Informazioni su porfido

Roccia vulcanica che presenta grandi cristalli di feldspato dispersi in una pasta di fondo, in genere dura e molto resistente alle sollecitazioni meccaniche.

Didattica – Novità dal Consiglio d’Europa

Al convegno “Un mondo di italiano”, tenutosi nei giorni scorsi a Perugia, Piet van Avermaet (Consiglio d’Europa e Università di Ghent in Belgio) e Giuliana Grego Bolli (Università per Stranieri di Perugia) hanno illustrato ai partecipanti i progetti in cantiere al Consiglio d’Europa.

La novità più interessante è certamente rappresentata dal fatto che la Language Policy Division del Consiglio d’Europa sta realizzando un manuale per la valutazione e la certificazione basato sul Quadro Comune Europeo, a disposizione di tutti gli enti che intendano realizzare certificazioni basate sul Quadro Comune Europeo (progetto 1). Al momento è disponibile una versione pilota in inglese.

Contestualmente a questo progetto verrà realizzato del materiale che illustri i livelli del Quadro per alcune lingue (italiano compreso). Questo allo scopo dichiarato di uniformare l’interpretazione dei descrittori dei livelli da parte degli utenti del documento europeo (progetto 2).
Secondo quanto detto dalla Professoressa Grego Bolli nella sua relazione, questo nuovo documento porterebbe ad uno slittamento del contenuto delle descrizioni delle competenze: “dai generici e aspecifici descrittori del Quadro Comune Europeo ai contenuti linguistici specifici”, considerando, per l’italiano, “le funzioni della lingua necessarie dal livello A1 al livello B2”.

I due progetti fanno parte degli obiettivi a medio termine del Consiglio d’Europa (2006-2009), quindi ne sentiremo parlare nei prossimi anni. Nel frattempo la pagina del sito del Consiglio d’Europa dedicata a questo progetto è ricca di materiali, tra cui alcuni interessanti esempi di valutazione della lingua scritta e della lingua orale.

Staremo a vedere. Intanto l’Università per Stranieri di Perugia continua a lavorare, e al momento è disponibile il resoconto di un interessante seminario sulla valutazione di esempi di lingua parlata in base al Quadro Comune Europeo.

Un commento a tutto ciò: al termine della relazione della Prof. Grego Bolli commentavamo sul fatto che la novità introdotta da questi “descrittori dei descrittori” (progetto 2) non è irrilevante. E puntuale è arrivata la domanda da parte del pubblico.
È stato chiesto alla relatrice se non ritenesse che il Quadro Comune Europeo (che si presenta come “Esaustivo” e “Non prescrittivo”, che ambisce a creare un “lessico comune” più che ad indicare strade, che vuole “promuovere la discussione” più che mostrare la verità) con questi “descrittori dei descrittori” non rischi di abbandonare i suoi intenti programmatici per diventare invece “prescrittivo”.
La risposta è stata affermativa, con questa integrazione il Quadro Comune Europeo non potrà che indicare una strada prescrittiva.

Detta così sembra proprio che le griglie debbano trasformarsi in gabbie, non solo per chi valuta ma anche per chi insegna. Non rimane altro che tenere gli occhi aperti, cercare di capire la strada intrapresa (in verità le bozze del manuale di valutazione hanno più di un aspetto interessante e in piena conformità con il Quadro) e attendere. Noi continueremo a studiare e cercare di capire, facendo, se necessario, gli avvocati del diavolo.

Incontri – Teatro creativo per classi di lingua

Invidio tutti quelli che riusciranno ad andarci!

Il corso, tenuto da Mark Almond della Pilgrims presso l’Università di Kent a Canterbury, ha come titolo Creative Drama for the language Classroom ed è destinato a tutti gli insegnanti, anche senza esperienza di teatro. Il corso è in inglese ma è sufficiente una conoscenza di livello intermedio per partecipare.
Le date sono dal 30 luglio al 5 agosto ed il costo è di 615 euro. Una bella somma, ma chi ha partecipato negli anni passati a questi corsi assicura che sono soldi spesi bene.

Di seguito il programma:

Who is this course for?

