo dell’italiano come quarta lingua.

Procedendo in ordine cronologico il primo testo (disponibile online) che ho consultato nella fase di ricerca è stata l’indagine del 2001 (ben 14 anni fa): “Italiano 2000, indagine sulle motivazioni e sui pubblici dell’italiano diffuso fra stranieri”. Direttore della ricerca era Tullio De Mauro; il gruppo di ricerca annoverava tre esimi professori della Unistrasi: il trio Vedovelli-Barni-Miraglia.

Nel 2012 viene pubblicata una versione aggiornata sulla base di dati raccolti nel 2010, in un libro a cura di Claudio Giovanardi e Piero Trifone, pubblicato da Carocci: L’italiano nel mondo, che ho potuto consultare solo nella accurata recensione di Anna Bertelli su EL.LE.

La terza fonte è in realtà una semplice bozza di un progetto a lunga scadenza stilata da Massimo Vedovelli: Italiano 2020. In cammino verso l’Europa (luglio 2014), ma le cui finalità mi sfuggono (pagine 5-6):

Italiano 2020 – In cammino verso l’Europa vuole rappresentare un grande momento, sistema e modello di osservazione, descrizione e interpretazione dei fenomeni che riguardano la presenza dell’italiano fra gli stranieri, nel mondo e in Italia, collegandosi idealmente all’ultima grande indagine su tale materia: Italiano 2000 (De Mauro et alii, 2002), riprendendone le suggestioni teoriche e i modelli interpretativi, ma anche tematizzando le principali questioni che si agitano nel mondo globale e che ne stanno ridefinendo gli scenari per quanto riguarda i rapporti fra le lingue e le politiche linguistiche. Italiano 2020 – In cammino verso l’Europa guarda ai tratti della politica linguistica comunitaria, da un lato, per ricondurvi le indicazioni che potranno contribuire a una possibile politica culturale di diffusione della lingua italiana, e dall’altro guarda alle prospettive che attendono la linguacultura italiana nell’evoluzione complessiva delle dinamiche linguistiche del mondo globale. Italiano 2020 si pone nell’oggi e cerca di descriverlo e capirlo; si misura, però, con gli scenari futuri che attendono l’italiano, con le sfide che dovrà raccogliere, con i suoi competitori emergenti, con gli strumenti di cui dovrà dotarsi. Italiano 2020 si fonda sulla consapevolezza della ricchezza valoriale che al mondo contemporaneo può essere offerta attraverso la lingua-cultura italiana: un patrimonio ineludibile di valori, quali che siano gli assetti economico-produttivi, politici, sociali, culturali che prenderà il mondo. Un patrimonio identitario, però, che deve misurarsi con sollecitazioni e esigenze sempre nuove, che lo spingono a rimodellare anche il proprio modo di proporsi agli altri. Data questa cornice di senso, Italiano 2020 intende svilupparsi secondo il quadro di riferimento di funzioni, obiettivi, modelli, metodologie che qui di seguito delineiamo sinteticamente.

E’ sicuramente un progetto di più ampio respiro rispetto alle indagini precedenti, considerando il bacino di raccolta dei dati (pagina 12):

La pluralità dei soggetti. La possibilità di realizzare un protocollo strutturale di monitoraggio della condizione della lingua-cultura italiana è legato alla necessità di individuare la tipologia dei soggetti che insistono sulla materia. Il sistema linguacultura-economia-società’ deve essere costruito almeno in rapporto alla natura dei diversi soggetti:

o istituzionali italiani all’estero

o università straniere

o sistemi di educazione degli adulti

o associazionismo, associazionismo giovanile

o Società Dante Alighieri

o reti scientifico-formative create dalle Università per Stranieri di Perugia e Siena, nonché dal sistema universitario italiano nei suoi processi di internazionalizzazione

o Ministeri, sistemi scolastici e universitari stranieri

o Scuole private, reti di scuole e di agenzie formative private all’estero

o missioni di pace che a vari livelli vedono impegnata l’Italia all’estero

o comunità degli emigrati italiani e dei loro discendenti

o immigrati stranieri.

All’apertura della prima pagina veniamo colpiti da un simbolo che primeggia solitario, quello del Cliq: Certificazione di italiano di qualità, di cui ci eravamo quasi dimenticati, perché innocuo, rassicurante per i più. Ecco, anche sul Cliq avrei qualcosa da dire, ma non qui, non qui, non qui, continuo a ripetermi.

