Informazioni su porfido

Roccia vulcanica che presenta grandi cristalli di feldspato dispersi in una pasta di fondo, in genere dura e molto resistente alle sollecitazioni meccaniche.

Rialziamo i muri!

Il muro di Berlino

C’è stato un momento in cui i muri si buttavano giù.

Ora è tornato di moda ricostruirli, per dividere i buoni dai cattivi.

E noi non siamo da meno. Nelle calde notti di agosto, quando tutti i buoni sono in ferie, quando è più facile che una notizia del genere passi inosservata.

Immigrati e violenze. Padova alza un muro

Il Comune l’ha realizzato in poche ore nel quartiere-ghetto

E’ tutto di acciaio, è lungo 84 metri e alto tre. Per la giunta padovana di centrosinistra «era l’unica soluzione possibile in tempi brevi». Il governatore del Veneto Giancarlo Galan l’ha paragonato al muro di Berlino. Remo Sernagiotto, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, lo considera «il simbolo della resa alla delinquenza» in una città diventata la «Beirut dell’Occidente».
Come a Berlino nell’agosto del 1961, gli operai hanno fatto tutto in poche ore. Il «muro di Padova», però, l’avevano voluto con forza gli abitanti della zona di via Anelli. Soprattutto dopo l’ultima notte di guerriglia tra immigrati, il 26 luglio. Nei palazzoni del complesso «Serenissima», cuore del quartiere- ghetto, i controlli stanno aumentando. All’ingresso c’è un posto di blocco fisso della polizia, come un check point. Sul retro la parete d’acciaio ha sostituito la vecchia rete di filo spinato. Qui, attraverso i fori, spacciatori e clienti si scambiavano droga e denaro. Da qui i pusher riuscivano a scappare alla polizia, arrampicandosi sulla rete o bucandola. Paolo Manfrin, portavoce di oltre cinquecento residenti del quartiere, non teme «la militarizzazione della zona». Anzi, «dopo dieci anni passati con la paura di uscire di casa, la militarizzazione è proprio quello che chiediamo».
La barriera è costata al Comune 80 mila euro. Ma non è la spesa a disturbare Galan, che sul tema della sicurezza ha sempre puntato: la sua ultima proposta, datata martedì, è quella di costituire la Regione parte civile in tutti i processi «avviati per fatti commessi dopo la scarcerazione da chi ha beneficiato dell’indulto». Per il governatore il problema è «ideologico»: «Dal muro di Berlino a quello di Padova, la sinistra è così arrogante da concedersi il lusso politico ed etico di costruire un muro per dividere, per separare il bene dal male». Dal Comune Marco Carrai, assessore alla polizia municipale, respinge al mittente: «Sono solo chiacchiere di gente che non ha mai fatto nulla di concreto per risolvere la situazione. Noi almeno ci stiamo provando».
Non tutti, nemmeno nel centrodestra, gridano allo scandalo. «La realtà è che l’idea del muro l’avevo avuta già io, quando ero assessore comunale alla sicurezza — racconta Maurizio Saia, senatore padovano di An —. Era anche scritta nel nostro programma, se fossimo rimasti in Municipio l’avremmo realizzata nei primi cento giorni. Alcuni miei alleati dovrebbero capire che non è obbligatorio attaccare il centrosinistra sempre e su tutto, altrimenti si rischiano brutte figure».
Carrai non approfitta della «sponda da destra», perché «quando si è costretti a fare un intervento come questo, non c’è comunque da festeggiare». In fondo, se i controlli sono aumentati, la sostanza a Padova è ancora la stessa: ieri mattina la polizia ha arrestato tre immigrati in via Anelli. Uno aveva 120 grammi di cocaina. E poco distante, in zona Portello, nella notte un gruppo di magrebini ha lanciato sassi e bottiglie contro alcuni bar. Poco prima uno di loro era stato cacciato da un locale, e così ha chiamato rinforzi.
Paolo Beltramin
10 agosto 2006
da www.corriere.it

Howard Gardner

Howard Gardner, psicologo americano nato nel 1943, è considerato il principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple. Gardner entra all’Università di Harvard nel 1961, conseguendo il dottorato, specializzandosi successivamente in psicologia dell’età evolutiva e in neuropsicologia.

