L’insegnamento dell’italiano in Olanda, nuove prospettive

Ricevo da Maurizio Leva e inoltro, un articolo sull’insegnamento dell’italiano in Olanda e sulle conclusioni, che di primo acchito non mi sono sembrate né chiare né rosee, dei dibattiti sull’argomento…

Ecco qui l’articolo.
Ne approfitto, quindi, per introdurvi a questo nuovo ed originale sito:www.comincialitalia.net che si descrive così:

La redazione di Comincialitalia è l’unica redazione italiana formata da cittadini. Che non solo inviano i loro commenti o post come è possibile oggi fare in tutti i giornali. Ma l’unicità della nostra esperienza è quella di far partecipare il cittadino anche alla ideazione stessa del giornale. Attraverso l’indicazione di argomenti, temi da trattare, notizie da segnalare, curiosità e personaggi da intervistare.

Per questo Comincialitalia è il giornale scritto dalla gente, per la gente. Qui i giornalisti siete voi. E la sfida è appunto quella di organizzare insieme il materiale. Infatti è interessante il dibattito che si sviluppa sull’organizzazione di un servizio, sulla scelta delle notizie, sul taglio da dare all’argomento attraverso vere e proprie “riunioni di redazione” via Internet come accade nei grandi giornali. Un giornale dunque non scritto e pensato per la gente, ma dalla gente. Che partecipa in modo totale, costituendo la cabina stessa di regia della testata.

Siamo felici di essere i primi ad aver lanciato questa esperienza in Italia. Sono strade nuove e anche difficili. Ma possiamo dirvi che gli articoli che leggete sono scritti da persone diventate “firme” attraverso un percorso di formazione che allarga i parametri di una professione e incorpora la partecipazione diretta quale elemento integrante e costitutivo di un nuovo giornalismo. Una vera rivoluzione anche per gli editori.

Entrate dunque nella nostra redazione e scrivete con noi.

19 pensieri su “L’insegnamento dell’italiano in Olanda, nuove prospettive

  1. Ciao Valentina,

    sono ladylink.

    Purtroppo quel sito non è più attivo e con una breve ricerca sono risalita a questo sito, che mi sembra molto simile a comincialitalia.net, che comunque come dominio appare “preso”, però come sito non è più attivo.

    http://www.oneweb20.it/28/01/2009/comincialitalia-il-quotidiano-collettivo/

    L’articolo è di luglio 2007, ma purtroppo, facendo una ricerca nell’archivio del sito, non sono risalita a nulla, perché l’archivio è inattivo…

    Però dai commenti di questo post, penso si possa risalire un minimo ai contenuti dell’articolo.
    Altrimenti prova a contattare il sito, magari ti possono aiutare.

    Continua a leggerci!!!

  2. Buongiorno, sono una studentessa di didattica delle lingue magistrale, a Venezia Ca’Foscari. Mi trovo ora a scrivere la mia tesi di magistrale sull-insegnamento dell- Italiano. Vorrei leggere l-articolo che tutti voi avete commentato ma non riesco a recuperarlo…Potreste per caso inviarmelo? la mia mail e’valentinaelmetti@yahoo.it.
    grazie

  3. Più che un commento vorrei sapere se qualcuno di voi sa darmi qualche indicazione per insegnare italiano in Germania o in Inghilterra. Sono un’insegnante che lavora in Italia da 6 anni, stanca dell’assurda burocrazia italiana e vede il ruolo come una mèta ormai irraggiungibile.

  4. Mi ispira molto questa iniziativa e spero tanto di poter dare il mio contributo. L’unica cosa che vorrei sapere è: a chi mi devo rivolgere? E la tematica da affrontare si decide assieme o io propongo e poi la si sviluppa?

  5. cara roberta
    attenzione!
    il percorso a cui accenni tu, serve per entrare di ruolo nella scuola e dopo alcuni anni fare domanda per essere inviati all’estero per insegnare italiano nelle università, mandati dal MAE. Se hai l’abilitazione in italiano o lingue straniere, allora avrai questa opportunità nelle università straniere. Poi ci sono università come la mia, che chiamano docenti qualificati, io come requisito dovevo avere il Master. Gli IIC chiamano italiani che vivono nel posto, tranne alcuni come Parigi, Barcellona e Madrid che indicono un bando e recrutano insegnanti ai quali propongono un contratto d formazione di 1+1 anni. Ma tutte queste istituzioni comunque assumono con contratti o pseudo tali, perché spesso la mole di studenti è tale che i soli ssutni con contratto non bastano, così per esempio succedeva e immagino succeda a barcellona.
    Se hai altre richieste, scrvimi pure alla mail privata ladylink@ildueblog.it e cmq consulta http://insegnare-italiano.blogspot.com, blog gestito da Roberta Barazza.