Tornando a noi: ma la classifica?
Sì, ancora non ho parlato della classifica.
Beh a livello di classifica possiamo dire che nel 2001: << L’italiano non è mai, purtroppo, la lingua scelta come prima lingua straniera insegnata / appresa. Fra le lingue straniere che vengono scelte per seconde, al primo posto si colloca il francese (50%), seguita dall’inglese (15%), dallo spagnolo (10%) e dall’italiano, al quarto posto con il 7,5%, a pari posizione con il tedesco. Tra le terze lingue straniere, al primo posto sale il tedesco (40,9%) e l’italiano va al secondo posto (25%). Tra le quarte lingue scelte, l’italiano è al primo posto (63,9%)>>. (Nota 1)

L’italiano quindi è al primo posto come quarta lingua più studiata, è quarta lingua tra le seconde più studiate e seconda tra le terze lingue.

E tra tutti questi numeri ordinali la mia debole mente inizia a tentennare, se non fosse che resisto perché l’indagine del 2012 evidenzia due cambiamenti notevoli: << Quale che sia la ragione per cui si studia italiano fuori dai confini nazionali, la nostra lingua non sembra soffrire di ‘mancanza d’attenzione’ da parte degli stranieri che si rivolgono agli IIC, confermando un primo posto come terza LS studiata nel mondo, e come quinta lingua straniera in assoluto, numeri che gli autori definiscono significativi e confortanti e per i quali sottolineano il contributo rilevante dato da un’offerta formativa in continua evoluzione >>. (Nota 2)

In realtà il terzo posto tra le terze lingue non è una conferma, ma è la vera novità e ne trovo riscontro anche in un succinto riassunto del libro ad opera di Francesca Tommassini per Progetto Oblio: << Un altro dato positivo riguarda la posizione dell’italiano tra le lingue straniere studiate nei vari paesi, soprattutto perché emergono forti differenze rispetto al 2000: tra le lingue straniere, l’italiano prevale come terza scelta, mentre nel 2000 emergeva solo come quarta >>.

Ma il fatto che sia la quinta lingua studiata in assoluto non è una bella notizia, perché nel 2001 era la quarta. (Nota 3)

Sul gruppo Fb, proprio ieri, è circolato un articolo che rimette in discussione questo dato, senza un reale motivo, soprattutto poiché né conferma né smentisce la notizia: La quarta lingua più studiata al mondo è … una bufala?. A pubblicarlo è un fantomatico sito www.ditals.com, non Ditals, ma D.ITAL.S (????) che per come è costruito sembrerebbe appartenere a Unistrasi, ma non è così. (Nota 4)

Ma leggiamo: << Già da qualche tempo circola la notizia che l’italiano sia la quarta lingua più studiata al mondo, un ottimo spot rilanciato da agenzie di stampa e testate che prese dall’orgoglio non si sono date la pena di verificare la fonte e magari di approfondire>>. 

L’articolo cita un sondaggio a me sconosciuto, tale “Eurobarometro” (2006) voluto dalla Commissione Europea e: <<condotto su un campione di cittadini dei 25 stati dell’Unione, che conferma la seconda posizione della lingua italiana quanto a numero di madrelingua comunitari, preceduta solo dal tedesco (18%), a pari merito con l’inglese (13%), e davanti al francese (12%). Lo stesso sondaggio posiziona l’italiano al sesto posto fra gli idiomi più parlati come L2* (3%), corrispondente a 14 milioni di persone, e preceduto da inglese (38%), francese (14%), tedesco (14%), spagnolo (6%) e russo (6%). L’italiano risulta parlato come seconda lingua a Malta dal 61% della popolazione, in Slovenia dal 15%, in Croazia dal 14%, in Austria dall’11%, in Romania dall’8% e in Francia e Grecia dal 6% della popolazione>>.

* dove L2 sta per “seconda lingua straniera più parlata”

Questo sondaggio però non apporta novità alle risposte al mio quesito iniziale, perché non parla di lingue studiate, ma di lingue parlate.

