Informazioni su porfido

Roccia vulcanica che presenta grandi cristalli di feldspato dispersi in una pasta di fondo, in genere dura e molto resistente alle sollecitazioni meccaniche.

Il TLIL

Già da un po’ di tempo ormai si parla molto del CLIL (Content Language Integrated Learning), cioè di apprendimento integrato di lingua e contenuti in riferimento all’insegnamento di qualunque materia non linguistica per mezzo di una lingua seconda o straniera (L2). Nel CLIL il contenuto disciplinare non linguistico viene acquisito attraverso la L2 e la L2 si sviluppa attraverso il contenuto disciplinare non linguistico.
Da questa esperienza metodologica nasce il TLIL, ovvero Theatre and Language Integrated Learning.
Per capire in cosa consista il TLIL, più che testi teorici, consiglio vivamente di seguire la descrizione che Melissa Aldi dell’Università di Urbino sta fornendo in progress di un laboratorio di TLIL.
Scrive Melissa: “Nel TLIL (theatre and language integrated learning) per theatre si intende per lo più drammatizzazione e format (si veda T. Taeschner e il suo format narrativo), cioè drammatizzazioni di storie, format appunto, che lo studente deve saper drammatizzare sia verbalmente che attraverso una serie di gesti mirati alla miglior comprensione della storia stessa”.
Il laboratorio (di francese, con 8 studenti, 20 ore per 10 incontri da 2 ore ciascuno) viene descritto in modo dettagliato, vi lascio qui sotto l’inizio (che è in verità un’introduzione) e vi rimando al forum “Teatro e apprendimento linguistico” di insegnare-italiano.it, il portale per insegnanti di italiano a stranieri sul quale settimanalmente Melissa inserisce i suoi aggiornamenti.

I miei studenti “si lamentano del fatto che a livello universitario non si parli più la lingua straniera ma la si studia solamente da un punto di vista formale…
tutti gli incontri alternano due momenti distinti ma che convivono in maniera sinergica: il primo è quello degli esercizi propedeuti al lavoro teatrale vero e proprio, quindi esercizi di rilassamento, di percezione dello spazio, esercizi di coppia senza e con contatto fisico, di improvvisazioni mimate e parlate, per lo sviluppo della fiducia negli altri, di risonanza della voce…..si inizia gradualmente, dapprima concentrando l’attenzione sul singolo e poi sulla relazione con gli altri (il contatto fisico); successivamente ci si concentra sulla percezione dello spazio, quindi il singolo e lo spazio e poi il gruppo e lo spazio; anche per le improvvisazioni è la stessa cosa, prima quelle mimate e poi quelle parlate…..in ultimo vi sarà la vera interpretazione”.

Alcuni link di questo articolo purtroppo sono andati persi.

Peccato…

Bimbi stranieri a scuola: Piacenza è un modello

Qualcosa sembra muoversi anche in Italia nell’educazione all’intercultura nella scuola. E forse non è un caso che la regione più avanzata sia l’Emilia Romagna. Un articoletto da Libertà.it riporta i risultati del convegno dell’ASA.Pi. (Associazione scuole autonome di Piacenza) sull’interculturalità:

(i.mol) Piacenza città d’eccellenza nell’accoglienza dei bambini stranieri a scuola. Parola dell’esperto in interculturalità Aluisi Tosolini, relatore lunedì pomeriggio al convegno organizzato dall’Associazione scuole autonome di Piacenza (Asapi). «Piacenza è l’unica città d’Italia che mette in pratica un protocollo per l’inserimento scolastico degli alunni condiviso tra scuole, Centro servizi amministrativi e Comune – ha ricordato -. Qui avviene regolarmente anche un utilizzo significativo dei mediatori culturali e delle associazioni attive sull’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Resta solo da mettere a regime tutte le esperienze già acquisite». Al centro del dibattito è stata posta le definizione di interculturalità. «In una società multiculturale è necessario che le scuole si chiedano come contribuire alla costruzione del tessuto sociale futuro», ha ricordato Tosolini, che durante l’incontro ha preso in considerazione i due documenti emessi dal ministero dell’Istruzione, sul tema. «Recentemente sono stati divulgati alcuni testi che segnalano un improvviso interesse del ministero sull’argomento – ha sottolineato -. A questo proposito, sono state individuate delle linee guida per l’integrazione degli alunni stranieri, accanto ad un pronunciamento del Consiglio nazionale della pubblica istruzione». Tosolini si è soffermato sulla necessità di individuare un progetto educativo globale sul tema dell’accoglienza. «Siamo una società sempre più interculturale e la domanda da porsi è se esiste davvero un progetto complessivo rispondente alle vere esigenze a questo nuovo tipo di organizzazione sociale», ha sottolineato. L’esperto ha poi focalizzato l’attenzione sugli obiettivi della formazione, mettendo in luce anche una mancanza di risposta da parte delle istituzioni ministeriali: «Il problema è chiedersi che tipo di cittadini stiamo formando, e se sono persone radicate nel loro luogo di nascita, ma capaci anche di collegarsi con il mondo».
Libertà on line – 30 marzo 2006

Da come si legge sono più domande che risposte. Speriamo di avere presto qualche delucidazione.