  6. A me piacerebbe molto insegnare Italiano all’estero, ma vorrei sapere da che parte cominciare.
    Alcuni dicono che sia necessario il passaggio di ruolo quale docente in Italia e quindi il conseguimento della SISS, altri sostengono che sia sufficiente seguire dei corsi di formazione ad hoc.
    Potreste aiutarmi?

  7. caro mio..
    prima o poi sarebbe successo…
    e meno male che non mi sono fatta male ;-)… è che sono morbida :o)

    aho! ne è già faticosa una de LIFE…
    non sarà che da quando mi hai battuto sullo “scaricamento dei file video”… ti sei montato la testa?
    uhm!
    MUMBLE MUMBLE

    CMQ GAJARDA la foto delle balle di fieno… cioè… w la Maremma!

    è complicato ridurre (adattare) le foto? perché in caso lo farei io

  8. ll: forse non mi sono fatta capire bene, ma in effetti, la penso come te, e quando dico docenti locali mi riferisco in questo caso a docenti argentini o di qualsiasi altra nazionalità dove l’italiano venga insegnato. in molti posti ci sono docenti capaci, con molta esperienza, i titoli necessari, ecc. ;se poi il MAE o chiunque sia obbliga ad avere (faccio solo un es.)la cittadinanza o a dare prova sufficente di ottima conoscenza della cultura italiana o altro, qui in Argentina “volendo” troviamo anche la gente giusta.
    non voglio comunque aprire una polemica con i colleghi italiani che fanno domanda per lavorare all’estero, non sono loro il problema…

  9. valentina, peccato davvero…

    ti do un suggerimento che sto mettendo in prati ca da tempo; onde evitare problemi tipo il tuo, scrivi sempre prima su word e poi copia-incolla come commento, e hai risolto con i problemi del web! garantito 🙂

    a presto
    ll*

  10. Chiedo scusa, non so cosa succeda, ma un intero post si è prima dimezzato, e poi del tutto cancellato. E io non ho il tempo di stare a ripensarlo e a riscriverlo.
    Peccato.
    saluti, valentina

  11. Continuo ciò che si è interrotto nel post qui sopra:
    “unità oraria” (

  12. Ciao Ladylink: di italiani-Erasmus che si improvvisano insegnanti per 7 euro all’ora ne arrivano in Germania ogni giorno a bizzeffe. La cosa molto brutta e deprimente è che questi giovani (spesso inesperti e non qualificati) sono altamente richiesti dalle scuole di italiano private, in quanto non comportano quasi nessuna responsabilità, li si può retribuire pochissimo, li si può trattare in qualunque (barbaro e schiavistico) modo, perché tanto dopo un po’ di mesi tornano a casa, e soprattutto sono utili a come minaccia per gli insegnanti fissi, perché spesso i direttori delle scuole, per spronare e intimorire gli insegnanti fissi (e questo modo di fare si chiama ovviamente MOBBING) tolgono loro corsi affidandoli agli improvvisati-Erasmus… Insomma la situazione non è molto piacevole, eppure io insisto nel dire che è comunque meglio affidarsi alle leggi del posto che non farsi amministrare dall’Italia, che purtroppo non è in grado nemmeno di amministrare decentemente quello che ha in patria, figuriamoci quello che è fuori dall’Italia!
    Il mio inoltre non è un inno all’estero. Dicevo infatti all’inizio del post precedente che una delle svariate ragioni per cui si va via dall’Italia è il fatto di non poterne più. Però, appunto, questa è solo una delle svariate ragioni (sebbene, ripeto, molto pressante).
    C’è comunque da dire, per riprendere il discorso della non qualificazione degli Erasmus che arrivano per esempio in Germania (ma non solo, è un andazzo sempre in voga un po’ dappertutto) che si tratta di esperienze a rischio e pericolo sia degli universitari che si improvvisano insegnanti sia dei datori di lavoro. Prima di tutto perché di controlli ce ne sono tanti, e i corsisti non soddisfatti, quando si rendono conto di essere in mano a degli insegnanti non qualificati, abbastanza regolarmente chiamano direttamente gli uffici delle tasse e mandano all’istante dei funzionari nella scuola interessata a controllare la situazione. E c’è anche da dire che chi accetta un lavoro per sette euro all’ora lo fa, appunto, solo quando non è qualificato, perché le tariffe, almeno qui, variano tra i 19 e i 25 euro per “unità oraria” (