Un esempio di come si possa fare un buon marketing con un dato volutamente interpretato in modo non proprio corretto è, per esempio, questo articolo firmato da Marco Gasperetti del Corriere: “L’Italia è la quarta lingua più studiata al mondo“. Gasperetti dà risalto a questa notizia citando alcuni motivi del successo della nostra lingua, intervistando Tavosanis, il direttore Icon, e fin qui nulla da contestare, se non fosse che non c’è un minimo accenno agli insegnanti che si danno da fare quotidianamente all’estero (marketing in carne ed ossa). Se non fossi un’insegnante di italiano a stranieri, dopo aver letto l’articolo mi sentirei avvolta da una ventata di aria fresca, con effetti immediati sul buonumore, cioè inizierei a crederci anch’io.

Wikipedia, che più tempestivamente di altri siti ci offre sempre le risposte che cerchiamo, questa volta, su un tema così spigoloso, ci porta su una cattiva strada se come chiave di ricerca impostiamo “lingua italiana nel mondo”: << Studio dell’italiano all’estero.

Dati del 2000 pubblicati nell’indagine Italiano 2000, promossa dal ministero degli Affari esteri e diretta dal linguista Tullio De Mauro dell’Università “La Sapienza” di Roma, evidenziano come l‘italiano sia la quarta lingua straniera più studiata nel mondo[2]. Il Ministero degli Affari Esteri censisce, nella propria rete, 90 istituti di cultura, 179 scuole italiane all’estero e 111 sezioni italiane presso scuole straniere[3] .
Nel Canada anglofono l’italiano è la seconda lingua più studiata dopo il francese, mentre negli Stati Uniti e in Regno Unito è la quarta lingua straniera più studiata dopo francese, spagnolo e tedesco[4] >>. (Nota 5)

Purtroppo però non è solo Wikipedia -di cui riconosciamo i limiti- a riportare questi dati erronei, è proprio il MAE ad amplificarli, come per esempio in questo mensile di informazione, In rete con l’Italia a cura della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie – MAECOM, dove a pagina 5 si legge: << Oggi l’italiano è la quarta lingua straniera più studiata al mondo e sono ben 200milioni gli italofoni, per circa un terzo cittadini, per un terzo oriundi e per un altro terzo amatori. Nel 2006 il Ministero degli Esteri ha investito 26 milioni di euro per l’attivazione di corsi di italiano all’estero, per l’80% destinati ai territori europei ed americani. Qui si concentrano infatti, l’83% delle scuole italiane e delle sezioni bilingue che organizzano insegnamenti di italiano e il 73% degli Istituti Italiani di Cultura. Dal rapporto emerge il suggerimento a provare a lavorare sempre più anche sui contenuti dell’insegnamento per favorire la diffusione dell’italiano come lingua portatrice di cultura e stile >>.

Notizia ribadita l’anno successivo.

E peggio ancora alla voce “Promozione della lingua italiana” sul sito ufficiale del MAE:

<< Nella politica culturale della Farnesina la diffusione della lingua italiana all’estero costituisce un impegno prioritario. (…)

L’italiano: la quarta lingua più studiata al mondo.

L’interesse per l’italiano nel mondo è crescente ed è anche grazie ai nostri interventi di politica culturale che possiamo registrare una realtà in cui la nostra lingua è, nel 2014, la quarta lingua più studiata al mondo, mentre nel 2012 si attestava tra le prime cinque >>.

Quanta ipocrisia! Quante falsità!

Non cito nulla che provenga da La Buona Scuola perché altrimenti mi inizia a crescere il naso e mi limito ad usare le stesse esclamazioni per questo video strappalacrime “L’italiano nel mondo che cambia”. I più coraggiosi comunque troveranno più informazioni qui.

Vorrei tanto capire come sono investiti e dove sono finiti questi finanziamenti, considerando gli articoli di Orizzonte Scuola “Spending review: tagli scuola estero” o l’accorata protesta sui tagli alle scuole italiane in Svizzera e in Germania di Salvatore Fina del Codisie (con cui in realtà ho poco in comune, ma che non posso non condividere):

<< Resta insostenibile, purtroppo, la condizione dei corsi in Svizzera e in Germania, decine di corsi frequentati da bambini e ragazzi italiani verranno soppressi, siamo in pratica alla negazione del diritto allo studio di questi cittadini italiani, garantito dalla costituzione e ribadito nella 153/71 (legge istitutiva dei corsi). Cittadini italiani figli d’italiani costretti ad emigrare perchè non hanno trovato lavoro nella loro patria, una Repubblica che si dichiara essere fondata, ai quali adesso verrà negato anche il diritto allo studio della loro lingua. Il Codisie ritiene inaccettabile tutto ciò. Il Governo cambi rotta. E arrivata l’ora di dire basta>>.