• Language teachers of all ages and levels.
• Please note: you do not need any previous experience of drama to follow this course.
• You need an intermediate and above level of English to participate in this course.

Course Summary
This course will engage you in a series of practical and energising drama based activities for use in the language classroom. These activities will help you develop better group dynamics, sharing skills and a heightened awareness of the ways you communicate with your students.

What are the key course contents?

• group co-ordination and trust exercises
• warmers for the classroom
• using the body to learn vocabulary and language structures
• story telling techniques
• creative play through improvisation using the voice and body
• developing your own communication skills
• using intonation, stress, rhythm and pauses for dramatic effect.
• exercises to assist drama group leaders

Is this the right course for me ?

• Yes – if you want to see how simple drama techniques can add creative force to language learning
• Yes – if you want to improve your classroom management and general communication skills
• Yes – if you want to have a huge amount of fun!

In attesa…

Stiamo cercando di trasferire Il due blog sul dominio www.ildueblog.it. Questo causerà forse qualche disagio nei prossimi giorni, soprattutto per quanto riguarda gli aggiornamenti.
A presto in ogni caso alcune riflessioni sul convegno di Perugia… molto interessante e pieno di spunti di discussione.

A presto.

Incontri – Un mondo di italiano

Domani e dopodomani a Perugia presso l’Aula Magna dell’Università per Stranieri si terrà il convegno “Un mondo di italiano”.

Il due blog sarà presente e nei prossimi giorni vi aggiornerà su quanto di più interessante verrà discusso.

 

L’evento, al quale prenderanno parte autorevoli studiosi del settore, sia italiani che stranieri, intende fare il punto sullo studio, la promozione e l’insegnamento dell’italiano in un momento in cui a un progressivo aumento della domanda di italiano nel mondo si registra parallelamente l’accresciuta necessità di apprendimento da parte dei sempre più numerosi cittadini stranieri che vivono e lavorano in Italia.

Dopo il saluto del rettore dell’Università per gli Stranieri, Stefania Giannini, la due giorni di lavori si aprirà con l’intervento del Presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini. A Piet Van Avermaet, rappresentante del Consiglio d’Europa , spetterà il compito successivo di tracciare i connotati dello spazio linguistico europeo.

Il pomeriggio si aprirà con le relazioni di Luca Serianni docente dell’Università La Sapienza di Roma, del Professor Edgar Radtke dell’Università di Heidelberg e di Anna De Fina, Assistant Professor alla Georgetown University, che discuteranno della norma linguistica dell’italiano. La sessione pomeridiana proseguirà quindi con l’esposizione di alcuni progetti europei e internazionali, con particolare riferimento agli Stati Uniti. Ne parleranno Giulina Grego Bolli dell’Università per Stranieri di Perugia e Luciana Fellin, della Duke University.

La seconda giornata si aprirà con l’intervento di Tullio De Mauro, già Ministro della Pubblica Istruzione, sul tema “Linguistica educativa e educazione linguistica democratica”. La formazione degli insegnanti d’italiano come lingua non materna e le problematiche legate al suo apprendimento costituiranno l’oggetto dei due contributi successivi, rispettivamente a cura di Anna Ciliberti, Pro Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia e di Rita Franchescini, Rettore della Libera Università di Bolzano.

I lavori del convegno si concluderanno con una tavola rotonda sulla didattica dell’italiano come lingua non materna con uno specifico sguardo dedicato ai più importanti progetti di ricerca del settore: ne riferiranno Serena Ambroso dell’Università degli Studi Roma Tre, Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Lidia Costamagna, dell’Università per Stranieri di Perugia e Paolo Balboni dell’Università Cà Foscari di Venezia.

“L’iniziativa – spiega Stefania Giannini , Rettore dell’Università per gli Stranieri di Perugia e membro del Comitato Scientifico del convegno – nasce dalla volontà di cercare di capire come e con quale difficoltà gli studenti che non hanno l’italiano come lingua materna imparano la nostra lingua”.