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L’altra formazione: Torre di Babele

Dopo aver parlato nel blog della formazione presso la Dilit di Roma e presso Elle::Due di Firenze, continuiamo il nostro viaggio all’interno delle possibilità   formative offerte da strutture private.

Parliamo oggi della Torre di babele, storica scuola di Roma attiva dal 1984 situata al centro di Roma nei pressi di Piazza Bologna. La Torre di babele propone corsi orientati ad una formazione teorica ma soprattutto pratica, in modo che un insegnante abbia sì la consapevolezza delle proprie azioni, ma soprattutto sappia agire nel contesto classe.

Si legge nel sito che la proposta è quella di “un approccio alla didattica di tipo creativo che mira a considerare il docente un educatore ed un ricercatore al tempo stesso: educatore in quanto stimola i percorsi di apprendimento valorizzando l’autonomia dei discenti, ricercatore in quanto considera la didattica un terreno costante di sperimentazione e riflessione”.

La scuola offre tre possibili moduli:

  • una formazione di base pari a 40 ore della durata di due settimane utile principalmente a chi desidera prepararsi per sostenere l’esame DITALS (dell’Università   per stranieri di Siena) di primo livello;
  • una formazione di base di tre settimane pari a 60 ore utile principalmente a chi desidera prepararsi per sostenere l’esame DITALS (dell’Università   per stranieri di Siena) di secondo livello;
  • un percorso di formazione/tirocinio di quattro settimane pari a 150 ore. Per questo corso sono previste 60 ore di teoria (in pratica la formazione del modulo di tre settimane); osservazioni nelle classi della scuola; un laboratorio didattico coordinato dai formatori per la preparazione delle lezioni; discussione; la produzione di materiali, ecc.

Sia per il secondo che per il terzo modulo sono previste le simulazioni delle prove d’esame DITALS di secondo livello.

Una nota di merito nella promozione dei corsi di formazione di Torre di Babele. Vengono organizzati degli incontri gratuiti di presentazione dei corsi, con la presenza di uno dei formatori e del direttore della scuola. Per chi fosse interessato non ci potrebbe essere occasione migliore per verificare di persona. I prossimi incontri si svolgeranno Mercoledì 20 settembre 2006 e Mercoledì 18 ottobre 2006.

Chi volesse partecipare a questi incontri è pregato di comunicare il proprio nominativo alla segreteria della scuola telefonando (06 44252578) o inviando una e-mail (info@torredibabele.com)

Per maggiori e più dettagliate informazioni: www.torredibabele.com

il due blog si trasferisce!

Dal primo agosto il due blog si trasferisce sul nuovo dominio www.ildueblog.it


Nuova grafica, nuovo look, nuove funzionalità.
Come sempre, chiunque voglia partecipare, mandi senza remore una mail a ildueblog@gmail.com

Purtroppo finché non riusciremo ad importare tutti i dati del vecchio blog sul nuovo, questo anno passato rimarrà come archivio su questa piattaforma. Spero che presto riusciremo a risolvere il problema. Anzi se qualcuno sa come importare senza grossi risci di perdita dati il database di blogger su piattaforma wordpress… si faccia avanti!

A presto al nuovo indirizzo!

Nuovo indirizzo per il due blog

Da oggi il due blog si trasferisce qui…

Piano piano sposteremo tutti i post del vecchio blog su questo. Tuttavia i commenti resteranno visibili solo al vecchio indirizzo su http://ital2blog.blogspot.com/

A presto!

Mamma li turchi!

Ho firmato da qualche giorno un contratto annuale con una università   turca, di Izmir, Smirne in italiano, per andare a
confondere un po’ le idee a queste giovani leve turche (i.e. ad insegnare italiano come LS).
Ho firmato i moduli e glieli ho inviati, formalmente ho accettato il contratto…

Vorrei condividere con voi alcuni punti dello stesso, che come dire, offrono uno spunto per una riflessione ed un abbozzo di sorriso. Cominciamo!