E le conseguenze dei tagli nei confronti della lingua italiana all’estero si riflettono in molti altri campi, primo tra tutto il turismo. Da un’indagine “Promuovere e comunicare lo stile italiano nel mondo” -in cui sono incappata per caso mentre scrivevo questo articolo- si legge sin dalle prime righe:

L’Italia, in campo turistico, rischia di avviarsi sulla strada del declino. È un’affermazione supportata dai fatti se si pensa che, secondo il Fondo Monetario internazionale, nel nostro Paese l’industria del turismo, che pur nel 2007 ha fatturato oltre 150 miliardi di euro (se si considera il settore allargato), per una cifra pari al 10,5% del PIL nazionale, di cui, dunque, è fattore dinamico insostituibile, registra una caduta dell’indice di competitività. Quest’ultimo, misurato in termini di rapporto qualità – prezzo, risulta di gran lunga inferiore a quella dei suoi storici competitor europei: Francia e Spagna.1 Le crescenti difficoltà del nostro Paese nell’ultimo decennio a conservare il ritmo di incremento di presenze e fatturato che aveva caratterizzato la seconda metà degli anni novanta e la diminuzione della forza d’attrazione dell’Italia sui mercati internazionali hanno cause diverse. Più che ragioni di tipo internazionale sul fronte della domanda, sicuramente hanno inciso fattori di carattere nazionale dal lato dell’offerta, ovvero: una ridotta capacità concorrenziale del comparto nel suo insieme, a fronte di una maggiore competitività da parte di altri paesi con caratteristiche di offerta simili. (…)

La quota dell’Italia sul totale mondiale è passata dal 6,8% al 4,9% e le previsioni sul medio-lungo periodo confermano, anzi peggiorano il dato, poiché la quota di mercato sembra destinata a passare al 4,4% nel 2010 e addirittura al 3,1% nel 2020.

Insomma il Governo italiano fa della mera propaganda stravolgendo intenzionalmente dei dati incontrovertibili (ignorando l’indagine del 2012, in cui l’italiano è retrocesso di una posizione). Si parla di finanziamenti inesistenti, smentiti dai fatti. Chiudono vari IIC nel mondo (qui un articolo del blog Riconoscimento), il turismo crolla, affossato da allucinazioni in stile verybello, dalle infiltrazioni mafiose che si mangiano l’Expo. A proposito, l’Expo 2015, l’evento internazionale ospitato dal paese della quarta/quinta lingua più studiata nel mondo: ma sarà mica per questo motivo che non sono stati predisposti degli interpreti per gli ospiti stranieri(Nota 6)

Io è da un mese che ho un incubo, da cui nessuno mi risveglia:

Anzi due: ma non è meglio vantarsi di essere la quarta più studiata come seconda, che non la prima come quarta?

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Nota 1.  8. Analisi generale dei dati di Italiano 2000.
8.12.5 La concorrenza con le lingue a grande diffusione internazionale.

Nota 2. Anna Bertelli, EL.LE ISSN 2280-6792 Vol. 2 – Num. 1 – Marzo 2013 Giovanardi, Claudio; Trifone, Pietro (2012). L’italiano nel mondo. Roma: Carocci

Nota 3. Qualcuno che possa consultare il libro e confermarci o smentirci questi dati c’è tra i nostri lettori?

Nota 4. Nel sito c’è un riferimento, per immagini, a Unistrasi, ma da nessuna parte appare il nome di un qualsiasi professore dell’università. Vengono offerti corsi di formazione per insegnare l’italiano a stranieri come L2 o LS e ci sono persino consigli su come scrivere il proprio CV. Cliccando su About D.ITAL.S si legge << Il sito D.ITAL.S. (Docenti di ITALiano a Stranieri) è stato registrato nel 2008 ed ha da sempre pubblicizzato corsi di didattica dell’italiano a stranieri in aula e on-line mirati a formare docenti di italiano a stranieri >>. Insomma… un’operazione di marketing veramente ben riuscita!

Nota 5. Per la nota [2] di Wikipedia si veda la nostra nota 1, per la [3] il sito del MAE. Alla nota [4], sull’impennata negli US, confermo che alla James Madison University, Virginia è seconda solo allo spagnolo, ma ci sono più studenti i primi 4 semestri che in quelli successivi in cui chi  studia l’italiano ci si laurea, ma questo meriterebbe una riflessione a parte.