Una riflessione che si veste di attualità. “All’Università per Stranieri di Perugia – ricorda infatti la Giannini – non viene domandato più solo di operare per la diffusione della lingua italiana presso tutti coloro che all’estero si avvicinano alla cultura italiana, ma è chiamata a un ulteriore ruolo di responsabilità: analfabetizzare, nalla prospettiva della lingua italiana, le minoranze sempre più numerose presenti in Italia. Il tutto attraverso una riflessione sul fondamentale rapporto tra lingua e cultura nella consapevolezza che la lingua costituisce il veicolo fondamentale per la penetrazione in una cultura”.

Organizzato nell’anno in cui si celebra l’ottantesimo anniversario della nascita dell’ateneo, “Un Mondo in Italiano” vuole in sostanza essere testimonianza di un cambiamento di prospettive che si fa testimone di un mutamento sociale: da Facoltà orientata alla diffusione della lingua italiana del mondo, a istituto che, accanto a questa funzione, oggi assolve sempre più quella di educare studenti che imparano la lingua per integrarsi in un Paese in cui hanno deciso di vivere.

La scelta dei relatori è stata guidata dalla volontà di creare un’alternanza tra voci istituzionali, quali l’Accedemia della Crusca e le tre Università (Università per Stranieri di Perugia, Università per Stranieri di Siena e Università Roma Tre) che operano, riconosciute dal Ministero degli Affari Esteri, nel settore della certificazione della conoscenza dell’italiano L2 (seconda lingua), e autorevoli studiosi di settore italiani ed esteri.

“Le due giornate di lavoro – sottolinea quindi il rettore dell’Università per Stranieri di Perugia – culmineranno con una tavola rotonda nell’ambito della quale ci aspettiamo interventi atti a fare emergere casi di studio ed esperienze didetticche specifici. L’Università per Stranieri di Perugia esporrà un modello di didattica che sempre più frequentemente porta avanti alternando lezioni cosiddette frontali e insegnamento a distanza”.

I relatori dell’ateneo umbro, nello specifico con Laura Berrettini, del dipartimento di Culture Comparate porteranno sul tavolo delle discussioni un’esperienza concreta vissuta di recente a contatto con ragazzi afgani. “Tra il mese di febbraio e quello di marzo – ricorda infatti Stefania Giannini – sono stati ospiti della nostra Università, cinquantadue studenti afgani, borsisti del Ministero degli Affari Esteri, diversi tra loro per livello di alfabetizzazione e grado di conoscenza preliminare dell’italiano. Un’esperienza della quale probabilmente relazioneranno alcuni degli stessi ragazzi”.

Ma le esperienze e i contributi che verranno portati al tavolo delle discussioni saranno numerosissimi. Rita Franceschini, Rettore della Libera Università di Bolzano, ad esempio, centrerà il proprio intervento sugli aspetti sociologici del trilinguismo e sull’apprendimento dei una terza lingua (L3) in contesto in cui si inseriscono anche dialetti e lingue delle minoranze.

“Anche attraverso l’ausilio di nozioni di neurolinguistica – anticipa il Rettore della Libera Università di Bolzano – cercheremo di evidenziare un aspetto interessante: nell’apprendimento di una terza lingua chi già conosce due lingue sin da piccolo appare avvantaggiato, sembra possedere una marcia in più”. “Il ragionamento – conclude la Franceschini – si inserisce in un contributo più ampio nel quale parlerò delle sfida europea e dei problemi che si vengono a creare a livello continentale, dove sempre maggiore è il contatto e la sovrapposizione linguistica”.

Una realtà nella quale la domande di italiano cresce soprattutto a Est, mentre rimane sostanzialmente stabile nei tradizionali bacini costituiti da Germania, Spagna e Paesi Scandinavi. Ma è a livello mondiale che il trend di crescita appare significativo. “Nell’ultimo biennio – chiarisce infatti il Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia – i nostri studenti dall’estero sono cresciuti nell’ordine del 10-12%: fermo restando gli Stati Uniti quale nostro principale referente, l’accresciuta domanda di lingua italiana proviene soprattutto dalla Cina, seguita da Giappone e Corea”.