Dante Alighieri di Mondavio

.

La Sede centrale della Società Dante Alighieri di Roma in collaborazione con il Comitato di Mondavio organizza un corso di aggiornamento per insegnanti di lingua italiana per stranieri:

“Metti l’italiano nel piatto”
24 – 29 luglio 2006
Percorso metodologico didattico nell’italiano attraverso il cibo, i sapori, i profumi e gli aromi d’Italia.

L’articolazione del seminario prevede i seguenti moduli formativi:

1. Cibo e letteratura: a cena con gli scrittori
2. Cibo e poesia: il cibo tra i versi e le rime
3. Cibo e parole: di bocca in bocca -riflessioni sul linguaggio corrente
4. Cibo e musica: canzoni da mangiare
5. Cibo e cinema: tavola con vista – un festival di cortometraggi e film dedicato interamente all’amore per il cibo
6. Cibo e società: comportamenti, attese, valori condivisi dagli Italiani a tavola
7. Cibo e civiltà: le feste della gola e gli artigiani del gusto

Costo del corso: 250 €

Il corso intensivo di 60 ore comprende:

Ø un’intera sessione di lezioni pratiche e di metodologia
Ø interventi da parte di esperti nel campo del cibo e cinema e proiezione di film sul tema “Il cibo e gli italiani”
Ø attività di didattica
Ø la certificazione PLIDA e attività connesse
Ø visite guidate in città d’arte e itinerari enogastronomici alla scoperta di prodotti come il tartufo, il vino delle Marche, il formaggio di fossa, il pesce azzurro dell’Adriatico….
Ø laboratorio di cucina

Sistemazione in hotel o in famiglia:
1. famiglia pernottamento e 1° colazione: 15 € al giorno – ½ pensione: 20 € al giorno
2. hotel pernottamento e prima colazione: 30 € al giorno – ½ pensione: 38 € al giorno
Il corso è rivolto a docenti di lingua e cultura italiane che operano sia nei Comitati della Società Dante Alighieri che presso altre istituzioni educative.
Al termine del corso i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione.

Termine ultimo per le iscrizioni: 31 maggio 2006

————–

L’Italiano al cinema
7 – 18 agosto 2006

Una finestra aperta per conoscere:
Ø La realtà socio – culturale italiana di ieri e di oggi
Ø la storia del cinema italiano
Ø l’identità regionale delle Marche attraverso la sua produzione cinematografica
Ø la molteplicità dei linguaggi del cinema ( verbale, iconico, musicale, mimico-gestuale)

Il corso comprende:
corso di lingua italiana attraverso attività di laboratorio e di didattica sul cinema italiano con interventi di esperti;
parte monografica sull’immagine delle Marche nel cinema italiano: paesaggi, città, attori e registi
visite in luoghi e città delle Marche dove si sono girati film celebri;
visione di lungometraggi e cortometraggi di registi italiani e in particolare marchigiani;
realizzazione e produzione di un cortometraggio con l’ausilio di un regista.

Il corso è rivolto a studenti, docenti e appassionati di cinema che conoscono la lingua almeno a livello intermedio. Per l’attuazione del corso si richiede la presenza di almeno 8/10 iscritti.
Al termine del corso i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione.
Costo del corso: 450 euro
Termine di iscrizione 31 maggio 2006

e.mail: danteschool@tin.it
Comitato Dante Alighieri di Mondavio
Italiano per stranieri
Piazza don Minzoni 2 61040 Mondavio (PU) Italy
tel/fax +39 0721 978230

Mobile: +39 335 6562691
www.scuoladantealighieri.it

L’insegnamento linguistico in Europa

Da www.repubblica.it:

Lingue, la scommessa europea e quello che la Ue chiede all’Italia

di LINDA ROSSI HOLDEN

Le politiche linguistiche della Commissione europea si prefiggono i seguenti scopi principali: 1) incoraggiare l’apprendimento delle lingue e promuovere la diversità linguistica; 2) favorire un’efficace economia multilingue; 3) permettere ad ogni cittadino europeo di accedere nella propria lingua a tutte le informazioni e a tutti i documenti istituzionali dell’Ue.