  13. Per quanto riguarda questi tre primi commenti mi sento di fare le seguenti osservazioni
    x ANGELA: gli insegnanti di italiano che vengono chiamati dall’Italia a lavorare in un IIC sono sempre una risorsa e soprattutto per il fatto che visto il bando devono essere abbastanza giovani (assunti entro pochi anni dalla laurea), mi immagino che arrivino giovani volenterosi e con cmq un minimo di esperienza nell’insegnamento e-o formazione. Circa la conoscenza dello spagnolo e del catalano, è più che altro preferenziale, o no? Può aiutare l’insegnante a capire gli studenti che ha davanti, ma è necessaria la conoscenza più al di fuori dell’IIC. Questa storia della conoscenza dell’inglese non l’ho capita, anche perché se si tratta di insegnamento di scuole statali italiane in Olanda, il problema non si dovrebbe porre poiché la lingua disciplinare usata in classe dall’insegnante chiamato dall’Italia, è proprio l’italiano.
    Altro argomento l’integrazione dei nuovi arrivati con il corpo docente presente, che annovera soprattutto italiani residenti all’estero. Ma siccome c’è sempre un-a coordinatore-trice, diciamo che il problema non si dovrebbe nemmeno porre, perché la figura del coordinatore è una figura chiave, che deve saper accogliere e introdurre, far ambientare colleghi nuovi e vecchi e soprattutto far mantenere una linea didattica comune, requisito essenziale per un insegnamento di qualità e difficile da perseguire quando ci sono nuovi arrivi e partenze ogni quadrimestre… E’ che, aprescindere dal contesto lavorativo, bisogna comunque e sempre avere pazienza, umiltà e rimboccarsi le maniche, DA SOLI, perché non conosco un’istituzione che non aggiri l’ostacolo del corso di formazione e-o aggiornamento con la storia della scarsità di risorse economiche… e dire che il contratto che ti fanno è di formazione…. eccezion fatta per l’IIC di Madrid che spero tuttora continui ad essere un esempio per tutti per quanto riguarda la filosofia dell’insegnamento.
    e qui ne approfitto per rispondere a CAROLINA:
    La mia perplessità sta nel fatto che insegnanti di italiano o lingue straniere vengano chiamati e strapagati dal MAE (Min. Affari Esteri), per insegnare italiano nelle università di tutto il mondo… E’ per questo che prima di dissentire dalle tue parole, Carolina, chiedo un’ulteriore spiegazione: chi sarebbero questi DOCENTI LOCALI a cui il fantomatico Ministero dovrebbe far gestire l’insegnamento dell’Italiano all’estero? Carolina, forse non lo sai, ma gli insegnanti di italiano inviati dal MAE sono insegnanti di ruolo della scuola italiana, io per esempio, non potrei mai partecipare al concorso per entrare in graduatoria e venire inviata dal MAE all’estero, perché non sono di ruolo nella Scuola italiana, cioè assunta a tempo indeterminato.
    Il nocciolo della questione è che normalmente se insegno matematica vengo ad insegnare matematica anche a Rosario, nelle scuole elementari, medie o ai licei. Invece posso anche insegnare francese in italia ed andare ad insegnare italiano all’Università di Rosario, ecco il paradosso, mentre io, ladylink, che pur avendo esperienza e formazione ed amare l’argentina, non avrò mai la possibilità di fare il lavoro che amo, nel paese che adoro, venendo pagata profumatamente.

    E’ per questo che ci sono dei tentativi di tentare almeno a sensibilizzare l’opinione pubblica di noi addetti ai lavori in primis e poi di coinvolgere anche i responsabili, al fine di cambiare le regole del gioco e tentare, una volta per tutte, di aprire i Bandi del MAE anche a chi ha una formazione incentrata sulla Didattica dell’Italiano senza essere di ruolo nella Scuola Pubblica.
    Questo ultimo paragrafetto dell’articolo sull’Olanda (controllo della didattica dei corsi in loco) potrebbe essere un primo passo verso la tutela di chi ha le qualifiche per fare il nostro lavoro e chi no.

    x VALENTINA: sì, sono d’accordo anch’io che l’ente interministeriale sia quanto di meno appropriato. Però rimango perplessa dall’Inno all’Estero che hai scritto. Non tutti lasciano il Belpaese perché non ne possono più della burocrazia come anche di vedere il degrado per le strade o in tv… C’è anche una voglia di fare esperienze diverse e mettersi alla prova. Da quello che scrivi tu sembra che uno vada all’estero e si metta ad insegnare l’italiano come ripiego… e ci sono Erasmus che si improvvisano insegnanti per miseri 7 euro l’ora e questo è quanto di peggio possa succedere a chi come me si sente anche magari rifiutare lezioni, degne del nome, perché 20 euro ( ed già è un prezzo amichevole) è troppo: tanto sei italiano, che ci metti a farmi una lezione…mica serve il Master o la Ditals, per dirne due…
    I tirocinanti, per esempio di un IIC, spero che arrivino a guadagnare quanto gli spetta visto che riescono a far guadagnare fior di soldoni agli istituti presso i quali lavorano. A meno che l’IIC non assuma con un bando, vengono presi gli italiani in loco e senza contratto, al massimo un co co pro locale e questo va sempre a sfavore non solo di chi accetta, che nemmeno se ne rende conto perché pensa: “ azz! Mi è pure andata bene, visto che non ho trovato altro e sono qui di passaggio” ma va anche a scapito di chi in questa professione ci crede, si ammazza di lavoro o di caldo come me, che sudo mentre scrivo al pc in questa sera improvvisamente calda….e che per un co co pro locale non può e non è giustamente disposto a muoversi!
    O solo io conosco chi ha anche fatto la fame o dormito sonni non tranquilli all’estero pur di continuare ad avere a che fare con questa professione?

