Riceviamo e inoltriamo:
SCUOLA DI FORMAZIONE DEI DOCENTI DI ITALIANO A STRANIERI
LABORATORIO ITALS
UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI DI VENEZIA
MASTER CLASS – SESSIONE AUTUNNALE
“L’ITALIANO DELLA STORIA DELL’ARTE COME LINGUA VEICOLARE”
Riceviamo e inoltriamo:
SCUOLA DI FORMAZIONE DEI DOCENTI DI ITALIANO A STRANIERI
LABORATORIO ITALS
UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI DI VENEZIA
MASTER CLASS – SESSIONE AUTUNNALE
“L’ITALIANO DELLA STORIA DELL’ARTE COME LINGUA VEICOLARE”

Il convegno dell’ILSA mi stimola a recensire il libro “Insegnare italiano nella classe ad abilità differenziate” (Guerra edizioni 2006), curato da Fabio Caon , membro del Laboratorio Itals di Ca’ Foscari e già autore di interessanti pubblicazioni sempre attente alla dimensione motivazionale e agli aspetti affettivi dell’insegnamento/apprendimento.
Questo libro, scritto a più mani da autori appartenenti ai vari gruppi di ricerca legati in qualche modo al Laboratorio Itals, si addentra in un campo minato, quello della trasformazione della scuola italiana da luogo di apprendimento monolingue e monoetnico ad ambiente plurilingue e plurietnico. Una trasformazione che per alcune realtà è in fieri, per altre è in atto, per altre ancora è già avvenuta da diverso tempo. Obiettivo principe del libro è delineare le coordinate per connotare l’ambiente della classe ad abilità differenziate (CAD) come una risorsa all’apprendimento di tutti gli studenti e non come problema che ne causa il rallentamento.

PROCESSI DI APPRENDIMENTO LINGUISTICO E GESTIONE DELLA CLASSE AD ABILITA’ DIFFERENZIATE
Firenze, sabato 27 ottobre 2007
Istituto Italiano di Scienze Umane, Sala Altana di Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, Firenze
PROGRAMMA

La giornata mondiale degli insegnanti di quest’anno ha come parola d’ordine: “Insegnanti di qualità per un’istruzione di qualità ”.

ROMA – Genitori in ansia per i bimbi alle prese col nuovo anno scolastico? Non obbligateli ore e ore sui libri, meglio un corso di musica che sembra aiutare a potenziare le capacità verbali, di lettura ed esposizione. E’ quanto emerge da uno studio eseguito da Gabriella Musacchia presso la Northwestern University in Illinois e pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze ‘PNAS’. I neurologi hanno infatti dimostrato che la pratica dello studio della musica potenzia dei meccanismi neurali rilevanti anche per il linguaggio. Tra effetto Mozart e quoziente intellettivo, è un crescendo di studi che dimostrano come la musica, l’ascolto ma soprattutto lo studio, può modificare alcune funzioni cerebrali e migliorare le performance in altri campi cognitivi. Poiché la musica è una esperienza multisensoriale, i neurologi hanno voluto vedere se studiare musica avesse anche influenza sulle capacità linguistiche. Così gli esperti hanno coinvolto un gruppo di musicisti con più o meno anni di pratica alle spalle e persone che invece non avevano mai studiato musica, facendo ascoltare loro brani (in audio o video) musicali o la voce di persone che parlano. I neurologi hanno studiato le reazioni del loro cervello misurando l’attività neurale dei partecipanti con degli elettrodi.
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Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell’antilingua.
Vi annunciamo l’uscita del BOLLETTINO ITALS di settembre 2007 (anno V n. XXI), supplemento online alla rivista Itals.
Cari lettori,
riprendiamo il contatto con un numero compatto (un centinaio di pagine stampabili) diviso in sezioni.

Jerome Seymour Bruner (New York, 1° ottobre 1915) è uno dei più conosciuti e influenti psicologi americani del ventesimo secolo. E’ stato una delle figure chiave nella cosiddetta “rivoluzione cognitiva”, inaugurata formalmente nel 1956 con il libro, scritto in collaborazione con Goodnow e Austin, A study of thinking (trad. it. Il pensiero: strategie e categorie, Armando, Roma, 1969).
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Lascio ai lettori interrogarsi su come e se queste righe di Jerome Bruner riguardino anche noi insegnanti di italiano per stranieri.
Dove si trova la conoscenza? I bambini di solito cominciano con il dare per scontato che l’insegnante possieda la conoscenza e la trasmetta alla classe. Se si creano le condizioni opportune, imparano presto che anche altri componenti della classe potrebbero possedere delle conoscenze, e che queste conoscenze possono essere condivise. (Naturalmente lo sanno fin dall’inizio, ma solo riguardo ad argomenti spiccioli.) In questa seconda fase, la conoscenza esiste nel gruppo – ma in modo inerte. E’ possibile allora vedere la discussione di gruppo come un modo di creare conoscenza invece che semplicemente come un modo per scoprire chi possiede quali conoscenze?
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