Cosa dobbiamo fare noi. Fra un anno la Commissione Europea chiamerà a rapporto tutti gli Stati membri per valutare l’applicazione e lo sviluppo delle 45 azioni indicate nel 2004 di cui, in particolare: 1) l’uso delle tecnologie coniugato ai programmi linguistici; 2) la produzione e la diffusione di programmi televisivi in lingua originale con sottotitoli; 3) la permanenza all’estero per la formazione linguistica sia degli studenti che degli insegnanti; 4) l’incremento degli scambi comunicativi come i gemellaggi scolastici, i partnerariati pedagogici e le attività di sensibilizzazione come la “Giornata europea delle lingue” e il premio “Label europeo”; 5) la formazione permanente degli insegnanti attraverso risorse condivise di buone pratiche e di metodologie innovative, alla luce dei criteri contenuti nel “Profilo europeo del docente di lingue”; 6) l’applicazione del “Quadro comune europeo di riferimento per le lingue” che fornisce livelli e descrittori per i percorsi di apprendimento, insegnamento e valutazione; 7) la diffusione del plurilinguismo in un’ottica di comunicazione interculturale; 8) l’apprendimento integrato di lingue e contenuti non linguistici (CLIL – Content and Language Integrated Learning). Ed è proprio per favorire il CLIL nelle scuole d’Europa che, un mese fa, la Direzione generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea ha pubblicato un’importante indagine Eurydice con lo scopo di analizzare e fornire supporto per l’insegnamento-apprendimento di una o più materie (storia, scienze, geografia) attraverso l’uso veicolare delle lingue straniere.

Da tale documento appare evidente che l’Italia, nonostante alcune sperimentazioni, non ha il personale docente adeguatamente qualificato ed esperto per praticare un insegnamento così innovativo da richiedere competenze integrate piuttosto complesse. C’è dunque da sperare che i corsi universitari di specializzazione e di abilitazione all’insegnamento, nonché i corsi di formazione-aggiornamento dei docenti in servizio, inseriscano da subito programmi che recepiscano e applichino questa efficacissima risorsa didattico-metodologica così come hanno già stabilito i decisori politici di Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Lettonia, Austria, Polonia, Finlandia, Svezia e Regno Unito.

Cosa deve fare la Commissione Europea. Sintesi delle Azioni per una società ed un’economia multilingue: 1) definire gli indicatori e le certificazioni europee in merito alle competenze linguistiche; 2) aggiornare i programmi formativi dei docenti di lingue; 3) pubblicare uno studio di buone pratiche destinato all’apprendimento precoce; 4) sostenere in tutta Europa, col programma “Lifelong Learning”, gli studi sullo stato del multilinguismo anche in rapporto all’intercultura; 5) potenziare l’ambito tecnologico afferito alle lingue e ai traduttori automatici; 6) pubblicare uno studio che analizzi l’effetto negativo che il non-multilinguismo provoca sull’economia e sulla mobilità dei lavoratori; 7) organizzare conferenze e assistenza per la formazione dei traduttori e degli interpreti presso le università di tutti i Paesi; 8) realizzare un concorso internazionale di traduzione rivolto alle scuole europee; 9) attivare nuovi portali web per fornire informazioni sul multilinguismo agli apprendenti, agli insegnanti e ai cittadini tutti; 10) realizzare un database interistituzionale sulla terminologia dell’UE; 11) sviluppare strumenti per la formazione a distanza; 12) incrementare i fondi per le borse di studio e la mobilità degli studenti.

Questi e altri interventi, anche a diretta responsabilità degli Stati europei, godranno di cospicui finanziamenti attraverso i vari programmi europei delle aree istruzione, formazione, gioventù, cittadinanza e cultura.

Gli schiavi moderni

Sul sito più popolare d’Italia, il post più popolare del sito ha migliaia di commenti. Il sito, che è un blog che conoscete in molti, è www.beppegrillo.it, mentre il post, che ha per titolo “gli schiavi moderni“, tratta dell’organizzazione del lavoro nel mondo di oggi in Italia, di co.co.co., co.co.pro., di altre e varie sigle utilizzate per celare null’altro che lo sfruttamento dei lavoratori, per spacciare il loro precariato come un valore della società e dell’economia.