Non sono nemmeno partita e già   devo accettare eventuali trasferimenti per non si sa dove….e senza fiatare, c’era scritto sul contratto, Articolo 4.

Nell’Articolo 6, si tratta delle ore di lavoro: ci sono molte sottovoci all’articolo, la prima stabilisce che le ore lavorative sono 18 effettive in classe, ma devo rimanere comunque in ufficio, vabbuò.

In realtà   è il seguente 6.2 a preoccuparmi, perché è l’Università   ad aumentare o ridurre (seeeee) le ore lavorative.

E se passiamo all’Articolo 8, dedicato alla paga, c’è poco da star tranquilli: non solo devo rimanere in ufficio anche
quando non ho ore di lavoro in classe, pazienza, d’altronde c’è sempre da fare, ma gli straordinari non sono pagati! Ma quello che veramente mi ha conquistata e convinta ad accettare il contratto è stata questa clausola,la Condizione Speciale, 12.1: posso esprimere le mie idee ma non devono nuocere all’Università   o violare le leggi…

Sì, allora, l’Università   di Smirne è il posto giusto per me… hi hi hi

Come ho scritto all’inizio…

Ho firmato i moduli e glieli ho inviati, formalmente ho accettato il contratto…

Ho firmato i moduli e glieli ho inviati, formalmente ho accettato il contratto???????

Postato da Ladylink

Le lingue d’origine nella scuola dell’obbligo

Ricevo dal caro Maurizio Leva questo articolo tratto dal giornale Italia Oggi, di oggi 25 luglio 2006.

Il sottosegretario all’istruzione, Letizia De Torre, spiega le strategie per favorire l’integrazione
Lezioni di lingua d’origine in classe
Gli alunni studieranno la cultura dei loro colleghi immigrati

di Alessandra Migliozzi

Lezioni di lingua e cultura dei paesi di origine in orario curricolare o extra. In più libri scolastici rivisti pensando a un’utenza multiculturale.

Lo scorso 5 giugno un decreto firmato dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, le ha assegnato la delega in materia di immigrazione e integrazione scolastica.

E Letizia De Torre, sottosegretario al dicastero di via Arenula,si è subito messa all’opera: nelle sue stanze è cominciato il via vai dei dirigenti scolastici e direttori generali per avviare i lavori attorno a un tema che, secondo
la neo incaricata, «è ormai strategico per il futuro del paese”.

E già   fioccano le prime idee. “Perché se finora si è lavorato in emergenza”, spiega il sottosegretario, “adesso è tempo di andare a regime. La prima fase, quella dell’accoglienza, è finita. Ora comincia quella, più complessa e delicata, della reale integrazione in cui dovremo garantire ai minori stranieri due diritti: quello di sentirsi cittadini italiani a pieno titolo, ma anche quello di mantenere la propria identità  . Dobbiamo creare i presupposti per una società   multiculturale”.

Il ministero si prefigge, dunque, di dare linee guida più forti in materia di immigrazione e integrazione già   a partire dai prossimi mesi. “Il nostro sarà   un indirizzo generale che ormai è più che necessario vista la dimensione del fenomeno, ma si terrà   conto dell’autonomia delle scuole”, spiega De Torre, che elenca anche possibili ipotesi di lavoro. Tanto per cominciare si potrebbe pensare a dei corsi pomeridianio curricolari di lingua (il cinese, l’arabo, gli idiomi dell’Est dell’Europa) e cultura del paese di provenienza degli alunni immigrati, a patto, però, che siano aperti anche ai loro compagni italiani. Per un vero scambio tra culture.

Esperienze che alcune scuole della Lombardia già   stanno mettendo in atto con i bimbi di origine araba. Ma, pur tenendo conto di buone pratiche e eccellenze, la sfida ora è creare una situazione diffusa di progettazione sull’integrazione
che al momento manca.

“Da parte del ministero va sottolineata con più forza la nuova dimensione socioculturale del paese e il ruolo strategico che può avere la scuola nell’ambito dell’integrazione”.