da News Italia Press

Categoria – Il nuovo sole…

“Mille e non più mille”? Generazione mille euro? Magari! Ad averceli! E due laureati ci fanno un film…

di CLAUDIA MORGOGLIONE
ROMA – E’ “una terra di nessuno” che i ragazzi tra i venti e i trent’anni conoscono bene: quel senso di vuoto che prende subito dopo la laurea, quell’ansia perenne per il futuro, quella continua caccia a lavoretti precari in attesa di una (fantomatica) grande occasione. “Spesso si parla di generazione da mille euro al mese – racconta il venticinquenne Giacomo Maria Pilia, da luglio dottore in Scienza delle comunicazioni a Perugia – ma nessuno si occupa della fase precedente, il limbo in cui siamo noi che abbiamo appena finito gli studi: perché nella nostra situazione magari averceli, i mille euro al mese…”.

Uno sfogo tra i tanti, quello di Giacomo? No, lui non si è limitato alle generiche lamentazioni: fresco di laurea, ossessionato da “tristi serate insieme agli amici, tutti preoccupatissimi”, ha deciso – insieme alla collega Carmen Nardi – di metterle nero su bianco, queste storie di ordinario precariato. Di farle diventare una sceneggiatura, che poi – attraverso il coinvolgimento di un loro docente, il regista Carlo Bolli – si è trasformata in un film vero e proprio: si chiama Il primo sole, dura 85 minuti, è attualmente in fase di montaggio. In attesa di trovare un distributore per le sale: già alcune società sono interessate al prodotto, e i realizzatori confidano che un accordo, con una di loro, prima o poi si troverà.

Girata in tre settimane, diretta da Carlo Bolli, interpretata sia da attori delle scuole di teatro sia da non professionisti che hanno passato i provini, la pellicola utilizza – come pretesto per raccontare le storie dei ragazzi del limbo – una festa di Capodanno: un’occasione che consente ai vari personaggi di illustrare le proprie esperienze. Con toni da commedia, per non appesantire la situazione. “Non abbiamo fatto altro che fotografare quella ‘terra di nessuno’ – spiega Carmen – raccontandola attraverso insicurezze e volontà di realizzare le proprie aspirazioni”.

E di storie, dal materiale raccolto dai due ideatori del progetto, ne emergono tante. Giacomo ce ne racconta alcune in anteprima: “C’è un classico, la ragazza che è andata all’estero per trovare un po’ di fortuna, con una borsa di ricerca; c’è quello talmente rassegnato a non trovare nulla che invece di pensare a se stesso osserva solo le disgrazie altrui; c’è il ragazzo che fa il parcheggiatore a Perugia, per raccogliere i soldi che gli servono per andare in Israele a studiare col suo docente”. E poi naturalmente c’è la madre di tutte le difficoltà e di tutte le frustrazioni, “l’inevitabile esperienza nel call center”.

Queste alcune delle situazioni tipo. Ma lo scopo del film, spiega ancora Giacomo, non è tanto quello di fare un campionario, “quanto il mostrare la situazione emotiva di chi fa parte di questo limbo. Di come il problema del ‘cosa farò dopo’ si ripercuota sulle nostre psicologie”.

Insomma, il ritratto di una generazione sospesa tra due mondi: senza la spensieratezza della vita da studente, e senza nemmeno quel po’ di sicurezza – per quanto precaria e sottopagata – di chi comunque una sua strada l’ha già imboccata. “Il cinema finora si è occupato o del prima, dell’università, o del dopo: il limbo non l’ha mai raccontato nessuno. Così abbiamo deciso di farlo noi”.

Un’avventura durata alcuni mesi, che ha coinvolto in prima persona, insieme a Giacomo e Carmen, una trentina di ragazzi. Un’esperienza entusiasmante, per loro: prima il professor Bolli che li aiuta a scrivere la scneggiatura e che accetta di dirigerla, poi il coinvolgimento di una società di produzione, la HD, che ha finanziato per metà il progetto (rigorosamente low budget); poi ancora l’arrivo di una serie di sponsor che hanno contribuito ai costi, in cambio del cosiddetto product placement (l’apparire dei loro marchi nel film). E infine, la parte più divertente: l’esperienza sul set.