Nota 6. La notizia non è passata inosservata, ne hanno parlato tutti i maggiori giornali online, tra cui il post http://www.ilpost.it/2015/02/08/traduzioni-expo/ (o Beppe Grillo 🙂

8 pensieri su “La lingua italiana dà i numeri

  1. Leggo, soprattutto sui social, dubbi come “che danni può fare questa notizia? Anche se sbagliata, cosa conta?” ecc.
    Vorrei sottolineare che questo tipo di guerrilla marketing fa proprio danni. Perché permette di portare avanti l’idea che le politiche linguistiche adottate danno buoni frutti. Nell’orrido video di Repubblica, che interpreta quantyo emerso negli ultimi stati generali (2016) (http://video.repubblica.it/socialnews/supera-francese-e-tedesco-l-italiano-e-la-quarta-lingua-piu-studiata-al-mondo/256057/256298?ref=HRESS-2) si dice che gli studenti nel mondo sono 2.300.000 mentre lo scorso anno, sempre agli stati generali erano 1.760.000 (numero già pazzesco). Danno veramente i numeri. E le politiche linguistiche del nostro Paese sono invece inesistenti! Bisogna urlarlo! Grazie a Ladylink per questo preziosissimo articolo che dovrebbe essere studiato al MIUR come testo obbligatorio per tutti i dipendenti. E il Ministro dovrebbe impararlo a memoria!

  2. Grazie ad Ambra per l’articolo esaustivo. In effetti, con la crescente competitività economico/culturale di molti altri paesi, riesce difficile vedere la nostra lingua tra le più studiate in assoluto, quantomeno a livelli medio/alti (B2 in su).
    Non ho però capito perché dici che non sono stati previsti degli interpreti per gli ospiti stranieri su EXPO. Io è da un po’ di tempo che vedo annunci per addetti all’accoglienza in lingua straniera (all’interno di expo, per l’esterno non saprei).

  3. Ciao Ambra, io lavoro all’Université Libre de Bruxelles in Belgio. Nel dipartimento di italiano siamo solo 3 (per lingua, linguistica e letteratura), esattamente come i professori di cinese e di arabo. Nonostante questo abbiamo più studenti (riunendo tutti i corsi di laurea) di queste due lingue e anche del tedesco e del russo. Le lingue che hanno più docenti sono l’inglese e lo spagnolo. In Belgio, fino a una decina di anni fa, la situazione dell’italiano era buona data la massiccia immigrazione italiana del dopoguerra. Poi, un bel giorno, un ministro (di origine italiana) ha deciso di togliere la lingua italiana come opzione tra le lingue alle superiori (sono rimaste solo tre scuole in cui si può studiare l’italiano). Due anni fa, all’università di Anversa hanno chiuso la cattedra di italiano perché il docente titolare del corso di letteratura se ne andava in pensione. Sembra che invece l’italiano venga studiato soprattutto nei corsi serali di formazione professionale, ma non ho idea del numero di studenti. Fortunatamente, a partire da quest’anno, gli studenti che studiano lingue romanze dovranno scegliere obbligatoriamente un’altra lingua romanza. Questo ci assicura quindi la clientela per i prossimi anni. Ciò non toglie che ho l’impressione che , in Europa, l’italiano stia perdendo terreno rispetto ad altre lingue e che il tuo articolo sia proprio azzeccato. Ciao e grazie ancora.

  4. Ciao Sabina, dove lavori? Io negli Stati Uniti e devo riconoscere che anni fa il governo Berlusconi finanziò la riapertura dell’esame AP, che è un esame di lingua (che si può fare in tutte le materie delle superiori) per il quale ti vengono riconosciuti dei crediti universitari che ti fanno avanzare nello studio di quella materia. So (ma non ho dati certi alla mano) che quell’esame stenta a raggiungere i numeri che gli permettano di continuare ad essere offerto, nonostante il lavoro immane di questi professori che lo impartiscono e che producono dei materiali interessantissimi. Prima di continuare con la mia esperienza lavorativa (una delle poche testimonianze di investimento del governo sulla lingua italiana, fatta ovviamente per motivi politici), aspetto più dettagli sulla tua. Grazie mille per il commento, davvero.

  5. Grazie Ambra per il tuo articolo preciso e ben strutturato. Le conclusioni a cui porta l’analisi delle cifre da te citate riflettono la situazione interna alla mia università (dati confermati da uno studio statistico su un campione di studenti).

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