Per centrare l’obiettivo dovranno essere coinvolti anche gli uffici scolastici regionali e gli enti locali. Ci vorrà   almeno un anno per avviare i lavori. Ma già   qualcosa si muove: il ministero sta cominciando a fare una rilevazione dei progetti più interessanti presenti sul territorio nazionale. “Poi bisognerà   agire anche sulle famiglie favorendo gli incontri nelle scuole e le reti a livello territoriale”, prosegue De Torre.

Il terzo passo potrebbe essere quello di rimettere mano ai libri scolastici tenendo conto, soprattutto per materie come storia e geografia, della nuova realtà   multiculturale che si respira nelle classi. Per le risorse bisognerà   fare i conti, è il caso di dirlo, con le ormai note ristrettezze economiche del paese. Ma si potranno usare fondi paralleli come quello Sociale europeo.

MI SONO PERMESSA di evidenziare in rosso le parti che a mio modesto avviso sono le più interessanti dell’articolo, nonché le più reali. Si fa presto a parlare di multicultura ed intercultura, termine quest’ultimo che nell’articolo non era nemmeno citato e che in realtà   è quanto di più difficile da attuare. Persino per noi adulti che ne intuiamo la complessità   del significato, ma che anche per mancanza di occasioni vere e proprie non siamo abituati a mettere in atto. E non parlo del lavoro in classe come insegnanti, parlo proprio di occasioni al di fuori del lavoro, dove ci si trova a contatto con persone di origini, lingue ed abitudini diverse.

La prima riga è quanto di più si salva dell’articolo, che io estenderei anche all’ora di religione. Suggerirei a proposito al sottosegretario di fornire, a ciascuna scuola, un calendario interculturale, utile per entrare direttamente a contatto con l’altro, qui tanto enfatizzato.

Le parti in grassetto sono quelle più scandalose. E’ a dir poco demagogico definire la fase dell’accoglienza come finita. Questo ce lo auspichiamo tutti, ma già   solo un minimo contatto con la scuola dell’obbligo (un esempio per tutti l’intervista a Scilla Luciani, del 26 giugno scorso) ci fanno rendere conto di quanto l’emergenza accoglienza sia alta e di quanto impreparati siano gli Istituti.

Ancora una volta il vertice ignora cosa succeda alla base.

Basta davvero un corso magari extracurricolare, che sicuramente non incide nella media e che quindi perché dovrei frequentare, per porre le basi all’integrazione? Basta davvero solo questo per far sentire a proprio agio, per integrare nella nostra realtà   e in una quotidianità   non generosa, un alunno extracomunitario? Cioè basta un corsetto di lingua e cultura cinese, polacca, rumena, russa, araba per far di un semplice studente sperduto, un cittadino a tutti gli effetti, consapevole, preparato, ben integrato ed italiano? (italiano poi solo se nato da uno dei genitori di nazionalità   italiana, altrimenti ma quale italiano a tutti gli effetti!!!).

Bastano 2 orette settimanali per la conservazione della sua cultura? Ma dove sta la sua famiglia? Dove si parla di coinvolgimento dei genitori? Dove sta la parola intercultura? E’ questa la proposta della sinistra al potere…

No, non ci sto.

E lo so bene che la scuola ha un ruolo fondamentale, ma qui ancora si indora la pillola e prendere in giro tutti gli italiani, non solo gli elettori.

E la sottosegretario De Torre farebbe meglio a girare per le scuole e a perdere un anno per capire cosa sta succedendo, invece che convocare dirigenti scolastici e fare finta che tutto vada bene, con progetti sì interessanti, fondamentali, ma che devono ancora la precedenza all’accoglienza e ad un duro lavoro quotidiano di integrazione in una realtà   scolastica sempre più difficile da gestire.

E basta con questa storia delle ristrettezze economiche…

Postato da Ladylink

L’altra formazione – Dilit

Continuiamo il nostro viaggio nelle strutture private che si occupano di formazione di insegnanti di lingua. Dopo aver parlato del centro Elle::Due di Firenze, ci occupiamo oggi della Dilit, una delle più importanti scuole private di italiano per stranieri, a Roma e in Italia.