Certo, per giudicare il prodotto finale, bisognerà aspettare la (probabile) uscita nelle sale. Ma intanto, quei trenta ragazzi, un passo per uscire fuori dalla terra di nessuno l’hanno già fatto, realizzando il film. Anche se Giacomo, forse con un po’ di scaramanzia, lo nega: “Io nel limbo ci sono ancora, eccome…”.
(www.repubblica.it – 28 aprile 2006)

Segnalato da Piroclastico

Esperienze – Esame CILS all’IIC di NYC

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di una studentessa di italiano a New York.

Negli Stati Uniti, la carta della diploma vale molto più dei fatti.
Non essendo un’italiana né dal punto della nazionalità e né dall’aspetto fisico, non c’è quasi nessuno che creda che io parlo l’italiano, perciò dopo che mi sono trasferita in New York, ho deciso di avere una prova — il certificato dell’esame CILS.

Guardando un sito internet dell’Università di Siena, l’iscrizione dovrebbe essere fatta 40 giorni prima della data di esame, la data dell’esame a cui mi volevo iscrivere era il 8 Giugno, 2006.
Siccome il mio ricordo di Roma mi diceva che durante la Pasqua gli uffici sono chiusi oppure non-funziona–quasi-niente, ho mandato un e-mail all’istituto di cultura italiana di NY per la richiesta dell’iscrizione, alla data del 16 Aprire.
Per più di una settimana intera loro non mi hanno fatto sapere NIENTE e ho cominciato a sentire un brutto presentimento, così ho provato a mandare un altro e-mail e anche a chiamare direttamente. Ma al telefono, la responsabile di questa sezione non rispondeva MAI, all’e-mail, dopo 2 giorni della mia seconda lettera mi e’ arrivata una cortissima risposta, diceva di aver trasferiro il mio e-mail alla persona che si sta occupando dell’esame. Poi…. oggi mi è arrivato un e-mail da un’interna.

>Gent.ma Sig.ra,

>purtroppo le iscrizioni per la sessione di giugno sono già chiuse. La prossima sessione sarà in dicembre. Colgo l’occasione per chiederle se può fornirci l’indirizzo della sua abitazione così possiamo spedirle il certificato dell’esame che ha sostenuto in dicembre.
>Cordiali saluti,

—-NON E’ POSSIBILE!!!!!!!

Poi, alla seconda linea, quest’interna mi ha scritto di farle sapere il mio indirizzo, ma quando ho avuto il mio risultato alla fine di questo marzo, subito le ho mandato un e-mail dicendo se hanno bisogno del mio indirizzo, me lo faccia sapere. Mi da la risposta dell’e-mail di marzo alla fine di aprile??? E’ una cavolata totale. Come potrei credere alla parola di una persona con questo tipo di lentissima azione?
Quindi ho scritto un e-mail nuovamente e ho chiesto di farmi sapere esattamente quando l’iscrizione è scaduto e, se alla data della mia prima richiesta non stavo in tempo, con tanta cortesia finta e gelida per farle sapere che mi ero incazzata totale e sapevo che loro avevano fatto un errore grosso. Poi ho pensato anche di scrivere un e-mail all’Università di Siena per cercare il modo di farmi iscrivere.
Alla fine della conseguenza, soltanto 10 minuti dopo dalla mia incazzata e-mail all’istituto, quella mi ha mandato un e-mail dicendo;

>Gentile Sig.ra ,
in seguito alla segnalazione dell’Università di Siena allora Le comunico che puo ancora iscriversi all’esame dell’8 giugno, però deve spedire il prima possibile la domanda d’iscrizione e l’assegno qui in Istituto.

Grazie, cordiali saluti,

—– Bene. Sono molto soddisfatta.
Siccome dovrei anche scrivere una lettera di questo genere all’esame scritto, mi sono fatta anche una piccola prova del funzionamento del mio italiano.
Comunque.

Non so se supererò l’esame……. speriamo.

Lettera firmata

Didattica – Cos’è un laboratorio?