Noi insegnanti queste sigle le conosciamo bene, quelli che non hanno avuto almeno uno di questi “contratti” sono una sparuta minoranza.
Vi invito a raccontare la vostra esperienza, la vostra storia con la legge Biagi o con le sue fantasiose interpretazioni, qui se volete, o sul blog di Grillo, che molto meglio di noi saprà come renderle utili ad una lotta sacrosanta.
Scrive infatti il comico a conclusione del suo post:

Oltre ad inviare un estratto ai segretari di partito (avete notato che nessuno vuol parlare di questa legge?), sceglierò le testimonianze più importanti e le renderò disponibili gratuitamente sotto forma di libro on line con il titolo: “Gli Schiavi Moderni”.
Che spero diventi un best seller.

PS: il post “Gli schiavi moderni” sul blog di Grillo è molto pesante per via del numero enorme di commenti. Abbiate pazienza durante il caricamento…

Lotteria 2006

Due milioni di richieste.
Centosettantamila posti disponibili.
6244 uffici postali che apriranno simultaneamente oggi alle 14.30 in tutta Italia.
I primi centosettantamila che avranno sorpassato tutte le prove di qualificazione, di interpretazione del modulo, di aggiramento delle trappole, di interpretazione corretta delle normative… beh, i primi 170mila, cronometro alla mano, anzi, al timbro postale, avranno il permesso di soggiorno.

Il decreto Flussi 2006 è una vera lotteria. Anzi: è un gioco al massacro, curiosamente di darwiniana memoria. O forse solo di GianniMorandiana ispirazione (“uno su mille ce la fa”…).

L’associazione Melting Pot sta documentando quest’attesa ed è già presente da giorni davanti agli uffici postali, dove si consumano veglie alla conquista di un posto utile fin da sabato.

Tutto ciò è vergognoso per un paese che aspira a definirsi civile.

Un mondo di italiano

Si terrà a Perugia il convegno UN MONDO DI ITALIANO, organizzato dall’Università per Stranieri di Perugia.
Saranno presenti illustri relatori, da Francesco Sabatini a Piet van Avermaet, da Luca Serianni a Tullio De Mauro, da Paolo Balboni ad Anna Ciliberti.
Di seguito il programma.

Università per Stranieri di Perugia
UN MONDO DI ITALIANO
Italiano lingua non materna: promozione, insegnamento, ricerca
4 e 5 maggio 2006
Palazzo Gallenga
Aula Magna

PROGRAMMA
(Scarica la versione in pdf)

GIOVEDI 4 MAGGIO
11.00-11.30 Saluti
Introduzione
Coordina: Stefania Giannini (Università per Stranieri di Perugia)
11.30-12.00 Francesco Sabatini (Presidente dell’Accademia della Crusca)
Il ruolo dell’Accademia della Crusca nella promozione della lingua/cultura italiana.
12.00-12.30 Gherardo La Francesca (Ministro Plenipotenziario MAE)
Le politiche del MAE per la promozione della lingua/cultura italiana
12.30-13.00 Piet van Avermaet (Consiglio d’Europa, Università di Ghent)
The European Framework of Reference and multilingual space in Europe
13.00-13.30 Discussione
13.30-14.30 Pranzo
Coordina: Anna Torti (Università degli Studi di Perugia)
14.30-15.00 Luca Serianni (Università ‘La Sapienza’ di Roma),
Il problema della norma dell’italiano
15.00-15.30 Edgard Radtke (Heidelberg Universitaet, De)
Il problema della norma dell’italiano
15.30-16.00 Anna De Fina (Georgetown University, USA)
La norma nell’insegnamento dell’italiano L2
16.00-16.30 Discussione
16.30-17.00 Pausa
Coordina: Marcello Silvestrini (Università per Stranieri di Perugia)
17.00-17.30 Giuliana Grego-Bolli (Università per Stranieri di Perugia)
Progetti europei: Nuove prospettive sulla scia del Quadro Comune Europeo di riferimento.
17.30-18.00 Luciana Fellin (Duke University, USA)
L’italiano negli USA: prospettive e realizzazioni.
18.00-18.20 Discussione
20.30 Cena sociale