La Dilit esiste dal 1974 e vanta un dipartimento di formazione insegnanti e ricerca fin dal 1977. Il dipartimento, diretto da Christopher Humphris, oltre ad occuparsi dell’aggiornamento degli insegnanti interni alla scuola (aggiornamento obbligatorio e pagato!), di corsi e seminari per insegnanti di lingua in tutto il mondo, della pubblicazione semestrale del “Bollettino Dilit” e dell’organizzazione di Seminari internazionali e Convegni, offre ogni anno sei corsi di formazione di base per insegnanti di lingua italiana per stranieri.

Si legge sul sito: “Questo corso è destinato a chi non ha mai insegnato italiano come lingua straniera e a chi ha insegnato con una metodologia diversa da quella proposta nel corso. In particolare vengono trattati gli obiettivi e le tecniche di svolgimento di tutti i tipi di attività   didattiche che rientrano nel più aggiornato approccio comunicativo (uso del materiale autentico, centralità   dello studente, sviluppo dell’autonomia dello studente, ecc.). Inoltre vengono presentati i principi teorici soggiacenti all’intero approccio, e confrontati con i principi teorici di altri approcci”.

Il corso dura quattro settimane, cinque giorni a settimana, dalle nove di mattina alle sei di sera e la frequenza è obbligatoria. Ogni corso accetta fino ad un massimo di nove partecipanti, che quotidianamente assistono a lezioni nella scuola, partecipano alle sessioni teoriche con i formatori e svolgono la pratica didattica in vere classi con veri studenti.
Nel corso nulla è lasciato al caso: le lezioni vengono videoriprese (dopo un paio di giorni anche i partecipanti più timorosi imparano a convivere con questo “grande fratello”) e successivamente discusse insieme ai formatori.

Come si evince il corso è molto pratico: formazione e addestramento alle tecniche didattiche vanno di pari passo e nessun aspetto teorico trattato resta distinto dalla pratica didattica quotidiana.

Per informazioni e costi potete andare al sito della Dilit, nella sezione Formazione.

Web – Bollettino Itals Giugno 06

E’ stato puntualmente pubblicato on line il numero di giugno del Bollettino Itals.
Di seguito l’indice e gli abstract degli interventi:

– Il laboratorio di italiano L2 nelle scuole primarie e secondarie di primo grado: dalla teoria alla pratica quotidiana di Ramona Ciucani e Paola Tondolo

L’interesse per il laboratorio L2 nasce dalle esperienze concrete condotte dalle autrici (nelle Marche e in Lombardia) dal 2000 al 2005 e dalla convinzione che questo strumento sia una misura efficace e privilegiata di facilitazione dell’insegnamento della lingua e cultura italiana L2 nelle scuole inferiori dell’obbligo.
Il presente articolo si limita a proporre alcune delle soluzioni operative per migliorare la didattica e l’interazione in laboratorio, emerse nel confronto di coordinate teoriche e riscontri pratici, avviato con la tesi del Master Itals discussa nel luglio 2005.

Scegliere di allestire un progetto di laboratorio per l’insegnamento dell’italiano lingua seconda (L2) è sicuramente un’operazione complessa, poiché, essendo una misura di facilitazione ad hoc, ha bisogno di un contesto preparato e disponibile e di una politica scolastica trasversale volta all’integrazione. Solamente se, in una salda rete di interdipendenza e sinergia progettuale della scuola di partenza, s’instaurano figure di raccordo competenti s’innesca effettivamente e positivamente l’inserimento dei minori stranieri nel tessuto scolastico e sociale italiano.

– La scatola magica. Schede di italiano LS per bambini sloveni di 5/6 anni non ancora alfabetizzati di Annamaria Zeriali

La scatola magica è un progetto, nato dalla necessità di strumenti operativi per l’insegnamento dell’italiano LS a bambini di lingua slovena di 5/6 anni non ancora alfabetizzati. In questo articolo sono riportati alcuni esempi di schede e relative attività nonché una breve descrizione del sistema scolastico sloveno.