    Ed aggiungo che un lavoro come quello dell’insegnamento a stranieri è quanto di più delicato, perché ci si allontana dall’Italia per i più svariati motivi, come dici tu, ma poi spesso, in realtà particolari come può essere per esempio la Turchia, l’insegnante madrelingua è uno dei pochi contatti che si ha e uno dei pochi veicoli per la cultura del paese del quale si studia la lingua. Quindi le scelte che noi adoperiamo per la lezione, i contenuti della stessa, ma anche le stesse parole che possiamo utilizzare per affrontare una curiosità estemporanea, devono essere fatte con estrema saggezza, perchè davanti ai loro occhi noi siamo l’Italia nel bene e nel male. E quando ne scopriranno l’esistenza, rappresenteremo, ai loro occhi, anche quel popolo di guardoni impenitenti che celebra e produce all’ennesima potenza Veline e Velone… perchè purtroppo è più facile esportare questo modello ed associare allo Stivale la pizza e la mafia con battute scontate ed ignorare la pesantezza per noi di tali affermazioni che ci toccano una ferita mai cicatrizzata…E’ dura, veramente dura, sia in Italia che all’estero….
    Ooo0°°MUMBLEMUMBLEOoo0°°

  14. Sono d’accordo con Angela in alcuni aspetti. Anche noi a Rosario (non mi azzardo a dire in tutta l’Argentina) abbiamo gli stessi problemi.
    Secondo me però, solo i docenti locali sono quelli che realmente conoscono i problemi del posto, dovrebbero essere loro quelli che capacitati dal Ministero italiano gestissero l’insegnamento dell’italiano all’estero.
    Sono d’accordo anche su quello che pensa dei Comites.
    Per quanto riguarda l’articolo dall’Olanda, sarebbe molto interessnte una nuova discussione sulla legge anche in Argentina, no?

  15. Salve,

    Molto interessante questo articolo, e rispecchia esattamente anche quello che pensano i docenti di lingua italiana in germania. Mi riferisco a un punto in particolare:
    “La creazione di una agenzia interministeriale* per la diffusione della lingua e la cultura italiana è stata giudicata dalla maggioranza dei partecipanti come inutile in quanto aumenterebbe la burocrazia e limiterebbe l’autonomia delle istituzioni demandate all’ insegnamento dell’ italiano all’estero. Inoltre risulterebbe una spesa non indifferente per lo Stato.”
    Chi insegna all’estero lo fa per svariate ragioni, ma una di queste, molto pressante, è che non se ne poteva più dell’Italia. Molte persone che lavorano all’estero sono andate via dall’Italia per non dover più sottostare alle assurde leggi, agli assurdi tempi, all’assurda burocrazia, all’assurda ottusità e ristrettezza di vedute ministeriale. I tirocinanti prendano la valigia e vadano all’avventura, perché all’estero non è come in Italia e c’è lavoro per tutti, se si è volenterosi, capaci e flessibili. Se invece ci si aspetta di essere serviti, guidati e imboccati dall’Italia, meglio rimanere a casa, perché non è proprio questo lo spirito adatto a fare esperienze -che possano considerarsi realmente formative, anche per il carattere- all’estero.

    Saluti,

    valentina

  16. Grazie a Il Due Blog per la segnalazione di quest’articolo dall’Olanda. L’ho inviato ai colleghi dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, perchè abbiamo tutti gli stessi problemi.
    Per quanto riguarda i prof. che arrivano dall’Italia, ritengo che sarebbe meglio decidere con molta prudenza su un cambiamento della situazione odierna. Mi sembra giusto che ci siano prof. giovani e appena formati che possano fare il tirocinio, ma anche trovare un equilibrio con i prof. in loco e con esperienza docente (che possano anche aiutare i nuovi arrivati). È vero comunque che è paradossale la richiesta di conoscere solo l’inglese, quando qui da noi bisogna capire almeno lo spagnolo (se non proprio il catalano…). Per quanto riguarda i Comites, mah… dipende da chi ci sta dentro…
    Angela

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