VENERDI 5 MAGGIO
Coordina: Paola Bianchi De Vecchi (Università per Stranieri di Perugia)
9.00-9.30 Tullio De Mauro (Università degli Studi ‘La Sapienza’, Roma)
Linguistica educativa e educazione linguistica democratica.
9.30-10.00 Anna Ciliberti (Università per Stranieri di Perugia)
La formazione dell’insegnante di italiano lingua non materna.
10.00-10.30 Rita Franceschini (Università degli Studi di Bolzano)
L’apprendimento dell’italiano lingua non materna: ricerche e prospettive.
10.30-11.00 Discussione
11.00-11.30 Pausa
11.30-13.30 Tavola rotonda: Le buone pratiche nell’insegnamento dell’italiano lingua non materna.
Coordina: Bona Cambiaghi (Università Cattolica di Milano)
Partecipano docenti di lingua/cultura italiana delle Università per Stranieri di Perugia e di Siena:
– Antonella Benucci (Università per Stranieri di Siena)
– Laura Berrettini (Università per Stranieri di Perugia)
– Elisabetta Chiacchella (Università per Stranieri di Perugia)
– Angela Cingottini (Università per Stranieri di Siena)
– Anna Comodi (Università per Stranieri di Perugia)
– Anna Ignone (Università per Stranieri di Perugia)
– Mauro Pichiassi (Università per Stranieri di Perugia)
– Letizia Vignozzi (Università per Stranieri di Siena)
Discussione
13.30- 14.30 Pranzo
Coordina: Katerin Katerinov (Università per Stranieri di Perugia)
14.30-15.00 Annarita Puglielli (Università degli Studi Roma3)
La ricerca sull’italiano di stranieri / italiano all’estero presso l’Università di Roma3
15.00-15.30 Massimo Vedovelli (Università per Stranieri di Siena)
La ricerca sull’italiano di stranieri / italiano all’estero presso l’Università per Stranieri di Siena.
15.30-16.00 Pausa
Coordina: Antonio Batinti (Università per Stranieri di Perugia)
16.00-16.30 Lidia Costamagna (Università per Stranieri di Perugia)
La ricerca sull’italiano di stranieri / italiano all’estero presso l’Università per Stranieri di Perugia.
16.30-17.00 Paolo Balboni (Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia)
La ricerca sull’italiano di stranieri / italiano all’estero presso l’Universita Ca’ Foscari di Venezia.
17.00 -17.15 Discussione
17.15-17.30 Anna Ciliberti: Conclusioni

Negli USA l’italiano è di moda

Da www.repubblica.it:

Oltre 60mila gli studenti di italiano. “America oggi” lancia il quotidiano in classe, e i ragazzi potranno costruire i loro giornali su “La Fragola”
Usa, lingua italiana superstar: “Fa concorrenza allo Spagnolo”
di DANIELE SEMERARO
ROMA – La famosa frase “Italiani: mafia, pizza e mandolino” (da pronunciare rigorosamente con accento newyorkese) con la quale spesso, all’estero, siamo simpaticamente apostrofati potrebbe presto sparire. Almeno dal pensiero comune degli statunitensi. Secondo i dati forniti dal consolato italiano a New York, infatti, sembra che negli ultimi anni ci sia stato un vero e proprio boom non solo verso la nostra cultura, la nostra storia, il nostro stile di vita. Ma anche verso la nostra lingua, che ha raggiunto vette decisamente inaspettate: si calcola, infatti, che l’Italiano, come lingua straniera studiata nei college e nelle high school, stia facendo concorrenza addirittura allo Spagnolo.

E “all’interno di questo trend positivo si colloca anche la decisione di distribuire ‘America Oggi’, il primo quotidiano in lingua italiana prodotto e stampato negli Stati Uniti – spiega il direttore Andrea Mantineo – a tutti gli studenti delle classi di scuola superiore che studiano l’Italiano”. In modo da creare, anche tramite internet, un ponte diretto con gli studenti del nostro Paese. Ma andiamo con ordine.

La diffusione dell’Italiano in Usa. L’interesse che ruota intorno alla nostra lingua negli Stati Uniti ha subito una crescita esponenziale, soprattutto negli ultimi cinque anni. L’Italiano, infatti, si sta espandendo non solo come lingua veicolare, ma anche in termini di qualità degli studi letterari. Secondo una recente stima, il numero dei ragazzi americani che studia la nostra lingua a scuola è cresciuto fino a superare quota sessantamila. Trentamila nei soli stati di New York e Connecticut. E in generale c’è da aggiungere che mostre, proiezioni di film e iniziative culturali, ospitati all’interno di grandi musei, biblioteche e centri studi italiani negli Stati Uniti sono sempre molto seguiti (per non dire gremiti) da parte del pubblico Usa.