– Cooperative Learning e didattica del cinema: un connubio possibile nella classe plurilingue di Jenny Cappellin e Sarah Corelli

La classe plurilingue presenta delle caratteristiche che la differenziano da una normale classe di soli italofoni, parte legate a un processo di integrazione spesso difficile. Per questa classe sono necessarie strategie nuove, tese a sviluppare non solo le competenze, ma anche la motivazione degli studenti nei confronti della scuola. Ecco perché si è pensato a un’attività che stimoli la partecipazione degli alunni in modo diverso: cinema e Cooperative Learning, due metodologie di lavoro apparentemente diverse, ma che stimolano lo studente sotto molteplici aspetti. Il film, dunque, non come un momento di svago, ma come un momento per avviare la riflessione su aspetti di tipo sociale e relazionale e come agile mediatore linguistico e disciplinare. Da queste basi prende avvio l’articolo strutturato in due parti: la prima in cui si ripercorrono sinteticamente, da un punto di vista teorico, le metodologie legate all’utilizzo del film e le caratteristiche della classe plurilingue; e una seconda in cui viene illustrato il progetto. Le attività sono organizzate in tematiche (amicizia, suoni, lingua, lessico) che di volta in volta permettono di scendere nel dettaglio e far provare agli alunni che cosa vuol dire scoprire i meccanismi interni della lingua, materna e straniera, attraverso esercizi specifici che tengono conto del livello linguistico del singolo studente.
Punto di partenza è il film di Salvatores “Io non ho paura” cui si affianca il libro originale di Ammanniti da cui è stato tratto il film.

– La didattica ludica nell’insegnamento linguistico di Maria Assunta Lombardo

E’ possibile impostare la prassi didattica quotidiana sulla metodologia glottodidattica ludica? Che cosa vuol dire “giocare in classe”? Quali sono i principi teorici a favore del gioco? Giocando si conseguono gli obiettivi dell’educazione linguistica? Gli studenti adulti accettano di buon grado la didattica ludica? Qual è la valenza didattica del gioco?

Attraverso una semplice riflessione sulle caratteristiche della didattica ludica e una breve esposizione di alcuni principi teorici, questo articolo tenta di trovare una risposta a tali domande.

– La comprensione del testo argomentativo da parte di alunni ispanofoni di Paola Riva

Il Dipartimento di Lingue Moderne della Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università di Buenos Aires organizza corsi di lettocomprensione in lingua straniera. La maggior parte dei testi proposti in classe dalla Cattedra d’Italiano, coordinata dalla sottoscritta, si riferisce a diverse discipline appartenenti all’area umanistica. Qui di seguito vengono presentati alcune riflessioni circa le strategie di comprensione da parte di alunni ispanofoni.

Recensioni

– Gabriele Pallotti, A.I.P.I. Insegnare l’italiano come seconda lingua – recensione a cura di Paolo Torresan

– Graziano Serragiotto, Insegnare le lingue straniere a scuola – recensione a cura di Michele Daloiso

– Natalie Hess, Teaching Large Multilevel Classes – recensione a cura di Paolo Torresan

– Recensione al sito “CanIPA Natural Phonetics” a cura di Mariassunta Simionato

Per accedere al bollettino Itals di Giugno cliccare sull’immagine a fianco

Bollettino Itals Giugno 2006

E’ stato puntualmente pubblicato on line il numero di giugno del Bollettino Itals.
Di seguito l’indice e gli abstract degli interventi:

– Il laboratorio di italiano L2 nelle scuole primarie e secondarie di primo grado: dalla teoria alla pratica quotidiana di Ramona Ciucani e Paola Tondolo

L’interesse per il laboratorio L2 nasce dalle esperienze concrete condotte dalle autrici (nelle Marche e in Lombardia) dal 2000 al 2005 e dalla convinzione che questo strumento sia una misura efficace e privilegiata di facilitazione dell’insegnamento della lingua e cultura italiana L2 nelle scuole inferiori dell’obbligo.
Il presente articolo si limita a proporre alcune delle soluzioni operative per migliorare la didattica e l’interazione in laboratorio, emerse nel confronto di coordinate teoriche e riscontri pratici, avviato con la tesi del Master Itals discussa nel luglio 2005.