Come già introdotto in post precedenti, come già affrontato nei commenti ai post precedenti, il convegno Dilit 2006 ha aperto un altro ambito di discussione, tangenziale (ma non troppo) rispetto ai temi trattati.
Molti dei laboratori proposti al Convegno Dilit sono stati deludenti, non tanto per i contenuti quanto per la gestione stessa di quelli che avrebbero dovuto essere dei “workshop” pratici e invece sono risultati in molti casi delle conferenze per un numero di persone più ristretto.

A questo punto la domanda tra noi “addetti ai lavori” è sorta spontanea e abbiamo cominciato a chiederci cosa intendessimo noi (noi partecipanti) per “laboratorio”, cosa ci aspettassimo.

L’organizzatore del convegno, Christopher Humphris è andato oltre e sulla lista di discussione di Perugia ha inviato un messaggio dall’ironico titolo “Cercansi conduttori di laboratori”, il cui testo recita testualmente:

Qui alla Dilit International House di Roma abbiamo appena finito il nostro terzo convegno biennale per insegnanti di lingua. Non puoi soddisfare sempre tutti ma una critica che non vorrei più sentire è che spesso i laboratori non sono altro che mini-conferenze. Il problema per chi, come me, deve organizzare un convegno è che il numero di persone in Italia che sanno gestire un laboratorio è esiguo. Il sistema universitario italiano produce molti esperti che sanno parlare in teoria della pratica ma, salvo alcune eccezioni, questi esperti non sono in grado di metterla in pratica. Un laboratorio può svolgersi in tanti modi diversi ma saper gestire un laboratorio significa come minimo saper riorganizzare lo spazio per creare piccoli gruppi interattivi e saper affidarli lavori di ricerca. Siccome già adesso devo cominciare a pensare al prossimo nostro convegno chiedo a chi di voi sa gestire un laboratorio di farsi avanti e a voi altri di farmi avere nome e recapito di chi sa gestire un laboratorio. Se le risposte sono numerose cercherò di creare un “albo” cui potrà attingere chiunque deve organizzare convegni ecc..

Un albo di coloro che hanno le capacità di gestire un laboratorio?
Ma… appunto… cos’è un laboratorio?

Nei prossimi giorni affronteremo la questione in modo più approfondito, cercheremo di monitorare i passi di questa discussione in corso e, se possibile, di dire la nostra in proposito.

Convegno Dilit 2006 – secondo giorno

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Relazioni plenarie del secondo giorno (Clicca sulla vignette per ingrandirle):

Anna Maria Ajello (Direttore del Dipartimento di Psicologia dei Processi di sviluppo e Socializzazione dell’Università  di Roma “La Sapienza”) ha tenuto un’interessante relazione sull’importanza della discussione in classe, requisito fondamentale di una lezione per far evolvere la capacità di ragionamento degli studenti. L’approccio di influenza vygotskiana proposto dalla relatrice dovrebbe avere una parte importante nel percorso formativo degli apprendenti. Speriamo che i prossimi ministri dell’istruzione l’ascoltino…

Giorgio Chiari (Professore di Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento) ha tenuto una relazione dal titolo Cooperative Learning: un nuovo metodo per una nuova scuola. Il contenuto del laboratorio può essere letto qui, e forse sarebbe bene farlo perché purtroppo la relazione non è stata molto illuminante. Come ha scritto Leonardo in un commento al post sul primo giorno del convegno: “Chiari ha lanciato un messaggio contraddittorio di questo tipo: il modo migliore per apprendere qualcosa intorno al modo migliore per apprendere (il cooperative learning) è un modo di gran lunga peggiore di apprendere (la lezione frontale).

Teresa Remoli (Psicologa, Formatore dell’ACP (Approccio Centrato sulla Persona) e del Metodo “Effectiveness Training” di Thomas Gordon) ci ha presentato il “Metodo Gordon”. Forse perché è stata l’ultima relatrice, forse perché la platea era stanca, forse perché la troppa luce in sala non permetteva una chiara visione di tutte le sue diapositive… fatto sta che oltre all’invito a creare in classe un clima empatico di questa relazione non ricordo nulla. Megli rileggere qui di cosa ha parlato.