L'”Ap”. Il vero salto in avanti, spiega Alfio Russo, capo dirigente scolastico presso il Consolato italiano di New York, è avvenuto “dal settembre scorso, da quando l’Italiano è passato da semplice lingua curriculare a vera e propria lingua straniera annoverata tra quelle che negli Usa contano” (Spagnolo, Francese, Latino). Tramite un accordo, infatti, l’Italiano è entrato a far parte delle lingue dell'”Ap”, l’Advanced Placement Program. Si tratta di un programma per cui gli studenti dell’ultimo anno del liceo che frequentano le classi di italiano, se si iscrivono all’università a una facoltà in cui la nostra lingua straniera è tra gli insegnamenti curriculari, possono ottenere dei forti sconti, sia in termini di carico di lavoro (si saltano i corsi elementari e si passa direttamente a quelli avanzati) che economici (si acquisiscono in partenza già 15 crediti – ogni credito, nel sistema universitario Usa, costa circa 1500 dollari). “E così per la prima volta – continua Alfio Russo – quest’anno si svolgerà l’esame italiano dell”Ap’, e nei prossimi anni prevediamo un’ulteriore notevole crescita della diffusione e dello studio della lingua italiana tra gli americani; anzi, molto probabilmente ci sarà un afflusso talmente alto di studenti che probabilmente gli insegnanti madrelingua non basteranno”.

La testimonianza di una professoressa. “I miei studenti di terzo livello (quello intermedio, ndr) studiano molto vocabolario e molta grammatica”, racconta Maria Beatrice Morgese, insegnante della North Rockland High School Annex di Thiells, un centro in provincia di New York. “Ovviamente in classe non parliamo solo di verbi e pronomi – continua – ma i miei ragazzi sono anche molto interessati alla cultura italiana, alla letteratura, al cinema. E la cosa entusiasmante è che la maggior parte di loro ha l’intenzione di continuare gli studi di italiano anche all’università”.
Usa, lingua italiana superstar
“Fa concorrenza allo Spagnolo”

“America Oggi” nelle scuole. “America Oggi“, lo dicevamo, è il primo quotidiano in lingua italiana pubblicato negli Stati Uniti. Collegato con “Repubblica” (che infatti negli Usa viene distribuita insieme ad “America Oggi”), stampa 30-35mila copie. Dall’inizio di gennaio, in collaborazione con lo Iace (Italian American Committeee on Education), il quotidiano viene distribuito in circa settanta licei dove si studia l’Italiano. “Abbiamo fatto una grande indagine sulle high school dove s’insegna la nostra lingua – spiega il giornalista di “America Oggi” Domenico Delli Carpini – e abbiamo deciso di offrire gratuitamente il quotidiano in classe sia per promuovere il nostro idioma e la nostra cultura nelle scuole americane, soprattutto dove questa si studia in modo approfondito, ma anche per offrire un materiale di lavoro pratico agli insegnanti e agli studenti, che, oltre ad informarsi su tutto ciò che accade in Italia e nella comunità italoamericana, hanno anche l’opportunità di rielaborare gli articoli e cimentarsi nel giornalismo: abbiamo infatti suggerito agli insegnanti di segnalarci i loro studenti migliori; questi ultimi, se vorranno, potranno scrivere, a cadenza fissa, sulle pagine di America Oggi”.

Ma non è tutto: su “La Fragola” (il sito di Repubblica e Kataweb dove gli studenti di cinquemila scuole italiane costruiscono il proprio quotidiano online) apriremo una sezione italoamericana, in modo che i ragazzi statunitensi potranno pubblicare i loro lavori e dialogare con i coetanei nel nostro Paese.

Sponda Sud del Mediterraneo: l’italiano delle Microlingue.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Sponda Sud del Mediterraneo: l’italiano delle Microlingue.