Scegliere di allestire un progetto di laboratorio per l’insegnamento dell’italiano lingua seconda (L2) è sicuramente un’operazione complessa, poiché, essendo una misura di facilitazione ad hoc, ha bisogno di un contesto preparato e disponibile e di una politica scolastica trasversale volta all’integrazione. Solamente se, in una salda rete di interdipendenza e sinergia progettuale della scuola di partenza, s’instaurano figure di raccordo competenti s’innesca effettivamente e positivamente l’inserimento dei minori stranieri nel tessuto scolastico e sociale italiano.

– La scatola magica. Schede di italiano LS per bambini sloveni di 5/6 anni non ancora alfabetizzati di Annamaria Zeriali

La scatola magica è un progetto, nato dalla necessità di strumenti operativi per l’insegnamento dell’italiano LS a bambini di lingua slovena di 5/6 anni non ancora alfabetizzati. In questo articolo sono riportati alcuni esempi di schede e relative attività nonché una breve descrizione del sistema scolastico sloveno.

– Cooperative Learning e didattica del cinema: un connubio possibile nella classe plurilingue di Jenny Cappellin e Sarah Corelli

La classe plurilingue presenta delle caratteristiche che la differenziano da una normale classe di soli italofoni, parte legate a un processo di integrazione spesso difficile. Per questa classe sono necessarie strategie nuove, tese a sviluppare non solo le competenze, ma anche la motivazione degli studenti nei confronti della scuola. Ecco perché si è pensato a un’attività che stimoli la partecipazione degli alunni in modo diverso: cinema e Cooperative Learning, due metodologie di lavoro apparentemente diverse, ma che stimolano lo studente sotto molteplici aspetti. Il film, dunque, non come un momento di svago, ma come un momento per avviare la riflessione su aspetti di tipo sociale e relazionale e come agile mediatore linguistico e disciplinare. Da queste basi prende avvio l’articolo strutturato in due parti: la prima in cui si ripercorrono sinteticamente, da un punto di vista teorico, le metodologie legate all’utilizzo del film e le caratteristiche della classe plurilingue; e una seconda in cui viene illustrato il progetto. Le attività sono organizzate in tematiche (amicizia, suoni, lingua, lessico) che di volta in volta permettono di scendere nel dettaglio e far provare agli alunni che cosa vuol dire scoprire i meccanismi interni della lingua, materna e straniera, attraverso esercizi specifici che tengono conto del livello linguistico del singolo studente.
Punto di partenza è il film di Salvatores “Io non ho paura” cui si affianca il libro originale di Ammanniti da cui è stato tratto il film.

– La didattica ludica nell’insegnamento linguistico di Maria Assunta Lombardo

E’ possibile impostare la prassi didattica quotidiana sulla metodologia glottodidattica ludica? Che cosa vuol dire “giocare in classe”? Quali sono i principi teorici a favore del gioco? Giocando si conseguono gli obiettivi dell’educazione linguistica? Gli studenti adulti accettano di buon grado la didattica ludica? Qual è la valenza didattica del gioco?

Attraverso una semplice riflessione sulle caratteristiche della didattica ludica e una breve esposizione di alcuni principi teorici, questo articolo tenta di trovare una risposta a tali domande.

– La comprensione del testo argomentativo da parte di alunni ispanofoni di Paola Riva

Il Dipartimento di Lingue Moderne della Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università di Buenos Aires organizza corsi di lettocomprensione in lingua straniera. La maggior parte dei testi proposti in classe dalla Cattedra d’Italiano, coordinata dalla sottoscritta, si riferisce a diverse discipline appartenenti all’area umanistica. Qui di seguito vengono presentati alcune riflessioni circa le strategie di comprensione da parte di alunni ispanofoni.

Recensioni

– Gabriele Pallotti, A.I.P.I. Insegnare l’italiano come seconda lingua – recensione a cura di Paolo Torresan

– Graziano Serragiotto, Insegnare le lingue straniere a scuola – recensione a cura di Michele Daloiso

– Natalie Hess, Teaching Large Multilevel Classes – recensione a cura di Paolo Torresan

– Recensione al sito “CanIPA Natural Phonetics” a cura di Mariassunta Simionato


Per accedere al bollettino Itals di Giugno cliccare qui