Questo è tutto.

Resta da affrontare l’argomento laboratori, abbastanza deprimente, che apre davvero una discussione già introdotta da Christopher Humphris sulla lista di discussione di Perugia, come Leonardo ha accennato nei commenti.

PS: le vignette sono di Yuri, un’amica e un’insegnante in gamba 😉

Convegno Dilit 2006 – Verso il secondo giorno

(clicca sull’immagine per ingrandirla)

Convegno Dilit 2006 primo giorno

(clicca sulla vignetta per ingrandirla)

Si è concluso sabato il convegno Dilit dal titolo L’insegnamento linguistico oggi: un mosaico di fattori. Le due giornate sono state interessanti e piene di spunti di riflessione per gli insegnanti, alcuni presentati in modo potente, altri mostrati in modo forse non adeguato ad una platea preparata come quella che gravita intorno alla Dilit.
Un fattore però ha accomunato tutti i relatori: nessuno era lì per parlare del passato, né in qualche modo del presente della glottodidattica, con il risultato che i partecipanti hanno assistito a relazioni e laboratori centrati su tematiche che rappresentano le nuove frontiere dell’insegnamento linguistico: nuovi approcci, nuove ragioni di apprendimento e quindi di insegnamento, nuovi bisogni, nuove modalità di intendere la lingua. Vi propongo un breve commento ad ogni relazione.

Partiamo dal primo giorno:

– Alessandra Fasulo (ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e Socializzazione dell’ Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) ha introdotto i principi che differenziano l’analisi della conversazione dall’analisi testuale in senso stretto. La relazione ha mostrato con grande chiarezza la potenza comunicativa del linguaggio parlato e la portata semantica di ogni singola parola (o interiezione o gruppo di parole), portata valida in quel momento, in quella situazione, in quel contesto d’uso. Il procedimento di analisi proposto dalla Fasulo è di certo non semplice, privo di certezze di cui (eventualmente) far partecipe il discente, ma apre spiragli interessantissimi che riportano l’autenticità della lingua parlata di nuovo al centro dell’obiettivo analitico e, quindi, del nostro lavoro di insegnanti.

– Mario Cardona (Professore di glottodidattica presso il dipartimento di Pratiche linguistiche e analisi di testi della Facoltàdi lingue e letterature straniere dell’Università degli studi di Bari) ha parlato dell’Approccio Lessicale. Seppure il tema fosse di grande interesse la sua relazione non è riuscita ad andare oltre un’introduzione alle ragioni cognitiviste dell’Approccio Lessicale. Peccato che i risvolti pratici non siano stati presentati da Cardona in modo più approfondito e il relatore si sia limitato a mostrare alcuni piccoli esercizi su una lingua decontestualizzata. Il concetto base dell’Approccio Lessicale secondo cui “la lingua consiste di vocaboli in forma grammaticale e non di grammatica in forma di vocaboli” è rimasto quindi poco più che uno slogan come pure le fasi dell’acquisizione prospettate da Lewis, il “creatore” del Lexical Approach, che cercheremo di capire da soli. Lewis dice che la grammatica è acquisita attraverso un processo di Osservazione – Ipotesi – Esperimento. E’ ovvio che questo non può prescindere dalla centralità di una dimensione testuale. Per sapere come farlo…

– Patrick Boylan (Professore di inglese per la comunicazione interculturale presso l’Università degli Studi Roma Tre), partendo dal concetto secondo cui Cambia l’economia > Cambia la didattica delle lingue ha presentato alla platea quello che lui prospetta come il metodo di insegnamento più adeguato per una società non più nazionale né internazionale né multinazionale ma ormai transnazionale. Questo è il cosiddetto metodo etnografico, che parte dall’idea che la comunicazione sia “stabilire un rapporto” e permette allo studente di acquisire le competenze per potersi confrontare con altre culture attraverso una stessa matrice comportamentale (una lingua) da ricodificare e adattare per riuscire a comprendere e a stabilire un rapporto reale con la persona con cui si è in contatto. Per chi volesse approfondire una materia tanto complessa, rimando al sito del Prof. Boylan.