Il mio articolo vuole essere una breve disamina dalla mia prospettiva di “ospite” all’interno del sistema Universitario frequentato da quasi due anni in Tunisia. Si potrebbe pensare che l’interesse per la lingua italiana nella sponda sud del mediterraneo sia semplicemente dovuto alla possibilità di proseguire la propria esperienza esistenziale e professionale in Italia. La risposta a questo presunto sentire comune è senza dubbio negativa.
Come premessa, va detto che in Tunisia la lingua italiana è studiata nella maggioranza dei licei come terza lingua, dato che le prime due lingue sono il francese e l’inglese. Questa leadership linguistica a due, viene fortemente combattuta con molta intelligenza politica dalla Germania, la quale sostiene notevolmente la diffusione della sua lingua all’interno del curriculum scolastico e non solo. Infatti, il Goethe Institut distribuisce testi scolastici per tutti i docenti tunisini che insegnano la lingua tedesca e persegue una vera strategia nel fare arrivare studenti tunisini nelle università tedesche. Questa mancata politica culturale da parte nostra, in un paese dove le maggiori nazioni europee svolgono con molta attenzione il loro reclutamento linguistico, ci fa apparire in pessimo modo presso la popolazione studentesca, sempre più desiderosa di esperienze all’estero.
Si potrebbe pensare, erroneamente, che il dominio della lingua francese o dell’inglese sia totalmente schiacciante. Ahimé, il tutto dipende dalla capacità di volere essere presente sul mercato delle lingue, il quale rappresenterà sempre di più un terreno di battaglia per i paesi coscienti del ruolo della cultura all’interno del nuovo scenario della globalizzazione e della competitività del proprio sistema paese. Come non capire che l’ICE (Istituto Commercio Estero) e IIC (Istituto Italiano di Cultura) dovrebbero lavorare insieme per assicurare una maggiore visibilità al nostro paese in ambito internazionale. Tutti dovrebbero sapere che ogni trattativa d’affari in ambienti internazionali nasce prima di tutto dalla conoscenza culturale reciproca.
Ma non vorrei attardarmi troppo sulle già tante volte enumerate tare e mancanze tutte italiane.
Entrando nel merito della pratica didattica dell’italiano LS in terra tunisina, bisogna innanzitutto focalizzare l’attenzione sul ruolo che stanno svolgendo le microlingue nell’apprendimento linguistico. Di fatto, l’insegnamento universitario, anche di stampo umanistico, non ha mai rinunciato all’insegnamento dell’italiano commerciale all’interno del proprio curriculum di studio. Pertanto, questo insegnamento microlinguistico, come può essere l’italiano commerciale, viene seguito con grande attenzione anche da parte di studenti (al dire il vero quasi tutte studentesse) che si indirizzano verso una probabile carriera da insegnante d’italiano nella scuola superiore. Da questa constatazione di tipo generale, è nata l’esigenza da parte delle Istituzioni tunisine di creare nuovi Istituti di Lingue, con una vocazione totalmente professionalizzante e quindi di Lingue Applicate a vari linguaggi. Questi Istituti, frutti di nuovi corsi di laurea breve, della durata di tre anni, rientrano a pieno titolo nell’ampia riforma scolastica prevista dall’Unione Europea, seguita con molta attenzione in Tunisia (in quanto questo paese è associato all’Unione europeo).
Dalla nascita di questi nuovi Istituti Universitari di Lingue Applicate, è nata la possibilità da parte mia di potere insegnare in Tunisia e di dovere insegnare la lingua ma soprattutto il linguaggio turistico e commerciale. Nello specifico, il mio Istituto si trova a Nabeul, cittadina che dista solo 50 km da Tunisi e soltanto 10 km da Hammamet, città turistica e ben più nota ai cittadini italiani. (clicca sull’immagine)
Vi parlo della collocazione della città di Nabeul, per farvi comprendere che la sua posizione geografica sulla costa Nord del paese, spinge questa cittadina ad un uso molto specialistico delle lingue straniere. In generale, potrei dire che l’intera sponda sud del mediterraneo si avvia ad un uso prettamente professionale delle lingue, dimenticando la vocazione educativa della conoscenza di una altra lingua come veicolo per conoscere una nuova cultura e un altro modo di pensare.
Questa riforma di tipo professionale colpisce la lingua italiana, vista in molti casi come lingua di cultura ma può e deve essere un’occasione per coniugare il sistema culturale italiano con quello produttivo. Pertanto, il materiale didattico da utilizzare in questi nuovi Istituti di Lingue Applicate resta, sostanzialmente, tutto da creare o da cercare nelle non sempre disponibili IT nel sud del mondo.
Da qui, come già aveva anticipato l’indagine Italiano 2000, dobbiamo preparare i nostri docenti ad una maggiore coscienza sul rilevante ruolo delle microlingue ma soprattutto focalizzare le nostre ricerche in campo glottodidattico sulle varie microlingue e nella creazione di materiale didattico in ambiti che possono essere: italiano commerciale, italiano turistico, italiano dei media, italiano giuridico, medico, diplomatico e italiano per conservatori.
Tanti nuovi ambiti linguistici riguardo ai quali occorre al più presto lavorare insieme a professionisti di altri settori, per concepire approcci didattici diversificati, stimolanti per studenti con scarsa conoscenza linguistica. Il lavoro, davanti a noi, è notevole ma vi posso assicurare dalla mia esperienza personale che ne vale la pena. Varie volte, nel mio operare quotidiano, ho riscontrato tante difficoltà ad insegnare la lingua ai miei studenti, a digiuno di italiano. Ma una volta arrivati a parlare di tematiche quali il turismo o la corrispondenza commerciale, ottenere la loro attenzione è stata cosa facile. Prevalentemente, questi studenti studiano le lingue per motivi professionali e non hanno interessi espliciti per la cultura. Servono materiali didattici che sappiano motivare gli studenti, introducendo sin dalle prime unità didattiche di lingua italiana anche elementi di ordine microlinguistico. In conclusione, posso dire che le microlingue o lingue settoriali sono certamente il futuro dell’apprendimento linguistico all’interno del mondo formativo europeo e forse anche per tante aree del mondo che guardano al vecchio continente, come il continente modello.
Purtroppo, questa riforma scolastica propone allo studente un sapere linguistico prettamente professionale, dimenticando il ruolo del professore di lingua, come esperto che fa vedere i “segni” nascosti nella lingua oggetto, diventando l’animatore per un confronto tra la propria cultura e quella di studio.

Edoardo Natale
Docente di lingua italiana all’Istituto di Lingue Applicate di Nabeul (Tunisia)
Edona54@hotmail.com

La fuga dei cervelli

Ogni volta che leggo articoli come quello che propongo oggi ripenso ai miei tanti amici sparsi per il mondo, a tutti quelli con cui ho condiviso le classi, la formazione, gli studenti, la preparazione delle lezioni, la crescita professionale, che ora sono in qualche parte del mondo perché qui in Italia lavorare è… purtroppo c’è solo una parola: umiliante.

Fino a poco tempo fa si parlava di fuga dei cervelli: i più agguerriti e promettenti scienziati e studiosi se ne andavano all’estero perché qui non avevano mezzi per continuare la loro crescita. Ora la fuga riguarda tutti, in primo luogo noi insegnanti, che siamo trattati qui come manovalanza. Primi tra tutti, nella nicchia, gli insegnanti di italiano per stranieri. Parole lanciate al vento professano impegni per promuovere la lingua italiana e per accogliere gli stranieri nel Bel Paese con mezzi adeguati.
I fatti dicono invece che chi può va via, chi non può cambia lavoro.

Non mi stupisco quindi di leggere un’ansa come questa. Non mi stupisco ma non smetterò di indignarmi.

C.G.

UN ITALIANO SU TRE ANDREBBE A VIVERE ALL’ESTERO

Un terzo degli italiani sarebbe propenso a trasferirsi all’estero, in particolare i giovani, che indicano come motivazione le maggiori opportunità di lavoro e la spinta data dalla curiosità. I paesi che più attirano gli italiani sono Spagna, Francia e Inghilterra, mentre la gran parte (25,4%) reputa come la “maggior sfortuna dell’Italia la precarietà lavorativa”. Sono questi i dati di un’inchiesta realizzata dall’Eurispes che da una parte ha analizzato la situazione dei nostri connazionali che risiedono all’estero, dall’altra ha voluto sondare la propensione degli italiani ad andare a vivere in un altro paese. Secondo l’analisi realizzata dall’Eurispes, attraverso l’elaborazione dei dati del Ministero dell’Interno, al 2005 sono quasi 4 milioni gli italiani residenti all’estero: si tratta in particolare di 1.944.526 famiglie, la maggior parte delle quali ha spostato la propria residenza in altri paesi europei (1.058.998 famiglie). Più della metà (il 56%) degli italiani che hanno lasciato il Paese proviene dalle regioni meridionali e dalle Isole. Noti i motivi: “il Sud presenta livelli di disoccupazione molto al di sopra della media nazionale, ritardi strutturali e una grave incidenza di fenomeni di criminalità organizzata”. Per quanto riguarda le destinazioni, gli emigranti scelgono soprattutto l’Europa (57,7%) mentre se si considerano solo i paesi appartenenti all’Unione europea, la percentuale scende al 43%. I paesi extra europei rappresentano con il 42,3% l’ultima scelta degli italiani, con circa 15 punti percentuali in meno rispetto ai paesi europei. La Germania, con 20% dei soggiornanti, si conferma il paese che ospita il numero più consistente di italiani, anche se al secondo posto troviamo l’Argentina 17,5%, paese dell’America Latina spesso scelto come meta dagli emigrati: seguono poi, nuovamente, due paesi europei come la Svizzera (14,7%), e la Francia (10,2%). Ma anche Brasile (8,3%), Belgio (7,9%), Stati Uniti (5,4%), Gran Bretagna (4,8%), Canada (3,9%), Australia (3,7), Venezuela (3,5%).

© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 20/02/2006 14:10